La via dell’annunciare in Luca 1,26-38

 

    A partire dal Vaticano II, lungo il cammino  aperto dalla Evangelii Nuntiandi  di Paolo VI  fino alla Evangelii Gaudium (EG) di Papa Francesco, una nuova prospettiva per un efficace annuncio si è venuta profilando nella forma di circolo ermeneutico:  soltanto ciò  che dona gioia assicura credibilità alla Parola di Dio;  è genuina quella Parola che suscita gioia.  Questo nesso tra gioia e annuncio non è una battuta retorica. La Sacra Scrittura, fonte della Parola, presenta le ragioni motivanti e il percorso da compiere. Non a caso nell’Introduzione di EG, Papa Francesco propone una breve ma pertinente silloge biblica della gioia nell’ AT e nel NT(nn.4-5), entro cui viene citata l’annunciazione a Maria (Lc 1,26-38), aperta dal saluto gioioso “Rallegrati, Maria” e pregata infinite volte con l’Ave Maria.

 Meditiamo proprio sull’ annuncio a Maria come annuncio di gioia, facendo tre passi: il nesso annuncio e gioia nella prima alleanza(AT); il significato nel testo lucano; alcune sollecitazioni per la vita cristiana (consacrata)

  1. Annuncio e gioia nell’AT. “La memoria grata” (EG 13)

   Così si esprime Papa Francesco, volendo dire che la gioia cui si connette l’evangelizzazione, non è un’esperienza emotiva di noi moderni, ma ha radici antiche che rimandano alla chiesa delle origini, ancora prima a Gesù, il quale appare come Messia che adempie le tante promesse di gioia e festa fatte al popolo di Dio, di tale popolo Gesù è membro pieno e con lui la famiglia di Nazaret, in modo specifico Maria.  Questa visione rimemorativa ci rivela il grande progetto di salvezza di Dio nella storia, aprendo orizzonti che convalidano la gioia come elemento costitutivo della Parola di Dio. Tutto ciò costituisce la “memoria grata” da tenere presente.

  Cogliamo subito come primo dato sostanziale che la gioia – non la tristezza- fa parte del mondo di Dio: i Salmi ne sono un’indimenticabile testimonianza in relazione alla creazione, ad es. Sal 95; 104; il Secondo Isaia in relazione alla redenzione, es. Is 49, 13. Noi ci restringiamo al filone annuncio-gioia in quanto esso è più direttamente pertinente al nostro argomento, cioè quando l’annuncio genera gioia e la gioia spinge all’annuncio.  Ebbene nell’AT ciò si manifesta   in maniera unica facendo riferimento al futuro Messia e alle promesse messianiche che lui adempirà. In tale prospettiva, Papa Francesco, fa citazione di tre profeti: Isaia, Zaccaria e Sofonia (EG 4) che troveremo connessi con l’annuncio a Maria.  In questi ed altri profeti notiamo alcuni contrassegni significativi:

– Dio stesso, o il profeta direttamente a suo nome, può e vuole dare gioia effettiva al popolo.

– Ciò avviene non come una specie di raptus improvviso , ma mediante  il farsi di un annuncio

– E’ un annuncio non generico , riguarda  la venuta del Messia, è una gioia messianica che  fluisce dal cuore stesso di Dio come una madre- ed ancora di più- verso il suo figlio:” Si dimentica forse una donna del suo bambino così da commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15)

– E’ sul Messia che prende misura e verifica ogni annuncio che vuole recare gioia

– La gioia del Messia non si consuma tutta di un colpo, ma ha un percorso di maturazione da compiere per essere piena, ’eterna’. Ma è così certo il traguardo finale da suscitare delle anticipazioni di beni fruibili fin da ora, beni di luce, di consolazione, di gusto della realtà create, in sintesi la gioia di una sicura speranza in una salvezza futura. Annunciare ciò al popolo di Dio è già inizio di realizzazione.

Qui si pone Gesù con il suo vangelo

Il Vangelo di Gesù è la” bella notizia”, cioè l’annuncio certo del compiersi della promessa della gioia messianica in misura decisiva e inimmaginabile. Nella sua missione il motivo della gioia compare decine di volte e  fascia tutta la sua vita : alla nascita(Lc 2,10s) , segnatamente  nell’annuncio a Maria come tra poco esamineremo ;  lungo il suo ministero, quando il ritrovamento di una sola  pecora smarrita suscita una  gioia infinita (Lc15, 7.10), di cui la gioia di Zaccheo è il riflesso storico(Lc 19,6) ; negli ultimi atti bene  definiti nell’Ultima Cena ,  Gesù rivela il suo amore ai discepoli “ perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”(Giov 15,11). Seguirà il binomio annuncio-gioia come un sinfonia nella chiesa delle origini (Lc 24,52; Fil 4,4; Gal 5,22; 1Pie 1,8s; 4,13; Apoc 3,20).

  L’annunciazione a Maria è ben più di un modello, costituisce il paradigma della gioia connessa all’annuncio evangelico. Su tale racconto ora ci fermiamo

  II.” Rallegrati, Maria”.  L’annuncio a Maria (Lc 1,26-38).

Proponiamo subito il testo cui segue un breve commento ordinato

26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei

1.Il brano esprime una comunicazione lieta, ma non convenzionale, del tipo ’Buon giorno, Maria, la tal persona ti manda a salutare…”.  Dal modo con cui viene raccontato ci troviamo di fronte ad un annuncio di Dio che manifesta un suo intervento   prodigioso per la salvezza dell’uomo.  

  Specificatamente si tratta di “un invito alla gioia messianica, eco di quella dei profeti alla figlia di Sion e come esso motivato dalla venuta di Dio in mezzo al suo popolo” (Bibbia di Gerusalemme, Lc 1,29) in momenti difficili (cf. Is 12,6; Sof 3,14-15; Zc 2,14; 9,9). Quanto viene detto-tramite gli angeli- fa parte  degli oracoli di annuncio,  non  è la comunicazione effimera di una  cronaca, ma  entra a far parte  della “storia “di Dio e dell’uomo, di enorme rilevanza: il figlio di Dio si fa uomo ed una giovane donna diventa madre di Dio.  Dello stesso spessore è la gioia che ne deriva.    

  Sgorga e fa parte del mistero di Dio e dell’uomo strettamente interagenti .

 L’annuncio che l’angelo esprime a Maria è cosa grande, inedita, quasi temeraria.

  1. In ogni caso, Dio vuole che il suo annuncio a Maria si apra con l’invito alla gioia per dar consistenza e credibilità a quanto subito dopo dirà. Gabriele, a nome di Dio, inizia dunque il dialogo con un imperativo esortativo Kaire, tradotto abitualmente con un prosaico ave in latino, ti saluto in italiano. Ma non ha mai questo senso in Luca. Tenuto conto dell’alto livello della comunicazione, più corrispondente è la traduzione “rallegrati, prova gioia, sii felice, beata te… in rapporto a quanto stai per ascoltare”.

 A questo punto l’incastro tra gioia ed annuncio si manifesta profondo. Ed ha un doppio sviluppo in relazione a quanto intende Dio e  a quanto è chiamata ad intendere Maria così apostrofata da Dio

3.Nella Bibbia la gioia che Dio offre a alla giovane di Nazaret non nasce dal nulla, da una benefica ma in fondo sua arbitraria, quasi capricciosa scelta.  Si tratta certamente di un suo dono, ma intenzionale, condensato nel termine “piena di grazia” (Kecharitomene) che sostituisce lo stesso nome Maria (nell’originale greco infatti manca). E’ una gioia intrinsecamente legata alla grazia di Dio, cioè al suo amore gratuito, illimitato e dunque presente (“Il Signore è con te”) ed insieme carica di una missione che Egli le riserva. Nella Scrittura, Dio che fa grazia porta sempre ad una missione.

4.Questo significa che la gioia di Dio precede in certo modo il suo annuncio, come chi porta buone notizie  appare dal volto lieto, senza prima   comunicarle . Così sarà il saluto degli angeli del Natale ai pastori: “Vi annunzio una grande gioia…” e poi “oggi è nato per voi un salvatore…” ( Lc 2,10-11). In verità l’invito, anzi il comando alla gioia è in se stesso annuncio del disegno di Dio. Come a dire che quando Dio parla, la sua prima parola è di gioia, determinando la nostra sempre attiva pre-comprensione per quanto dirà dopo, traducibile familiarmente così: “Mia carissima Maria, stai contenta, perché ti voglio bene”, sei la mia “Kecharitomene”, “hai trovato grazia”,” io sono con te”,” non avere paura” di quanto ora ti sarà detto.

 Il creatore avvia l‘evento della sua incarnazione suscitando    il clima che anima l’intero evento: la gioia. La gioia di Dio, la sua compiacenza che il Padre manifesterà verso il figlio Gesù (cf Lc 3,22; 9, 35), investe ora la sua madre Maria, come prima persona nella storia dell’umanità. Il che non significa certamente qualcosa di superficiale, di facile: Dio, quanto più investe, tanto più chiede e dona la grazia di rispondere.   

  1. In piena sintonia con lo stile di Dio suo Padre, la predicazione che farà Gesù sarà sempre imbevuta di gioia e prenderà il nome di ‘vangelo’, bella e buona notizia che allieta il cuore.  Nell’ annuncio dialogante non sono escluse le domande dell’uditore ricche di ‘perché’, ‘come’, ‘quando’…. La fede cerca la ragione perché la ragione si completi nella fede. Ne deriva che la gioia di Dio che permea l’incontro fin dall’inizio matura con il compimento di esso. E’ quanto avviene con Maria. La gioia del primo annuncio manifesterà il suo spessore nella risposta accogliente di Maria. Al Kaire di avvio da parte dell’angelo corrisponderà il Magnificat gioioso di Maria.

6.Notiamo il contenuto di questo singolare annuncio come appare dalla struttura del racconto

a-Maria porta di suo tre atteggiamenti che hanno una triplice direzione: verso Dio , verso l’uomo ed ancora verso Dio.

-Quanto a Dio, al suo straordinario saluto di gioia, Maria rimane “turbata” come di fronte alla scalata di una altissima, inarrivabile montagna (essere madre del Messia, il “figlio dell’Altissimo).

Qui non domina il dubbio della paura come di fronte ad una menzogna  del diavolo, ma lo stupore di qualcosa di sopra-umano, di inimmaginabile per una semplice persona umana.

-Per questo Maria scende saggiamente  nella ‘ realtà’ concreta della sua vita. Non può dimenticare un altro, umanissimo ‘rallegrati’ che le viene  da Giuseppe suo amato futuro sposo. Vuol dire allora  che la gioia che  Maria e Giuseppe si daranno come famiglia va declassata, ignorata, anzi disprezzata da questa  travolgente gioia d Dio? Il che è come mettere a problema: come si confrontano gioia di Dio e gioia dell’uomo nell’annuncio del vangelo? Tra poco noteremo la risposta di Maria

b-Da parte sua, Dio nei suoi due momenti di risposta (la gioia di Dio sta anche nella sua prontezza di rispondere alle nostre domande) propone motivazioni grandi come Dio, in cui è coinvolta la SS. Trinità, segnatamente lo Spirito Santo, l’onnipotente Signore che dà la vita; poi fa noto un segno che è un miracolo: la maternità di Elisabetta sterile da sempre ed ultimamente chiude con una parola decisiva:” Nulla è impossibile a Dio”.

c- Se Dio dà risposte da Dio che solo la fede può fare proprie, Maria può rispondere ad un’unica condizione: farlo liberamente, scegliendo tra il sì e il no, che diventano immediatamente il  sì alla gioia di Dio o il no che tale gioia mortifica  e preclude per sé e per gli altri. La giovane donna risponde:” Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».” Si vogliano notare tre accenti:  

–  è un sì a Dio in relazione al suo progetto (‘secondo la sua parola’ come servizio totale), non secondo le proprie aspettative (sposare Giuseppe), ma che Dio per altro rispetta garantendo che il matrimonio con Giuseppe entra nel piano di Dio (cf Mt 1,20-21);

– in secondo luogo il binomio annuncio e gioia è intrinsecamente legato al vangelo di Gesù, non vi è altro referente che darà gioia a Maria e che sarà data da Maria :” Qualsia cosa vi dica, fatela” (Giov 2, 5) e allora-  a Cana-  “la festa di nozze” diventerà  festa di fatto; 

-ed ancora il sì di Maria all’annuncio di Dio   non resta un tesoro geloso, ma diventa motivo di gioia per altri attraverso un atto di carità concreta: l’aiuto portato alla sua cugina Elisabetta. La quale incontrando la giovane cugina  aggiunge un altro strofa all’inno gioia accesa dal Signore: “Benedetta tu fra le donne, come colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1, 42-44”).

 Ma  questa gioia, che come una sinfonia avvolge  il racconto dell’infanzia di Luca(cc1-2), non finisce qui: se il Magnificat (cf. Lc  1,46-56)  è la più alta corrispondenza al  Kaire divino agli inizi, vi  si aggiunge il canto degli angeli ai pastori,  che  danno al Kaire di Maria   un’ampiezza universale :” Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agi uomini che egli ama”(Lc 2,14); si accompagna l’invito alla  “grande  gioia  che sarà di tutto il popolo oggi nella città di Davide” (Lc 2,10-11): è Israele  che viene coinvolto e di questa gioia messianica vi saranno diversi attori: Elisabetta e Zaccaria con il suo inno “Benedetto…” (Lc 1 67.79),   tra poco  nel Tempio  si manifesterà  la gioia entusiasta di Simeone ed Anna (cf Lc 2,25-38)   .  Non sarà taciuto a Maria la” spada  che trafiggerà l’anima” (Lc 2, 35), ma con la risurrezione di Gesù  la  troveremo nel cenacolo in preghiera (cf Atti 1,14). Dopo la gioia  della sua prima gravidanza  a Nazaret , adesso  vi sarà la gioia di collaborare con lo Spirito Santo per dare  di nuovo la vita a Gesù nel suo corpo che è alla Chiesa

III. Alcune sollecitazioni per la vita cristiana (consacrata)

 Sono un religioso presbitero, interessato a questo binomio “annuncio-gioia”, ritenuto cosi indissolubile da Papa Francesco, sia per me che parlo spesso alla gente sia in quanto tocca a me sentire molte prediche altrui. In verità al Convegno ecclesiale di Firenze (novembre 2015) ove ero iscritto al gruppo” annunciare “tale binomio fu più detto che approfondito.  Ebbene questa riflessione biblica sul testo mariano cosa mi ha apportato, quali sollecitazioni lo Spirito ha suscitato in me e che ora cerco di condividere con il lettore? Sono spunti rapidi e sintetici

1.Quanto la Scrittura dice sul nostro argomento è più vasto che il passo lucano esaminato, ma resta vero che l’annuncio a Maria porta in sé degli indicatori originali che mostrano come Maria di Nazaret ha vissuto il rapporto annuncio e gioia, diventandone modello, anzi paradigma affatto trascurabile.

  1. Per essa la gioia (Kaire) viene prima dell’annuncio e si completa dopo di esso(Magnificat).

Sta all’inizio, perché se Dio mi parla è perché mi vuole bene, sono nella sua “grazia”, quindi mi spinge ad  evangelizzare , a distribuire la sua gioia ad altri, senza paura  . Ed è gioia alla fine, perché attraverso il servizio cui mi chiama, prendo consapevolezza –come in Maria -che “grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente “(Lc 1, 49).

  1. Attenzione, però. La gioia dell’annuncio non è una transazione commerciale del tipo: “ Ho fatto questo per te, Signore, tu devi essere contento e quindi devi farmi contento (come nella parabola del fariseo auto-soddisfatto “ Lc 18, 9-14). Ma è sempre l’amore di Dio che suscita unilateralmente in chi annuncia e in chi sente l’annuncio, la gioia della Parola nell’avvio e nella conclusione della sua proclamazione.  E’ la gioia della grazia, del non aver paura, che mi spinge all’annuncio e poi si tramuta nella gioia di averlo fatto.
  2. Quindi viene da dire che la gioia dell’annuncio secondo la Scrittura non è come un cioccolatino che si consuma rapidamente, ma progredisce, si gusta mano mano che i dialoganti , Dio e uomo, si svelano l’uno all’altro.

 Va anche detto con forza  che la gioia dell’annunio, che è sempre di Dio, viene arricchita di risonanze umane intime e delicate, come compare nei Salmi: grida di giubilo, silenzio che medita, aspirazione ad una comunione con Dio sempre maggiore (‘vedere il tuo volto’), desiderio di riconciliazione, esperienza di pace… .

  1. E’ ben percepibile che la gioia in senso cristiano così vissuta da Gesù ed esemplata da Maria si situa dentro una visione di fede che si fida totalmente di Dio e quanto vi è di umanamente sensibile e fruibile viene vissuta nella carità di un dono: è gioia ricevuta che si fa gioia per gli altri. Ultimamente il nesso tra annuncio e gioia si realizza nel nesso tra gioia, annuncio e carità, come in Maria: il Kaire della Kecharitomene” si risolve nel suo dirsi la serva del Signore” e si concretizza in “andò in fretta verso la regione montuosa” da Elisabetta per “tre mesi” di servizio”.  Come abbiamo accennato, in questa più larga trama di Lc 1, 26-38, fino al v.55 ,mai siamo coinvolti in un clima di gioia così intenso di gioia.
  2. Che può dire tutto ciò al nostro essere religiosi? Quanto ho scritto fin qui:  ritrovare alla sorgente della Parola di Dio il nostro essere   cristiani, al di sotto delle tante interpretazioni e tradizioni dell’istituzione di appartenenza, per dare purezza, trasparenza, concretezza al nesso gioia e annuncio.

L’annuncio a Maria di Lc 1,26-38 diventa l’icona di fare l’annuncio con gioia e per produrre gioia, mostrando il fattore di credibilità che è la carità.

Sommario

Il nesso di annuncio e gioia, così affermato da Papa Francesco trova nella Bibbia un profilo alto e costante specie negli annunci messianici. Nel NT, Gesù e al suo seguito la chiesa, propongono la Parola di Dio non come notizia, ma come “ bella notizia”, Vangelo. L’annunciazione a Maria specifica che la gioia di Dio precede l’annuncio, lo sostiene e si compie nell’impegno di carità verso il prossimo. Il Kaire dell’angelo in Lc 1,28 arriva a compimento con il Magnificat gioioso di Maria, non senza l’atto di carità verso Elisabetta (Lc 1,46-56)

 

Cesare Bissoli SDB

Docente emerito di Bibbia e catechesi

Università  Pontificia Salesiana