La strada è oggi luogo di culto e

di incontro con Gesù

Domenica VI del tempo di Quaresima A
Domenica delle Palme

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

 

Il posto del Cristiano è la strada [1]

La gente esce per accogliere Gesù
All’inizio della liturgia, durante la benedizione delle palme, abbiamo ascoltato il racconto evangelico dell’ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme. La gente esce per accoglierlo. Amavano molto il Signore. La gente esce per accoglierlo perché Gesù entra trionfalmente ma allo stesso tempo umilmente. È la gente che fa festa, non se la organizza il Signore. Questo è tipico di Gesù: non organizza mai la festa per sé. Lui va, entra nelle case, nei villaggi, nelle città ed è la gente a cercarlo e fargli festa.
Può capitare che ci siano persone che non pensavano di vederlo, ma lo incontrano lungo la strada e pure loro si mettono a far festa. E nel giorno che stiamo celebrando i farisei gli dicono che faccia tacere i bambini che cantavano, e anche i grandi – «benedetto colui che viene nel nome del Signore, Osanna al Signore». Lui risponde loro: guardate, se anche questi tacessero, griderebbero le pietre. Così era il Signore: semplice, umile, suscitava gioia, entusiasmo e pace nei cuori. […]

Oggi la strada è luogo di culto, di incontro con Gesù
Oggi è il giorno in cui Gesù va incontro ed entra nella città. Anche oggi molti cristiani sono usciti, nel nome di Gesù, per incontrare i cristiani malati negli ospedali… la Chiesa si rovescia nelle strade perché oggi Gesù è il re della strada, come lo fu in quella Domenica delle Palme a Gerusalemme. Oggi il luogo di culto di Gesù, più che la chiesa, è la strada. Lì fu acclamato, benedetto e riconosciuto come Signore. Per strada. Più tardi, il venerdì, nei conciliaboli del potere, nei circoli d’influenza, fu venduto. Ma dove si trovava il popolo fedele, credente, per strada, fu acclamato.

Oggi la strada è aperta all’ingresso di Gesù
E oggi, […] come quel giorno a Gerusalemme, la strada si è aperta a Gesù. Lo ha accolto bene. La gente si fermava, chiedeva la benedizione, per la sua famiglia, per i negozi, per le case, per le automobili… Benedizione, che vuol dire? Che Gesù «dica bene»! Che si avvicini! Che entri nelle famiglie, nei cuori, nelle case, nelle auto, nei negozi… Gesù per strada, coinvolto con tutta la gente… La sua ambizione è che, come gli sono state aperte le porte della città, si aprano anche le porte del cuore. Tutte le Settimane sante ci chiede la stessa cosa: apri il cuore. Non vengo a giustiziarti! Non vengo a dominarti! Non vengo a toglierti nulla… vengo a darti tutto. Voglio farti felice. Questo è ciò che ci dice. E se gli chiudiamo in faccia la porta del nostro cuore, Lui soffre. Anche se vi è abituato, soffre. E noi perdiamo l’opportunità che ci renda felici.

Il posto di Cristo è la strada
Diciamo che oggi la Chiesa si è rovesciata per strada, a imitazione di quella Domenica delle Palme, ma anche per affermare che, oggi in modo speciale, il posto di Cristo è la strada. I Vangeli ci narrano che si recava al tempio e alla sinagoga, ma raccontano anche che andava sempre per le vie, i villaggi e le strade. Oggi il posto di Cristo è la strada; il posto del cristiano è la strada. Il Signore ci vuole simili a Lui: con il cuore aperto mentre gironzoliamo per le strade […]. Vuole che andiamo a zonzo […], per portare il suo messaggio. Non vuole che conserviamo la sua parola soltanto per noi, chiusi nel nostro cuore, nelle nostre case, in chiesa, ma che rovesciamo la sua parola per strada. Vuole che gironzoliamo.

Accompagniamo Gesù fino alla sua risurrezione
Guardiamo a Gesù, che oggi abbiamo accolto in questa città e che accompagneremo durante tutta la settimana fino alla sua risurrezione gloriosa, e lo preghiamo: Gesù, insegnami ad aprire il cuore. Gesù, invia il tuo Santo Spirito perché mi apra il cuore. Invia il tuo Santo Spirito a questa città perché si aprano a te le sue strade, le sue case, le sue famiglie. Gesù, insegnami a uscire per strada e a gridare come fece la gente quel giorno a Gerusalemme: Benedetto sei tu, che vieni a salvarci nel nome di Dio. Così sia.

Con Gesù sulla strada dell’umiltà [2]

Dio si umilia per camminare con il suo popolo
Al centro di questa celebrazione, che appare tanto festosa, c’è la parola che abbiamo ascoltato nell’inno della Lettera ai Filippesi: «Umiliò sé stesso» (2,8). L’umiliazione di Gesù. Questa parola ci svela lo stile di Dio e, di conseguenza, quello che deve essere del cristiano: l’umiltà. Uno stile che non finirà mai di sorprenderci e di metterci in crisi: a un Dio umile non ci si abitua mai!
Umiliarsi è prima di tutto lo stile di Dio: Dio si umilia per camminare con il suo popolo, per sopportare le sue infedeltà. Lo si vede bene leggendo la storia dell’Esodo: che umiliazione per il Signore ascoltare tutte quelle mormorazioni, quelle lamentele! Erano rivolte contro Mosè, ma in fondo andavano contro di Lui, il loro Padre, che li aveva fatti uscire dalla condizione di schiavitù e li guidava nel cammino attraverso il deserto fino alla terra della libertà.

… e noi camminiamo con lui sulla strada dell’umiltà
In questa Settimana, la Settimana Santa, che ci conduce alla Pasqua, noi andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù. E solo così sarà “santa” anche per noi! Sentiremo il disprezzo dei capi del suo popolo e i loro inganni per farlo cadere. Assisteremo al tradimento di Giuda, uno dei Dodici, che lo venderà per trenta denari.
Vedremo il Signore arrestato e portato via come un malfattore; abbandonato dai discepoli; trascinato davanti al sinedrio, condannato a morte, percosso e oltraggiato. Sentiremo che Pietro, la “roccia” dei discepoli, lo rinnegherà per tre volte. Sentiremo le urla della folla, sobillata dai capi, che chiede libero Barabba, e Lui crocifisso. Lo vedremo schernito dai soldati, coperto con un mantello di porpora, coronato di spine. E poi, lungo la via dolorosa e sotto la croce, sentiremo gli insulti della gente e dei capi, che deridono il suo essere Re e Figlio di Dio.
Questa è la via di Dio, la via dell’umiltà. È la strada di Gesù, non ce n’è un’altra. E non esiste umiltà senza umiliazione. Percorrendo fino in fondo questa strada, il Figlio di Dio ha assunto la “forma di servo” (cfr Fil 2,7). In effetti, umiltà vuol dire anche servizio, vuol dire lasciare spazio a Dio spogliandosi di sé stessi, “svuotandosi”, come dice la Scrittura (v. 7). Questa – svuotarsi – è l’umiliazione più grande.

… non sulla strada contraria, quella della mondanità
C’è una strada contraria a quella di Cristo: la mondanità. La mondanità ci offre la via della vanità, dell’orgoglio, del successo… È l’altra via. Il maligno l’ha proposta anche a Gesù, durante i quaranta giorni nel deserto. Ma Gesù l’ha respinta senza esitazione. E con lui, con la sua grazia soltanto, col suo aiuto, anche noi possiamo vincere questa tentazione della vanità, della mondanità, non solo nelle grandi occasioni, ma nelle comuni circostanze della vita.

… seguendo l’esempio di tanti uomini e donne
Ci aiuta e ci conforta in questo l’esempio di tanti uomini e donne che, nel silenzio e nel nascondimento, ogni giorno rinunciano a sé stessi per servire gli altri: un parente malato, un anziano solo, una persona disabile, un senzatetto…
Pensiamo anche all’umiliazione di quanti per il loro comportamento fedele al Vangelo sono discriminati e pagano di persona. E pensiamo ai nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi – ce ne sono tanti – non rinnegano Gesù e sopportano con dignità insulti e oltraggi. Lo seguono sulla sua via. Possiamo parlare in verità di “un nugolo di testimoni”: i martiri di oggi (cfr Eb 12,1).
Durante questa Settimana, mettiamoci anche noi decisamente su questa strada dell’umiltà, con tanto amore per Lui, il nostro Signore e Salvatore. Sarà l’amore a guidarci e a darci forza. E dove è Lui, saremo anche noi (cfr Gv 12,26).

Con Gesù nella strada della pazienza [3]

Gesù entra in Gerusalemme mentre si sta tessendo la sua umiliazione…
All’inizio della messa abbiamo rivolto la preghiera a Dio Padre: «Tu che ci hai mostrato l’umiltà del tuo Figlio». Gesù Cristo è la via dell’umiltà e dell’umiliazione di Dio. Si è abbassato. Essendo Dio, si è abbassato per diventare uno di noi. Non soltanto ha condiviso la nostra vita, ma si è caricato i nostri peccati per vincere il peccato della morte con la sua morte e risurrezione. In questa Domenica delle Palme, nella quale viviamo una festa ma nell’orizzonte oscuro del destino che attende il Signore, come abbiamo appena ascoltato nella lettura della Passione, lo vediamo entrare su un puledro, con la gente contenta perché lo amava molto per il bene che aveva fatto, insegnando e guarendo tutti. Ma già si stava tessendo la trama per la sua umiliazione definitiva.

… vi entra nella pazienza
Gesù entra a Gerusalemme. Ma possiamo dire che egli vi entra nella pazienza. Entra per patire. Non aprirà la bocca. Dicono «come agnello condotto al macello»: egli tace. Mitezza totale mentre il demonio manda tutti i suoi a commettere le peggiori atrocità: la menzogna, la calunnia, l’ingiustizia di un processo in cui ci si lava le mani… Bene, che si liberi il delinquente, che il giusto lo condanniamo.
Si trattava di non perdere il posto: Gesù è sacrificato alle ambizioni di un governatore. Le burle… gli sputano in faccia… viene torturato tutta una notte in una cella… le frustate… la corona di spine e dopo… deve portare la croce. E Gesù continuava nella pazienza: il nostro Dio, il Signore della pazienza. Il nostro Dio che è venuto per farsi paziente per i miei peccati, per salvarmi. Ognuno di noi, in tutta verità, oggi può dire che non è indifferente a Gesù. Si è coinvolto nella vita di ciascuno di noi! Non con la vita di tutti noi in generale! Ma con quella di ognuno, con il suo nome e cognome! Gesù sa quello che succede a me! Conosce quello che c’è nel tuo cuore! E in quello di ognuno di voi… Gesù ha pagato per me! E per ciascuno di voi.

… mentre noi siamo impazienti…
Gesù entrò nella pazienza, mentre noi come siamo impazienti… Con quale superbia a volte pretendiamo di essere trattati come giusti, quando il giusto fu trattato come peccatore. Vi faccio una proposta: in questa settimana guardiamo al Signore, a quel Signore della pazienza, a quel Signore che ha avuto pazienza con me! Che continua ad averla! E che ogni anno mi fa celebrare la Settimana santa e la Pasqua; mi attende ogni anno e continua ad aspettarmi. Guardiamo a Gesù, che più che entrare a Gerusalemme entra nella pazienza a patire.

… ci è difficile dimorare nella pazienza
Che ciascuno reagisca di fronte a questo Gesù secondo quello che sente. È difficile la via del dimorare nella pazienza con Gesù. È difficile contemplarlo mentre ha quella pazienza con me. Guardate, non dimentichiamo che nella vita cristiana, quando si tratta di andare su una via sicura, c’è una sola mano: aggrappati alla mano della Madre. Lei lo ha accompagnato in quel cammino del Calvario ed è rimasta ai piedi della croce. Aggrappati anche tu con forza alla mano di Maria e pregala: «Madre, insegnaci a contemplare tuo Figlio che è entrato nella pazienza per me». E lei, se glielo chiediamo, ci concederà questa grazia.

Tre parole guida per capire: gioia, croce, giovani [4]

Questo è Gesù che entra in Gerusalemme…
1. Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli» (Lc 19,38).
Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima.
Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. È grande l’amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. È una scena bella: piena di luce – la luce dell’amore di Gesù, quello del suo cuore – di gioia, di festa.

… e noi lo accompagniamo accogliamo con gioia
All’inizio della Messa l’abbiamo ripetuta anche noi. Abbiamo agitato le nostre palme. Anche noi abbiamo accolto Gesù; anche noi abbiamo espresso la gioia di accompagnarlo, di saperlo vicino, presente in noi e in mezzo a noi, come un amico, come un fratello, anche come re, cioè come faro luminoso della nostra vita. Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare con noi. È il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo abbiamo accolto. E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù.

Perché, come Gesù entra in Gerusalemme? con la croce!
Perché Gesù entra in Gerusalemme, o forse meglio: come entra Gesù in Gerusalemme? La folla lo acclama come Re. E lui non si oppone, non la fa tacere (cfr Lc 19,39-40). Ma che tipo di Re è Gesù? Guardiamolo: cavalca un puledro, non ha una corte che lo segue, non è circondato da un esercito simbolo di forza. Chi lo accoglie è gente umile, semplice, che ha il senso di guardare in Gesù qualcosa di più; ha quel senso della fede, che dice: Questo è il Salvatore. Gesù non entra nella Città Santa per ricevere gli onori riservati ai re terreni, a chi ha potere, a chi domina; entra per essere flagellato, insultato e oltraggiato, come preannuncia Isaia nella Prima Lettura (cfr Is 50,6); entra per ricevere una corona di spine, un bastone, un mantello di porpora, la sua regalità sarà oggetto di derisione; entra per salire il Calvario carico di un legno. E allora ecco la seconda parola: Croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Ed è proprio qui che splende il suo essere Re secondo Dio: il suo trono regale è il legno della Croce! Penso a quello che Benedetto XVI diceva ai Cardinali: Voi siete principi, ma di un Re crocifisso. Quello è il trono di Gesù. Gesù prende su di sé… Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche – ciascuno di noi lo sa e lo conosce – i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte.

… con l’entusiasmo di un cuore giovane che non ha vergogna della croce
Oggi in questa Piazza ci sono tanti giovani: da 28 anni la Domenica delle Palme è la Giornata della Gioventù! Ecco la terza parola: giovani! Cari giovani, vi ho visto nella processione, quando entravate; vi immagino a fare festa intorno a Gesù, agitando i rami d’ulivo; vi immagino mentre gridate il suo nome ed esprimete la vostra gioia di essere con lui! Voi avete una parte importante nella festa della fede! Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre: un cuore giovane, anche a settanta, ottant’anni! Cuore giovane! Con Cristo il cuore non invecchia mai! Però tutti noi lo sappiamo e voi lo sapete bene che il Re che seguiamo e che ci accompagna è molto speciale: è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nel dono di sé, nell’uscire da se stessi, che si ha la vera gioia e che con l’amore di Dio Lui ha vinto il male. Voi portate la Croce pellegrina attraverso tutti i continenti, per le strade del mondo! La portate rispondendo all’invito di Gesù «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (cfr Mt 28,19), che è il tema della Giornata della Gioventù di quest’anno. La portate per dire a tutti che sulla croce Gesù ha abbattuto il muro dell’inimicizia, che separa gli uomini e i popoli, e ha portato la riconciliazione e la pace. […]

I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; è buono andare con Gesù; è buono il messaggio di Gesù; è buono uscire da se stessi, alle periferie del mondo e dell’esistenza per portare Gesù! Tre parole: gioia, croce, giovani.
Chiediamo l’intercessione della Vergine Maria. Lei ci insegna la gioia dell’incontro con Cristo, l’amore con cui lo dobbiamo guardare sotto la croce, l’entusiasmo del cuore giovane con cui lo dobbiamo seguire in questa Settimana Santa e in tutta la nostra vita. Così

NOTE

1 Omelia, Domenica delle Palme, 15 marzo 2008, in: Il posto del cristiano è la strada, in J.M. BERGOGLIO, Perdono, (= Le parole di papa Francesco, 10), Corriere della sera, Milano 2015, 43-48.
2 Omelia per la Domenica delle Palme 29 marzo 2015
3 Omelia, Domenica delle Palme, 27 marzo 2010. In, Il Signore della pazienza, in J.M. BERGOGLIO, Perdono, (= Le parole di papa Francesco, 10), Corriere della sera, Milano 2015, pp. 65-68,
4 Omelia, Domenica delle Palme, 24 marzo 2013, per la XXVIII GMG. Vedi anche: JORGE MARIO BERGOGLIO, Perdono, (= Le parole di papa Francesco, 10), Corriere della sera, Milano 2015,65-68