La Chiesa sceglie la nonviolenza. Ecco perché quella di Francesco è una vera novità

Lugi Accattoli

“Si costruisce la pace, dicendo ‘no’ – con i fatti – all’odio e alla violenza e ‘sì’ alla fraternità e alla riconciliazione” ha detto il Papa all’Angelus, in riferimento alla “Giornata mondiale della Pace”, che è oggi, per la quale aveva appena celebrato in San Pietro una solenne liturgia. E ancora: “Nel Messaggio di quest’anno in vista della Giornata di oggi ho proposto di assumere la nonviolenza come stile per una politica di pace”.

Parlando dalla finestra a cinquantamila persone che erano nella piazza, Francesco ha collegato questo suo messaggio per la nonviolenza al turbine assassino che scuote il pianeta: “La violenza ha colpito anche in questa notte di auguri e di speranza”, ha detto con riferimento all’attentato di Istanbul, che ha fatto almeno 39 morti; e richiamando più in generale “la piaga del terrorismo e questa macchia di sangue che avvolge il mondo con un’ombra di paura e di smarrimento”.

Conviene approfondire il “Messaggio del Papa per la Giornata della Pace” che era stato pubblicato il 12 dicembre con il titolo «La nonviolenza: stile di una politica per la pace», perché costituisce una svolta per l’atteggiamento della Chiesa Cattolica sul controverso tema della nonviolenza. Con esso Francesco ha posto fine alle titubanze dei predecessori e si è schierato senza timori e senza distinguo con i non violenti.

“Nel 2017 – scrive Francesco a tutto tondo in quel documento – impegniamoci con la preghiera e con l’azione a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune”.

Di non violenza avevano parlato più volte Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, mai tuttavia prima di oggi un Papa aveva invitato la Chiesa e l’intera umanità a fare della “non violenza attiva e creativa uno stile di vita”, ovvero una scelta di programma. Francesco quella scelta la presenta come necessaria in questo “nostro mondo frantumato”, attraversato da una “terza guerra mondiale a pezzi”, da imponenti flussi migratori e dalla crisi ambientale.

Per intendere la portata della novità bergogliana, conviene ricordare che la parola “nonviolenza” non figura nei documenti del Vaticano II, né nel “Catechismo della Chiesa Cattolica” (1993), né nel “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” (2004). Quando trattavano della violenza le fonti del magistero papale fino a ieri usavano espressioni equivalenti alla scelta nonviolenta: “rinuncia all’azione violenta”, “testimonianza di profeti non armati”.

“Desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali” è l’affermazione centrale del messaggio, che propone – con ardito accostamento – la carità e la non violenza come luci sul futuro dell’umanità: “Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali”.

“Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta – scrive ancora Francesco – le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme”.

Il Papa mette in risalto come sia utopico sperare che il ricorso alla violenza possa aiutare a risolvere i problemi planetari che oggi l’umanità si trova di fronte: “Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti”.

In ambienti cristiani spesso la nonviolenza è stata intesa come un ideale laico e anche guardata con sospetto, ed ecco Papa Bergoglio che confuta questa idea come già nella “Laudato si’” (2015) aveva argomentato contro il convincimento diffuso che la preoccupazione ecologica debba essere necessariamente distinta o concorrente rispetto all’amore cristiano per il Creato.

La confutazione di quell’idea ricevuta Papa Bergoglio la svolge ricordando l’insegnamento di Gesù sull’amore dei nemici e sul porgere l’altra guancia, l’esempio di Francesco d’Assisi, il discorso pronunciato da Madre Teresa quando ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1979. Bello è il paragrafo 3 del messaggio che fa riferimento a Cristo e all’insegnamento dei Papi e conclude solennemente: “Essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di non violenza”.

Ma Francesco si richiama anche agli apostoli non cattolici e non cristiani della non violenza e ricorda “i successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan [musulmano pakistano che appoggiò la scelta non violenta di Gandhi] nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King contro la discriminazione razziale”.

Tra le donne che si fanno “leader di nonviolenza”, Francesco ricorda “Leymah Gbowee e migliaia di liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia”.

Il Papa fa infine riferimento alla transizione non violenta che si è realizzata nell’Europa orientale al momento della caduta dei regimi comunisti, alla quale “le comunità cristiane hanno dato il loro contributo con la preghiera insistente e l’azione coraggiosa”, aiutate anche dalla “speciale influenza” che su quella transizione esercitò Giovanni Paolo II con il suo magistero di pace.