ORDO FRATRUM MINORUM

Ite, nuntiate …

LINEE-GUIDA SULLE NUOVE FORME DI VITA E MISSIONE NELL’ORDINE DEI FRATI MINORI

ROMA
Pasqua 2014

Nuova edizione 2017

Copertina: Piero Casentini

Impaginazione: OFM Communications Office
Via di S. Maria Mediatrice, 25
00165 Rome, Italy
www.ofm.orgPerciò, tutti noi frati,
custodiamo attentamente noi stessi,
perché, sotto pretesto di qualche ricompensa

  • di opera da fare o di un aiuto
    non ci avvenga di perdere
  • di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore.

Ma nella santa carità, che è Dio,
prego tutti i frati, sia i ministri sia gli altri,
che, allontanato ogni impedimento
e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno,
in qualunque modo meglio possono,
si impegnino a servire, amare, adorare e
onorare il Signore Iddio,
con cuore mondo e con mente pura,
ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose.

E sempre costruiamo in noi una abitazione e una dimora
permanente a lui,

che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo

Prefazione

Carissimi fratelli,

il Signore vi doni la sua pace!

Ite, nuntiate…”: queste parole, rivolte a Maria Maddalena e all’altra Maria dal Signore Gesù Risorto e riferiteci da san Matteo nel suo Vangelo (28,10), continuano a riecheggiare oggi dal vuoto della tomba, chiamando con forza noi Frati e Minori a rispondere con nuova convinzione al dono della vocazione evangelica. Il suo invito ad “andare e annunciare” investe la nostra vita di risorti con lui, suscitando in noi dinamismo, energia, impegno e creatività.

Con questo spirito di gioia e di santa novità vi presento il Sussidio che il Segretariato generale per le Missioni e l’Evangelizzazione vuole offrire a tutti voi, come Linee-guida sulle Nuove Forme di Vita e Missione. Queste Nuove Forme sono la restituzione al Signore del dono della nostra vocazione ed esprimono nella prassi l’impegno con cui l’Ordine vuole rivitalizzare la sua presenza nel mondo d’oggi.

L’intento del Sussidio è di segnalare e far conoscere sempre più e meglio queste Nuove Forme a tutti i frati e, in primis, ai Ministri provinciali e ai Custodi, i quali hanno il compito di discernere l’ispirazione dei frati loro affidati, di incoraggiarli e di seguire da vicino la costituzione di nuove fraternità. Queste Linee-guida si rivolgono in particolare a voi, cari fratelli ispirati a vivere le Nuove Forme di Vita e Missione, per offrirvi sostegno, simpatia e criteri orientativi nel concretizzare ciò che arde nel vostro cuore.

Desidero vivamente ringraziare i membri del Segretariato generale per le Missioni e l’Evangelizzazione, e della Commissione che ha preparato questo Sussidio – Fr. Massimo Tedoldi, Fr. Arturo Rios Lara, Fr. Adriano Busatto, Fr. Mario Vaccari, Fr. Jacopo Pozzerle e Fr. Jaques Jouét –, come anche tutti coloro che vi hanno contribuito per l’elaborazione e la stesura, compresi i traduttori,grazie ai quali il presente Sussidio sarà pubblicato, oltre che nelle tre lingue ufficiali dell’Ordine, anche in francese, in portoghese, in tedesco, in polacco e in croato.

È un dato di fatto chiaro e consolidato che, all’interno dell’Ordine, le differenti Nuove Forme di Vita e Missione hanno percorso un considerevole cammino di preparazione e di vita. Auspicate dalle Costituzioni generali (115 §2), esse sono state promosse con convinzione dal Capitolo generale 2009 (Portatori del dono del Vangelo, Mandato 20) per “dare carne” all’identità e alla novità del nostro carisma.

Nel consegnarvi queste Linee-guida, invito tutti voi, cari Frati Minori, a guardare con passione e fervore a Papa Francesco, perché ispirati da lui, vero Nuovo Evangelizzatore, possiamo trovare sempre rinnovate modalità evangeliche per la nostra vita e missione nella Chiesa e nel mondo, a servizio dei più poveri e di coloro che vivono nelle “periferie dell’umano”.

In questo cammino, alla sequela di «Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente» (Ap 1,8), ci accompagnino, ci sostengano e intercedano per noi la Beata Madre Poverella di nostro Signore Gesù Cristo e il serafico padre san Francesco.

Roma, 20 aprile 2014 Pasqua di Risurrezione

Fraternamente

Fr. Michael Anthony Perry, OFM Ministro generale

Introduzione

Un Sussidio nato per strada, scritto più con i piedi che con le mani … Con i piedi dell’uscita, di coloro che hanno ascoltato l’imperativo del Crocifisso: Francesco, va!, e l’appello del lebbroso: Francesco, vieni! Scritto dai piedi di molti autori. Sono i Frati che in questi ultimi decenni hanno cercato di rendere concreta l’ortodossia dei nostri molti Documenti: bellissimi, perfetti, ma troppo spesso solo scritti sulla carta e presto dimenticati … Questi piedi hanno transitato dalla teoria alla pratica, da un accostamento cartaceo ad un ingresso nella concretezza. Hanno osato. Si sono sporcati sulle strade polverose del nostro mondo per portare l’annuncio di bene e di pace. Questi fratelli dai piedi in uscita lanciano a tutti un appello affascinante: è bello uscire dal piccolo chiostro conventuale per camminare nel grande chiostro del mondo, per incontrare, imparare, annunciare e, soprattutto, per stare … Per toccare con mani disarmate e minori la carne della gente che vive nelle nostre città, nelle periferie, che sono alla ricerca di senso, di vita. Per condividere la certezza di Papa Francesco: «Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene» (EG 87), e fa bene perché andare incontro agli altri è dirigersi verso Cristo, il bene fatto persona.

Sono proprio questi fratelli che hanno scritto le presenti Linee, con il duplice scopo di chiamare tutta la Fraternità universale a bere alle sorgenti fresche del carisma donatoci – scuotendoci di dosso il torpore di un benessere che ci anestetizza e imprigiona – e per delineare, quasi fotografare, il cammino fin qui svolto: un cammino fatto di molte gioie e fatiche, di tentativi e di buoni risultati, resi possibili dalla forza dello Spirito.

Le presenti Linee-Guida, allora, sono semplicemente:

– la condivisione della breve storia delle Nuove Forme di vita e missione; una storia dove è percepibile l’intreccio tra l’ispirazione del Signore, la risposta del fratello e il discernimento dei Ministri,

– degli orientamenti nati dall’esperienza di coloro che cercano di vivere con profondo desiderio e impegno la bellezza del carisma francescano, nel rinnovamento della vita personale e comunitaria, nell’impegno di tradurlo nella lingua parlata dalla gente,

– una sintesi propositiva di quegli elementi che sono il fondamento di una Nuova Forma di vita e missione, una sintesi che sorge da un dinamismo combattivo e perfino pugnace tra le istanze ad intra e ad extra, tra il quotidiano cammino di salita verso Dio e di discesa verso i fratelli e sorelle,

– una reale presentazione delle numerose espressioni che le Nuove Forme assumono nei contesti disparati del nostro mondo: differenti manifestazioni dell’unico volto del Signore che ama tutte le creature e il mondo, che le sue stesse mani hanno fabbricato,

– umili suggerimenti fraterni per vivere rapporti costruttivi tra le Nuove Forme e la vita della Provincia, specialmente in relazione al percorso formativo, in un cammino di accompagnamento e di verifica.

Siamo tutti grati a questi Frati che, di fronte al diffuso rischio di verbalizzare la Carne di Cristo, credono alla concretezza del Verbo, fatto Carne, del Verbo che si fa continuamente Carne, oggi, nella storia e geografia dove la Provvidenza ci ha collocati.

Il fascino di una vita nuova diventa una potente calamita per noi. Ci ricorda che la Novità è la stessa Identità dell’Ordine dei Frati Minori. Siamo veramente noi stessi, infatti, quando in noi irrompe la Novità dello Spirito di Dio.

Alla vita nuova del Risorto, affidiamo tutti insieme il cammino di queste Nuove Forme, perché facciano risuonare in tutti, e in tutte le nostre Fraternità, la melodia dell’Alleluia della vita nuova!

Abbiamo due nuovi Santi, Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II: la loro compagnia a costruire in noi una abitazione e una dimora permanente a lui, che è il Signore Dio onnipotente (san Francesco): una casa dove tutti possano entrare e dimorare, per trovare il suo volto misericordioso e sempre meravigliosamente nuovo!

Roma, 27 aprile 2014 II Domenica di Pasqua

o della Divina Misericordia

Fr. Massimo Tedoldi, OFM Segretario generale per le Missioni e l’Evangelizzazione

1.

Vino nuovo in otri nuovi

“Ricordiamolo bene tutti:
non si può annunciare il Vangelo di Gesù

senza la testimonianza concreta della vita.

Chi ci ascolta e ci vede
deve poter leggere nelle nostre azioni
ciò che ascolta dalla nostra bocca
e rendere gloria a Dio!

Mi viene in mente adesso un consiglio
che san Francesco d’Assisi dava ai suoi fratelli:
predicate il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole.
Predicare con la vita: la testimonianza.

L’incoerenza dei fedeli e dei Pastori
tra quello che dicono e quello che fanno,
tra la parola e il modo di vivere
mina la credibilità della Chiesa”.

(PAPA FRANCESCO, Omelia, San Paolo fuori le mura,
14 aprile 2013).

1.1. Uno sguardo alla nostra storia più recente

«L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni».

(PAOLO vi, EN 41).

La stagione segnata dal rinnovamento conciliare ha visto sorgere nel nostro Ordine Fraternità nuove nella composizione, nei luoghi, nel tipo di vita e di proposta. Per essere più fedeli alle nostre origini e rispondere alle attese della Chiesa e del mondo, si è sentito forte il richiamo ad una vita evangelica più autentica. È in questa situazione che è nato il movimento delle “piccole fraternità” degli anni 1960-801. La scelta del progetto di vita contenente i valori evangelici da vivere, comportava un esodo dalle strutture conventuali per mantenersi col proprio lavoro e condividere la vita di tutti gli uomini a partire dai più poveri ed emarginati. Tale movimento ha fatto nascere diverse esperienze che sono però quasi tutte terminate dopo qualche anno. Nella pratica molti ostacoli impedivano la piena realizzazione di questi progetti: la motivazione forse troppo idealistica e ideologica, la difficoltà a mantenere una sana tensione tra la cura della vita fraterna quotidiana e della vita di preghiera, da una parte, e dall’altra, gli impegni esterni soprattutto di lavoro (stipendiato in molti casi).

Negli ultimi venti anni la ricerca è continuata e ha prodotto nuovi frutti. Più liberi da pretese sociologiche e dal rischio di ideologia, il cammino ha voluto mettere al centro una vita radicalmente evangelica che potesse essere segno e testimonianza del Regno per i nostri contemporanei. Sollecitati dai documenti della Chiesa e dell’Ordine, il centro motivazionale dei progetti di vita si spostava sulla Evangelizzazione non dimenticando, però, che la vita fraterna in minorità è la fonte sorgiva per ognivera missione evangelizzatrice. Ci si rendeva conto che la novità radicale del tempo che si viveva (la postmodernità), in particolare nel continente europeo, già profondamente cambiato in molti dei suoi paradigmi culturali, ci apriva a domande nuove e ci spingeva a sintesi inedite; d’altra parte si aveva la chiara percezione che i linguaggi, i simboli, i luoghi e le modalità che finora avevano cercato di esprimere la nostra forma di vita non erano più sufficienti. Si sentiva la responsabilità di rendere il carisma sempre più significativo, così che il nostro stile di vita ritrovasse trasparenza, evidenza e forza evangelizzatrice, per essere segno e profezia.

Attraverso le esperienze che nel frattempo diversi Frati avevano l’opportunità di vivere, lo Spirito del Signore orientava verso un nuovo sentire, un nuovo pensare, un nuovo osare. Molti Frati, inoltre, hanno trovato nelle Nuove Forme una risposta concreta al desiderio di rinnovamento e di freschezza della loro vita di consacrazione spesso alle prese con le difficoltà ed il disagio che le nostre strutture “storiche” causavano nel cammino spirituale, personale e comunitario, di sequela di Nostro Signore Gesù Cristo.

Una delle esperienze che hanno segnato in profondità il cammino di ricerca delle Nuove Forme è stata la vita itinerante. La Fraternità itinerante è un modo concreto per vivere radicalmente il Vangelo, per essere segno e testimonianza dei valori del Regno per i nostri contemporanei; è una Fraternità missionaria che «riattualizza un aspetto della vita francescana, vivendo a periodi alterni, nella preghiera, senza soldi, senza fissa dimora, nella mendicità, per testimoniare la Christi vivendi forma»2.

È stato proprio in un incontro di verifica dopo la missione itinerante per le vie di Roma (febbraio 2005), al quale era invitato il Segretario generale per l’Evangelizzazione, che nacque il progetto di un convegno europeo con l’obiettivo di condividere e di stimolare la ricerca di cammini possibili per il futuro. Dopo questo primo convegno, altri sono stati celebrati, che hanno dato preziosi contributi alla riflessione intorno alle Nuove Forme3. Tali meeting, vissuti sotto forma di seminario, hanno permesso innanzitutto di condividere le diverse esperienze, anche al di fuori dell’Ordine dei Frati Minori. Dal confronto con il vissuto delle diverse forme di vita si è potuto identificare tra di esse il “massimo comune divisore”, cioè le caratteristiche che costituiscono la “novità” riscontrabile nelle differenti realtà fraterne. È stato importante anche partire dalla singolarità delle esperienze, per confrontare le risposte concrete, trovando nel vivere le necessarie tensioni tra progetto di vita fraterna e personale, vita ad intra e ad extra; novità di vita e Fraternità tradizionali; eventuali incarichi provinciali dei singoli Frati e progetto di vita fraterna. Tra le esperienze positive segnaliamo la sinergia tra la base ed il Governo dell’Ordine. Tali incontri, infatti, organizzati dal Segretariato generale per le Missioni e l’Evangelizzazione (SGME), hanno visto sempre la partecipazione del Ministro generale, Fr. José R. Carballo, e di diversi Definitori generali, oltre che di Frati provenienti da esperienze anche molto differenti. La celebrazione dei vari Seminari ha prodotto piccoli strumenti molto utili per far comprendere ai frati di tutto l’Ordine lo spirito ed il significato delle Nuove Form4. Essi hanno sempre tenuto conto, nel messaggio conclusivo, del livello provinciale ed interprovinciale (collaborazione tra Province limitrofe), della Conferenza dei Ministri provinciali, e di un’attenzione all’Europa (tema ancora da sviluppare, soprattutto nella pratica). Tra i frutti positivi dei Seminari segnaliamo, inoltre, la nascita del progetto della Fraternità missionaria europea di Palestrina, sotto l’obbedienza del Ministro generale, allo scopo di vivere già della “novità” con Frati appartenenti a diverse Province e di accogliere, facilitare ed orientare i progetti ed i “sogni” dei Frati che desiderano sperimentarsi nelle Nuove Forme.

Lungo il cammino è diventato sempre più chiaro che poter vivere così la nostra vocazione è un dono e non un diritto finalmente raggiunto o strappato a qualcuno. Dono che può fiorire nelle Fraternità e nelle situazioni ordinarie delle nostre Province, e che accogliamo come chiamata ad una maggiore coerenza, riconoscendo che protagonista è la «santa operazione dello Spirito del Signore»5 operante in noi tutti.

Ultimamente anche il Magistero della Chiesa sembra stimolarci a proseguire il cammino fino ad ora intrapreso di rinnovamento della nostra vita: «mentre la famiglia è custode della sacralità della vita nella sua origine, la vita consacrata, in quanto chiamata alla conformazione a Cristo, è custode del senso ultimo, pieno e radicale della vita»6. L’unica cosa necessaria per chi ha professato di vivere sine proprio, è proprio di vivere il Vangelo. E questo dono si dimostra sempre più grande dei nostri desideri e progetti.

1.2. “Nuovo” … in che senso e perché?

«Occorre una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni». (SAN GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla XIX Assemblea del CELAM, 9 marzo1983, III).

Il termine “nuovo”, in questi ultimi decenni, ricorre frequentemente nei discorsi e nel parlare comune. Già il Concilio Vaticano II, nell’appassionata ricerca di un rinnovato rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno, si prefiggeva di dare «risposte nuove a problemi nuovi», di «ricorrere ad un modo nuovo di presentare le cose»7, di pervenire così ad «un nuovo umanesimo cristiano»8, e indicava nel duplice movimento del rinnovamento spirituale e dell’adattamento ai tempi moderni l’esemplarità di ogni rinnovamento ecclesiale9. I successivi scritti del Magistero pontificio proseguono su questa linea di “novità”10, giungendo alla famosa formulazione di Giovanni Paolo II, secondo il quale l’evangelizzazione oggi dev’essere «nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni»11. In tempi più recenti, Benedetto

XVI, oltre a istituire un nuovo Dicastero12, ha voluto dedicare alla Nuova Evangelizzazione un’Assemblea del Sinodo dei Vescovi, il cui messaggio finale presenta le due componenti del rinnovamento spirituale ad intra e dell’annuncio ad extra, come direttrici necessarie di ogni evangelizzazione13.

In realtà il “nuovo”, tanto invocato in questi ultimi decenni, fa parte della nostra vita cristiana: è il risultato della continua conversione che ci rende nuovi tanto nel cuore quanto nelle relazioni, per l’accoglienza più piena del Signore e dei fratelli che camminano con noi nel tempo. Il nuovo è precisamente quel fedele discepolato alla scuola del Maestro che ha affermato di fare «nuove tutte le cose»14, è quel dinamismo che fa transitare l’avete inteso che fu detto… al … ma io vi dico15. Ora, la dimensione interiore e quella esteriore del nuovo sono inseparabili, come lo è la radice dal frutto. Di conseguenza, il cambiamento del cuore va a rivestire le relazioni e le opere che costituiscono la nostra vita con gli altri, la fraternità, il lavoro pastorale.

Il “nuovo”, perché sia vero, richiede sempre l’abbraccio tra il passato, con la ricchezza della sua eredità, e il futuro, con i mutamenti che si percepiscono già nel presente. Il nuovo, dunque, congiunge memoria e profezia, ritorno alle fonti e insieme anelito al futuro, alla mèta finale (per questo le realtà che ci attendono son state definite dalla tradizione i Novissimi). Siamo stati spettatori, dagli anni del post-Concilio, di quanto siano pericolose le tendenze a isolare una dimensione a scapito dell’altra, rischiando da una parte il ritorno al passato in forme di archeologie autoreferenziali, oppure, dall’altra, sconsiderati spalancamenti in grado di svellere le radici della vita cristiana. L’equilibrio è lo stesso Signore a offrircelo, quando si autodefinisce: «Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente» (Ap 1,8). Ed è di lui che ci dobbiamo rivestire, «rivestire l’uomo nuovo» (Ef 4,24; cf. Col 3,10). Il venire del Nuovo, in tal modo, è il dinamismo armonico tra l’Alfa e l’Omega, tra il principio e il fine, tra la memoria e la profezia.

Il cammino della Chiesa nella ricerca del nuovo, è ben evidente nelle nostre Costituzioni gene rali e negli scritti dell’Ordine 16. Nella nostra Fraternità, l’espressione Nuove Forme di vita e di missione17 intende sempre tenere uniti il rinnovamento interiore, la conversione quotidiana, la vita fraterna ad intra, con la missione evangelizzatrice “incarnata”, “inserita” nell’oggi della storia. Il “fare penitenza” di san Francesco18, gli ha sempre fornito occhi nuovi per vedere dove portare l’annuncio, e un cuore nuovo, per accogliere tutti, cominciando dai lebbrosi e dai poveri del suo tempo, poveri di Dio e poveri di cose. Le Nuove Forme danno particolare risalto alla vita fraterna la quale, è «la prima e la più luminosa testimonianza del Vangelo»19, e perciò è «la prima forma di evangelizzazione»20. Per essere trasparenza del Vangelo, esse vogliono custodire alloro interno lo spirito di orazione e devozione, e costruire veri e profondi legami fraterni, nello stile della minorità e nella passione per l’annuncio evangelico. Solo su questo fondamento, la missione evangelizzatrice delle Nuove Forme potrà essere nuova, solo se è espressione della prima, solo quando annuncia all’esterno ciò che vive all’interno. In tutto questo cammino di rinnovamento, particolare importanza assume la Formazione Permanente da valorizzare come continuo richiamo e stimolo alla novità della vita evangelica.

Nella loro dimensione ad extra, le differenti Nuove Forme di missione sono la variegata risposta all’urgenza di raggiungere gli uomini e le donne del nostro tempo, là dove essi vivono; di rendersi più vicini a tutti, in particolare agli emarginati; di attivare quel “Francesco, va!” che il Crocifisso continuamente ripete a noi oggi e, nel contempo, di affinare l’orecchio per poter sentire il richiamo dei fratelli e sorelle: “Francesco, vieni!”; di seminare ovunque la speranza e l’anelito di preparare nuovi cieli e terra nuova21. È anche l’evangelica sensibilità di presentare il Vangelo secondo i linguaggi del nostro tempo; è il coraggio di rivedere le strutture che spesso imbrigliano i nostri passi; è l’osare tipico di chi vive nella novità dello Spirito.

Il termine nuovo non è in opposizione alle forme tradizionali di evangelizzazione, ma piuttosto in complementarietà, nella logica dell’e-et 22, sebbene il nuovo sia da privilegiare oggi, nel mutato contesto sociale ed ecclesiale 23 , col nuovo apparire dei segni dei tempi. È la lezione della bimillenaria storia della Chiesa: la missione evangelica, infatti, «ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici»24. Questa costatazione è un ulteriore impulso al continuo rinnovamento25.

Le Nuove Forme di vita e di missione intendono rivisitare le Fonti, sempre fresche e nuove, abbeverandosi al carisma originario di san Francesco, “uomo nuovo”26, uomo del futuro, per farci ispirare nuove incarnazioni, nuovi modelli e stili di evangelizzazione, nuova passione e nuove strategie missionarie.

In questo momento storico, in cui l’Ordine sta vivendo la fatica del ridimensionamento, dovremo sempre ricordare che “la riorganizzazione sarà creativa e fonte di indicazioni profetiche se si preoccuperà di lanciare segnali di nuove presenze, anche numericamente modeste, per rispondere alle nuove necessità, soprattutto quelle provenienti dai luoghi più abbandonati e dimenticati”27.

2.

Nuove Forme di vita e

missione

«Che il Signore ci dia questa libertà
di entrare in quel santuario
dove Lui è sacerdote e intercede per noi
e qualsiasi cosa che chiederemo al Padre
nel suo nome, ce la darà.

Ma anche ci dia il coraggio

di andare in quellàltro “santuario”

che sono le piaghe dei nostri fratelli e sorelle bisognosi,

che soffrono, che portano ancora la croce

e ancora non hanno vinto, come ha vinto Gesù».

(PAPA FRANCESCO, Omelia a Santa Marta, 11 maggio 2013)

2.1. Verso un’identità comune. Linee-guida

«Facendomi dunque carico della preoccupazione dei miei venerati Predecessori, ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione».

(BENEDETTO XVI, Lettera Apostolica in forma di “Motu Proprio” Ubicumque et semper, con la quale si istituisce il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, 21 settembre 2010).

Nel corso dei Seminari e degli incontri si sono fatti sempre più chiari gli elementi basilari delle Nuove Forme, e la gerarchia di questi stessi elementi, oltre che il bisogno dell’armonia che li lega. Durante il Seminario di Frascati del 2009, i Frati si sono ritrovati concretamente intorno a sette criteri riconosciuti come decisivi per iniziare una Nuova Forma di presenza evangelizzatrice. Negli anni seguenti, tali criteri, oltre che confermati nella loro validità, hanno avuto un continuo approfondimento tanto nelle singole Fraternità, quanto negli incontri e nei successivi Seminari già sopra segnalati.

Il Capitolo generale 2009, nel Mandato 13, ha voluto promuovere la missione evangelizzatrice dei Frati in chiave francescana riprendendo e ufficializzando, in qualche modo, i criteri emersi nei Seminari precedenti. Una significativa convergenza si riscontra anche nei risultati dello Studio interdisciplinare sullo stato dell’Ordine, dove appunto la maggior parte dei Frati chiede che vengano curate meglio e di più la vita spirituale, la comunione fraterna, l’apertura alla gente, la collaborazione con la Chiesa locale e la missione con i laici e la famiglia francescana28. Infine, il Seminario di Greccio (2013) ha messo a fuoco altre attenzioni sul rapporto che ogni Nuova Forma deve valorizzare in relazione con la cura delle vocazione e la formazione, con la Famiglia francescana e con i laici.

Il Seminario svoltosi nel 2011 presso il Carmelo di Sassone (Roma), nel messaggio finale, ha chiesto la elaborazione di alcune Linee-guida sulle Nuove Forme di vita e missione allo scopo di delinearne gli elementi indispensabili, di informare le Entità dell’Ordine e incoraggiarle ad aprirsi e promuovere simili Fraternità “nuove”. Ecco, dunque, in sintesi gli elementi che vanno sempre tenuti presenti:

  1. primato della vita di preghiera e dell’ascolto della Parola (“lectio” quotidiana o settimanale; unóra al giorno di preghiera personale; recita “contemplativa” della Liturgia delle Ore);
  2. cura di autentiche e profonde relazioni fraterne che irradiano una testimonianza di vita fraterna (frequenti Capitoli conventuali; momenti quotidiani di dialogo fraterno, custoditi dalla disciplina dell’uso dei mezzi di comunicazione, quali internet, cellulare, televisore);
  3. stile di vita semplice e sobrio; minorità e testimonianza (tradotto in scelte concrete come la fedeltà al lavoro manuale voluto da san Francesco; la gestione dei servizi della casa, possibilmente senza il personale stipendiato; impegno all’auto-sostentamento);
  4. accoglienza e condivisione di vita con la gente, soprattutto con i poveri (incontro con la gente);
  5. missione evangelizzatrice con il carattere di inter gentes, di itineranza, di presenza in zone sconosciute, difficili, rischiose e di vicinanza ai più poveri, sofferenti, esclusi, un’attenzione particolare ai luoghi di frontiera e con nuove forme di evangelizzazione e Fraternità “inserite”29 (uscendo dal chiostro conventuale verso il chiostro del mondo); interdisciplinare sulla situazione dell’Ordine, come aveva richiesto il Capitolo generale del 2009 (CapGen/09, Mandato 14).
  1. comunione con la Chiesa locale (soprattutto come testimonianza di fraternità e minorità);
  2. disponibilità a forme di collaborazione attiva con i laici e con la Famiglia francescana (a livello interprovinciale e internazionale, tra le varie Fraternità, in riferimento alla Fraternità missionaria europea di Palestrina e al Segretariato generale per le Missioni e l’Evangelizzazione).

2.2. Una vita che si fa armonia

«Un annuncio rinnovato offre ai credenti, anche ai tiepidi o non praticanti, una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice. In realtà, il suo centro e la sua essenza è sempre lo stesso: il Dio che ha manifestato il suo immenso amore in Cristo morto e risorto. […] Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. In realtà, ogni autentica azione evangelizzatrice è sempre “nuova”».

(EG 11).

L’aver evidenziato i criteri-base per iniziare la vita e missione di una Nuova Forma non esime i Frati dalla sfida quotidiana di armonizzare tali indicazioni fondamentali. È evidente che i criteri sono interdipendenti tra loro, e ciascuno ha da rapportarsi agli altri secondo una sinergia armonica, frutto dell’opera dello Spirito Santo in noi. Certamente, la differente tipologia delle Nuove Forme pone l’accento sull’uno o sull’altro di questi elementi, secondo l’ispirazione originaria di ogni nuova Fraternità.

Ecco, in sintesi, le principali sfide nel dover comporre i differenti aspetti, che apparentemente si possono presentare come opposti. Ma è proprio nella difficoltà a superarne la contraddizione, che consiste quella continua ricerca della volontà di Dio, che opera in noi la conversione personale e comunitaria. Un illuminante contributo nella composizione dell’armonia ci viene dal primo mandato del Capitolo generale 2009, che ci sprona a vivere le Priorità dell’Ordine (vita con Dio, fraternità, minorità, evangelizzazione, formazione) in chiave di missione, dunque in un dinamismo vitale entro il quale ognuna delle priorità si chiarisce con le altre e insieme sono dirette all’annuncio evangelico, «ad intra e nella prospettiva di apertura al mondo»30.

  • Il primo criterio, il primato di Dio, afferma inequivocabilmente che alla base di ogni Nuova Forma c’è il vivo contatto col Signore, nella preghiera personale e comunitaria, nel dialogo quotidiano con la Parola. Tale fondamento afferma che prima di ogni attività apostolica, prima di ogni fare, c’è lo stare del discepolo. Occorre, perciò, armonizzare la vita contemplativa con la missione, secondo il principio di Papa Francesco, che afferma il nostro essere sempre discepoli-missionari31.
  • La cura di autentiche e profonde relazioni fraterne esige la gratuità di tempi dedicati alla Fraternità, riconosciuta come il luogo ideale per crescere come fratelli, cristiani e frati minori32. Su questo fronte, occorre comporre le dinamiche: relazioni fraterne – rapporto personale con il Signore; vita fraterna – vita di apostolato; rapporti ad intra tra i Frati e i contatti ad extra. Altre dinamiche, ancora, consistono nel trovare l’equilibrio fecondo tra l’esercizio dell’autorità e il dialogo fraterno, e tra il progetto personale di ciascuno e quello della Fraternità, tra i progetti della Fraternità e le esigenze della Chiesa locale. Nelle Fraternità caratterizzate dall’internazionalità, c’è anche da tener conto delle differenti lingue e culture che hanno un loro peso all’interno delle relazioni fraterne.
  • Lo stile di vita semplice e sobrio permette di vivere quella professata minorità che ci caratterizza come figli di san Francesco e che ci consente di dare la nostra testimonianzaattraverso la vita, prima che con l’annuncio verbale. Il profondo convincimento che prima dobbiamo essere evangelizzati per essere evangelizzatori33, favorisce un cuore di discepolato permanente, un sentire umile e libero, un radicato bisogno di conversione continua. La minorità offre quotidianamente molti stimoli da approfondire: come accordare il lavoro manuale ei lavori conventuali con l’annuncio missionario, in termini di tempo e di energie; come gestire la tensione per una vita povera e la necessità di guadagnare il denaro per il mantenimento; come superare il contrasto tra uno stile di sobrietà e il possesso di grandi costruzioni da sostenere, con incluso il personale da pagare, volendo restare fedeli alla convinzione che le strutture devono manifestare il Vangelo, non nasconderlo, e per questo sono sempre da convertire insieme alla nostra vita34; tra la vita itinerante, caratterizzata fortemente dalla provvisorietà, e la vita comoda del convento, che ci attende al ritorno; tra la chiamata radicale della vocazione francescana e la dipendenza economica dalla Provincia35.
  • Un altro aspetto sul quale portare l’attenzione delle Fraternità è l’equilibrio tra l’ospitalità offerta nelle nostre case e le necessità della vita fraterna e dell’andare.
  • Inoltre è necessaria la vigile attenzione, perché ogni collaborazione con la Chiesa locale sia vissuta con il nostro carisma di Frati Minori, facendo nostro l’anelito del Papa per «una Chiesa povera per i poveri»36.

Ø Infine, mentre concordiamo sulla validità e sulla bellezza dei mezzi di comunicazione, al fine di vivere una più intensa fraternità nella Chiesa e col mondo intero, avvertiamo nello stesso tempo la necessità di una diligente disciplina nell’uso di questi mezzi di comunicazione.

2.3. Una vita, molti volti. Tipologie di Nuove Forme.

«Gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica sono stati sempre voce profetica e testimonianza vivace della novità che è Cristo, della conformazione a Colui che si è fatto povero arricchendoci con la sua povertà. Questa povertà amorosa è solidarietà, condivisione e carità e si esprime nella sobrietà, nella ricerca della giustizia e nella gioia dell’essenziale, per mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita. Non serve una povertà teorica, ma la povertà che si impara toccando la carne di Cristo povero, negli umili, nei poveri, negli ammalati, nei bambini.

Siate ancora oggi, per la Chiesa e per il mondo, gli avamposti dellàttenzione a tutti i poveri e a tutte le miserie, materiali, morali e spirituali, come superamento di ogni egoismo nella logica del Vangelo che insegna a confidare nella Provvidenza di Dio».

(PAPA FRANCESCO, Messaggio del Santo Padre ai partecipanti al Simposio internazionale sul tema: “La gestione dei beni ecclesiastici degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica a servizio dell’humanum e della missione nella Chiesà, organizzato dalla CVCSVA, 8-9 marzo 2014, Pontificia Università Antonianum).

Le diverse fisionomie che hanno assunto le Nuove Fraternità rispondono ad un tempo all’appello di Dio e ai bisogni della Chiesa e della società. Nate da Dio nel cuore dei Frati, in circostanze di tempo e luogo assai varie, esse si possono riassumere nelle seguenti tipologie:

Ø Fraternità in un convento tradizionale, forma strategica per trasmettere a molti Frati nell’Ordine i valori che ci caratterizzano. Tali Fraternità, da un lato sono simili per la vita semplice e sobria e per essere un fraterno spazio di accoglienza, dall’altro si diversificano secondo il loro proprium specifico:

  • stile di vita semplice ed essenziale, testimoniando in particolare la minorità;
  • particolare cura nell’utilizzare linguaggi e strategie rispondenti al nostro mondo;
  • accoglienza e collaborazione con altri religiosi e laici;
  • accoglienza di sacerdoti e religiosi che necessitano di aiuto spirituale;
  • accoglienza di persone in difficoltà, spirituale e materiale;
  • accoglienza di migrantes;
  • forme nuove “missionarie”.
  • Fraternità d’inserimento in ambienti urbani di emarginazione.
  • Fraternità che abitano in case (non conventi) in campagna: strutture semplici, lavoro manuale, vivo rapporto con la natura.
  • Fraternità itineranti (anche a tempi alterni): i Frati vivono in un convento o una casa e sono impegnati in attività di evangelizzazione e a tempi alterni scelgono l’evangelizzazione itinerante37.
  • Fraternità romitorio – evangelizzazione itinerante (che alternano tempi di contemplazione38 e di evangelizzazione itinerante).

In ognuna di queste nuove forme divita – sempre dinamicamente alla ricerca di rispondere pienamente alla volontà di Dio, nell’impegno comune e da minori – la Fraternità cerca di coniugare

i sette punti qualificanti, esaminati sopra, con la propria particolare ispirazione, in un fedele lavoro di formazione permanente. Tale dinamismo comporta il quotidiano confronto con Dio e coi fratelli. È proprio questa gioiosa fatica, gestita nell’affidamento alla Provvidenza divina, a generare novità e fecondità.

3.

In relazione dinamica con

le Fraternità provinciali

«La prima uscita è l’ “uscita da sé verso il fratello”»

(EG 179).

3.1. Verso un rinnovamento di vita e missione nelle Fraternità provinciali

«Tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie».

(EG 20).

Le Fraternità delle Nuove Forme di vita e missione possono essere realmente un fermento di vita per le Entità di appartenenza, in particolare per quella “freschezza evangelica” che dà gusto e senso alla sequela di Cristo nella Chiesa oggi. Il vivo desiderio di vivere il nostro carisma in autenticità assume una forza esemplare per l’intera Fraternità provinciale, la quale viene riportata a quell’essenziale della vita religiosa che è concentrato attorno alle tre colonne della vita con Dio, della comunione in Fraternità e della missione evangelizzatrice. Le Fraternità “nuove”, in tal modo, divengono per tutti uno stimolo a vivere da minori e nel quotidiano queste tre dimensioni, che sono nel cuore del nostro carisma e vanno tenute indissolubilmente unite tra di loro.

Vita con Dio

La vita con Dio è alla base di tutto, è il cuore della nostra vita di Frati Minori, è la linfa che ci nutre e che ci dà la forza ogni giorno per vivere e approfondire le relazioni fraterne, è l’energia che accende il fuoco della missione. Vivere il rapporto vitale con Dio, significa avere:

− un cuore generoso, tenero, aperto e disponibile, che si lasci trafiggere dall’Amore del Cristo e da quello dei propri fratelli, in particolare nelle relazioni con i più sofferenti; una relazione amorosa con Dio misericordioso, che si percepisca nel frate in pace con se stesso e con i propri fratelli. La vera Pace che viene da Dio, il fratello la può comunicare unicamente se è egli stesso riconciliato. Diviene allora possibile promuovere, nello Spirito di Assisi, una cultura della “non violenza”, della benevolenza, della dolcezza nelle relazioni fraterne, del perdono e del rispetto del creato, per diventare, secondo il Vangelo, un seminatore e un artigiano di pace;

− una capacità di “mollare la presa” nelle proprie certezze e di “dar fiducia” al Signore, padrone delle nostre vite. È ciò che alcuni frati itineranti sperimentano ormai da qualche anno, partendo senza denaro e senza sapere in anticipo dove andranno a dormire, affidandosi totalmente alla Provvidenza di Dio. In ciascuna delle loro missioni, è dato loro di vedere come il Signore li preceda in ogni punto, vegliando su di loro con grande bontà;

− una capacità di sapersi decentrare per far posto al Cristo, e di riconoscere che è effettivamente Lui che conduce la missione, e non invece il frate stesso. Le competenze di ciascuno sono veramente utili e spesso ben impiegate, ma è importante vegliare affinché non siano distolte da Colui che è l’autore di questi talenti ricevuti. È riconoscere in profondità, a livello personale e comunitario, che l’attore delle nostre vite è effettivamente il Cristo e che siamo animati dal respiro del suo Spirito. La vita della Fraternità e di ciascuno dei fratelli ha Cristo come fondamento primo di solidità e di coesione, e non invece le capacità ed i poteri personali degli uni o degli altri;

− un’attenzione regolare, sincera e rinnovata alla meditazione della Parola di Dio, al silenzio e ai tempi di adorazione, curando la Lettura orante della Parola e vivendo con intensità la Liturgia, con il suo denso spessore di evangelizzazione;

− un amore per la Chiesa, per i santi e le sante, ed in particolare per la Vergine Maria.

Vita fraterna

Vivere il dono del fratello comporta:

− una relazione con gli altri intrisa di umiltà, senza cercare, prima di ogni altra cosa, di avere ragione con le proprie idee, per buone che siano, ed ancor meno di imporle agli altri fratelli. Lo spirito fraterno presuppone una mutua, reciproca accoglienza che non si basa sul dominio di un fratello sull’altro. L’umiltà nei rapporti consente di attuare un decentramento da sé per far maggior spazio al Signore e ad una migliore disposizione all’accoglienza del fratello diverso da me;

− il gusto per il reciproco ascolto, la condivisione di vita e le comunicazioni fraterne, che favoriscono la crescita della comunità e di ciascuno dei fratelli. Un desiderio di costruire insieme con gli altri, nella dinamica della ricerca del Regno di Dio che già si dona alla scoperta quotidiana. Una gioia riconoscente nel vivere in modo semplice i rapporti giusti e sani, con se stessi e con gli altri, così come con i più poveri. Il gioioso sperimentare la bellezza del perdono, dato e ricevuto, attraverso la semplice e schietta correzione fraterna;

− la comunione con i fratelli della propria fraternità, della Provincia e dell’Ordine, e con la Chiesa in generale. Un rapporto sano ed equilibrato con l’Autorità, sia quando la si esercita, sia nella condizione di obbedire;

− un’organizzazione tale che permetta al frate di donare la sua vita religiosa all’esterno come se fosse rimasto nella propria fraternità, nel rispetto dei tempi di preghiera, di silenzio, di convivialità, di attività e di incontri.

Missione evangelizzatrice

La missione evangelizzatrice, svolta sempre come fraternità e come intima necessità di andare e annunciare agli altri quanto il Signore ci ha donato, comporta:

− il desiderio bruciante di testimoniare ai nostri fratelli e sorelle del mondo ciò che ci fa vivere, affinché si abbeverino alla medesima fonte; una reale disponibilità a partire in missione; un profondo desiderio di annunciare il Vangelo, e il richiamo a realizzarlo. È l’audacia evangelica che ci sprona a vivere quest’avventura al seguito di Cristo;

− un’adeguata preparazione prima della missione, così come una proficua collaborazione con i diversi protagonisti; una relazione viva col Cristo che s’incarna nel mutuo e benevolo aiuto fraterno;

− la consegna e la verifica regolare delle nostre giornate di fronte a Dio e sotto lo sguardo benevolo dei propri fratelli. La condivisione del Vangelo, dopo un tempo di intensa attività, è un mezzo formidabile per questa restituzione; ciò consente una presa di distanza rispetto a ciò che è stato vissuto, ed un ricentrarsi comune intorno alla Parola di Dio, volto ad accogliere ciò che dice il Signore;

− l’importanza della benevolenza nei reciproci rapporti, così come della pace e della gioia profonda che viene da Dio e che abita il frate in missione;

− una gestione “equilibrata” del proprio tempo, tra la contemplazione, la vita comunitaria, le attività, gli studi e le relazioni umane, così che il fratello non sia mai troppo “mangiato” dalle attività al punto da non essere più disponibile per nessuno, come anche non cada nell’eccesso opposto, la perdita di tempo o l’ozio.

3.2. Una formazione che nasce dalla vita

«La Chiesa non cresce per proselitismo ma “per attrazione”»

(EG 14).

Le Nuove Forme di vita e di missione si prefiggono come stile di vita il profondo rinnovamento spirituale, intendendo vivere la formazione permanente come permanente conversione 39. In pari tempo, esse sono alla ricerca di nuove vie per l’evangelizzazione, nell’ascolto della Parola di Dio e dei segni dei tempi, cercando di incarnare nuovi stili di vita come Fraternità di minori, in una dinamica di azione pastorale più comprensibile alla gente di oggi.

In tal modo, la fisionomia della Nuove Forme risulta particolarmente adatta a rapportarsi alla formazione, tanto permanente quanto iniziale, proprio perché queste Fraternità intendono rendere concreta e quotidiana quella “ratio” insegnata nelle case formative. In qualche modo, esse incarnano la “ratio” in una concreta “operatio”.

In questi ultimi anni, le Nuove Forme sono state luoghi di esperienza fraterna ed evangelizzatrice per tanti candidati e Frati in formazione iniziale, dove essi hanno potuto gustare forme di presenza più semplici a contatto diretto con la gente, particolarmente nelle “periferie dell’umano”.

In non poche Entità, le Nuove Forme hanno offerto l’inserimento dei neo-professi durante il periodo delicato che prepara alla professione solenne, aiutandoli a far emergere la chiamata del Signore nella loro vita e a superare i frequenti disagi di questa fase.

Tale aiuto si è esplicitato attraverso il Progetto di vita e missione; rafforzando e approfondendo i legami fraterni; dando qualità allo spirito di orazione e devozione; vivendo forme semplici di minorità, in una dinamica di vera formazione continua.

Proprio per la stretta relazione tra Nuove Forme e Formazione, diventa fondamentale curare il dialogo maturo e fiducioso tra le Nuove fraternità e il Segretariato provinciale per la Formazione e gli Studi; tale collegamento favorisce proficue ricadute sulla vita della Provincia:

− sulle stesse Nuove Forme di Fraternità, anzitutto, che in tal modo si percepiscono davvero “inserite” nel corpo dell’intera Fraternità, in cammino di formazione permanente, trovando il loro spazio e la loro funzione40;

− per coloro che vivono nelle case formative, poi, che vedono nelle Nuove Forme alcune espressioni del proprio futuro e possibili incarnazioni di quanto stanno apprendendo;

− per tutti i fratelli della Provincia, che possono trovare nelle Nuove Forme un propositivo equilibrio della vita ad intra e ad extra, tra gli aspetti intellettuali e quelli pratici, tra la qualità di vita fraterna e il fervore apostolico;

− favorendo nuove esperienze di formazione permanente più vitali e dinamiche, flessibili e incarnate;

− accogliendo quei giovani che, attratti dalla vita di queste Fraternità, desiderano vivere un’esperienza di accompagnamento e di discernimento vocazionale.

In particolare, guardando alla Formazione iniziale, le Nuove Forme intendono offrire:

− periodi di coinvolgenti esperienze francescane durante le tappe formative,

− accoglienza e accompagnamento per l’«anno francescano» e per opportuni inserimenti,

− aiuto a verificare l’idoneità del giovani frati e la loro specifica

chiamata, attraverso opportune esperienze di vita e missione 41. − Non è da escludere, là dove si verifichino le condizioni, che la

Fraternità Nuova possa essere la stessa Casa formativa.

Alla Formazione permanente, le Nuove Forme possono offrire:

− una formazione permanente veramente vitale, che parta dalla vita e conduca alla vita, andando oltre gli aspetti dell’aggiornamento e della preparazione al lavoro pastorale, pur importanti;

− l’animazione di giornate di ritiro e di studio per i frati;

− l’accoglienza e l’accompagnamento per periodi di moratorium, e per l’anno sabbatico;

− anche a livello interprovinciale e internazionale, le Nuove Forme, secondo la loro fisionomia, possono essere mèta di Frati desiderosi di condividere con intensità alcuni valori della nostra vita, o bisognosi di recuperare certe motivazioni o aspetti della vita e missione francescana.

3.3. Generare Nuove Forme: linee per un cammino fraterno di accompagnamento e verifica

«Quelli che non camminano per non sbagliare fanno uno sbaglio più grave» (PAPA FRANCESCO, Omelia a Santa Marta, 8 maggio 2013).

Il punto di partenza: il progetto

Non è possibile mettersi in cammino, cercare di vivere qualcosa di nuovo, senza una proposta concreta, attraente, concreta e realizzabile, che nel suo nucleo altro non è che la vita Evangelii Iesu Christi. È questo è il “cuore” che guida il cammino da percorrere, che va messo al centro di tutto e sul quale è necessario essere d’accordo. Le situazioni e i luoghi in cui realizzare questo progetto, per quanto importanti, restano elementi secondari. Alcune volte il Vescovo diocesano ha avuto un’importanza notevole nel definire i luoghi più adatti e le modalità concrete possibili. Il processo di discernimento in alcuni casi può presentarsi abbastanza lungo ed elaborato, con la necessità di diversi colloqui previi sia all’interno della Fraternità provinciale sia con la Diocesi. È determinante che il progetto sia assunto come un progetto della Provincia, la quale sarà chiamata a sostenerne e verificarne il graduale sviluppo, specialmente in occasione dei Capitoli provinciali.

I fratelli delle Nuove Forme

Per iniziare c’è bisogno di persone convinte, decise, che sanno quel che vogliono. Ce ne vogliono almeno tre o quattro, umanamente mature, autonome e complementari, perché non si tratta del progetto di un singolo, ma di una Fraternità, in cui sono valorizzati i carismi di ciascuno. L’iniziativa, maturata attraverso esperienze, contatti, riflessioni e discussioni, deve nascere in aperto e stretto dialogo col Governo della Provincia.

Il programma

Il programma concreto della vita deve assicurare la giusta gerarchia e la coerenza tra i tre valori fondamentali della nostra vocazione: vita di fede, Fraternità, presenza fra gli uomini (missione). Un quadro veritiero di preghiera liturgica e personale esige l’interiorizzazione, la calma, il tempo e la fedeltà. I rapporti davvero fraterni hanno bisogno di una presenza abituale dei fratelli. La Missione consiste innanzitutto nella testimonianza che si manifesta attraverso il nostro modo di vivere e nell’accoglienza aperta a chiunque viene da noi o a chi raggiungiamo. Regolari e frequenti momenti di verifica fraterna sono necessari per garantire l’equilibrio di questi tre elementi fondamentali del nostro carisma.

Ruolo dell’autorità

Ai Capitoli ed ai Ministri, tocca il compito di stimolare, di incoraggiare e di discernere. L’Autorità può e deve provocare, risvegliare, cercare le persone adatte, aiutare nei momenti di sfiducia o di incomprensione. I Ministri visitino regolarmente questi fratelli, accompagnandoli da vicino e curando la crescita del Progetto. Inoltre, essi avranno cura che le Fraternità tradizionali e quelle nuove mantengano reciproci contatti e si aiutino scambievolmente, in particolare favorendo una buona relazione con la formazione permanente e le tappe formative. Determinanti, soprattutto in occasione dei Capitoli, sono i momenti di verifica del Progetto ad experimentum, in particolare nei primi anni.

Relazioni con la Chiesa

Favorire un cammino di vera comunione con il vescovo, il presbiterio, i religiosi e i laici all’interno della Chiesa locale, sentendosene parte, vivendo e offrendo la nostra testimonianza di Frati Minori, accogliendo tutti con simpatia francescana.

Conclusione

Inviati al mondo intero

Lo Spirito «chiama la vita consacrata a elaborare nuove risposte … nuovi progetti di evangelizzazione per le odierne situazioni» (VC 73). Si tratta chiaramente di trovare nuove forme, nuovi segni, nuove mediazioni che mettono in relazione il Vangelo e l’uomo del nostro tempo. È unésigenza assoluta per non restare fuori dalla storia e dalle culture che fanno naturalmente il loro cammino, che cambiano continuamente. Occorrono mediazioni fraterne esperienziali “provvisorie”, fortemente teocentriche, ma che seguano con amore le esigenze profonde dell’uomo. Lo stesso stile di vita delle nostre fraternità deve ritrovare la forza della testimonianza e la chiarezza dell’annuncio.

Nell’Ordine ci sono molti frati pronti a rischiare su questo tipo di dialogo concreto con la nostra società, pronti alla mobilità missionaria, animati dalla passione per Dio e dalla compassione per l’uomo, senza venir meno alla comunione con tutti. Ma come liberarli dalla preoccupazione angosciante di salvare le strutture? Come superare la paura per la fine di un tipo di Istituzione e la lotta per la sopravvivenza? Come vivere nuove forme di presenza, senza che queste ledano l’unità in una determinata Entità? Come superare il “sedentarismo” comodo, che paralizza il cammino di tanti Frati e di tante Province? Papa Francesco ci ricorda: «La cultura del benessere ci anestetizza» (EG 54).

Sono già nate fraternità provvisorie, mobili, interprovinciali, internazionali, interobbedienziali, interreligiose, in collaborazione con laici, dove l’ascolto, l’auto evangelizzazione e la missionarietà sono congiunte. Si tratta di esperienze episodiche, ma che possono diventare tasselli per un mosaico in vista di queste nuove mediazioni.

Secondo W. Goethe: «L’Europa è nata in pellegrinaggio e la sua lingua materna è il cristianesimo». Anche il movimento francescano è nato nella mobilità evangelica attraverso l’Europa

e il mondo intero. Perché non recuperare questa leggerezza e audacia evangelizzatrice favorendo Fraternità interprovinciali e internazionali? Siamo chiamati a passare dalla logica della conservazione e della sopravvivenza alla logica del dono gratuito; dalla strategia dell’attesa nel “chiuso” all’audacia dell’incontro. Siamo invitati a riconciliare costantemente, all’interno di ogni fraternità, Provincia e Ordine, profetismo e comunione, novità e continuità, nel rispetto di ogni fratello. Osare nuove forme di vita e di evangelizzazione non significa svalutare quanto si è fatto o si sta facendo, ma soltanto «elaborare nuove risposte … nuovi progetti di evangelizzazione per le odierne situazioni» (VC 73). Il criterio di verità di ogni forma di evangelizzazione, nuova o già esistente, non è la sopravvivenza o la comodità, ma la corrispondenza del nostro stile di vita al Vangelo, alla Regola, alla «coerenza tra l’annuncio e la vita» (VC 85).

Ogni regione e ogni cultura hanno bisogno di ritrovare nei francescani, in queste piccole fraternità coraggiose e profetiche, punti di riferimento e di rinnovamento. L’attualità provocante della vita e del messaggio di Papa Francesco è per noi stimolo e speranza. Il mondo intero è stato risvegliato dalla sua testimonianza. Il Papa crede realmente nell’attualità del nostro carisma vissuto in fraternità e minorità tra la gente; ma noi ci crediamo realmente?

Fr. Giacomo Bini, OFM

«Lo Spirito Santo
dia fervore apostolico a tutti noi,
ci dia anche la grazia di dar fastidio;
la grazia di andare avanti
verso le periferie esistenziali.
La Chiesa ha tanto bisogno di questo!

Dunque, chiediamo allo Spirito Santo
questa grazia dello zelo apostolico:
cristiani con zelo apostolico.
E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore!
Avanti, come dice il Signore a Paolo: “‘Coraggio!”
”.

(PAPA FRANCESCO, Omelia a Santa Marta, 16 maggio 2013)

Beatitudini francescane
per le “Nuove Forme” di vita e missione

Il sogno del beato

padre san Francesco d’Assisi

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e,
mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi»

(Mt, 5, 3-12)

Beata la “nuova forma di Fraternità povera”, la cui unica ricchezza è Dio da lodare nella liturgia, che cura ogni giorno le ferite del peccato dovuto all’egoismo pieno di sé, che pratica l’arte della carità, che dà spazio al tempo dell’ascolto, che condivide il pane della mensa e dell’Eucaristia con i vicini …

Beata la “nuova forma di Fraternità umile”, senza altra perfezione che i propri difetti, con i quali dovrà riconciliarsi ad ogni passo, guardando in faccia la verità di ciascun fratello, proprio come guarda Dio, con un amore senza limiti; fratelli che perdonano sapendosi perdonati …

Beata la “nuova forma di Fraternità gioiosa”, che piange con coloro che subiscono tante ingiustizie, senza ribellarsi, ed è impegnata per un Regno nuovo e degno, da inaugurare sempre in ciascun cuore e in ciascuna casa, in ogni famiglia e in ogni Fraternità; perché Gesù si è fatto fratello per noi …

Beata la “nuova forma di Fraternità misericordiosa”, che abbraccia le periferie dell’umano, seguendo Cristo che abita nei crocifissi della terra e sta coi poveri senza cielo; seminando comunione e comunità, generando quello spirito di fiducia che dona salvezza alle vittime dimenticate dalla storia …

Beata la “nuova forma di Fraternità pura di cuore”, che vive senza doppiezze la propria consacrazione, non si riveste di finte perfezioni né si diluisce nella mediocrità, ma cerca una santità umana e solidale con tutti i battezzati del Popolo di Dio in cammino, la Chiesa …

Beata la “nuova forma di Fraternità pacifica”, che semina perdono perdonando, che genera relazioni nuove, rispettando il piccolo e minore, perché Dio ci ha resi grandi con la promessa

Fr. Vidal Rodríguez López ofm, SGFS

di un Regno che cresce come lievito nelle croci quotidiane, che germoglia dalla ferita come salvezza …

Beata la “nuova forma di Fraternità giusta”, che con la sua debolezza dà testimonianza al potere della Parola di Dio, il cui ascolto, sine glossa, illumina il cammino quotidiano con l’obbedienza, per poter mangiare il pane con la dignità del lavoro sudato e la soddisfazione di condividere la fede nel Dio che realizza le sue promesse attraverso l’eloquenza silenziosa e ininterrotta dei segni dei tempi …

Beata la “nuova forma di Fraternità perseguitata”, dove il Vangelo è buona notizia innanzi tutto per la stessa Fraternità e poi per quelli che incontra sul suo cammino; sempre pellegrina e forestiera, vivendo e annunciando a ogni creatura, per quanto possibile, che non c’è nessun altro Onnipotente se non Dio …

Rallegratevi ed esultate di gioia perfetta, fratelli, quando vivete dando forma fraterna nuova alla novità della vita del Vangelo, secondo la Regola e la Vita francescana: orante, fraterna, minore, missionaria ed evangelizzatrice, in continua formazione … per seguire le orme di Cristo, nella sua Chiesa; con tutti gli uomini, dei quali diventiamo fratelli nel servizio; con tutte le creature, anch’esse sorelle … per confessare tutti insieme, con l’Evangelii gaudium, il cantico pasquale della creazione: lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo con grande umiltà…!, totalmente affidati alla promessa beata di Gesù, il Cristo: «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Maria, la beata Madre poverella del Signore, sia la stella perenne delle “nuove forme” francescane, per renderle beate sulla terra come nel cielo. Amen!

Citazioni

1 Cf. Relazione di FR. THADDÉE MATuRA al Seminario di Assisi (20-24 marzo 2006): Dalla Porziuncola all’Europa: nuovi cammini francescani.

2 Dal Progetto della Fraternità Itinerante, cfr. Dai Segni dei Tempi al Tempo dei Segni. Testimonianze, Curia generale OFM, 2002, 30-34.

3 I Seminario: Assisi, 20-24 marzo 2006; II seminario: Frascati (Roma), 7-10 gennaio 2009; III seminario: Sassone (Roma), 2-6 maggio 2011; IV seminario: Greccio, 4-8 marzo 2013.

4 I Sussidi Dalla Porziuncola all’Europa (2006) e Nuovi cammini francescani in Europa (2009); cfr. anche il Documento del III Incontro Europeo sulle nuove forme di evangelizzazione e nuove fraternità, Sassone (2011).

5 Cf. Rb V.

6 La testimonianza dei consacrati, come il Sinodo riconosce, ha un intrinseco significato escatologico. Voi consacrati siete testimoni dell’«orizzonte ultraterreno del senso dell’esistenza umana, e la vostra vita, in quanto «totalmente consacrata a lui [al Signore], nell’esercizio di povertà, castità e obbedienza, è̀ il segno di un mondo futuro che relativizza ogni bene di questo mondo», cfr. Il messaggio dei Vescovi italiani per la 17° Giornata mondiale della Vita Consacrata (2 febbraio 2013), dove viene citato il Messaggio al Popolo di Dio rivolto dal Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione (26 ottobre 2012, n.7).

7 GiovANNi xxiii, Gaudet Mater Ecclesia, discorso di apertura del Concilio, 11 ottobre 1962. Tale discorso è̀ stato definito come «il manifesto dei tempi nuovi».

8 PAoLo vi, Discorso conclusivo del Concilio, 7 dicembre 1965.

9 Come si vede espressamente in PC 2: «Il rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle fonti di ogni forma di vita cristiana e alla primitiva ispirazione degli istituti, e nello stesso tempo l’adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi».

10 GiovANNi PAoLo ii, VC parla di «Nuove risposte per i nuovi problemi del mondo d’oggi» e di «Nuovi progetti di evangelizzazione per le odierne situazioni» (VC 73).

11 GiovANNi PAoLo ii, Discorso alla XIX Assemblea del Celam, Port-au-Prince, 9 marzo 1983, III.

12 BENEDETTo xvi, Motu proprio Ubicumque et semper, col quale istituisce il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, 21 settembre 2010.

13 I mutati scenari sociali, culturali, economici, politici e religiosi ci chiamano a qualcosa di nuovo: a vivere in modo rinnovato la nostra esperienza comunitaria di fede e l’annuncio, XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 7-28 ottobre 2012, Messaggio al popolo di Dio, 2.

14 «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5).

15 Mt 5,21-22; 27-28; 33-34; 38-39; 43-44.

16 CCGG 115 §2: «Affinché la nostra Fraternità sia profetica nell’adempimento del dovere di evangelizzazione, i Frati amino di vivere il carisma francescano in nuove forme, novis formis charisma franciscanum vivere, secondo la mente della Chiesa e in unione con la vita della Fraternità». Il Documento capitolare 2009, CapGen/09, nel Mandato 20 auspica le “nuove iniziative”.

17 Per nominare queste Fraternità, comunemente si impiegano le seguenti espressioni: Nuove Forme, Nuove forme di vita e missione, Nuove Forme di vita fraterna e di evangelizzazione, Nuove Fraternità in missione, Fraternità inserite.

18 Test 1.

19 CCGG 87 §2; cf. CCGG 84.

20 CCGG 89 §1. Cf. anche CapGen/09 27: «È sempre la Fraternità che evangelizza» (cf. anche numero 28).

21 «Cieli e terra nuova» (2Pt 3,13); «Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra» (Ap 21, 1).

22 CapGen/09 17: «Una delle forme di evangelizzazione inter gentes in cui si trovano impegnati molti fratelli è̀ la cosiddetta evangelizzazione ‘tradizionale’, che continua a mantenere la sua validità e che in nessun modo elimina o si contrappone alle nuove forme di evangelizzazione».

23 CapGen/09 20: «Senza tralasciare le attività di evangelizzazione ordinaria, si privilegino le nuove iniziative».

24 BENEDETTo xvi, Ubicumque et semper, Motu proprio col quale si istituisce il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione.

25 Come indica lo stesso Decreto conciliare PC al numero 13, dove auspica che il voto di povertà sia testimoniato con nuove forme: “novis formis exprimatur”.

26 3Cel1,1; LegM 12,8.

27 CIVCSVA, La vita fraterna in comunità, 1994, 67. Cf. BENEDETTo xvi, Udienza del 13 gennaio 2010: «Anche oggi, pur vivendo in una società in cui spesso prevale l’“avere” sull’“essere”, si è̀ molto sensibili agli esempi di povertà e di solidarietà, che i credenti offrono con scelte coraggiose. Anche oggi non mancano simili iniziative: i movimenti, che partono realmente dalla novità del Vangelo e lo vivono con radicalità nell’oggi, mettendosi nelle mani di Dio, per servire il prossimo. Il mondo, come ricordava Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi (=EN), ascolta volentieri i maestri, quando sono anche testimoni. È questa una lezione da non dimenticare mai nell’opera di diffusione del Vangelo: vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio della carità divina».

28 L’indagine è̀ stata condotta nel 2012-2013 dal salesiano don Renato Mion e ha interessato un campione di circa 1.400 Frati. I risultati dell’indagine sono poi stati sottoposti ad approfondimenti da parte del Definitorio generale e degli organismi della Curia, oltre che della Commissione per lo studio

29 Cf. CapGen/09 20: «Senza tralasciare le attività di evangelizzazione ordinaria, si privilegino le nuove iniziative. Per favorire la dimensione missionaria ed evangelizzatrice, con un’attenzione particolare ai luoghi di frontiera e con nuove forme di evangelizzazione itinerante e di Fraternità ‘inserite’, il Definitorio generale, con il coinvolgimento delle rispettive Conferenze, promuova itinerari formativi tipicamente francescani per Frati e laici insieme».

30 CapGen/09 Mandato 1: Riproporre «le Priorità in chiave di missione evangelizzatrice e nella prospettiva di apertura al mondo, perché continuino ad essere i valori fondamentali di riferimento nell’animazione della nostra vita e missione nei prossimi anni».

31 EG 120: «Non diciamo più che siamo discepoli e missionari, ma che siamo sempre discepoli-missionari».

32 Cf. CCGG 39.

33 «Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con l’evangelizzare se stessa» (PAoLo vi, EN 15).

34 Cf. CPO/01 29: «La uniformità e l’eccessiva stabilità nel tempo e nello spazio di certe strutture esprimono assenza di qualità evangelica».

35 Tenendo sempre presente che «la cultura del benessere ci anestetizza» (EG 54).

36 EG 198.

37 «La Fraternità itinerante è̀ una Fraternità missionaria che vive nella preghiera, senza soldi e senza fissa dimora, nella mendicità» (Dai segni dei tempi al tempo dei segni, 30).

38 Secondo l’apposita Rer.

39 Cf. VC 69: «Il processo formativo, non si riduce alla sua fase iniziale, giacché, per i limiti umani, la persona consacrata non potrà mai ritenere di aver completato la gestazione di quell’uomo nuovo che sperimenta dentro di sé, in ogni circostanza della vita, gli stessi sentimenti di Cristo. La formazione iniziale deve, pertanto, saldarsi con quella permanente, creando nel soggetto la disponibilità a lasciarsi formare in ogni giorno della vita».

40 Cf. FoPe 08 25: «Il contesto della Formazione Permanente è̀ quello della vita ordinaria nella Fraternità locale, inserita nel mondo culturale, sociale e politico, che resta il primo e più importante ambito, nel quale la persona impara a farsi formare dalle molteplici situazioni. La stessa Fraternità locale vive a sua volta all’interno di una rete di relazioni più ampie rappresentata dalla Provincia o Custodia, dalle Conferenze e dall’Ordine stesso. È in essa che si situa l’invito a condividere la fede secondo lo spirito della metodologia di Emmaus… Non basta approntare calendari e realizzare iniziative di formazione, se non c’è̀ la capacità di condividere la vita. Tutte le mediazioni di natura personale e istituzionale, sono utili nella misura in cui sostengono un itinerario di relazione e di partecipazione fraterna».

41 In sintonia con quanto indica la RFF/03.

INDICE

Prefazione.     . . . .  . . .  . . . .  . . . .  . . .  . . . .  . . . .  . . 5
Introduzione      . . .  . . .  . . . .  . . . .  . . .  . . . .  . . . .  . . 7
1.Vino nuovo in otri nuovi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.1. Uno sguardo alla nostra storia più recente . . . . . . 15
1.2.“Nuovo” … in che senso e perché? . . . . . . . . . . . 19
2. Nuove Forme di vita e missione . . . . . . . . . . . . . . . 25
2.1.Verso un’identità comune. Linee-guida . . . . . . . . 29
2.2. Una vita che si fa armonia              . . . . . . . . . . . . . . . 33
2.3. Una vita, molti volti. Tipologie di Nuove Forme.. . . 37
3. In relazione dinamica con le Fraternità provinciali . . . . 39
3.1.Verso un rinnovamento di vita e

missione nelle Fraternità provinciali. . . . . . . . . .

43
3.2. Una formazione che nasce dalla vita . . . . . . . . . 47
3.3. Generare Nuove Forme: linee per un cammino fraterno di accompagnamento e verifica . . . . . . . 51
Conclusione.    . . .  . . . .  . . .  . . . .  . . .  . . . .  . . . .  . . 53
Beatitudini francescane .    . . .  . . . .  . . .  . . . .  . . . .  . . 59

SECRETARIATO GENERALE
PER LE MISSIONI E L’EVANGELIZZAZIONE
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