Accoglienza e rifiuto della luce

 

Gianfranco Venturi

9,1-41 Aprirsi e chiudersi alla luce [1]

Verso la luce
Il Vangelo odierno ci presenta l’episodio dell’uomo cieco dalla nascita, al quale Gesù dona la vista. Il lungo racconto si apre con un cieco che comincia a vedere e si chiude – è curioso questo – con dei presunti vedenti che continuano a rimanere ciechi nell’anima. Il miracolo è narrato da Giovanni in appena due versetti, perché l’evangelista vuole attirare l’attenzione non sul miracolo in sé, ma su quello che succede dopo, sulle discussioni che suscita; anche sulle chiacchiere, tante volte un’opera buona, un’opera di carità suscita chiacchiere e discussioni, perché ci sono alcuni che non vogliono vedere la verità. L’evangelista Giovanni vuol attirare l’attenzione su questo che accade anche ai nostri giorni quando si fa un’opera buona. Il cieco guarito viene prima interrogato dalla folla stupita – hanno visto il miracolo e lo interrogano -, poi dai dottori della legge; e questi interrogano anche i suoi genitori. Alla fine il cieco guarito approda alla fede, e questa è la grazia più grande che gli viene fatta da Gesù: non solo di vedere, ma di conoscere lui, vedere lui come «la luce del mondo» (Gv 9,5).

La chiusura dei dottori
Mentre il cieco si avvicina gradualmente alla luce, i dottori della legge al contrario sprofondano sempre più nella loro cecità interiore. Chiusi nella loro presunzione, credono di avere già la luce; per questo non si aprono alla verità di Gesù. Essi fanno di tutto per negare l’evidenza. Mettono in dubbio l’identità dell’uomo guarito; poi negano l’azione di Dio nella guarigione, prendendo come scusa che Dio non agisce di sabato; giungono persino a dubitare che quell’uomo fosse nato cieco. La loro chiusura alla luce diventa aggressiva e sfocia nell’espulsione dal tempio dell’uomo guarito.

Il cammino del cieco
Il cammino del cieco invece è un percorso a tappe, che parte dalla conoscenza del nome di Gesù. Non conosce altro di lui; infatti dice: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi” (v. 11). A seguito delle incalzanti domande dei dottori della legge, lo considera dapprima un profeta (v. 17) e poi un uomo vicino a Dio (v. 31). Dopo che è stato allontanato dal tempio, escluso dalla società, Gesù lo trova di nuovo e gli “apre gli occhi” per la seconda volta, rivelandogli la propria identità: “Io sono il Messia”, così gli dice. A questo punto colui che era stato cieco esclama: “Credo, Signore!” (v. 38), e si prostra davanti a Gesù.

Il dramma della cecità interiore
Questo è un brano del Vangelo che fa vedere il dramma della cecità interiore di tanta gente, anche la nostra perché noi alcune volte abbiamo momenti di cecità interiore.
La nostra vita a volte è simile a quella del cieco che si è aperto alla luce, che si è aperto a Dio, che si è aperto alla sua grazia. A volte purtroppo è un po’ come quella dei dottori della legge: dall’alto del nostro orgoglio giudichiamo gli altri, e perfino il Signore! Oggi, siamo invitati ad aprirci alla luce di Cristo per portare frutto nella nostra vita, per eliminare i comportamenti che non sono cristiani; tutti noi siamo cristiani, ma tutti noi, tutti, alcune volte abbiamo comportamenti non cristiani, comportamenti che sono peccati. Dobbiamo pentirci di questo, eliminare questi comportamenti per camminare decisamente sulla via della santità. Essa ha la sua origine nel Battesimo. Anche noi infatti siamo stati “illuminati” da Cristo nel Battesimo, affinché, come ci ricorda san Paolo, possiamo comportarci come «figli della luce» (Ef 5,8), con umiltà, pazienza, misericordia. Questi dottori della legge non avevano né umiltà, né pazienza, né misericordia!

Ho un cuore aperto o un cuore chiuso?
Io vi suggerisco, oggi, quando tornate a casa, prendete il Vangelo di Giovanni e leggete questo brano del capitolo 9. Vi farà bene, perché così vedrete questa strada dalla cecità alla luce e l’altra strada cattiva verso una più profonda cecità. Domandiamoci come è il nostro cuore? Ho un cuore aperto o un cuore chiuso? Aperto o chiuso verso Dio? Aperto o chiuso verso il prossimo? Sempre abbiamo in noi qualche chiusura nata dal peccato, dagli sbagli, dagli errori. Non dobbiamo avere paura! Apriamoci alla luce del Signore, lui ci aspetta sempre per farci vedere meglio, per darci più luce, per perdonarci. Non dimentichiamo questo! Alla Vergine Maria affidiamo il cammino quaresimale, perché anche noi, come il cieco guarito, con la grazia di Cristo possiamo “venire alla luce”, andare più avanti verso la luce e rinascere a una vita nuova.

9,1-41 Dalla fede alla testimonianza [2]

Quell’uomo era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina. Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare – che è un modo veramente blasfemo! – e compie per il cieco “l’opera di Dio”, dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso. Ma in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno.

9,1-41 Il dialogo tra il cieco e Gesù: un dialogo leale [3]

C’è un terzo gruppo di dialoghi di Gesù, che potremmo chiamare dialoghi leali. Avvengono con coloro che si avvicinano senza doppiezza, integri, col cuore aperto alla manifestazione di Dio. Tutto è messo sul tavolo. Quando qualcuno si avvicina così, il cuore di Cristo si riempie di gioia (Lc 10,21). Meditiamo il dialogo del cieco nato col Signore (Gv 9,1-41).
La vera gioia si forgia nel lavoro, nella croce. La gioia che non è stata “provata” non smette di essere un semplice entusiasmo, molte volte senza discernimento, che non può sperare in una fecondità. Gesù ci prepara per questa prova, e ci avverte perché siamo pronti a resistere: “anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv 16,22-23).

9,39 La tragedia dell’indurimento del cuore [4]

Quando l’evidenza (come nel caso di Lazzaro) si fa indiscutibile, allora (i giudei) cercano di uccidere sia Gesù che Lazzaro (cfr Gv 12,10), perché molte persone lo seguono a causa del miracolo.
Riguardo a Gesù questo non è accaduto soltanto a quei tempi: siamo noi a farlo accadere ogni volta ogni volta che affermiamo di vedere mentre siamo ciechi. Il segno è il medesimo. Se qualcuno, un fratello, un profeta, richiama la nostra attenzione sulla nostra idolatria, il cuore s’inasprisce di più, e ciò basta a mantenerci radicati nei nostri atteggiamenti.
“Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo e non sapete riconoscere Dio?” (cfr Lc 12,56; Mt16,4). Così li definisce Gesù. E quelli si arrabbiano ancora di più. Qui sta la tragedia delle parabole di Gesù: che costoro, pur sentendo, non capiscono e non si salvano. “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi” (Gv 9,39).
La verità di Dio, il messaggio di Dio, dev’essere accolto da un cuore docile. Quando manca la docilità, allora comincia il rifiuto. Gesù parla per parabole. I discepoli non le capiscono e chiedono spiegazioni. Pur ricevendole, non comprendono del tutto. I farisei, che hanno il cuore indurito dal peccato, non vogliono comprendere e nemmeno chiedono spiegazioni; si chiudono ancora di più, non vogliono vedere la verità, si difendono, scansano la questione, cercano di farla finita con lui; e si blandiscono il cuore pensando di adempiere alla Legge. E ringraziano Dio “perché non sono come gli altri” (Lc 18,11). Questa è la tragedia dell’indurimento del cuore umano, intimamente legato alla tragedia della Parola di verità non accettata. La verità viene detta con parabole, rispettando la libertà del cuore. Davanti alla parabola, o il cuore si apre (è il caso di Nicodemo) oppure si chiude ancora di più, s’inasprisce come quello dei farisei. Eccoci nel regno del peccato.

NOTE

1 Angelus, 30 marzo 2014.
2 Discorso agli aderenti al Movimento Apostolico Ciechi (MAC) e alla Piccola Missione per i Sordomuti, 29 marzo 2014
3 J. M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR Milano 2014.
4 Veracità e conversione, in J. M. BERGOGLIO – FRANCESCO, Il desiderio allarga il cuore. Esercizi spirituali con il Papa, EMI 2014, 51-56.