Davanti a Maria

Nella Amoris laetitia, esortazione apostolica del 19 marzo 2016 sull’amore nella famiglia, Papa Francesco così esorta le coppie che si stanno avviando all’impegnativo compito della vita matrimoniale: «Non sarebbe bene che arrivino al matrimonio senza aver pregato insieme, l’uno per l’altro, chiedendo aiuto a Dio per essere fedeli e generosi, domandando insieme a Dio che cosa lui si aspetta da loro, e anche consacrando il loro amore davanti a un’immagine di Maria» (n. 216).

Questo passaggio potrebbe sorprendere i più, soprattutto per quell’invito a consacrare il proprio amore «davanti a un’immagine di Maria». Non è un gesto troppo devozionale, quasi improponibile per le nuove generazioni? Eppure è quanto Francesco fa dall’inizio del suo pontificato, sin da quando, la mattina del 14 marzo 2013, all’indomani dell’elezione al soglio pontificio, con un mazzolino di fiori preso dai tavoli di Santa Marta andò a inginocchiarsi ai piedi dell’icona mariana della Salus populi Romani, nella basilica di Santa Maria Maggiore, affidandole così il suo magistero.

Maria è, per Papa Francesco, un praesidium, un rifugio dal quale partire e al quale fare sempre ritorno. Basterebbe annoverare tutti gli atti e le preghiere di consacrazione e affidamento alle diverse icone mariane presenti nel mondo (moltissime nelle sue terre d’origine), da Aparecida a Bonaria fino a Fátima. Del resto ciò manifesta le radici, culturali e religiose, di Papa Bergoglio: la devozione mariana, che è cresciuta storicamente insieme alla stessa evangelizzazione dei popoli del sud America e si estrinseca in particolare nella recita del rosario, è radicata profondamente nel sentimento popolare della sua gente; la venerazione della Madonna è ancora oggi un atto sociale, collettivo in tantissime nazioni dell’America latina, come dimostra la grandissima quantità di basiliche-santuario dedicate alla Vergine: in Argentina, ad esempio, ben ventisei delle quarantatré grandi basiliche-santuario che vi si contano sono dedicate a Maria, come quella di Nuestra Señora di Luján, o di Nuestra Señora di Córdoba.

Già nel 1979 i vescovi latinoamericani riuniti a Puebla ricordano la venerazione mariana dei loro popoli presente sin dalla prima evangelizzazione, riconoscendo a Maria, che ha il volto e la carnagione bruna della vergine di Guadalupe, il ruolo di «pedagoga del Vangelo nell’America latina» (Documento di Puebla, n. 290), al punto tale che, quando la «Chiesa latinoamericana vuole muovere un altro passo avanti nella fedeltà al suo Signore» deve alzare «lo sguardo alla figura vivente di Maria» (n. 294). E quando, nel 2007, nel santuario mariano di Aparecida, in Brasile, si riunì la v Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi, all’allora arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio fu affidata la guida dei lavori per la redazione del testo conclusivo. In esso si riafferma il ruolo nobilissimo della religiosità popolare, soprattutto della devozione mariana, che ha contribuito a rendere i fedeli più consapevoli della comune condizione di figli di Dio e della comune dignità, davanti ai suoi occhi, nonostante le differenze sociali, etniche o di qualunque altra natura (cfr. Documento di Aparecida, n. 37). Ancora, vi possiamo leggere: «La Chiesa, come la vergine Maria, è Madre… La chiesa-famiglia si genera intorno a una madre, la quale conferisce anima e tenerezza alla convivenza familiare. Questa visione mariana della Chiesa è il migliore antidoto contro una concezione di Chiesa puramente funzionale e burocratica» (Documento di Aparecida, n. 268).

Maria è «discepola e missionaria», «modello e paradigma dell’umanità». Questo prezioso patrimonio culturale e spirituale si riversa abbondantemente nel magistero di Papa Francesco: nella Evangelii gaudium, ad esempio, Francesco conclude l’esortazione affidando a Maria, «stella della nuova evangelizzazione», il rinnovato annuncio da parte della Chiesa della buona notizia di Gesù. Maria, che ha «radunato i discepoli nell’attesa dello Spirito perché nascesse la Chiesa evangelizzatrice» (Eg, n. 288), è un riferimento fontale per la stessa identità missionaria dei cristiani. Ma si può tranquillamente affermare che tutti i discorsi di Francesco, da quelli ufficiali alle omelie, dalle meditazioni a Santa Marta agli Angelus, traboccano di riferimenti a Maria, non solo come destinataria privilegiata, perché materna mediatrice, delle preghiere degli uomini, ma come modello, come esempio al quale guardare per trarre forza, incoraggiamento, speranza.

La particolare caratteristica che risulterà immediatamente riconoscibile a chi leggerà i discorsi raccolti nel presente volume sarà, però, che siamo ben lontani, nelle parole di Francesco, da un’immagine mariana disincarnata e spiritualizzata: la Maria che Francesco racconta è attiva e volitiva, attenta ai problemi concreti, bellissima anche nelle tracce che la fatica della vita e della storia hanno scavato sul suo volto.

Nella concretezza, senza grande astrazione, Maria tiene insieme preghiera e azione. Maria prega e agisce: così diventa davvero modello possibile per ogni cristiano. Maria, addirittura, lavora… Presentandone così un’esistenza normale, che non dobbiamo immaginare troppo lontana da noi, Francesco offre al culto mariano la strada più accessibile: la strada della possibilità.

Anche di Cana, archetipo dei segni secondo il quarto Vangelo (cfr. Gv 2, 1-11), episodio continuamente narrato e rinarrato dal Papa, Francesco non sottolinea tanto la sovrabbondanza del vino buono o la portata epifanica dell’evento, quanto il senso pratico che, a un banchetto di nozze dove si rischiava di rovinare la gioia di due sposi per un infelice imprevisto, Maria dimostra esortando il proprio figlio a intervenire in loro favore. La cura e l’attenzione di cui lei si mostra prodiga sono la capacità di riconoscere i bisogni più veri e concreti di chi le sta accanto, agendo con saggezza e con coraggio. Maria è capace di prossimità e vicinanza.

Una terza immagine cara a Francesco, accanto a quelle bibliche della Maria che corre premurosa e sollecita da Elisabetta (cfr. Lc 1, 39) e della madre giovannea che interviene per gli sposi di Cana, è quella di Maria che ci aiuta a “sciogliere i nodi” del nostro cuore e della nostra coscienza.

Quella di Maria che scioglie i nodi, a differenza delle precedenti, non è un’immagine proveniente dai Vangeli, bensì dalla rappresentazione della Virgen Maria Knotenlöserin in un quadro del 1700 che negli anni Ottanta l’allora gesuita Bergoglio aveva visto in Germania, ad Augusta. In esso Maria, nell’atto iconograficamente consueto di calpestare la testa del serpente, è circondata però da due angeli: uno, a destra, che le porge un filo pieno di nodi intrecciati e un altro, a sinistra, che regge il filo ormai libero dai nodi che Maria ha sciolto. Quella immagine colpì tanto Bergoglio che ne fece riprodurre una copia per portarla nella chiesa di San José del Talar, a Buenos Aires. Da allora la Nuestra Senora Desatanudos è diventata una delle icone mariane più amate in Argentina, protettrice delle famiglie in difficoltà e delle coppie in crisi. (annalisa guida)