I rapporti all’interno delle comunità religiose

José Nicolás Espinosa

Mi è stato chiesto di parlare del tema dei rapporti all’interno delle comunità religiose multiculturali *. Si tratta di un argomento del quale posso parlare per lo più a partire dalla mia esperienza come membro di una comunità internazionale come lo è la Congregazione dei Missionari del Verbo Divino. La base teorica di questa presentazione si trova nei documenti interni della mia Congregazione, così come nelle riflessioni fatte da molti dei miei confratelli sul tema della vita e della missione in una comunità internazionale e interculturale.

Inizierò col dire che ci troviamo in un cambio di epoca. Questo ha portato nuovi modi di pensare, di sentire, di essere. E ha portato ad un profondo salto, di vitale importanza, da tutto ciò che era precedentemente molto ben definito e armonizzato a un movimento che ci ha portato alla novità, ad un cambio veloce a livello sociale, economico e tecnologico. Un cambio di epoca che ha prodotto anche un cambio nelle relazioni interpersonali e nelle relazioni tra le culture.

Si è passati dal locale al globale, dal monoculturale al multiculturale, dallo statico al dinamico, producendo cambiamenti con una velocità insolita. Un cambio di epoca che ha portato apertura culturale, vale a dire l’apertura delle frontiere. Cambio di epoca che tocca tutte le sfere della vita, tutte le scelte di vita. Esso colpisce le famiglie, paesi, culture e, naturalmente, influenza la vita religiosa[1].

Per ora possiamo dire che negli ultimi decenni ci sono stati profondi cambiamenti nella vita religiosa. Ci sono stati, e ancora ci sono, alcuni

* Si è mantenuto al testo il suo stile colloquiale.

movimenti che permettono veramente di dire che la vita consacrata sta vivendo anche il suo proprio cambio di epoca.

Mi limiterò a citare alcuni di questi movimenti che ci permettono di comprendere meglio la ragion d’essere delle comunità multiculturali e il loro effetto sulle relazioni comunitarie.

Un movimento geografico[2]

Un primo movimento geografico è stato dal nord al sud. La mancanza di vocazioni, tra i diversi motivi, ha causato una espansione geografica delle comunità religiose. Si passa da un «nord» statico e «invecchiato» a una ricerca costante e dinamica di nuovi membri in varie parti del mondo, soprattutto nella zona sud del mondo. L’ingresso di nuovi membri provenienti da vari paesi ha prodotto un cambio nel rapporto all’interno delle relazioni nella comunità.

Un secondo movimento geografico è stato nella direzione opposta, cioè da sud a nord. Il calo numerico e l’invecchiamento dei membri delle comunità religiose nel nord del mondo fu, e tuttora è, la causa di una migrazione di religiosi e religiose del sud del mondo (Asia, Africa, America Latina) al nord (Europa e Stati Uniti). Questo movimento ha fornito visioni del mondo differenti e ricche di spunti, ma che diventano anche una delle principali sfide per i rapporti all’interno della vita comunitaria multiculturale.

Un movimento culturale

Si va dal monoculturale al multiculturale, dall’omogeneo all’eterogeneo nel senso culturale, dai membri delle comunità religiose composte con i membri dello stesso background culturale a comunità con membri di diversa provenienza. Si passa dall’unità alla diversità. Si riconosce che la diversità è ora in ogni comunità, in ogni persona che ora è mio fratello. Questa diversità esige una maggiore apertura della mente e del cuore, per creare gli spazi comuni che parlano di ogni presenza culturale della comunità.

Un movimento nell’esperienza di vita comunitaria

Nella mia comunità abbiamo un’espressione per definire la nostra esperienza di vita e missione: «Un cuore e molti volti» e voglio usarla per spiegare questo movimento. Il movimento avviene nel senso di norme, pratiche, regole e altri aspetti della vita della comunità. C’era solo un volto e un cuore in relazione alle norme, pratiche e costumi che erano rigidi e unici per tutta la comunità. In altre parole, ciò che è stato fatto in Italia è stato fatto in Africa, Asia, America Latina. Tutto era uguale. Potrei tranquillamente entrare in una comunità qualsiasi e ritrovare le stesse regole, costumi, pratiche. Tuttavia, la globalizzazione ed i movimenti menzionati sopra hanno costretto le comunità, già di per sé multiculturali, a includere le esperienze della vita in comunità di altre culture e paesi. Rimane un cuore, cioè, il carisma, le Costituzioni e gli orientamenti guida generali, ma con molti volti, cioè si considerano le esperienze culturali di ogni luogo. Si vive l’unità nella diversità.

Gli effetti dei movimenti nelle comunità multiculturali erano evidenti: è sparita l’omogeneità culturale dei membri che vivono in una comunità. Le culture predominanti (paesi del nord) sono diventate una cultura tra le molte culture presenti nella vita della comunità. La visione del mondo è cambiata, nel senso che non c’è più un unico modo di pensare e di vedere il mondo (quello del nord). La vita consacrata si apre ai concetti e alle esperienze di vita che si vivono in varie parti del mondo. Cambia anche il concetto che abbiamo delle relazioni interpersonali, culturali e comunitarie. Gli effetti sui rapporti interpersonali nella vita della comunità si sono trasformati in interazioni, collaborazione e progetti comuni tra membri di diversi luoghi di origine.

Di fronte all’esperienza di questi movimenti sorgono all’interno delle comunità multiculturali alcune reazioni.

Reazioni negative: sono quelle dei membri della comunità che rimangono statici, paurosi, silenziosi, isolati, maledicono il mondo per i cambiamenti. Sono quelli o quelle che preferiscono lo status quo, desiderano tornare al mondo che non c’è più, chiedono di tornare alla disciplina e alle strutture. Sono quelli che ostacolano il rapporto all’interno della comunità. La presenza di altre culture nella comunità è vista come una minaccia per la stabilità della vita comunitaria.

Reazioni positive: sono quelle dei membri che si rendono conto che il multiculturalismo è una realtà donata alla comunità. Si sforzano di capire come relazionarsi con gli altri membri che sono di culture diverse. Accettano la realtà della nuova composizione culturale dei membri della comunità. Sono i membri delle comunità multiculturali che assumono un atteggiamento critico, che vivono i rapporti nelle comunità multiculturali in pace e tranquillità. Sono quelli che hanno fatto una sintesi armoniosa e sono costantemente aperti, sempre alla ricerca di nuove e alternative risposte, non scollegate dal passato. Sono coloro che vivono felici senza incertezze le relazioni nella comunità religiosa multiculturale.

All’interno dell’edificazione giornaliera dei rapporti multiculturali nella comunità religiosa, è importante fare una precisazione sui concetti di multiculturalità, pluriculturalità e interculturalità in quanto ciascuno di essi rappresenta un atteggiamento diverso e un modo nuovo per intessere relazioni nella comunità religiosa. Quello che vi presento non sono definizioni, ma il modo in cui questi termini riguardano il rapporto all’interno della comunità religiosa multiculturale, pluriculturale e interculturale.

Multiculturalità

Conforme ai parametri della definizione di questo concetto, la multiculturalità nella vita della comunità implica la coesistenza di membri che si identificano con culture diverse in una particolare comunità alla quale sono stati destinati. La multiculturalità rappresenta l’affermazione della capacità di vivere in armonia in comunità composte da membri che sono culturalmente e linguisticamente diversi. Il principio delle relazioni interpersonali nella comunità multiculturale è il fatto che nessun membro della comunità deve perdere la sua cultura o identità. Si dà una prima accettazione delle differenze delle culture, una prima accettazione della diversità e la sua ricchezza. L’enfasi sulle relazioni è impostata alla coesistenza di uguali membri in uguali condizioni e nell’accettazione delle differenze.

Pluriculturalità

Questo termine non è troppo diverso del precedente, solo che in questo concetto ogni membro della comunità pensa, vive e coniuga la sua propria cultura «in plurale». In altre parole, la pluriculturalità si riferisce all’accettazione dell’importanza di altre culture nella comunità, senza che ciò comporti un riferimento alla mia cultura. Il riferimento sta nella cultura dell’altro. Riconosco la presenza dell’altra cultura e in quel riconoscimento vedo le differenze. I rapporti con i membri della comunità pluriculturale si basano sul dialogo, la tolleranza e il rispetto. Questo è il primo passo affinché i membri della comunità si arricchiscano reciprocamente nei loro rapporti interpersonali.

Interculturalità[3]

L’interculturalità porta ad un passo più profondo nella relazione interpersonale all’interno di una comunità multiculturale. Non si tratta semplicemente di coesistenza e di accettazione (multiculturalità) o di fare un riferimento alla cultura dell’altro basato sulla tolleranza, il dialogo e il rispetto (pluriculturalità). Come indica la definizione, nell’interculturalità si tratta di andare oltre un «vivere in pace gli uni con gli altri, uguali ma separati»[4].

L’enfasi della interculturalità nella comunità religiosa multiculturale si pone in ciò che è relazionale, cioè l’apprendimento e l’arricchimento reciproci. Non si tratta della coesistenza pacifica o della tolleranza di un altro membro della comunità, ma di un processo di reciprocità in cui mi inserisco nella visione del mondo dell’altro per arricchire la mia propria visione senza perdere la mia propria identità. Non si tratta di essere identico all’altro, ma di vivere in reciprocità.

Padre Antonio Pernia, ex Superiore generale della Congregazione, dice che ci sono diverse motivazioni che portano una comunità religiosa ad essere internazionale, nel nostro caso multiculturale. Tali motivazioni possono essere riassunte come segue[5]:

La multiculturalità scelta o per opzione

La diversità culturale o la internazionalità presente nelle comunità locali della Congregazione fanno parte del carisma della comunità e, pertanto, è qualcosa che è esplicitamente promosso nelle norme e nelle pratiche della Congregazione dalle prime fasi di formazione, con più insistenza nella formazione permanente.

La multiculturalità forzata o inevitabile

È la comunità multiculturale che si forma a causa del movimento geografico delle comunità sia attraverso la ricerca di vocazioni in altre parti del mondo, sia per la necessità di inviare membri che vivono in modo omogeneo nelle loro città di provenienza ad altre aree che hanno bisogno di personale.

La Congregazione del Verbo Divino, come tante altre, appartiene al primo gruppo. L’esperienza della multiculturalità (all’interno della comunità usiamo il termine «internazionalità») è stata parte della comunità del Verbo Divino sin dal suo inizio. La prima comunità a Steyl, luogo della nostra fondazione, era composta da confratelli da varie nazionalità.

Era una comunità internazionale composta da due tedeschi, un austriaco e uno del Lussemburgo; il primo gruppo di missionari inviati dal fondatore è stato un team internazionale; l’internazionalità della Congregazione è stata un argomento importante al primo Capitolo generale nel 1885; la Congregazione era già stabilita nei cinque continenti prima del suo venticinquesimo anniversario (Pernia 2002: 147-148). L’importanza attribuita dalla Congregazione alla internazionalità si riflette nelle nostre Costituzioni, ove è citata almeno dodici volte ed è forse più chiaramente espressa come un marchio che definisce la Congregazione nel Prologo: «Essendo una congregazione di fratelli di lingue e nazioni diverse, siamo un simbolo vivente dell’unità e multiforme ricchezza della Chiesa». Nella nostra epoca attuale, segnata dalla globalizzazione e dall’aumento della migrazione, l’internazionalità è una caratteristica sempre più apprezzata e necessaria dalle chiese locali e le persone tra le quali viviamo e lavoriamo[6].

L’esperienza di vita e di missione in comunità multiculturali si è evoluta nel corso degli anni. In un primo momento si visse l’espansione del nord geografico, cioè, si visse in comunità multiculturali geograficamente parlando (membri di culture diverse in diverse parti del mondo), ma uniformi in termini di cultura e di formazione prevalente. Come ho detto prima, quello che si faceva in un luogo si faceva nelle altre comunità nel mondo. Questo processo durò fino al Concilio Vaticano II. La parola chiave era l’uniformità.

In un secondo momento è venuta l’inculturazione, sottolineando l’esperienza dell’interculturalità. I Missionari del Verbo Divino si resero conto della necessità di collegare l’evangelizzazione all’esperienza culturale del popolo in cui vivevano e dove si condivideva la missione.

Il terzo momento è quello dell’interculturalità come l’ho già presentata in precedenza. Gli ultimi Capitoli generali della Congregazione resero esplicita l’esperienza dell’interculturalità nelle nostre comunità internazionali e ne fecero il modo di vivere la nostra vita e la nostra missione. Il XVII Capitolo Generale la definì come «una parte essenziale della nostra identità, un tratto distintivo di chi siamo, un elemento costitutivo del nostro modo di comprendere noi stessi». Lo stesso tema del Capitolo è già un esempio di ciò che siamo e vogliamo essere come Missionari del Verbo Divino: «Da tutte le nazioni, popoli e lingue. Condividendo la vita e la missione interculturale». La frase chiave è l’unità nella diversità o un solo cuore e molti volti.

Il fatto che siamo nati già multiculturali è una esigenza carismatica che si deve vivere fedelmente e oggi molto più, quando il mondo e i cambiamenti che ne derivano impongono un determinato modo di vivere. Nel caso della mia Congregazione è un invito a vivere il dono dello Spirito per vivere in fedeltà a lui, ai popoli e alle culture dove siamo presenti e dove la Congregazione è stata arricchita.

Sin dalla sua fondazione, la Congregazione ha fatto sforzi coscienti ed espliciti per essere fedele al dono dato dallo Spirito, per mantenere l’identità internazionale e di consentire le relazioni interculturali all’interno delle comunità. Per vivere in questo modo, menziono alcune iniziative.

  • La formazione iniziale[7]: i programmi di formazione in tutte le province, le regioni e missioni includono, tra le altre cose, la formazione di determinati atteggiamenti verso le differenze culturali, la sensibilità interculturale, la conoscenza delle diverse culture e lo sviluppo dell’abilità del comportamento o competenze culturali. Nella pratica questo viene fatto in workshops, conferenze, convegni, riunioni, ecc.
  • Centri comuni di formazione: le amministrazioni provinciali, regionali o delle missioni in Africa e in America Latina hanno scelto di creare tali centri di formazione. Ad essi sono inviati gli studenti, sia per gli studi teologici sia per il noviziato. Questo permette una continua interazione culturale sin dalle prime fasi della formazione.
  • Il programma di formazione transculturale (PFT): la Congregazione ha sviluppato questo programma da alcuni decenni. Questo programma permette agli studenti di interrompere gli studi teologici per vivere un’esperienza interculturale in un’altra provincia, regione o missione in cui siamo presenti. Il programma ha una durata di due o tre anni, tra cui vi è l’apprendimento delle lingue, l’induzione alla nuova cultura che si raggiunge, le esperienze pastorali in diverse aree culturali, i programmi di preparazione per la partenza e il ritorno nel paese di origine. Coloro che non lasciano il loro paese vengono inviati in determinati luoghi all’interno del loro stesso paese dove possono vivere un’esperienza interculturale intensa.
  • Le prime destinazioni missionarie: diversi elementi sono presenti in questa pratica: la disponibilità di ogni studente in formazione ad essere destinato in qualsiasi parte del mondo (tale disponibilità è impostata dalla costituzione), l’invio di confratelli da parte del Consiglio generale alle varie parti della Congregazione. Un altro elemento sono i programmi di uscita dal paese di origine e programmi di induzione alla nuova cultura. In questo modo il confratello è ben preparato ad affrontare la sfida delle relazioni interculturali nel luogo a cui sarà destinato.
  • La formazione dei formatori: un elemento essenziale in tutto questo è la preparazione e la formazione dei responsabili della formazione in tutte le fasi. Questo viene fatto attraverso workshop e incontri. I formatori devono essere i primi a testimoniare la capacità di vivere e interagire in comunità multiculturali.
  • Workshops di leadership interculturale: l’ultimo Capitolo generale ha chiesto che tutte le amministrazioni della Congregazione a tutti i livelli, conducano workshop sul tema della leadership Si è vista la necessità di preparare i leader in questo settore, con il fine di creare le competenze necessarie per facilitare la relazione interculturale all’interno delle comunità multiculturali a livello locale[8].
  • Workshops di formazione per i consulenti interculturali: negli ultimi quattro anni, l’amministrazione generale della Congregazione ha convocato confratelli provenienti da diverse province, regioni e missioni in tutto il mondo, a partecipare al workshop di formazione sull’interculturalità con l’obiettivo di essere consulenti e consiglieri nell’esperienza interculturale all’interno delle comunità multiculturali locali.
  • Pubblicazioni sul tema dell’interculturalità: le diverse pubblicazioni internazionali e locali della Congregazione sono stati utilizzate per promuovere il tema dell’interculturalità.

Gli esempi appena citati sono parte degli sforzi che la Congregazione sta facendo per promuovere l’interculturalità nelle relazioni all’interno delle comunità multiculturali e anche nella missione che portiamo a termine nei diversi continenti del mondo. Tuttavia, è necessario ricordare che vi sono anche problemi e difficoltà nella esperienza delle relazioni interculturali nelle comunità multiculturali a cui apparteniamo.

Vorrei enumerare alcune.

  • La mancanza di interesse personale nell’interagire in modo signifi-cativo con l’altra cultura (cioè ci si limita alla pacifica convivenza di cui ho parlato in precedenza). Non vi è alcun reale e profondo interesse di conoscere l’altro membro della comunità che è culturalmente diverso. Le relazioni interculturali si vivono solo sotto l’aspetto di feste e presentazioni culturali in genere.
  • Purtroppo le tecnologie moderne sono anche una sfida e una diffi-coltà nel rapporto all’interno delle comunità multiculturali. Sappiamo che i confratelli preferiscono essere «legati» alla loro cultura, famiglia e amicizie nel loro paese di origine piuttosto che fare uno sforzo per «legarsi» al confratello che è diverso e appartiene a un’altra cultura e che vive nella stessa comunità.
  • La leadership è un aspetto che si presenta come una sfida nelle relazioni interculturali. Si dà il caso, in un certo senso, di una lotta per assumere posizioni di leadership. I membri della comunità multiculturale si uniscono per eleggere un altro membro, che è dello stesso background La figura piramidale dell’autorità è di vitale importanza in molte culture e diventa così una difficoltà e una sfida in comunità multiculturali.
  • La difficoltà nell’integrare e arricchire la propria visione del mondo e della Chiesa. Questo porta a interminabili conflitti all’interno delle comunità multiculturali, perché sempre si vuole un modello di Chiesa e un orientamento specifico a livello pastorale; soprattutto quando il confratello non ha avuto l’opportunità di vivere l’esperienza interculturale negli anni della formazione iniziale e la vive solo dopo i voti perpetui.

Gli esempi sopra riportati sono solo alcune delle difficoltà nei rapporti all’interno delle comunità multiculturali.

Ora mi permetto di suggerire alcuni elementi generali e pratici che aiutano le comunità multiculturali religiose a vivere profondamente i loro rapporti interpersonali.

  • I rapporti all’interno delle comunità multiculturali si devono promuovere costantemente. Relazionarsi con un membro della propria comunità che è diverso culturalmente è qualcosa che si impara. Le attività interne di questa comunità multiculturale dovrebbero mirare a coltivare esplicitamente le relazioni interculturali tra i suoi membri. Poiché vivere insieme sotto lo stesso tetto non garantisce che i rapporti tra i membri si sviluppino naturalmente.
  • Creare/formare leadership teams, affinché loro stessi promuovano la vita interculturale nelle comunità multiculturali. Questi team devono mettere in pratica piani e strategie per affrontare la questione delle relazioni nelle comunità multiculturali. Un punto importante da considerare nella pianificazione è la stessa composizione di una comunità locale multiculturale che dovrebbe generare un certo equilibrio nel numero di culture presenti all’interno della comunità. Una cultura dominante può portare a conflitti e non consentire la crescita delle relazioni interculturali.
  • I programmi di formazione iniziale devono promuovere le com-petenze necessarie per l’esperienza interculturale nelle comunità multiculturali.

A mo’ di conclusione

Vorrei fare riferimento al ruolo profetico delle comunità multiculturali nel villaggio globale in cui viviamo. Faccio riferimento a tre elementi che l’ex Superiore generale della Congregazione, padre Pernia, a suo tempo ha precisato[9].

  • Essere casa per persone di culture diverse: le comunità multiculturali sono una luce nella situazione attuale connotata dall’immigrazione, dal rifiuto dei migranti da parte di grandi gruppi culturali, a causa della xenofobia e altri elementi negativi, legati al rifiuto di altre culture. L’accettazione della diversità culturale nei rapporti delle comunità multiculturali, l’arricchimento reciproco e l’accettazione reciproca sono una vera testimonianza della possibilità di vivere relazioni interculturali nelle comunità multiculturali dove ognuno ha un posto e una voce, per arricchire e continuare il progetto comune di annuncio del Regno.
  • Essere strumenti di dialogo interculturale: una delle tante realtà nelle relazioni interpersonali e tra le culture è l’intolleranza. Le comunità religiose multiculturali possono, e devono, essere una testimonianza del dialogo interculturale. Non si tratta solo di tolleranza, ma di un dialogo reciproco tra i membri della comunità multiculturale in cui si impara a valorizzare e ad ascoltare gli altri membri della comunità. A questo dialogo sincero e connotato dal desiderio di imparare gli uni dagli altri, tutti i membri danno il loro contributo a partire dalle proprie esperienze culturali, creando nuovi modi di relazionarsi.
  • Segni della universalità del Regno di Dio: le comunità multiculturali e le relazioni interculturali che queste promuovono sono un segno credibile della apertura del regno di Dio a persone di tutte le culture e nazioni. Esse sono un segno visibile di un nuovo cielo e una terra nuova in cui è possibile la convivenza e la fraternità. «Il contributo particolare che dobbiamo dare come testimoni del regno di Dio è quello di evidenziare la sua accettazione universale e la sua apertura alla diversità. In realtà, la nostra identità di Missionari del Verbo Divino deriva da questa chiamata a testimoniare l’amore di Dio proprio in situazioni in cui il loro abbraccio universale non viene riconosciuto e dove la sua apertura alla ricca diversità dei popoli non è presa in considerazione».

Le comunità religiose multiculturali hanno un importante contributo da dare alla società e alla Chiesa di oggi. I rapporti all’interno di queste comunità sono espressione tangibile della capacità di vivere l’unità nella diversità. La sfida è quella di rendere l’incontro interculturale nelle comunità religiose multiculturali un vero segno della presenza del Dio uno e trino nel mondo di oggi[10].

Vi invito a lasciarvi affascinare dallo Spirito che ci esorta ogni giorno a valorizzare la diversità come un dono gratuito, dove tutto è possibile, dove tutti sono importanti, in cui ogni differenza è un segno di comunione e diversità. Dove la multiculturalità ci parla della presenza di Dio comunione, di un Dio che scommette sulla diversità come segno di fecondità e fertilità, in modo che nel suo Regno, ognuno ha un posto.

Siamo comunità profetiche e testimoni partendo dall’esperienza di comunità che si riconoscono diverse per la ricchezza culturale che possiedono. Diverse, perché ognuno ha una voce e un volto diversi; diverse perché esse assumono la sfida di valorizzare ogni membro della comunità come unico, ma anche come diverso e che rende possibile che l’unità sia vera.

[1] Cf M.R. Mejía, Educación y Cambio de Época disponibili nel situ http://laeducacionenmovimiento.com/marco-raul-mejia-educacion-y-cambio-de-epoca/, consultato nel dicembre 2016.

[2] Cf A. Pernia, «A Multicultural SVD in a Multicultural World», Verbum 43 (2/2012) 143-159.

[3] Cf i diversi articoli sul tema della interculturalità che furono pubblicati in Sedos Bulletin 2016 volume 48, nn. 5-6, maggio-giugno.

[4] Cf R. Kisala, «Formation for Intercultural Life and Mission», Verbum 50 (3/2009) 331-345.

[5] Cf A. Pernia, Las Comunidades religiosas internacionales en un mundo pluricultural disponibile nel situ http://www.consolata.org/new/index.php/mission/missioneoggiarchi/6375las-comunidades-religiosas-internacionales-en-un-mundo-pluricultural, consultato nel dicembre 2016.

[6] R. Kisala, «Formation for Intercultural Life and Mission», 331.

[7] Cf T.K. Kurian, «Formation for Interculturality», Verbum 43 (2/2012) 161-176.

[8] In Dialogo col Verbo, n. 11 – settembre 2012, Documenti del 17° Capitolo Generale SVD 2012. Pubblicazioni SVD Generalato-Roma 2012.

[9] A. Pernia, Las Comunidades religiosas internacionales en un mundo pluricultural disponibile nel situ http://www.consolata.org/new/index.php/mission/missioneoggiarchi/6375las-comunidades-religiosas-internacionales-en-un-mundo-pluricultural, consultato nel dicembre 2016.

[10] Cf C. del Valle, «La interculturalidad como llamada y horizonte de misión para la vida religiosa», Verbum 54 (3/2013) 283-300.