Lizzie Velasquez ha risposto brillantemente ai meme che la prendono in giro



L’hanno definita la ‘donna più brutta del mondo’, e qualche giorno fa un meme ha rincarato la dose. Ma lei è riuscita ancora una volta a gestire in modo maturo gli insulti sul suo aspetto fisico

Lizzie aveva 17 anni quando, per la prima volta, vide il suo volto in un video su internet che la definiva “la donna più brutta del mondo“.

Un’esperienza che l’ha fatta cadere in depressione, portandola poi a rialzarsi e a combattere attivamente il cyber-bullismo che ha colpito lei e che colpisce tantissime persone in tutto il mondo. Lizzie Velasquez è affetta dalla sindrome neonatale progeroide, una rara malattia genetica che le impedisce di prendere peso e la fa apparire fortemente invecchiata.

In una conferenza per donne, Lizzie ha raccontato il suo percorso verso l’accettazione di sé. Il passaggio fondamentale, ha raccontato la donna, fu quello di smettere di pensare che fosse la malattia a definirla in quanto persona. “Cosa definisce voi stessi? Le vostre origini, la vostra storia, i vostri amici? Cosa definisce chi siete come persone?”, ha chiesto Lizzie al pubblico del TEDxAustinWomen di due anni fa.

Ma il suo attivismo (così come la sua dignità di persona) si è scontrato, ancora una volta, con dei ‘leoni da tastiera’. Pochi giorni fa è stata infatti diffusa un’immagine col suo volto e delle scritte offensive. Il meme, ovviamente, faceva dell’inopportuno sarcasmo sul suo aspetto fisico.

Ultimamente ho visto un sacco di meme come questi, su Facebook”, ha commentato Lizzie sul suo profilo Instagram. “È una sensazione che non augurerei neanche al mio peggior nemico. A prescindere dall’aspetto fisico e dalla taglia, siamo tutti esseri umani. Vi chiedo di tenerlo a mente, la prossima volta che vedete un’immagine virale che se la prende con qualche sconosciuto”.

Sul momento”, prosegue la donna, “potreste trovarla esilarante, ma la persona ritratta potrebbe provare il sentimento esattamente oppostoUsate i vostri schermi per diffondere amore, e non parole che feriscono”.