Le opzioni morali di papa Francesco

Carlo Molari

Nell’ultimo numero ho iniziato una riflessione sullo stile di papa Francesco presentando due libri di natura diversa ma centrati ambedue sul pensiero teologico del Papa. Non è possibile in due brevi articoli affrontare i molti aspetti della teologia di Papa Francesco. Come passo più ovvio credo opportuno illustrare alcune riflessioni sulla teologia morale. Diversi articoli del volume Misericordiae vultus. Il Giubileo di Papa Francesco (Enciclopedia Treccani 2016), già sommariamente presentato, riguardano questo ambito.

Nel primo saggio di carattere storico sul Giubileo Alberto Melloni coglie l’occasione per focalizzare due temi centrali nelle scelte di Francesco: «il fascio di questioni esistenziali e teologiche connesse alla povertà in tutte le sue dimensioni» (o.c., p. 11) e il problema della pace. Giulia Grossi analizza lo sviluppo della Misericordia nella predicazione di papa Francesco e nelle sue scelte recenti. Elogia la menzione del Papa ai suoi predecessori sullo stesso tema e in particolare a Giovanni XXIII, «come atto di riforma» e a Giovanni Paolo II, come atto di devozione. Ma conclude che «in papa Francesco c’è qualcosa di nuovo: il passaggio da una misericordia proclamata (‘delle belle parole’) a una misericordia reale, che viene messa in pratica nella Chiesa e che conferisce ad essa, ed anche al papato, una specifica struttura. Rivoluzionario è anche l’annuncio di un Anno Santo straordinario per la prima volta ‘a tema’» (o.c., p. 73). Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, analizza la povertà sulla scia del Concilio (LG 8,3) «inspiegabilmente» non citata da papa Francesco che si richiama invece a Rafael Tello, a Paolo VI e al documento finale di Aparecida (a cui il Card. Bergoglio ha direttamente collaborato con l’aiuto del teologo argentino Lucio Gera). Interessante la nota che «dopo il Concilio nessun papa ha mai citato questo capoverso della costituzione dogmatica de Ecclesia che chiede alla comunità cristiana di riconoscere, seguire e servire da povera Cristo nei poveri. Eppure l’attuale Vescovo di Roma ne ha assimilato il contenuto più profondo, ha fatto sua tutta la carica teologica ed ecclesiologica che esso contiene, lo ‘spirito’ che lo anima; ha disseppellito con efficacia di segni e di parole tale prospettiva conciliare ridandole dignità teologica e chiedendo di immetterla nella pastorale ordinaria delle comunità cristiane. Non ostenta vuote citazioni, dimostra una convinta e creativa ricezione dello ‘spirito’ del Concilio, che richiede oramai una pronta attuazione» (o.c., p. 91). Il teologo Giuseppe Ruggieri esamina l’esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium, documento programmatico di tutto il pontificato. Egli sostiene che con Francesco il Vangelo di Gesù, cioè l’annuncio del Regno di Dio che si avvicina, prevale sul Vangelo relativo a Gesù. Egli è convinto infatti che a differenza del pontificato di papa Roncalli «i Pontificati di Paolo VI, di Wojtyla e di Ratzinger (quello di Luciani fu troppo breve per permettere un qualsiasi giudizio) siano stati dominati dalla preoccupazione per il Vangelo su Gesù, anziché di Gesù». Sottolinea il fatto che «con papa Bergoglio ritorna invece prepotentemente il primato della misericordia e del Vangelo dell’amore di Dio, vicino soprattutto al povero, al sofferente, al peccatore» (o.c., p. 119). Ruggieri individua due fuochi attorno ai quali si dispongono gli insegnamenti di Francesco: il Vangelo dei poveri e la prospettiva storico salvifica «del magistero prevalentemente pastorale sotto il segno della misericordia» (o.c., p. 137). Quanto allo stile (o al metodo) richiama la Gioia del Vangelo nella «convinzione dell’autoevidenza di una fede vissuta e del suo spontaneo esprimersi nella testimonianza» (p. 119).
Le 54 pagine con cui Massimo Toschi sviluppa la dottrina di Francesco della pace e della guerra iniziano rievocando le ragioni della scelta del nome. «E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco di Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace!» (discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede 22 marzo 2013 citato a p. 155). «Non si tratta più di giustificare una guerra, di stabilire le condizioni per cui essa sia legittima, ma di cogliere un nuovo orizzonte religioso e spirituale, che cambia lo sguardo dei credenti nella storia, che chiede ai credenti di guardare la storia con gli occhi di Dio, che chiede di perdonare settanta volte sette. Il giubileo della misericordia diventa il giubileo del perdono. Il cammino spirituale dei credenti diventa il vivere nella storia il Vangelo e nient’altro» (o.c., p. 209).

Tentativo sistematico

Giannino Piana, nel citato volume di tre teologi italiani Papa Francesco: quale teologia (Cittadella Editrice, novembre 2016), richiama la nozione di stile ecclesiale nella ricerca del fondamento delle scelte etiche di papa Francesco. In tale modo egli delinea un riuscito tentativo sistematico di presentare le scelte morali di papa Francesco. Scrive: «L’educazione morale… è infatti anzitutto costituita dall’assimilazione di alcune virtù, che si trasformano in veri e propri habitus esistenziali capaci di imprimere un chiaro indirizzo ai comportamenti; ma, più radicalmente, di favorire l’acquisizione di stili di vita conformi alla logica evangelica e orientati alla promozione umana» (o.c., p. 128). Le riflessioni del moralista si sviluppano in due ambiti: il primo è la ricerca del fondamento (la radicalità evangelica nel segno della misericordia) e il secondo è lo sviluppo di alcuni aspetti concreti della vita umana (società, economia, politica, ambiente; famiglia, sessualità, bioetica). Piana individua il fondamento dello stile di Francesco nella «mediazione tra l’annuncio della radicalità evangelica alla quale il credente non può sottrarsi, e l’esercizio della misericordia verso se stessi e verso gli altri come frutto della percezione della propria (e altrui) condizione di precarietà e di peccato» (o.c., p. 129). Richiama perciò anche il personale stile di vita del Papa come componente del suo messaggio: «il centro attorno cui ruota l’annuncio di papa Francesco (che è reso trasparente anche dal suo stile di vita) è il ritorno alla radicalità evangelica, all’evangelo sine glossa di Francesco di Assisi e in particolare alla testimonianza della povertà» (o.c. p. 129). Ma più significativo è il fatto che papa Francesco assegni alla dimensione etica della persona una particolare attenzione «in quanto respinge una interpretazione del messaggio evangelico che lo identifica con un sistema astratto di verità cui aderire e lo considera, invece, come una realtà viva, che coinvolge l’uomo nella sua integralità trasformandolo dal di dentro e conferendo un preciso orientamento alla sua condotta quotidiana» (o.c., p. 128). In nota egli richiama l’importanza delle omelie quotidiane di Santa Marta, «dove le letture liturgiche del giorno, e in particolare le pagine evangeliche, vengono messe immediatamente in relazione con aspetti fondamentali dell’esperienza umana, ricavandone insegnamenti preziosi per la vita personale e sociale» (o.c., p. 128 n. 2). Nella nota successiva riporta un dettagliato elenco di virtù richiamate frequentemente dal papa: «tali virtù, che costellano l’esperienza morale, messe ovviamente in relazione con alcune situazioni esistenziali, acquistano una particolare risonanza interiore e spingono a modulare, in termini nuovi, le stesse relazioni interpersonali e sociali» (o.c. n. 3 pp. 128 s.). La conclusione è che «la teologia morale di papa Francesco si colloca… nel solco della più genuina tradizione cristiana: la spinta alla radicalità evangelica si accompagna infatti a una grande comprensione per la debolezza umana» (o.c., p. 189).

Il dato principale da rilevare è il carattere positivo e gioioso della proposta cristiana. Essa «invita a crescere nella fedeltà allo stile di vita del Vangelo» e quindi deve «indicare sempre il bene desiderabile, la proposta di vita, di maturità, di realizzazione, di fecondità, alla cui luce si può comprendere la nostra denuncia dei mali che possono oscurarla» (Evangelii Gaudium n. 168 citato p. 140 n. 16). I cristiani perciò si presentano nella piazza del mondo come annunciatori della gioia del Vangelo di Gesù. In quanto suoi discepoli infatti «più che come esperti in diagnosi apocalittiche o giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo» (Evangelii Gaudium 168 cit. p. 140 n. 16). A parte, come conclusione (pp. 188-191) e vertice di tutte le riflessioni, Piana considera l’impegno posto da papa Francesco alla costruzione di un’autentica pace. Per la società umana l’urgenza della pace implica la realizzazione della giustizia. Non ci si può illudere: senza giustizia la pace è sopruso e dominio degli uni sugli altri. Anche in questo ambito però più dei proclami e delle dottrine valgono i gesti, gli incontri provocati, i dialoghi perseguiti dal Papa con tenacia.

(Rocca 5/2017)

 L’etica familiare di papa Francesco

Credo che non sia possibile tracciare un sommario della morale di papa Francesco senza un accenno all’etica sessuale e alla famiglia. Giannino Piana nel capitolo «Il magistero morale di papa Francesco» (Aa.Vv. Papa Francesco: quale teologia?, pp. 127-191) dedica un denso paragrafo a questo ambito: Famiglia, sessualità e bioetica (pp.169-188). Anche il volume dell’Istituto della Enciclopedia italiana (Misericordae vultus. Il giubileo di papa Francesco) riporta uno studio di Elena Curti Il Sinodo e Francesco. La famiglia (pp. 231-254) composto però prima del secondo Sinodo e quindi prima dell’Esortazione apostolica postsinodale Amoris Letitia sull’amore nella famiglia firmata il 19 marzo e pubblicata il venerdì 8 aprile 2016.

La preoccupazione per la famiglia

L’attenzione del Papa per la famiglia è fuori dubbio. L’indizione e lo svolgimento di due Sinodi nel 2014 (straordinario) e nel 2015 (ordinario), come le molte catechesi del mercoledì dedicate a questi temi lo dimostrano senza ombra di dubbio. Occorre però ricordare, come nota il moralista Giannino Piana, che «le questioni relative all’area dell’etica personale… [dal Papa] vengono collocate al giusto posto con l’abbandono della loro sopravalutazione, motivata talora da atteggiamenti ossessivi» (o.c., p. 169). Il Papa stesso chiarisce il problema con parole semplici: «se un parroco durante un anno liturgico parla dieci volte sulla temperanza e solo due o tre volte sulla carità e sulla giustizia, si produce una sproporzione, per cui quelle che vengono oscurate sono precisamente quelle virtù che dovrebbero essere più presenti nella predicazione e nella catechesi» (Esortazione apostolica Evangeli Gaudium n. 38). L’impianto stesso dell’esortazione postsinodale Amoris Laetitia rivela il riferimento del Papa alle radici bibliche (Primo e terzo capitolo) e in particolare alla funzione essenziale dell’amore nello sviluppo della vita matrimoniale (capp. 4 e 5). Concreto e dettagliato è il capitolo secondo che studia la situazione attuale e le sfide cui le famiglie sono soggette (nn. 31-57). Il Papa stesso precisa: «Poiché i Padri sinodali hanno apportato uno sguardo sulla realtà delle famiglie in tutto il mondo, ritengo opportuno raccogliere alcuni dei loro contributi pastorali, aggiungendo altre preoccupazioni che provengono dal mio proprio sguardo» (n. 31). Da parte sua il Papa sottolinea la necessità di «essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica» (AL.
n. 36). A questo proposito egli cita 6 limiti concreti nella predicazione e nella pastorale corrente. Il primo è l’insistenza con cui si è accentuato il «dovere della procreazione» lasciando in ombra «il fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e l’ideale di aiuto reciproco ». Questo aspetto incide notevolmente anche nelle varie soluzioni del problema dei sacramenti per i divorziati risposati per i quali da molti si richiama la condizione di astenersi dagli atti coniugali come se l’esercizio stesso della sessualità non abbia un valore vitale per l’armonia della coppia. Il secondo limite è il mancato «buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni più concrete» (AL. n. 36). A questo proposito è opportuno ricordare che come in ogni sacramento il soggetto storico operante è sempre la comunità ecclesiale e che ogni ministro deve avere «l’intenzione di fare ciò che fa la chiesa». Il che implica l’impegno di testimoniare amore e sollecitudine per i giovani che si avventurano nell’avventura matrimoniale, che la comunità deve assumere e rinnovare.
Un terzo limite della pastorale matrimoniale è indicato nella «idealizzazione eccessiva » cioè nella presentazione di un «ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono» (AL. n. 36).
Un quarto limite è denunciato nella eccessiva insistenza sulle questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza richiamo alla necessaria apertura alla grazia (ib. n. 37). Un quinto limite sta nella «difficoltà a presentare il matrimonio più come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita» (ib. n. 37). Infine il clericalismo, male molto esteso anche in Italia: «stentiamo… a dare spazio alla coscienza dei fedeli». Mentre dovremmo essere consapevoli che «siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (ib. n. 37). L’attenzione del Papa non è rivolta solo agli aspetti negativi della pastorale ma offre indicazioni preziose per una catechesi biblica sostanziosa. Giannino Piana, ad esempio, rileva «il suggestivo commento che il papa fa del capitolo tredicesimo della prima lettera ai Corinti, dove le virtù in cui si incarna concretamente la carità vengono direttamente riferite ai comportamenti di coppia e familiari» (o.c., p. 171 cita i nn. 90-119 di AL.).

Difficoltà e polemiche

Molti sono rimasti sorpresi delle reazioni negative alla soluzione offerta da papa Francesco nella Esortazione Amoris Laetitia per le varie situazioni irregolari. Lungo la storia della Chiesa sono numerosi gli episodi di accese discussioni in ambito morale protratte per decenni e spesso esauritesi senza soluzione. Con la differenza che in altri secoli il Magistero era l’ultima risorsa. Le discussioni si svolgevano nelle Università o nelle scuole dei diversi ordini o congregazioni religiose. Mentre ora le proposte innovative sono venute dal Magistero (Sinodo dei Vescovi e Documenti del Papa).
In ogni caso vale sempre il principio che quando esistono diverse opinioni morali la soluzione è affidata alla coscienza delle singole persone che dopo informazione e discernimento sono chiamate a decidere. Esse, d’altra parte, possono scegliere anche l’ipotesi meno autorevole. Del resto già da tempo nella Chiesa, in diverse parti del mondo, dove non esisteva lo scandalo, in particolari circostanze, come per la prima comunione dei figli, o nel caso di funerali di persone care, era già praticata l’ammissione ai sacramenti anche dei divorziati risposati. Anche chi critica la possibilità suggerita dal Papa deve riconoscere che non è lo stato di divorziato risposato a impedire la vita sacramentale tanto è vero che tutti ammettono la legittimità della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II n. 84 secondo la quale è lecita la vita sacramentale per chi vive la nuova unione «come fratello e sorella» cioè astenendosi dai rapporti coniugali. Benché questa soluzione di compromesso non tenga conto del valore unitivo della funzione sessuale. Giannino Piana insiste su «tre linee orientative esposte dal papa per la consistente importanza etico-pastorale che rivestono» (o.c., p. 176). Le riassumo. La prima è il riconoscimento che il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi per cui le applicazioni di una legge possono essere diverse (AL. n. 300). La seconda linea orientativa riguarda i condizionamenti e le circostanze attenuanti per cui non tutti quelli che vivono una nuova condizione matrimoniale potrebbero non essere in stato di peccato mortale. La terza linea orientativa riguarda il giudizio di coscienza di ciascuna persona che può riconoscere con sincerità che la sua «per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo» (AL. n. 303 citata a p. 179).
Recentemente (14 febbraio 2017) il Cardinale Francesco Coccopalmerio nel volume Il capitolo ottavo della esortazione apostolica post sinodale Amoris Letitia (Editrice Vaticana, 2017) ha esaminato dettagliatamente il problema specifico e ha concluso che la dottrina è stata rispettata perché la Chiesa ammette «alla Penitenza e all’Eucarestia i fedeli che si trovano in unione non legittima, i quali però verifichino due condizioni essenziali: desiderano cambiare situazione, però non possono attuare il loro desiderio» (o.c., p. 27). «È esattamente tale proposito l’elemento teologico che permette l’assoluzione e l’accesso all’ Eucarestia » (o.c., p. 29). Tenuta presente in particolare la funzione medicinale dell’Eucaristia «rimedio e alimento per i deboli» (AL. n. 351).
(Rocca 6/2017)