In Puglia le prime famiglie di profughi siriani accolte nell’ambito del piano della Cei Invece dei muri

 

Sono arrivati ieri a Bari i primi due nuclei familiari, provenienti dai campi profughi della Giordania, facenti parte dell’operazione di reinsediamento voluta e finanziata dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) con i fondi dell’Otto X mille, e a cui prende parte Caritas italiana, nell’ambito del programma di re s e t t l e m e n t gestito dal ministero dell’interno. In virtù di un accordo firmato nelle settimane scorse, arriveranno complessivamente in Italia quarantuno persone, tra le quali molte con gravi problemi di salute. Si tratta di sette famiglie di cittadini siriani, il cui trasferimento è stato reso possibile dall’ambasciata italiana in Giordania e dalla nunziatura apostolica, che hanno lavorato in stretta sinergia con la Caritas, l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’O rganizzazione internazionale per le migrazioni. Grazie a tale canale umanitario verrà garantito ai profughi un accesso sicuro e protetto. La destinazione è San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia; qui i malati troveranno il supporto specialistico della Fondazione centri di riabilitazione di Padre Pio e dell’ospedale Casa del sollievo della sofferenza. L’accoglienza è garantita, oltre che dai frati cappuccini, dalla Caritas diocesana di Manfredonia nell’ambito del progetto «Protetto. Rifugiato a casa mia»; i siriani saranno accompagnati nel percorso di integrazione da famiglie della comunità cristiana.

La situazione dei profughi siriani in Giordania rimane drammatica. A centinaia di migliaia sono bloccati nei campi allestiti dal governo o in altre sistemazioni precarie in attesa di trovare una soluzione al proprio futuro. La stessa condizione è vissuta anche da migliaia di yemeniti e di iracheni, fra cui molti cristiani. Anche per questo motivo nel paese è stato avviato il più ampio programma di reinsediamento a livello globale degli ultimi due anni che ha permesso a oltre cinquantaseimila persone di raggiungere nazioni come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e l’Italia. In coincidenza con l’arrivo in Puglia dei primi due nuclei familiari (provenienti da Zaatari) si è svolto a Roma un incontro tra il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, il direttore nazionale della Caritas italiana, don Francesco Antonio Soddu, e una delegazione della Chiesa evangelica della regione tedesca della Vestfalia. Di quest’ultima, accompagnata da Paolo Naso, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, facevano parte tra gli altri il vescovo Annette Kurschus e il pastore Ulrich Moeller. Scopo del tavolo condividere le esperienze di accoglienza, con particolare attenzione ai corridoi umanitari, e ribadire la necessità del dialogo ecumenico per sostenere questo tipo di emergenze. Monsignor Galantino ha sottolineato il valore di affrontare insieme «un dramma in cui, dando concretezza all’invito di Gesù ad ac

cogliere, ci impegniamo nella creazione di corridoi umanitari che ci consentono di dare una possibilità a questi nostri fratelli. Una risposta comune in un mondo che sembra invece privilegiare i muri». In Italia — ha aggiunto — «viviamo una condizione tale che ci costringe a lavorare soprattutto sull’e m e rg e n za e in emergenza. A chi arriva, noi, come uomini e come donne prima ancora che come credenti, dobbiamo dare anzitutto aiuto e accoglienza. Questo nonostante un certo malumore che si respira in alcune frange della politica e della società che non vorrebbero assolutamente sentir parlare di immigrazione e speculano su questo dramma sottolineandone solo gli aspetti problematici». Per il segretario generale della Cei, vanno contrastati gli stereotipi, come «il fatto che alcuni immigrati siano coinvolti in episodi di criminalità. Episodi che risultano del tutto minoritari. Oppure, l’associare i migranti ai terroristi, quando sappiamo bene che i terroristi non arrivano sui barconi». In Germania, ha aggiunto dal canto suo Annette Kurschus, «viviamo la medesima emergenza e sentiamo la necessità di condividere la nostra esperienza con la Chiesa italiana. Siamo venuti qui per imparare da voi e collaborare». Don Soddu, invece, parlando dei primi arrivi in Italia, ha espresso la gioia di «iniziare questo percorso insieme ai nostri fratelli siriani che tanto stanno soffrendo nel loro paese martoriato dalla guerra (Oss. Rom.)