Passando per il mondo facendo il bene
Strumenti dell’amore di Dio

Fabio Ciardi

 

Giunto a Cesarea Marittima, Pietro si trovò davanti Cornelio, un centurione della coorte Italica desideroso di ascoltare l’inviato del Signore. L’apostolo Pietro, sorpreso che anche tra quanti non appartenevano al popolo d’Israele, vi fosse il desiderio di conoscere la via della salvezza, lo rese subito partecipe della grande storia di cui era stato testimone: «Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui» (At 10, 38). 

La storia di Gesù continua lungo i secoli. Anche noi, come Pietro, possiamo raccontare di uomini e donne che Dio ha consacrato in Spirito Santo e potenza, e che sono passati beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con loro. Non è questa la storia dei nostri fondatori e fondatrici? Come in Gesù, lo Spirito Santo si è reso presente in essi e li ha condotti per il mondo perché facessero del bene a tutti.

Esegesi vivente del Vangelo

Fondatori e fondatrici, lo abbiamo visto,sono persone guidate dallo Spirito. Ma verso dove li conduce?

Prima di tutto spalanca davanti a loro il Vangelo. Lo accolgono non soltanto come un libro da leggere e da meditare, ma da vivere. Vi scorgono la presenza viva di Gesù che dice parole di vita eterna. Se ne innamorano al punto che esso diventa nutrimento quotidiano e fonte di ispirazione. «Ascoltiamo la voce di Dio che ogni giorno si rivolge a noi…», raccomanda Benedetto di Norcia. Infatti, continua, «che cosa vi può essere di più dolce per noi, fratelli carissimi, di questa voce del Signore che ci chiama?»[1].

Stefano di Muret, fondatore dell’Ordine di Grandmont, ricorda che l’unica regola è il Vangelo: «Se qualcuno vi domanda di che professione o di che regola o di che ordine siete – scrive rivolgendosi ai suoi monaci –, rispondete che siete della regola prima e principale della religione cristiana, vale a dire del vangelo, sorgente e principio di tutte le regole»[2].

Lo stesso Chiara d’Assisi: «La forma di vita dell’Ordine delle Sorelle povere (…) è questa: Osservare il santo vangelo del Signore nostro Gesù Cristo»[3].

Potremmo continuare passando in rassegna ognuno di nostri fondatori: Luigi Orione scriveva che «Nostra prima Regole e vita sia di osservare, in umiltà grande e amoree dolcissimo e affocato di Dio, il Santo vangelo»[4]. E la piccola sorella Magdaleine: «Noi dobbiamo costruire una cosa nuova. Una cosa nuova che è antica, che è l’autentico cristianesimo dei primi discepoli di Gesù. È necessario che riprendiamo il vangelo parola per parola»[5].

In particolare essi sono resi attenti e sensibili chi a una, chi a un’altra parola del Vangelo. Queste particolari dimensioni evangeliche che sono chiamati a rivivere costituiranno l’anima del loro carisma.Lo Spirito Santo opera in conformità con la missione per la quale è stato mandato: guidare alla verità tutta intera (cf. Gv 16, 13). Soltanto lui può far comprendere dal di dentro la Parola di Dio. Così, sotto la sua guida, i fondatori riscoprono e rivivono il Vangelo con una tale intensità tale da diventare essi stessi Vangelo vivo.

Altri Cristo

Portandoli al Vangelo, lo Spirito Santo rivela loro, in maniera nuova, la persona di Gesù. Li introduce in una intimità tutta particolare con lui, al punto da trasformarli in un altro Gesù. Francesco d’Assisi è diventato tale al punto da ricevere le stigmate. Ignazio di Loyola desiderava «imitare e rassomigliare più effettivamente a Cristo nostro Signore»[6], fino a che alla Storta, alle porte di Roma, «sentì nell’anima una profonda mutazione» e si vide “messo con Cristo”[7].

È anche questo uno dei compiti dello Spirito, come afferma l’apostolo Paolo: nessuno può dire Cristo è Signore, ossia conoscere veramente Gesù e aderire a lui, se non sotto l’azione dello Spirito (cf. 1 Cor 12, 3). Lo ricordaVincenzo de Paoli, facendo intravedere la propria esperienza, quando afferma: lo Spirito Santo dà ad alcune persone «le medesime inclinazioni e disposizioni che Gesù Cristo aveva sulla terra e le fa operare nello stesso modo…»[8].

Lo Spirito rende i fondatori particolarmente sensibili ad un atteggiamento interiore di Cristo, ad un suo comportamento, ad un suo insegnamento, «o mentre contempla sul monte, o annunzia il Regno di Dio alle turbe, o risana i malati e i feriti e converte a miglior vita i peccatori, o benedice i fanciulli e fa del bene a tutti…» (LG 46). Il carisma del fondatore comporta rivivere un aspetto dell’insondabile mistero di Cristo.

Questa dimensione evangelica e cristologica dell’esperienza del fondatore, è poi trasmessa e condivisa da tutta la sua famiglia religiosa, dal suomovimento carismatico che, con la sua stessa presenza, diventa, a sua volta, “esegesi vivente” di quei deter­minati aspetti del Vangelo e del mistero di Cristo.

La Chiesa, per il susseguirsi di sempre nuovi carismi, può essere dunque compresa come un dispiegarsi di Cristo lungo i secoli, come un Vangelo vivo che si attualizza in sempre nuove forme, un “Vangelo incar­nato”, che si apre lungo i secoli, e, per i numerosi membri delle varie famiglie re­ligiose diffuso nello spa­zio, nel mondo intero.

Un’idea luminosa

Grazie a questa esperienza di Vangelo e di trasformazione in Cristo, nei fondatori si accende una luce, che con l’evidenza della verità, il fascino della bellezza, l’attrattiva della bontà, fa loro comprendere come rivivere Gesù: è l’ispirazione carismatica.

Se ripercorressimo la storia di ognuno di loro troveremmo un momento preciso nel quale scocca la scintilla ispiratrice. È come un sogno che li infiamma e li muove ad operare; un sogno che, accarezzato con passione, si traduce in progettoelaborato con convinzione, perseguito con tenacia. La scintilla si fa presto fuoco che avvampa con forza e incendiaaltre persone.

È un’idea così intensa e forte da resistere a tutte le immancabili difficoltà e prove che immancabilmente insorgono: «Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo» (Cant 8,7).

Il carisma è questa scintilla ispiratrice, questa luce intensa, questa fiamma cocente. I suoi effetti si fanno presto sentire.

Nel cuore della storia

Il Vangelo infatti non è un buon libro di pietà; ha la forza dirompente e creativa della Parola di Dio. Gesù è segno di contraddizione, capace di fare nuove tutte le cose (cf. Ap21, 5). Trasformando fondatori e fondatrici in Vangelo vivo, facendoli altri Cristo, lo Spirito Santo li coinvolge nel progetto di Dio rendendoli attivi collaboratori: anche loro sono chiamati, come Gesù,a creare cose nuove. Fatti Vangelo e altri Cristo possono vedere il mondo attorno alla luce del Vangelo e con gli occhi di Cristo: sanno leggere i segni dei tempi.

Lo Spirito che scruta e conosce i segreti di Dio (cf 1 Cor 2, 11), che scruta e conosce i segreti del cuore dell’uomo, dà occhi nuovi per vedere le urgenze della Chiesa e della società; porta a percepire in profondità i concreti bisogni, le necessità, le aspirazioni, gli aneliti e i gemiti più profondi delle persone del proprio tempo, suscitando il desiderio di offrire una risposta adeguata, impegnandosi in prima persona.

Avere un carisma significa avere la capacità di vedere cose che altri non vedono, o comunque di vederle in maniera diversa. Fondatori e fondatrici sono capaci di cogliere valori laddove gli altri vedono solo disvalori, di riconoscere bellezze dove altri non sono in grado di scorgerle, di accogliere come gratificazioni quelli che per altri potrebbero costituire soltanto seccature: «Non chiamateli problemi – diceva Madre Teresa di Calcutta parlando dei poveri –, chiamateli doni».

Basterebbe leggere la vita di Camillo de Lellis, per averne la riprova, ed egli è soltanto uno degli innumerevoli esempi cui potremmo guardare. Poiché la parola evangelica alla quale lo Spirito l’aveva reso particolarmente sensibile diceva: “Ero ammalato e mi avete visitato”, essa gli conferiva una particolare sensibilità verso gli inferni. «La vista solamente degli infermi negli ospedali – racconta il suo primo biografo – bastava ad intenerirlo, liquefarlo e fargli scordare ogni altro gusto e sentimento terreno. (…) Considerava tanto vivamente la persona di Cristo in loro che spesso quando cibava loro, immaginandosi che quelli fossero i suoi Cristi, domandava loro le grazie e il perdono dei suoi peccati. (…) Quando l’infermo fosse stato dei più leprosi e contagiosi dell’ospedale, egli nondimeno gli accostava il suo volto alla testa come se fosse stata la sacra testa del Signore coronato di spine»[9].

La parola carisma, che evoca la gratuità del dono e la libertà con la quale lo Spirito lo elargisce, nel suo significato letterale può essere intesaanche come “ciò che dà gioia”. Proprio questo è il primo effetto che il carisma produce in chi ne è beneficiario: infonde gioia, una gioia che sgorga dal guardare la realtà con occhi nuovi, dal porsi al servizio di tutti.

I contemporanei dei fondatori e delle fondatrici, si rendono conto, al pari di loro, di determinati mali o povertà, ma queste realtà non brillano ai loro occhi fino al punto da diventare un appello. Nei fondatori invece quello sguardo si tramuta in “com-passione”: essi sentono quello che le persone attorno a loro, soprattutto i poveri, sentono, provano in sé le loro medesime “passioni”, nell’arte del “farsi uno”, come l’ha insegnata san Paolo (cf. 1 Cor 9, 29), che si faceva giudeo con i giudei, greco con i greci; l’arte di farsi poveri con i poveri, ignoranti con gli ignoranti, di andare verso l’altro completamente vuoti di se stessi. Nessuna forma di povertà, nessuna situazione critica può essere risolta senza essere amata. Solo chi prova in sé quella situazione, solo chi sente“com-passione”, riesce a redimere ciò con cui si fa solidale. La “com-passione” si fa così “com-mozione”, mette in moto ogni energia, sprigiona creatività e inventiva, porta ad agire.

L’idea ispiratrice ha dunque una valenza sociale, ecclesiale: lo Spirito guida il fondatore nel cuore della storia.

Le risposte adeguate

Occorrerebbe, a questo punto, ripercorrere la storia della Chiesa per renderci conto dell’impatto che vi hanno avuto i carismi, capaci di portare il Vangelo in tutte le piaghe della società.

Il mondo antico, ad esempio, vedeva nel lavoro manuale qualcosa che si addiceva solo allo schiavo, Benedetto vi vede qualcosa di più e di diverso e, fecondato dalla preghiera, lo pone al centro della vita delle sue comunità: ora et labora.

La città di Assisi nei poveri vedeva solo lo scarto della società, Francesco vi vede l’espressione di “madonna povertà” e di Cristo povero e crocifisso.

Ogni volta che la miseria o le epidemie o l’ignoranza attanagliano l’Europa, brillano le parole evangeliche: «Ero affamato, forestiero, ammalato, carcerato… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (cf. Mt 25, 34-40). Ed ecco la pronta risposta delle Congregazioni degli ultimi tre secoli: Luisa de Marillac, Francesco di Sales, Giovanna di Chantal, e poi Vincenza Gerosa e Bartolomea Capitanio, Giovanni Bosco, Maria Domenica Mazzarello, Leonardo Murialdo, Giuseppe Cottolengo, Francesca Saverio Cabrini, Paola Frassinetti, don Calabria, don Guanella, don Orione…

Questi santi e sante hanno ricevuto occhi per vedere nei poveri, nei derelitti, nei ragazzi di strada, negli immigrati, nei malati, nei deformati, qualcosa di grande e di bello per cui valeva la pena spendere la loro vita e quella delle centinaia di migliaia di uomini e donne che li avrebbero seguiti, attratti e ispirati da quei carismi. È così che, in tutti gli angoli della terra, si è dato vita a opere di misericordia corporali e spirituali, alla formazione dei giovani, all’umanizzazione della sanità, all’attenzione verso le nuove povertà.

Non c’è settore d’umanità o ambito sociale in cui le persone consacrate, grazie a quella prima idea carismatica, non si siano rese fattivamente presenti in una testimonianza dell’amore concreto di Dio per l’uomo, che sa prendersi cura di ogni povertà ed aprire nuove frontiere nel campo dell’istruzione, della catechesi, della pastorale, dei mass media…

E oggi la storia continua con Andrea Riccardi, Don Lorenzo Benzi, Ernesto Olivero… Persone diverse, ma tutte ugualmente capaci di non sottrarsi ai problemi del mondo;anzi, ne sono attratti, e trasformano il dolore in amore, la croce in resurrezione.

Altre idee carismatiche hanno illuminato ulteriori piaghe nascoste: la perdita di Dio, l’attenuarsi nella Chiesa della tensione escatologica, l’annacquarsi del Vangelo, l’ignoranza di Cristo.

Ecco allora l’esperienza luminosa del Monachesimo che, nelle sue diverse forme storiche, ripropone la scelta incondizionata e radicale di Dio: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza» (Mc 12, 30). Davanti all’eresia dilagante Domenico di Guzman percorre città e villaggi per annunciare la Parola di Dio e trasmettere la Verità contemplata. Davanti alla Riforma luterana che separa nazioni intere da Roma, Ignazio di Loyola si lega strettamente al Papa e ripete con Cristo: «Ecco, io vengo… per fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10, 7).

Quando “occhi nuovi” percepiscono l’ignoranza di Cristo, sorge il grande movimento missionario dell’Ottocento con de Mazenod, Claret, Libermann, Janssen, Comboni, Lavigerie… Oggi è la volta di Luigi Giussani, Chiara Lubich Kiko Arqüello…, pronti a interpretare le nuove attese e i nuovi appelli e a rispondervi in maniera adeguata.

Ciò che i fondatori vedono si tramuta nell’appello ad andare là dove i bisogni sono più urgenti per portarvi germi di vita e di risurrezione.

Dovremmo poi rilevare gli influssi dei carismi sul mondo culturale, sociale, economico, politico… Il monachesimo ha contribuito a forgiare la cultura medievale, esprimen­dosi in architettura, pittura, mu­sica, letteratura. Lo stesso per i Movimenti men­dicanti. France­sco d’Assisi ha un po­sto privilegiato nella nascita della lingua ita­liana e il suo Ordine ha lasciato un’impronta indelebile nell’architettura come nella pittura. Teresa d’Avila è da collocarsi tra i massimi esponenti della poesia spagnola, così come Francesco di Sales tra quelli della cultura del Grand siècle.

Dal punto di vista economico potremmo ricordare come il sistema curtense del Medioevo sia legato al modello dell’abbazia. I Mendicanti hanno dato vita ai monti di pietà. Gli ospedali pubblici, le scuole, gli istituti di assistenza sono, il più delle volte, creazioni se non “invenzioni” degli Or­dini religiosi.

L’influsso politico è ugualmente considerevole e spesso determi­nante. La Magna Charta d’Inghilterra è stata preceduta dall’istituzione del Capitolo Generale di Citeaux che, un secolo prima, aveva gettato le basi dello spi­rito de­mocratico.

La storia della vita consacrata mette bene in risalto la provvidenziale creatività dello Spirito e la perenne fecondità del Vangelo che provocano sempre nuove energie vitali per il Corpo mistico. Le varie famiglie carismatiche sono Vangelo inculturato, che si in­carna, si fa storia: hanno saputo creareinnovazione.

Il passaggio del testimone

Nei miei molti anni di insegnamento ho seguito innumerevoli lavori e tesi sui vostri fondatori e fondatrici. Ogni studente si premura di mostrare che il proprio è stato un anticipatore del Concilio Vaticano II, ha precorso i tempi, ha creato cose nuove, ha vissuto controcorrente rispetto alla società del suo tempo, ha osato iniziative che nessuno allora si sarebbe sognato di compiere. Ciò mi ha dato sempre gioia sia perché ho potuto costatare l’azione dello Spirito che è creativo per natura, sia perché ho visto giovani religiosi e religiose entusiasti dei propri fondatori. Ma ho anche sempre rivolto loro una domanda: e adesso, nel tuo Istituto vi è la stessa audacia e creatività, si precorrono i tempi come allora? E tu, continuo interpellando lo studente, hai la stessa visione profetica del tuo fondatore o della tua fondatrice?

Era una domanda che si ponevano già nel lontano 1978 gli estensori dell’Istruzione Mutuae relationes, quando scrivevano: «In questi nostri tempi in modo particolare si esige dai religiosi quella stessa genuinità carismatica, vivace e ingegnosa nelle sue inventive, che spiccatamente brillò nei Fondatori» (n. 23). Il documento, in risposta alle esigenze attuali, domandavala medesima «solerzia apostolica nell’escogitare nuove ingegnose e coraggiose esperienze ecclesiali», nella docilità allo Spirito «che è, per sua natura, creatore». Infatti la natura carismatica della vita religiosa «egregiamente si accorda» con «una feconda alacrità d’inventiva e d’intraprendenza» (n. 19).

Giovanni Paolo II nel 1990 rivolgeva un invito analogoai religiosi dell’America Latina: «Nello stesso modo in cui lo fecero ai loro tempi, i vostri Fondatori porrebbero anche ai nostri giorni al servizio di Cristo le loro migliori energie apostoliche, il loro profondo senso ecclesiale, la creatività delle loro iniziative pastorali, il loro amore ai poveri dal quale sono scaturite tante opere ecclesiali. La stessa generosità e abnegazione che spinsero i Fondatori devono muovere voi, loro figli spirituali, a mantenere vivi i carismi che, con la stessa forza dello Spirito che li ha suscitati, continuano ad arricchirsi e ad adattarsi, senza perdere il loro carattere genuino, per porsi al servizio della Chiesa e portare a pienezza l’instaurazione del suo Regno. (…) Perciò, voi religiosi, nella misura in cui sarete fedeli al vostro carisma, incontrerete la forza della creatività apostolica che vi guiderà nella predicazione e inculturazione del Vangelo»[10].

Più tardi, tornando sull’argomento, affermava: «I fondatori hanno saputo incarnare nel loro tempo, con coraggio e santità, il messaggio evangelico. Occorre che, fedeli al soffio dello Spirito, i loro figli spirituali proseguano nel tempo questa testimonianza, imitandone la creatività, con una matura fedeltà al carisma delle origini, in costante ascolto delle esigenze del momento presente»[11].

Come raccogliere il testimone

Ci è chiesta la stessa creatività, audacia, intraprendenza che ha caratterizzato i nostri fondatori. Tutto il contrario della pigra ripetitività del “si è sempre fatto così”, della tentazione di chiuderci nel nostro guscio per paura di affrontare la società che ci è attorno. La conformità al passato è sempre rassicurante, il nuovo sempre inquietante.

Eppure il Verbo di Dio ha avuto il coraggio di lasciare addirittura il paradiso per venire incontro al nostro mondo. Lo hanno imitato i nostri fondatori e fondatrici che si sono lanciati in imprese che li hanno portati a lasciare comodità e sicurezze, per aprire con coraggio vie nuove.

Per essere figli e figlie degni di tali padri e madri ci occorrono almeno tre cose. Per prima nientemeno che lo Spirito Santo. Se i fondatori e le fondatrici sono stati dei creativi non è stato perché erano dei geni, ma perché si sono lasciati ispirare dallo Spirito creatore. Dobbiamo credere che, con la vocazione, anche a noi è stato donato lo stesso Spirito: occorre lasciarlo libero di ispirarci, senza resistergli, pronti a lasciarci condurre dove lui sa.

Secondo. Fondatori e fondatrici hanno osato aprire vie nuove all’annuncio del Vangelo e al servizio della carità perché si sono posti in ascolto dei segni dei tempi edelle attese della Chiesa.Occorre oggi lo stesso sforzo per conoscere e comprendere dal di dentro le persone e la società in mezzo alle quale viviamo. Questo domanda di vivere accanto a tutti, inseriti tra la nostra gente, amata con passione. Questo domanda anche di camminare in sintonia con il Corpo di Cristo che è in perenne crescita (cf. MR 11), ascoltando quello che lo Spirito dice oggi alla Chiesa, attraverso i carismi che continua a distribuire, e attraverso la voce del papa.

Terzo. Occorre mettersi insieme per concertare le risposte da dare e le iniziative da intraprendere. Questo non soltanto all’interno dei singoli istituti di vita consacrata, ma in una comunione tra tutti gli istituti, perché le sfide oggi sono tali che un istituto non può presumere di rispondere da solo in maniera adeguata. Dobbiamo lasciare che lo Spirito Santo circoli tra di noi e ci indichi il cammino da percorrere. Possiamo sognare una nuova ecumene tra i e le giovani consacrate e consacrati.

Sì, è vero: «Non abbiamo soltanto una grande storia da raccontare, ma anche una grande storia da costruire»[12].

 

[1]Regola, Prologo, 9, 19.

[2]Regole monastiche d’occidente, Qiqajin, Magnano 1986, p. 216-217.

[3]Regola VI, 3.

[4]Lettere di Don Orione, E. Piccola Opera, Roma 1969, II, p. 278.

[5]Il padrone dell’impossibile, Piemme, Casale Monferrato 1994, p. 201.

[6]Esercizi spirituali, 147.

[7] Cf. Autobiografia, 86.

[8]Entretiens, 196.

[9] S. Cicatelli, Vita del P. Camillo de Lellis, S. Roncagliolo, Napoli 1627, 221-223.

[10]Los caminos del Evangelio. Lettera apostolica ai Religiosi e alle Religiose dell’America Latina, in occasione del V centenario dell’Evangelizzazione del Nuovo Mondo, 29 giugno 1990, nn. 26.28.

[11]Ai partecipanti al Congresso internazionale promosso dallUnione dei superiori generali, n. 8; L’Osservatore Romano, 27.11.1993, p. 4.

[12]Giovanni Paolo II, Vita consecrata, 110.