DOMENICA VII di Giuseppe Bellia

 

Legge dell’amore che spoglia

e copre del tuo prossimo

le debolezze e la povertà.

Non resistere al malvagio,

con lui fa’ due miglia per via

e oscurità diverranno luce.

Dall’amore casto e sofferto

fioriranno deserti di vita

al soffio dello Spirito santo.

Passerà mite il Pastore

asciugherà ogni lacrima

e lo sguardo sarà terso.

PRIMA LETTURA                                           19, 1-2.17-18

Dal libro del Levìtico

1 Il Signore parlò a Mosè e disse:

2 «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.

Questa parola è rivolta a tutta la comunità dei figli d’Israele. Nel suo insieme, cioè nel momento in cui visibilmente appare adunata, allora deve apparire che essa è comunione di santi.

L’essere santi deriva dal rapporto con Dio che è santo. Nel momento in cui il Signore si relaziona con noi come il nostro Dio, Egli appare santo.

Il suo essere santo irradia nei comandamenti da Lui dati. Per noi eseguirli è il modo come noi partecipiamo alla sua santità. La scansione dei comandamenti, che seguono a questa affermazione, portano la firma del Signore (3-16: Io il Signore).

La Legge del Signore è pertanto l’impronta della sua santità. Osservarla è custodire in noi l’impronta della sua santità. In Es 22,30 la motivazione per cui il Signore non vuole che si mangi una bestia sbranata in campagna è il fatto che voi sarete uomini santi per me.

Questo passo è citato in 1Pt 1,16 in un contesto simile. L’apostolo esorta i credenti in Cristo ad essere santi in tutta la vostra condotta perché siamo in rapporto con Dio che è santo.

17 Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.

Nel libro dei Proverbi sta scritto: con ogni cura vigila sul tuo cuore, perché da esso scaturisce la vita (4,23). La Legge proibisce l’odio nella sua origine perché non contamini la sorgente della vita. Bisogna tener pulito l’interno perché l’uomo buono trae fuori dal tesoro del suo cuore cose buone, mentre il malvagio dal cattivo tesoro del suo cuore estrae cose cattive (Mt 12,35).

Il rimprovero aperto e sincero scaturisce dall’amore, perché il rimprovero è correzione ed è aiuto offerto perché uno non cada a causa di un cammino sbagliato. In questo modo – privo di correzione – come esortazione, egli potrebbe morire e chi ha evitato la correzione si caricherebbe di un peccato per lui. Vi è differenza tra correzione e brontolio. La correzione pone di fronte alla Legge del Signore e quindi alla santità di Dio, che ne irradia. Il brontolio è lo sfogo passionale della propria ira in precedenza repressa.

18 Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

Continuando ad esaminare il cuore, il Signore rivela come esso può diventare il luogo dove si trama la vendetta e dove si serba rancore contro chi è propria carne (i figli del tuo popolo).

Evitare questo sentire della propria interiorità è possibile solo obbedendo a quanto il Signore dice: ma amerai il tuo prossimo come te stesso. L’apostolo constata che nessuno odia la propria carne, ma la cura e la nutre, come fa Cristo con la Chiesa (Ef 5,29). Allo stesso modo il Signore vuole che consideriamo carne nostra il nostro prossimo. Questa considerazione scaturisce dal fatto che vi è uno stretto legame gli uni con gli altri dovuto al fatto che tutti apparteniamo all’unica stirpe umana.

L’amare come se stessi il prossimo trova la sua via di attuazione nella «regola d’oro», quale è espressa dal Signore: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti (Mt 7,12). Amare se stessi è appunto la ricerca di quello che ci giova; questa è la misura dell’amore verso il prossimo.

SALMO RESPONSORIALE                                 Sal 102

R/.  Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tutti i suoi benefici.      R/.

Egli perdona tutte le tue colpe,

guarisce tutte le tue infermità,

salva dalla fossa la tua vita,

ti circonda di bontà e misericordia.                   R/.

Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.

Non ci tratta secondo i nostri peccati

e non ci ripaga secondo le nostre colpe.           R/.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,

così egli allontana da noi le nostre colpe.

Come è tenero un padre verso i figli,

così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.                  R/.

SECONDA LETTURA                                         3, 16-23

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, 16 non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?

Tempio. Così è definita la comunità cristiana, nella quale Dio abita dopo aver abbandonato il Tempio fatto da mano d’uomo. In Ef 2,20-21 riprende l’immagine e la descrive più minutamente. 1Pt 2,5; 4,17 parla nello stesso senso; in definitiva si può dire che il fondamento sono gli apostoli e i profeti; Cristo è la chiave di volta (Ef); è la pietra viva, la pietra angolare, la pietra rigettata dai costruttori, la pietra di inciampo e di scandalo (1Pt); i membri delle sommità sono le pietre vive (1Pt). Questo edificio cresce in forza dello Spirito. In 1Cor 6,19 parla del corpo come Tempio dello Spirito Santo; infatti il corpo è già preordinato alla risurrezione in virtù dello Spirito.

Lo Spirito Santo abita in noi come Colui nel quale noi adoriamo Dio in Spirito e verità (). Egli ci relaziona alla santità di Dio e ci adorna nell’intimo dei misteri della conoscenza di Dio misticamente significati negli oggetti presenti nell’antico tempio di Gerusalemme. Perciò i cristiani manifestano nella vita i misteri, di cui sono resi partecipi per la conoscenza che lo Spirito della verità (Gv 4,23) infonde in loro. Da loro stessi come dal santuario scaturisce la Parola del Signore in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, che porta a conoscere tutti, soprattutto Gesù, il Santo di Dio.

17 Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

Distruggere il tempio di Dio significa profanarne la santità, corrompendo la fede dei piccoli con lo scandalo e turbandone la conoscenza con dottrine estranee alla tradizione apostolica. I credenti sono i suoi poveri, come ha detto in precedenza, attraverso i quali Dio distrugge sapienti e forti di questo mondo. Chi s’insinua come lupo rapace in mezzo al gregge vestendo le sembianze dell’agnello e fa strage delle coscienze, sarà distrutto da Dio stesso, che è geloso del suo popolo.

18 Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente,

Nessuno si illuda, si lasci ingannare dalla sapienza terrena, definita dall’apostolo Giacomo oltre che terrena, psichica e demoniaca (Gc 3,15). Per cui se qualcuno si crede un sapiente in questo mondo cioè appare tale secondo il giudizio del mondo e sa discernere nelle cose terrene, si faccia stolto, temendo il giudizio di Dio che dice: Guai a coloro che sono assennati ai propri occhi e di fronte a sé sapienti (Is 5,21) e imitando colui che ha detto: Un giumento ero presso di te (Sal 73,22) (S. Basilio), per divenire sapiente «col rigettare ogni pensiero di intelligenza e non ammettendo come buono alcunché di proveniente dai propri pensieri» (S. Basilio Regole brevi, 274).

19 perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia».

Astuzia. Solo qui. Paolo cita Gb 5,12: è proprio dei sapienti usare la scaltrezza come afferma altrove: fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo gli inganni degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore (Ef 4,14). Questa scaltrezza ha come scopo di portare all’errore. Per questo egli respinge ogni accusa di scaltrezza da parte degli avversari (2Cor 12,16; 4,2) all’astuzia che è pregna di malizia si contrappone alla semplicità e purezza (2Cor 11,3).

Questo modo stolto di comportarsi nel rigettare ciò che è sapiente per il mondo proviene dal fatto che la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio come è stato rivelato dalla Croce di Cristo.

Infatti questo è comprovato dalla Scrittura in Gb 5,13: Egli prende, rendendoli impotenti, i sapienti per mezzo della loro astuzia con la quale pensavano di afferrare gli altri e di tenerli in loro potere. È quanto avvenne al faraone sommerso nel mare Rosso e ad Aman che morì sul patibolo che aveva preparato per Mardocheo (Est 7,10).

20 E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».

Progetti. Solo qui. Citazione dal Sal 94,11 dove si trova i pensieri dell’uomo e l’Apostolo cambia in pensieri (o progetti) dei sapienti. Sono in stretto rapporto con l’astuzia. Sono il frutto prodotto dall’uomo saggio che, usando la sua astuzia, ragiona basandosi su quanto percepisce in questo mondo e quindi rifiutando come pazzia la Croce di Cristo.

Conferma quanto ha detto con un altro passo (Sal 94,11): Egli sa che i disegni dei sapienti sono vani perché vanità delle vanità, il tutto è vanità (Qo 1,2): tutto quello che è in questo mondo è vanità e il pensiero che ragiona su di esso è vano.

21 Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: 22 Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro!

Quindi, in conclusione, nessuno ponga il suo vanto negli uomini neppure negli apostoli in quanto uomini così da dividere la Chiesa, infatti la sapienza che è in loro non proviene dal mondo ma da Dio e in essa non possono gloriarsi ed è loro data per l’utilità comune; infatti, aggiunge, tutto è vostro: coloro che ci annunciano l’Evangelo: Paolo, Apollo, Cefa; il mondo, che è stato creato per noi; la vita nella quale veniamo edificati come tempio di Dio; la morte perché vinta dalla risurrezione; il presente caratterizzato dalla tribolazione e dalla testimonianza a Cristo; il futuro cioè il secolo futuro che si manifesterà con la venuta di Cristo; tutto è vostro.

Presente, contrapposto a futuro anche in Rm 8,38. Altrove è detto: dal mondo perverso presente (= questo) (Gal 1,4), il presente è pertanto caratterizzato dal mondo perverso dal quale ci strappa Cristo.

23 Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Ma voi siete di Cristo perché riscattati dal suo sangue e a Lui dati dal Padre (cfr. Gv 17,6) e Cristo è di Dio come Figlio carissimo. Allo stesso modo che Cristo è uno con il Padre così noi siamo uno con Cristo (cfr. Gv 17,20s) e quindi siamo indivisibili. Ogni divisione è attribuibile alla sapienza umana.

CANTO AL VANGELO                                       1 Gv 2, 5

R/.  Alleluia, alleluia.

Chi osserva la parola di Gesù Cristo,

in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

R/.  Alleluia.

VANGELO                                                        Mt 5,38-48

 Dal vangelo secondo Matteo

Occhio per occhio dente per dente (5,38-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

5,38 «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”.

È «la legge del talione», cioè del tale e quale, fondamento della giustizia punitrice. Essa è espressa in più passi della Legge: Es 21,24; Lv 21,19-20; Dt 19,21. Questa legge si oppone alla violenza della vendetta, che punisce il male in modo aggravato, come ascoltiamo sulle labbra di Lamec: «Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette» «perché la vendetta non deve oltrepassare l’offesa» (Agostino) e per educare un popolo violento «affinché quelli che non avevano timore del giudizio che li attendeva, fossero distolti dal commettere delitti almeno dalla pena del castigo su questa terra» (Cromazio). La Legge ha qui un limite invalicabile perché essa non può fare grazia, è infatti proprio della Legge restituire, dell’Evangelo invece dare grazia. «Ivi è espiata la colpa, qui è tolto l’inizio dei peccati» (Girolamo).

39 Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra,

Il Signore vieta ogni reazione e azione voluta contro chi ci fa del male. Egli stesso infatti era come agnello condotto al macello e come pecora muta di fronte ai suoi tosatori (Is 53,7). Questo divieto deriva dal mistero della sua Passione, che si rende presente nei suoi discepoli e dalla signoria del Padre sulla loro vita. Egli li custodisce come pecore in mezzo ai lupi e se li consegna all’umiliazione e all’obbrobrio è per prepararli a offrire la loro vita come sacrificio a Lui gradito. L’espressione più alta dell’amore è infatti il sacrificio. Già il profeta aveva udito il Cristo dire: «Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi» (Is 50,6) e questo si è avverato nella sua Passione: Allora gli sputarono in faccia lo schiaffeggiarono (Mt 26,67). Questa è stata la sorte dei profeti: Sedecia, figlio di Chenana, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia (1Re 22,24) e questa è la sorte dei discepoli del Cristo (cfr. Mt 5,12). L’amore per la verità li porterà ad essere insultati, oltraggiati e schiaffeggiati. Anche il profeta, nel libro delle Lamentazioni contempla la sorte di umiliazione di chi porta il giogo fin dalla giovinezza e che porge la sua guancia a chi lo percuote (3,27-30). «Questo esercizio alla sopportazione conduce a sopportare anche il martirio» (Cromazio). L’amore per il Signore e per i fratelli porta a sopportare queste sofferenze da parte di chi ci oltraggia; «come chi serve dei bimbi o dei deliranti deve soffrire molto a causa della debolezza dell’età o della malattia. Così se si vuole la salute spirituale di chi è ammalato bisogna sopportare la loro debolezza con animo tranquillo» (Agostino). La pazienza e mitezza in queste prove è segno di amore e allenamento interiore per le sofferenze della suprema testimonianza.

40 e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

La tunica è l’abito che copre il corpo e il mantello serve a molteplici usi: riscalda, difende dalle intemperie, è coperta nella notte per cui non si può spogliare di esso il povero come appunto vieta la Legge: Es 22,25-26; Dt 24,12-13. Il Signore, sulla Croce, fu spogliato delle sue vesti e sulla sua tunica gettarono la sorte (Gv 19,23-24). Allo stesso modo il discepolo giunge a quella spoliazione che lo rende simile al Signore sulla Croce e «se giungerà la persecuzione potrà facilmente disprezzare tutto ciò che appartiene a questo mondo» (Cromazio).

41 E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.

Allo stesso modo i soldati costrinsero Simone di Cirene a prender su la Croce di Gesù.(27,32). Infatti i soldati e i funzionari potevano costringere chi passava a compiere un determinato servizio per loro. Il Signore dando come legge quella di fare un altro miglio ci insegna «quella carità irreprensibile che dà spontaneamente più di quello che viene richiesto» (Cromazio).

42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Questa è una regola generale che non solo riguarda il malvagio ma chiunque. È posta alla fine perché vuole sottolineare come l’amore sia inalterabile di fronte alle persecuzioni e alle sofferenze. Infatti è difficile fare del bene a chi ci ha fatto del male. Agire nei suoi confronti come se non ci avesse fatto nulla. Ma qui sta l’amore di Dio come insegna l’Apostolo: Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,8). E qui sta l’imitazione del discepolo che ama tutti e non fa preferenze personali infatti dà a chiunque chiede anche se non sempre può dare tutto quello che l’altro chiede. Ogni dono va sottoposto al discernimento. Quanto al prestito già nella legge era proibito l’interesse (Es 22,25; Lv 25,37; Dt 15,8; 23,20), qui l’Evangelo toglie le barriere: a tutti quanti chiedono bisogna prestare. Infatti i prestiti con interesse e discriminati impoveriscono ancora più sia i singoli che le nazioni e accumulano le ricchezze inique in mano di pochi.

Amerai il tuo prossimo (5,43-48)

43 Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.

La Legge ha nel comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo il suo vertice, come c’insegna altrove l’Evangelo. La Legge nell’atto stesso che definisce il prossimo gli contrappone chi è nemico. E come prossimo si contrappone a nemico così amare si contrappone ad odiare. Prossimo è colui che ama (46), il fratello (48); nemico è chi perseguita. Prossimo è il buono e il giusto per cui vale la domanda del Siracide: Che cosa vi può essere in comune tra il lupo e l’agnello? Lo stesso accade tra il peccatore e il pio (Sir 13,17). E anche Rashbam, un maestro d’Israele, commenta: «Tuo prossimo è chi è buono, non il malvagio come è scritto: Il timore del Signore è odiare il malvagio (Pr 8,13)». Nemico è chi odia il Signore come Amaleq per cui vi è guerra perenne con questo popolo (Es 17,15). Infatti è nemico chi è ingiusto e cattivo (45). La Legge discerne tra il prossimo e il nemico ed è perfezione odiare i nemici del Signore come è detto nel Sal 139,21. La Legge non può abolire questa divisione per cui chi ha zelo per il Signore odia chi non appartiene al prossimo che ama la Legge e teme Dio. È ovvio che la Legge non permette l’odio senza ragione. Stando così le cose, è necessario non solo un cambiamento nell’uomo ma una svolta decisiva nella storia della salvezza. Per questo il Signore dice:

44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,

La Parola del Signore Gesù è l’Evangelo. Questa Parola scaturisce da Colui che è la nostra pace, che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia (Ef 2,14). Distrutta l’inimicizia, che la Legge stessa sanciva per le separazioni che operava tra Israele e le Genti, non può essere più giustificato il discepolo di Cristo, che odia i nemici. Infatti la grazia dell’Evangelo diventa in lui l’energia riconciliatrice, che tutto ha abbattuto e che continuamente abbatte ogni muro di divisione che si vuole erigere anche a nome dell’Evangelo stesso. Infatti nell’Evangelo non si riproducono le categorie sancite dalla Legge. La Legge mostra i giusti e gli iniqui, i buoni e i cattivi, separa Israele dalle Genti, esclude i pubblicani in quanto esemplari dei peccatori. L’Evangelo, nella forza unificatrice del Cristo, mediante la forza dell’amore, trasforma i peccatori in giusti, i malvagi in buoni e di tutti i popoli ne fa l’Israele di Dio. Ora il discepolo entra in questo processo trasformante con la forza dell’amore verso i nemici e la preghiera per chi perseguita.

45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Noi siamo figli per la rigenerazione e poiché ci ha dato il potere di diventare suoi figli (cfr. Gv 1,12) ci è data la capacità di manifestare nella nostra vita quello che siamo a imitazione del Padre celeste. Come infatti il Padre non fa discriminazione nell’ordine della natura così neppure noi dobbiamo farla. Infatti il sole è suo «perché da nessuno prese qualcosa per farlo» (Agostino). Ora egli lo fa risplendere senza fare preferenze; come pure la pioggia, essa cade sul campo dei giusti come su quello degli ingiusti. Anche nell’ordine della storia l’amore del Padre si è rivelato in Cristo (cfr. Rm 5,6) come è testimoniato in Giovanni: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio (Gv 3,16). Questa ricchezza dell’amore paterno sovrabbonda nel cuore dei suoi figli da irrompere come energia di amore e abbattere le barriere. Infatti dice subito:

46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?

Anche nella categoria dei pubblici peccatori si manifesta l’amore per i loro simili e in questo non si rivela che sono figli del Padre celeste. Al contrario coloro, che il Padre ha reso suoi figli, devono manifestare questa loro figliolanza con il varcare la soglia della reciprocità per amare chi non li ama. La ricompensa è il divenire figli di Dio.

47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

Il saluto è dono di pace, la pace, che ci ha donato il Cristo. Questo saluto, poiché contiene in sé l’Evangelo, deve essere dato anche ai non fratelli e ai nemici per testimoniare la novità contenuta nella riconciliazione operata da Cristo. Per noi l’inimicizia è stata distrutta e quindi non ha più ragion d’essere. Se non si varca il confine entro il quale operano anche i Gentili, la nostra giustizia non è superiore a quella degli scribi e dei farisei (cfr. 5,20)

48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Il come sottolinea la partecipazione alla perfezione del Padre. Questa partecipazione è data in virtù del Cristo. Infatti «il futuro “sarete” indica sia un comando che una promessa del Messia ai suoi fedeli» (Bonnard). Il comando scaturisce dall’atto generativo di Dio; la promessa è il dinamismo racchiuso in quest’atto che si esprime nella rottura di ogni barriera per far traboccare su tutti quell’amore in virtù del quale siamo generati. In questo consiste la perfezione.

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Con cuore umile e supplica ardente, invochiamo il Padre che è nei cieli, perché conceda a ciascuno di noi di camminare nelle sue vie.

Preghiamo insieme:

Ascolta o Padre, la nostra preghiera.

  • Perché la Chiesa, vigna del Signore, estenda i suoi tralci fino ai confini della terra e mediante la forza dell’amore, che scaturisce dall’Evangelo, i peccatori siano trasformati in giusti, i malvagi in buoni e tutti i popoli divengano l’Israele di Dio, preghiamo.

  • Perché nei nostri pastori risplenda la santità del Cristo, e mediante il ministero, siano educatori e padri nella fede, preghiamo.

  • – Per tutti noi rinati nel battesimo, perché il Signore ci preservi dal peccato e ci faccia conoscere nello Spirito la pienezza della Legge, preghiamo.

  • Perché il Signore benedica il lavoro di ogni uomo: ciascuno possa trarre il nutrimento per la sua famiglia e far salire a Dio il ringraziamento e la lode, preghiamo.

  • Perché i bimbi, che oggi nascono, siano accolti con amore a da tutti si innalzi la lode a Dio che rende fecondo il grembo materno, preghiamo.

  • Per i nostri fratelli defunti, perché l’angoscia della morte si trasformi nella gioia divina senza fine, preghiamo.

  1. Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce, hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo vangelo di pace.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.