Chiamata per nome

di Nicla Spezzati*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I cantastorie narrano vicende che invitano al viaggio, suscitano desideri e guidano cammini fino a che la fantasmagoria dei fuochi si spenga. Brevi viaggi, veri un istante. La celebrazione dell’anno della vita consacrata, confluito con mirabile abbraccio nel giubileo della misericordia, ha spento le sue luci, ma con vivacità impensata il processo di vita acceso da questi eventi di grazia continua a correre tra le persone consacrate.

La parola di Papa Francesco: «Scrivo a voi come successore di Pietro, a cui il Signore Gesù affidò il compito di confermare nella fede i fratelli (cfr. Luca, 22, 32), e scrivo a voi come fratello vostro, consacrato a Dio come voi», continua a generare memoria, esperienza, meditazione, inviti, riflessioni, bilanci, verifiche anche severe che chiamano a conversione.

Oltre i numeri drasticamente ridotti e l’età che avanza, nonostante le mutazioni geografiche e le sfide della pluricultura; oltre le ferite determinate dall’incoerenza fra ideale e vita, fino all’abbandono della sequela Christi: la vita consacrata è viva. Chiamata per nome nei mille luoghi del mondo in cui vive, risponde: «Sono presente!». Nella fedeltà quotidiana donne e uomini cercano il volto di Dio. L’adesione a Cristo e alla sua Chiesa, l’orazione incessante, la generosità missionaria, la fratellanza con gli ultimi della terra sono abito bello indossato, a volte, fino al martirio.

Molteplici fari sono puntati sul cammino vissuto nelle varie forme di consacrazione dal concilio ecumenico Vaticano II a oggi. Valutazioni operate non per incantare né per costruire castelli fatati, ma per rendere ragione di Cristo e del suo Vangelo fra la gente: discernere il grano buono dalla pula, il fondamento dalle mode, l’identità ecclesiale dai venti di periferia, il mistero immutabile dalle fragilità umane che impastano quotidianamente la vita. Bilanci e prospettive non tranquillizzanti, né autoreferenziali né chiusi, ma tessuti con esercizio di discernimento evangelico ed ecclesiale. Impegno a riconoscere l’appello che Dio fa risuonare nella situazione storica. Papa Francesco ci esorta ad avere occhi d’anima che sappiano scrutare la storia: «Anche in essa e attraverso di essa Dio chiama, tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo (Evangelii gaudium 20)». Esercizio di discernimento ecclesiale che chiama a intraprendere nuovi passaggi affinché gli ideali e la dottrina prendano carne nella vita: sistemi, strutture, diaconie, stili, relazioni e linguaggi usati nelle nostre comunità, istituzioni, relazioni umane e missionarie.

Nel nostro tempo, in cui all’esaltazione della libertà individuale, del relativismo valoriale ed etico, dell’affermazione del primato della tecnica, si aggiunge un primo recupero della ragione comunicativa e comunitaria, si può scorgere il preludio a una società che valorizza il desiderio di religiosità e spiritualità. Affiora la necessità di una cultura che faccia emergere il piacere della gratuità e favorisca la comunità quale luogo rigenerativo delle relazioni interpersonali, familiari e sociali. Papa Francesco invita alla mistica del vivere insieme, «di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio (Evangelii gaudium 87)»; abbandonando il comodo criterio del si è fatto sempre così. Invita la vita consacrata a essere audace e creativa, profetica nel modo di seguire Cristo, sapiente compagna nel viaggio umano. In questo processo appassionante e impegnativo i consacrati e le consacrate stanno vivendo inevitabili tensioni e sofferenze segno di una nuova gestazione. In tale sviluppo doloroso e fecondo, dove non contano i numeri ma l’accoglienza di fede della stagione che ci è data da vivere, la vita consacrata continua ad abitare il mondo e in esso contribuire a una nuova narrazione secondo il mistero di Cristo e del suo Vangelo. L’accoglienza di tale sfida nella fedeltà è già soglia di nuove sintesi.

Fianco a fianco, anzi mescolata alla carovana umana, la vita consacrata si sporca con il fango della strada in molteplici luoghi e situazioni, mentre procede nella fede orante e nel giubilo della speranza lanciata oltre il confine terreno. Si trova a sperimentare in tal modo la possibilità di una nuova narrazione fondata sul valore della vita e della sua cifra trascendente, sul primato del bene e del vivere in sintonia solidale-caritativa, sul senso di responsabilità personale e collettiva teso all’Oltre. Donne e uomini consacrati, come pizzico di lievito e di sale, fermento e sapore nella massa, Chiesa che narra nella città umana il vangelo della gioia.

*Sotto-segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica