IMMACOLATA CONCEZIONE

PRIMA LETTURA                                           Gn 3,9-15.20

Dal libro della Genesi

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] 9 il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?».

Dopo il peccato Dio cerca l’uomo: «Dove sei?».  «Sei nella divinità che ti ha promesso il serpente, o nella morte che io ho decretato per te?» (s. Efrem).

Solo due volte Dio chiede dove sia qualcuno: qui in 18,9. Dio che cerca più l’uomo per giudicarlo ma sedendo a mensa con Abramo cerca la donna per renderla madre di una discendenza benedetta. Nel giardino cercò l’uomo e condannò la donna assieme ad Adamo, qui a mensa con Abramo cerca la donna per toglierle l’antica condanna e attraverso la nascita d’Isacco preannunciare la sconfitta dell’antico serpente. La presenza del Figlio di Dio tra noi è ricerca dell’uomo fino al pianto su Lazzaro: «Dove l’avete posto?» (Gv 11,34). In questi tre casi l’uomo è sempre nascosto come avvolto dall’ombra della morte. Dio lo cerca perché non vuole interrompere il dialogo con lui, ma vuole che senta sempre la sua voce.

10 Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Benché Adamo non fosse nudo (si erano infatti coperti con cinture di foglie di fico) tuttavia si dichiara tale perché privo di quell’abito che gli dava la possibilità di stare davanti al Signore. Spogliato della sua innocenza ora egli se ne sta nascosto in attesa della punizione del Signore. Benché nascosto con Eva, Adamo si sente solo davanti a Dio, consapevole della propria nudità. Solo la Parola del Signore potrà di nuovo portare l’uomo verso la sua donna. Per questo quanto il Signore sta per dire è per l’uomo e la donna un atto di misericordia, che non trascura la situazione ma la indirizza verso la redenzione. Il nascondersi nelle tenebre dell’ignoranza di Dio è la vana illusione di non vedersi nudi davanti a Lui e quindi bisognosi di essere da Lui rivestiti della prima veste riservata al figlio, che ritorna dal Padre.

11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Il Signore pone delle domande di cui sa già la risposta. Egli lo fa per guidare Adamo verso la consapevolezza di quello che ha fatto e perché non si allontani da Dio ma al contrario Egli vuole che l’uomo ritorni a Lui. Interrogare sapendo, infatti, è più dolce che pronunciare subito una sentenza di condanna. Egli la ritarda perché vuole che Adamo ritorni pentito al suo Dio, come è scritto nel libro dei Proverbi: Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo; chi le confessa e cessa di farle troverà indulgenza (28,13). Adamo confessa però accusando.

12 Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».

Nella paura, l’uomo non giunge al pentimento ma alla giustificazione di sé e all’accusa dell’altro. È questo il segno che la comunione è distrutta. Quest’accusa si riversa anche su Dio stesso con un senso sottile di disprezzo, come se dicesse: «il guaio che mi è capitato è nato dal fatto che Tu mi hai posto accanto la donna perché non fossi solo e ora vedi Tu stesso che cosa mi è capitato per causa sua». Questa tendenza dell’uomo ad accusare la donna è qualcosa di radicato nel suo animo che lo porta a dominarla. Così Adamo non è giunto alla conversione, ha perso anche questa possibilità; egli pensa di uscirne appigliandosi a un minimo di ragione; spesso questo è il sottile gioco delle accuse tra di noi; è in realtà una ricerca di qualche ragione che ci giustifichi. Guardare al peccato è pura disperazione, vedersi peccatori e accogliere in noi la Parola di Dio è salvezza; infatti Dio si è disposto per pura sua grazia a salvare chiunque crede in Lui.

13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

«Che hai fatto?» la stessa parola risuonerà con Caino, il primogenito della donna (4,10). Anche Eva scarica sul serpente la sua colpa con un tono più attenuato di quello dell’uomo. È vero che il serpente ha ingannato e sedotto la donna togliendole la paura della punizione: «Non morirete affatto!» (v. 4).

14 Allora il Signore Dio disse al serpente:

«Poiché hai fatto questo,

maledetto tu fra tutto il bestiame

e fra tutti gli animali selvatici!

Sul tuo ventre camminerai

e polvere mangerai

per tutti i giorni della tua vita.

Questa maledizione è misteriosa perché è tutta rivolta alla situazione fisica del serpente. In esso si osserva un’immagine non più di una creatura benedetta da Dio ma da Lui maledetta. Per il fatto che il serpente reca il veleno esso genera paura nelle creature ed è segno di morte e quindi di maledizione. Questa si esprime nel suo strisciare sul ventre (prima deducono i saggi d’Israele camminava eretto) e nel mangiare la polvere. Questa sua situazione è pure richiamata nella profezia d’Isaia: Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme, il leone mangerà la paglia come un bue, ma il serpente mangerà la polvere, non faranno né male né danno in tutto il mio santo monte». Dice il Signore (65,25). Essa denota la situazione delle genti ribelli al Signore: Leccheranno la polvere come il serpente, come i rettili della terra; usciranno tremanti dai loro nascondigli, trepideranno e di te avranno timore (Mi 7,7).

15 Io porrò inimicizia fra te e la donna,

fra la tua stirpe e la sua stirpe:

questa ti schiaccerà la testa

e tu le insidierai il calcagno». 

La punizione del serpente si esprime in una lotta di generazione in generazione tra la stirpe della donna e quella del serpente: l’uomo tenterà di schiacciargli la testa e il serpente tenterà di ferire l’uomo al calcagno immettendogli il suo veleno mortale. L’ordine della natura è sconvolto dal peccato e solo il Messia riporterà la creazione alla situazione di prima del peccato: Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare (Is 11,8-9).

Nella nostra tradizione fondata sull’Apocalisse (12,9-15; 20,2) noi leggiamo questa parola nello Spirito come rivelatrice dei misteri profondi della storia per cui questa punizione è rivolta a colui che è rappresentato nel serpente. Nei suoi rapporti la donna percepirà sempre una profonda inimicizia, che coinvolge tutta la discendenza della donna come pure tutta filiazione spirituale del serpente, che noi chiamiamo il diavolo, il satana. La lotta sarà continua: l’uomo cercherà di schiacciare la testa del serpente e questi insidierà il suo calcagno. Questa lotta si concentra in un solo uomo, Cristo e in una sola donna la Madre sua, che come c’insegna l’Apocalisse diviene immagine della Chiesa. La vittoria sul serpente è il riscatto dell’uomo e in lui di tutta la creazione, che geme e soffre per le doglie del parto, in attesa della redenzione dei figli di Dio con il riscatto del loro corpo (cfr. Rm 8, 19-23).

20 L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

La stirpe umana continua nonostante il peccato: il dono della vita non è tolto. Anche la maternità di Eva dev’esser riscattata e lo sarà dalla Madre del Messia.

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 97

R/.       Cantate al Signore un canto nuovo,

perché ha compiuto meraviglie.

Cantate al Signore un canto nuovo,

perché ha compiuto meraviglie.

Gli ha dato vittoria la sua destra

e il suo braccio santo.              R/.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,

agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.

Egli si è ricordato del suo amore,

della sua fedeltà alla casa d’Israele.                 R/.

Tutti i confini della terra hanno veduto

la vittoria del nostro Dio.

Acclami il Signore tutta la terra,

gridate, esultate, cantate inni!   R/.

SECONDA LETTURA                                    Ef 1,3-6.11-12

In questo inno stupendo Paolo rivela chi siamo noi. Questa rivelazione è congiunta strettamente al discorso su Cristo. Ciò che siamo, lo siamo solo in Cristo; fuori di Lui non siamo, cioè siamo morti. La benedizione spirituale, cioè il dono dello Spirito, che il Padre ci ha dato in Cristo, rivela a noi la nostra elezione prima della fondazione del mondo e la nostra vocazione. Due termini rivelano a noi chi siamo noi nel disegno di Dio: santi e immacolati non di fronte agli uomini, ma di fronte a Lui; e l’amore è il clima, il luogo dove viviamo. Il disegno originale di Dio non è stato annientato dal peccato, infatti la nostra elezione non è dopo il peccato di Adamo ma fin dalla fondazione del mondo. Ogni uomo che appare sulla faccia della terra fa parte di questo disegno originale di Dio. A tutti è annunciata la salvezza. Non solo ci ha chiamati a essere santi e immacolati, ma ci ha predestinati all’adozione filiale; e qui si rivela a noi il cuore grande del Padre, la sua gioia intima nel portare in tal modo a compimento la sua opera mediante il suo Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

3 Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

La benedizione è ascendente (Benedetto) e discendente (che ci ha benedetto). Essa sale perché è discesa.

1) è presenza personale di Dio nel suo intimo mistero Padre, Figlio e Spirito Santo.

«Questo capitolo mi scoraggia sempre, tuttavia sottolineo alcune parole: ogni benedizione spirituale nei cieli: sento più di altre volte l’aggettivo spirituale, che viene dallo Spirito Santo; la benedizione è il dono dello Spirito che ci fa trascendere la nostra natura umana e ci fa essere nelle regioni celesti. Vedi 2,6: Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, molto importante; dunque benedizione che consiste nell’infusione dello Spirito Santo che ci con/vivifica e ci fa ascendere nelle regioni celesti; tutto questo avviene in Cristo. Questi è scaturigine e termine di questa operazione» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, Gerico, 7.11.1973)).

2) è il dono dello Spirito Santo (benedizione spirituale). Ed è quindi ogni benedizione. Non è un dono parziale ma completo.

«Con ogni benedizione. Che cosa ci manca, infatti? Sei divenuto immortale, sei divenuto libero; sei divenuto figlio, sei divenuto giusto; sei divenuto fratello; sei divenuto coerede: con lui regni, con lui sei glorificato. Tutto è stato donato e – come sta scritto – come non vi donerà anche, con lui, ogni cosa? (Rm 8,32). La tua primizia (cf. 1Cor 15,20.23) è adorato dagli angeli, dai cherubini, dai serafini: che cosa ti manca ormai?

In Cristo. Questa benedizione, cioè, è stata data mediante Cristo Gesù, non mediante Mosè: siamo quindi superiori non soltanto per la qualità della benedizione, ma anche – come dice nella lettera agli Ebrei – a motivo del mediatore (cf. Eb 3,5s)» (Crisostomo).

«Con ogni benedizione spirituale. Chi ha donato i carismi del divino Spirito, ci ha dato la speranza della risurrezione, le promesse dell’immortalità, l’assicurazione del regno dei cieli, la dignità dell’adozione filiale: ecco ciò che chiama benedizioni spirituali (Teodoreto).

3) è forza dinamica della vita: benedetti, siamo sempre più benedetti e cresciamo in forza della benedizione fino alla forma perfetta (4,7-16).

4) ci colloca nello spazio celeste, che è Cristo.

L’essere di Cristo: “è lo spazio”. Collocati in Cristo nelle regioni celesti, già abbiamo la “caparra” dei beni futuri e attendiamo il loro pieno manifestarsi.

«nelle regioni celesti, cioè, i beni dei quali parteciperemo abitando nel cielo. Intende infatti dire dei beni futuri, come la risurrezione e l’immortalità che ci sarà allora, e che non potremo più peccare, ma resteremo immutabili nel bene (Teodoro).

Tra noi e le creature celesti la differenza non è più abissale, ma è solo questione del compiersi del tempo.

4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo

per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,

ci ha scelto prima della creazione del mondo. «Vedi parallelo: Gv 17,24: Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Ora fa molta impressione che di noi si dica ciò che Cristo dice di sé, questo rafforza l’espressione precedente: in Cristo. Cristo è amato dal Padre prima della creazione e in Lui noi pure siamo stati chiamati. La creazione è subordinata a questa scelta di Dio; quindi la creazione dipende da questo disegno di Dio; tutta la storia universale è dipendente dall’amore preveniente che Dio ha per uno dei suoi piccoli» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico, 7.11.1973).

Per essere santi e immacolati. «Santi in modo radicale, dinanzi a Lui in quella luce che svela le macchie dei suoi santi. Quanto è esigente! È santità luminosa che resiste alla sua luce; nell’amore, elemento positivo e dinamico di questa santità e immacolatezza» (idem). La carità è infatti il luogo e il clima in cui noi siamo chiamati a vivere.

Il disegno originale di Dio non è stato annientato dal peccato, infatti la nostra elezione non è dopo il peccato di Adamo ma prima della creazione del mondo. Ogni uomo, che appare sulla faccia della terra, fa parte di questo disegno originale di Dio. A tutti è annunciata la salvezza.

5 predestinandoci a essere per lui figli adottivi

mediante Gesù Cristo,

secondo il disegno d’amore della sua volontà,

Non solo ci ha chiamati a essere santi e immacolati, ma ci ha predestinati all’adozione filiale; e qui si rivela a noi il cuore grande del Padre, la sua gioia intima nel portare in tal modo a compimento la sua opera mediante il suo Cristo.

6 a lode dello splendore della sua grazia,

di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

L’elargizione del dono non è proporzionata a noi ma è finalizzata alla lode dello splendore della sua grazia, che essendo tale è gratuita.

In Cristo, che è il Diletto, noi compiamo questo itinerario: il riscatto attraverso il suo sacrificio che è la remissione dei peccati. Questo avviene non tanto in rapporto ai nostri sforzi quanto piuttosto in rapporto alla sua grazia (7). Questa sovrabbonda in noi e si rivela nel dono di ogni forma di sapienza e di intelligenza (8) che ci rendono capaci di conoscere il mistero della sua volontà. Questo è la rivelazione del suo beneplacito, stabilito fin dall’eternità in Cristo (9) e che si realizza ora, cioè nella pienezza dei tempi. Questo disegno è di riportare tutto sotto la sovranità di Cristo, in modo che non vi sia nulla sulla terra e nei cieli che non sia in rapporto a Cristo e con Lui armonizzato (10).

[ 7 In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia.

Nell’espiazione attuata da Gesù con l’effusione del suo sangue, noi abbiamo la redenzione, che consiste nella liberazione da ogni forma di schiavitù, che paralizza il nostro essere e quindi il nostro esistere nella nostra aspirazione a compiere quanto la Legge del Signore ci comanda. Perdonandoci le colpe, il Padre ci libera da questa forza di morte e questo avviene secondo la ricchezza della sua grazia e non secondo quello che noi meritiamo.

8 Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza,

La grazia, pur essendo riversata in abbondanza, tuttavia essa è regolata dalla sua sapienza e intelligenza, che si esprimono in tutta la loro capacità di operare in noi. Oppure si può intendere che la grazia si esprime nelle varie forme di sapienza e intelligenza, che caratterizzano l’insieme della Chiesa. Essa è dotata di ogni dono per compiere il suo ministero e giungere alla sua pienezza.

9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto

Il mistero della sua volontà era dapprima nascosto nell’intimo di Dio e traluceva nella rivelazione degli antichi profeti. Con la venuta del Figlio suo il mistero, che è il suo disegno, che si sta attuando, si è rivelato. In esso si rivela pertanto quello che Dio vuole e ha la sua origine nella benevolenza, che il Padre ha per il suo Figlio e che in lui si estende anche a noi.

10 per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo tutte le cose, quelle nei cieli come quelle sulla terra.

La pienezza dei tempi è già in atto, secondo Gal 4,4, ed è nella presenza di Gesù, il Figlio di Dio. In essa Egli ha già iniziato il suo governo su tutte le creature, che a lui sono ricondotte e in lui armonizzate come loro unico capo. Questo è pure espresso al c. 15 della prima lettera ai corinzi (cfr. 15,25-28). Il suo dominio si estende ad ogni creatura sia nei cieli come sulla terra.

Nel brano, che segue (11-14) vi è la vocazione di Israele e quella delle Genti incentrata nel Cristo: sia l’una che l’altra hanno un unico fine, per la lode della sua gloria (12.14)

11 In lui siamo stati fatti anche eredi,

predestinati – secondo il progetto di colui

che tutto opera secondo la sua volontà –

12 a essere lode della sua gloria,

noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

In lui siamo stati fatti anche eredi; l’elezione d’Israele a essere eredità di Dio avviene solo in Cristo sia nel passato che nel presente come nel futuro; in lui, in Cristo, è la condizione primaria e necessaria a Israele per essere eredità di Dio.

«Bisogna che partiamo dalla rivelazione del mistero che ci è fatta ora: dobbiamo schierarci con la forza vincitrice e utilizzarla.

– Come si innesta il disegno su Maria nel quadro delle letture?

Il prologo degli Efesini ha una struttura trinitaria

Dio è Padre di Gesù ed elegge e benedice

5 – c’è Gesù il Signore a cui è attribuita la redenzione. Il termine ricorre nella lettera  e in altri testi: la redenzione appare come la redenzione del corpo. La redenzione ha come effetto attuale il perdono delle colpe ma l’ultimo atto della redenzione è il riscatto del corpo (Rm 8 e Lc 21). Compie la nostra redenzione nel suo sangue.

13 – Lo Spirito compie l’illuminazione, ci introduce nel Mistero.

È in questo quadro trinitario che consideriamo come si introduce la Vergine.

La lotta nostra è nell’ambito trinitario: invocare lo Spirito che ci introduca nel mistero, invocare il Cristo che ci redima, benedire il Padre che ci ha eletto.

– Dio ci ha benedetti nelle realtà iperuranie, ci ha collocati nelle sedi dei misteri celesti.  Nelle sedi celesti è il Cristo dopo la sua vittoria. Cristo è posto lì glorioso in virtù della vittoria sulla morte e del suo riscatto del suo corpo individuale e della Chiesa.

9 – c’è un fine ultimo di tutte le operazioni divine che è dare a tutte le realtà Cristo come capo. Farlo capo a un corpo che è con Lui nelle sedi iperuranie. Tutti gli esseri conoscono il Mistero di Cristo nella rivelazione del riscatto del Cristo e del suo corpo non solo individuale ma ecclesiale. Tutte le Potenze conoscono il Mistero di Dio nella glorificazione di Cristo e della sua Chiesa, suo Corpo.

Il Vangelo ci dice che Cristo ha preso questo corpo nel seno di Maria. Rileggendo Lc 1,26: avrai nella tua carne concepirai nel ventre (non è mentale, ma si compie nel ventre di Maria, dove un essere viene alla luce dalla carne e dal sangue di Maria). Per questo Egli avrà il Regno per gli eoni (tutte le potenze sono a Lui soggette). Per tutte le sfere di esistenza Egli regnerà per virtù del corpo avuto dalla Vergine e per l’altro corpo redento con il suo sangue. Anche gli esseri vedono in enigmate, lo vedono nello specchio dell’umanità di Cristo e questo corpo viene fatto nel ventre di Maria. Se Cristo fosse solo Figlio di Dio e non uomo, gli esseri potrebbero vedere Dio direttamente. Vi è un solo passaggio ed è la Vergine perché tutto è legato al corpo di Cristo.

Da qui il compito di Maria. Qual è il suo compito nel nostro rapporto con gli eoni. Il corpo di Cristo è partecipato a noi dalla nostra comunione di sangue con la Vergine. Quindi la sua funzione nella lotta e la vittoria sono legate a Maria, perché il corpo di Cristo è l’anello di congiunzione. La freddezza del nostro rapporto con Maria è l’arma del nemico, perché quando le idee sono confuse al riguardo di Maria, noi manchiamo di entrare nella lotta.

Nella lotta c’è un punto di partenza che è il punto di arrivo del Cristo, il seno della Vergine. Dall’umiliazione di accettare di passare per Maria c’è la vittoria nostra»

(d. G. Dossetti, omelia, 8 dicembre 1971).

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

R/.       Alleluia, alleluia.

 

Rallègrati, piena di grazia,

il Signore è con te,

benedetta tu fra le donne.

 

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                        Lc 1,26-38

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

In quel tempo 26 (lett.: Nel mese sesto) l’angelo Gabriele fu mandato: l’Angelo precede il Verbo e ne svela il Mistero. Gabriele precede il Figlio di Dio dalle regioni celesti alla terra, Giovanni lo precede nel suo manifestarsi a Israele come è detto in 7,27, gli Apostoli e i discepoli lo precedono come messaggeri nella sua salita a Gerusalemme (9,52).

In una città della Galilea chiamata Nazaret. Il mistero del Cristo viene in tal modo velato: Forse che dalla Galilea viene il Cristo? (Gv 7,41); Forse che anche tu sei dalla Galilea? Scruta e vedi che dalla Galilea non sorge alcun profeta (ivi, 52). Egli entra in Gerusalemme acclamato: Il profeta Gesù da Nazaret di Galilea (Mt 21,11). Perché il Signore sceglie per il suo Messia quel ramo della stirpe di Davide che è nella Galilea? È lì che fiorisce Giuseppe lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù detto Cristo (Mt 1,16). Il disegno di Dio va al di là del pensiero teologico elaborato nel Tempio e adempie le Scritture in tutta la loro economia e non parzialmente come fa sempre ogni elaborato umano del dato rivelato e scritturistico.

A una vergine. Il termine richiama la profezia d’Isaia (7,14) citata dall’evangelista Matteo (1,23) come adempiuta in Maria.

L’attenzione dell’evangelista è incentrata su Maria: lei stessa fa parte della nuova economia. Tutto il prologo converge nel nome di Maria: il suo nome era Maria.

28 Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Rallegrati. Così Gesù saluta le donne dopo la risurrezione (Mt 28,9). Come saluto ipocrita è sulle labbra di Giuda (Mt 26,49) e dei soldati (ivi, 27,29) verso Gesù. Nell’AT cosi è salutata Sion (Sof 3,14) formata da un popolo umile e povero, il resto di Israele (ivi, 12,13); lo stesso saluto è a lei rivolto quando sta per accogliere il Messia (Zac 9,9). In Maria, la madre di Gesù il Cristo, questa gioia raggiunge il suo compimento.

Rallegrati, la gioia annunciata come futura alla nascita di Giovanni, ora è presente.

Piena di grazia, cioè che ha trovato grazia (30). Lo stesso termine ricorre in Sir 18,17: Ecco forse che la parola non è superiore al dono buono? E ambedue sono presso l’uomo pieno di grazia (cioè che ha trovato grazia). In Maria, piena di grazia, si trovano la parola e il dono buono: la parola è il suo sì, il dono buono, il frutto del suo grembo.

Il Signore è con te. È il saluto dato dall’Angelo a Gedeone (Gdc 6,12); è la parola rivolta dal Signore a Giosuè (Gs 1,5), a Geremia (Gv 1,8) e a Paolo (At 18,10). È una parola rivolta quindi prima di una missione.

Il Signore è con te (= Emanuele): è formula messianica, il saluto contiene la realtà nuova per cui Maria chiede la spiegazione di questo saluto perché contiene tutta la realtà salvifica del Messia; dopo, l’Angelo spiega dettagliatamente il contenuto di grazia racchiuso in quella formula.

29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

Si domandava (lett.: pensava, rifletteva, ponderava, cfr. 12,17). Il verbo è usato per indicare quelle riflessioni che ciascuno fa e che possono restare dentro al cuore o esprimersi al di fuori con altri. Rivela quello che ciascuno veramente pensa (cfr. 5,21). Eccetto questo caso della Vergine, in genere queste riflessioni sono cattive per cui il termine si è caricato di un’accezione negativa, come gli altri: carne, uomo.

Un saluto come questo. Nel N.T. il saluto è di grande importanza. Crea comunione: il Signore vuole che salutiamo anche i nemici e «che dichiariamo apertamente che per noi l’inimicizia non esiste (Mt 5,47)» (Windisch). Comunica la pace che è potenza di Spirito Santo: infatti come lo Spirito, così la pace riposa su ogni figlio di pace (cfr. Lc 10,6). È annuncio di “eventi che richiedono silenzio”. Maria, con questo saluto è introdotta nel mistero e quindi tace.

30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo;

Hai trovato grazia presso Dio. L’espressione è usata per Noè (Gn 6,8) nel quale l’umanità fu salva nel diluvio; per Abrahamo (Gn 18,3) che, ospitando Dio, divenne suo amico; per Mosè (Es 33,12-16) che vide Dio di spalla. Questa è la grazia trovata dai padri; quella trovata da Maria è nelle parole che seguono.

Sarà grande. È detto in assoluto a differenza di Giovanni che sarà grande davanti al Signore (1,15). Gesù è il Signore davanti al quale Giovanni è grande.

Figlio dell’Altissimo, quanto alla sua natura divina; Davide è suo padre quanto alla natura umana. Cfr. Rm 1,3-4: il Figlio suo nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con la potenza secondo lo Spirito di santificazione….

il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

È descritto il regno del Messia nei suoi elementi caratteristici: il trono di Davide, la casa di Giacobbe, il tempo che non conosce fine.

Il trono di Davide si fonda sulla profezia di Natan (2Sm 7,12ss) sull’eterno perdurare della sua dinastia. In Is 9,5ss è attribuito definitivamente al Messia chiamato Meraviglia, Consigliere, Dio, Eroe, Padre del secolo, Principe della pace, (cfr. At 2,30). «La prova scritturale addotta in Eb 1,8 a conferma della superiorità del Figlio sugli angeli è tratta dal Sal 45,7a, parla del trono del re escatologico. Vi si allude alla sovranità di colui che siede sul trono accanto a Dio (cfr. 1,3) e nel quale l’idea del regno davidico perviene alla sua conclusiva attuazione» (Schmith).

Per questo regna nei secoli e il suo regno non avrà fine. Infatti il trono di Davide con il Cristo equivale al trono della gloria dal quale giudicherà le genti (Mt 25,31ss).

La casa di Giacobbe, (cfr. At 7,46) indica Israele secondo la carne (cfr. Rm 11,26). Questo non esclude il regno universale del Messia come è detto: È poco che tu mi sia servo per rialzare le tribù di Giacobbe e far tornare i superstiti d’Israele; io ti ho chiamato come luce delle genti perché tu sia la mia salvezza fino ai confini della terra (Is 49,6).

34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

Parole dense di mistero. Come la Vergine è piena di stupore di fronte a questo annuncio, così anche noi stupiti esclamiamo: «Ave tu, che hai ricongiunto verginità e maternità» (Inno Acatistos).

«L’incarnazione si compie in virtù della Parola di Dio – ossia attraverso un processo inafferrabile dalla ragione umana – e perciò si sottrae, fin dal concepimento, alle leggi naturali della generazione e dell’appartenenza a un determinato gruppo etnico» (Grundmann).

35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra: le due frasi sono in parallelo. Lo Spirito Santo è chiamato Potenza dell’Altissimo. Lo Spirito viene su Maria per adombrarla. Il concepimento verginale di Gesù in Maria avviene da Spirito Santo (quello che in lei è generato è da Spirito Santo Mt 1,20) che è chiamato Potenza dell’Altissimo perché in virtù della Parola che le è rivolta le è comunicato come forza che opera in lei la gravidanza.

È detto che lo Spirito adombra. In Es 40,34ss è usato il termine in rapporto alla nube che copriva la Tenda della Testimonianza e la Tenda fu riempita della Gloria. Così Maria è la nuova Tenda su cui viene lo Spirito Santo e la riempie della sua gloria; e come Mosè non poteva entrare perché la nube adombrava la Tenda così nessuno può penetrare con la sua mente la divina operazione del concepimento del Cristo nella Vergine.

Sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Gesù è chiamato Figlio di Dio anche riguardo alla sua umanità per il modo con cui la sua umanità entra nel mondo. «Penso che un’obliterazione della nascita verginale del Cristo metterebbe fortemente in crisi tutta la sua figliolanza divina» (d. U. Neri, omelia). Santo perché consacrato al Signore fin dal grembo materno e perché è il primogenito (1,23). Ma soprattutto è santo perché è il Figlio di Dio.

36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37 nulla è impossibile a Dio (lett.: poiché nessuna parola è impossibile a Dio)».

Nulla (lett.: Nessuna parola) è impossibile a Dio: sono le parole rivolte a Sara per il concepimento di Isacco (Gn 18,14), il cui prodigio si è rinnovato in Elisabetta. Questo è il segno che viene dato a Maria.

38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Ecco la serva (lett.: schiava) del Signore, avvenga per me secondo la tua parola, quella parola per la quale nulla è impossibile (37 ).

La schiava del Signore: con questo titolo Maria dichiara di assumere il ruolo che l’angelo Gabriele le ha indicato di Madre del Messia e di essere a totale disposizione di Dio perché attui il suo disegno. L’adesione di fede alla Parola di Dio si tramuta in gratitudine per l’elezione divina; il magnificat è la risposta gioiosa e stupita di fronte a questa elezione.

Note

Una donna sentì le parole della condanna e una donna udì le parole della salvezza.

Udì parole di condanna colei che aveva mangiato il frutto, udì parole di vita la Piena di grazia. Eva allontanò l’uomo dal paradiso e partorì l’uomo in una terra di spine e triboli, Maria lo reintroduce nel paradiso; Eva partorisce figli “con le ferite dell’antica colpa”. Maria partorisce il Figlio che risana e guarisce.

Con gli stessi mezzi con cui la colpa è entrata nel mondo Dio la toglie.

Al satana contrappone l’Angelo e ad Eva Maria.

In Maria tutto ritorna alle origini e in Lei si manifesta il disegno di Dio; quel progetto che Dio ha nel cuore lo si vede in Maria.

Ella è la prima redenta, infatti “in previsione della morte del Cristo è stata preservata da ogni macchia di peccato”. Quindi “segna l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza”.

Come inizio dell’umanità nuova, Maria fa apparire il Cristo che da lei sorge come sole di giustizia nelle cui ali è guarigione, come dice il profeta.

La profezia si attua: l’inimicizia giunge al culmine; il satana insidia il calcagno del Cristo tentandolo fino a immergerlo nel potere delle tenebre, ma il Signore gli schiaccia la testa quando grida: “O Morte sarò la tua morte”.

Così Maria nel Figlio annienta l’antico serpente e come Eva era accanto all’albero della conoscenza del bene e del male per mangiarne il frutto, così Maria è accanto alla Croce, l’albero della vita, per dare a tutti di quel frutto che ivi pende e che dona la vita a quanti lo gustano con fede.

Così il disegno di Dio si attua; l’ostacolo è tolto “la fiamma della spada folgorante” non  impedisce più l’accesso all’albero della vita.

Maria a tutti grida: “Mangiate e bevete”.

Dobbiamo quindi mangiare e bere dall’albero della vita. Dio ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità.

Come potremo divenire santi e immacolati?

Perdendo il sapore del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male e gustando il frutto dell’albero della vita.

Chi ha il sapore del primo frutto, non può gustare il secondo.

Chi vuol essere arbitro del bene e del male e non si vuole sottomettere al comando di Dio, gusta il primo frutto ed è ancora lontano dalla vita.

Chi invece si sottomette alla Parola di Dio, desidera il frutto dell’albero della vita.

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Per le preghiere di Maria, Madre di Dio, sempre Vergine e Immacolata,

innalziamo al Padre la nostra preghiera.

Benedici e proteggi i tuoi figli,Signore.

  • Perché la Chiesa, madre lieta di molti figli, sia guidata da Maria, aurora della nostra redenzione, incontro al Signore che viene, preghiamo

  • Le preghiere di Maria, Vergine e Immacolata, ottengano dal Signore di essere redenti e sollevati dal peso e dalla tristezza del peccato per vivere nella libertà dei figli di Dio, preghiamo.

  • Perché il popolo cristiano riconosca in Maria immacolata un segno di consolazione e di speranza in mezzo alle prove della vita, preghiamo.

  • Accolga il Signore la nostra supplica per ogni nuova vita concepita nel grembo materno e avvolta dal sorriso della Vergine Madre, perché sia accolta e custodita con amore, con gratitudine e come benedizione di Dio, preghiamo.

  • Perché l’Eucaristia che celebriamo in comunione con la sempre Vergine e immacolata Madre di Dio, con gli angeli e i santi, sia per tutti noi lievito di purezza e di santità, che ci rinnova nel corpo e nello spirito, preghiamo.

  1. O Dio, che hai scelto l’umile figlia d’Israele per farne la dimora del Figlio tuo, e per questo l’hai preservata dal peccato fin dal primo istante del suo concepimento, accogli la preghiera della tua Chiesa e donale grazia davanti agli uomini perché li rigeneri al tuo amore di Padre, donando loro la tua remissione dei peccati.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.