DOMENICA XXXIII – C – Giuseppe Bellia

 

PRIMA LETTURA                                            Ml 3,19-20a

 

Dal libro del profeta Malachìa

Questi versetti fanno parte di una pericope più ampia (13-21) nella quale è riportato il lamento di coloro che temono il Signore nei suoi confronti. Essi dicono che è inutile servire Dio, osservare i suoi comandamenti e camminare nella via della penitenza (il lutto) perché gli orgogliosi sono impuniti e prosperano (13-15). Il Signore risponde al loro lamento affermando che Egli sta preparando un giorno in cui diventeranno sua proprietà e mostrerà loro la sua compassione come quella di un padre verso il figlio che lo serve (16-18).

19 Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.

Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio.

Il giorno del Signore ha in sé il fuoco di Dio che rivelerà la consistenza di ciascuno. L’uomo non è quello che appare ma quello che vive e pensa e sceglie nel suo intimo.

Qui nessun fuoco dell’uomo può entrare (ideologie, oppressioni ecc.) ma solo quello di Dio che rivela all’uomo chi è.

Poiché non hanno forza nel pensiero, gli empi sono come paglia e il giorno della redenzione rivela in loro questa precaria situazione.

La Parola, prima del giudizio annuncia questa inconsistenza per immettere in tutti un principio di conversione, che consiste prima di tutto nell’esaminare se stessi e nell’accogliere nel proprio intimo la Parola del nostro Dio.

Lo stesso apostolo Paolo annuncia questa verifica nel fuoco: Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco (1Cor 3,10-15).

Come il fuoco della prova investe coloro che temono Dio nel tempo presente, così è anche per gli empi.

Così dice il Signore:

20 Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Il sole di giustizia, che reca cioè la salvezza. Spesso infatti i due termini sono in parallelo. Non si dà salvezza se non mediante la giustizia del Cristo e la nostra giustificazione.

Le tenebre sono costituite dalla confusione interiore e quindi dall’incapacità di cogliere il disegno di Dio ma solo l’immediato costituito da una situazione, che nega ogni possibilità all’avvento del Regno di Dio.

La forza di persuasione dell’ordine stabilito è tale da farsi credere invincibile e duratura. Ma come le tenebre notturne sono dissipate dal sorgere del sole, così l’apparire del Cristo, il sole di giustizia, farà scomparire questo secolo di tenebre e darà perfezione a quel nuovo giorno, che è iniziato. Ora la sua luce è tale, che può apparire tenebre a chi non vuole credere alla luce e accoglierla in sé come principio della conoscenza di Dio e del suo timore.

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 97

R/.       Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Cantate inni al Signore con la cetra,

con la cetra e al suono di strumenti a corde;

con le trombe e al suono del corno

acclamate davanti al re, il Signore.                               R/.

Risuoni il mare e quanto racchiude,

il mondo e i suoi abitanti.

I fiumi battano le mani,

esultino insieme le montagne

davanti al Signore che viene a giudicare la terra.          R/.

Giudicherà il mondo con giustizia

e i popoli con rettitudine.                                              R/.

SECONDA LETTURA                                       2Ts 3,7-12

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, 7 sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi,

1Cor 11,1: siate miei imitatori come io lo sono di Cristo: trasparenza dell’Apostolo che, compiendo i gesti e le parole di Cristo, lo rende presente nella Chiesa. Vedendo l’Apostolo si vede il Cristo.

Non siamo rimasti oziosi, lett: porsi al di fuori dell’ordine stabilito e necessario, quindi il verbo sottolinea il comportamento disordinato rispetto all’obbligo del lavoro (cfr. GLNT). L’Apostolo è presente come modello di ordine e di rispetto di un ordinamento costituito la cui legge egli deriva dalla Scrittura.

8 né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.

Precisa di non aver mangiato gratuitamente il pane di nessuno. Questo è segno di autenticità apostolica.

Duramente, lett.: con fatica e sforzo, come dice in 1Ts 2,9: vi ricordate, fratelli, la nostra fatica e il nostro sforzo, lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il Vangelo di Dio.

9 Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare.

L’Apostolo si presenta come modello da imitare. L’annuncio dell’Evangelo non è pura risonanza verbale ma si fa manifestazione visibile in coloro che lo annunciano, che sono i primi ad esser illuminati dal suo splendore in quanto essi divengono per sua grazia, parte integrante della manifestazione della sua gloria. Perché l’Evangelo risplenda come pura grazia elargita agli uomini, l’apostolo preferisce rinunciare al suo diritto di vivere dell’Evangelo.

10 E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Non solo l’esempio ma anche l’insegnamento: chi non vuole lavorare neppure mangi. Questa regola si fonda in Gn 3,19: con il sudore del tuo volto mangerai il pane. Chi esce da questa regola vive in un modo disordinato e ozioso.

11 Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione.

Alcuni fra voi vivono una vita disordinata lett.: alcuni tra di voi camminano disordinatamente «in una inquietudine indaffarata» (Delling, GLNT) senza giungere a nulla di conclusivo. Chi nella Chiesa vive in questo modo senza portar alcun frutto è simile a quel servo che ha nascosto il suo talento e conosce quale terribile sentenza lo attende. Se nella Chiesa vi è un agire infruttuoso dev’essere reciso, così pure se vi è un fare che non porta a nessuna conclusione non può essere enfatizzato perché l’importante è fare, ma dev’essere disciplinato seconde le norme della vita spirituale stabilite dai Padri.

L’affannarsi inutile (cfr. Sir 3,28: non ti affannare in ciò che trascende il tuo operare) senza lavorare si ripercuote in modo negativo su quanti non credono.

12 A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Questa tranquillità interiore nasce dalla sapienza e dall’interiore pace dove si è e in quello che si fa. Il termine greco (ἡσυχία) acquisterà una grande importanza nella vita cristiana soprattutto monastica come espressione di quella interiore pace e raccoglimento nel silenzio dello spirito non più soggetto ai movimenti passionali e che porta il corpo nei suoi movimenti ad un agire pacato e vero.

CANTO AL VANGELO                                       Lc 21,28

R/.       Alleluia, alleluia.

Risollevatevi e alzate il capo,

perché la vostra liberazione è vicina.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                        Lc 21,5-19

 

 Dal vangelo secondo Luca

L’insegnamento nel Tempio è concluso, ora Gesù pronuncia la sentenza su di esso. Questa è provocata dalle parole di ammirazione di alcuni. Secondo Mt sono i discepoli (24,1) e secondo Mc uno dei discepoli (13,1).

In quel tempo, 5 mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse:

Il Tempio è la pietra angolare di questa creazione, è il perno del popolo, è ammirato anche dai gentili, e rinnovato da Erode in modo così sontuoso da destare la meraviglia; è il luogo non dominato dalle Genti, garanzia di libertà per Israele. Nonostante questo, la sua sorte è segnata perché è terminata la sua economia.

6 «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Il Signore pronuncia il giudizio sul Tempio: la sua Parola lo ha fondato e ora lo distrugge. Lo stesso avviene per questa creazione come è scritto in 2Pt 3,5-7. «Vi è una contrapposizione tra ciò che si vede ed è transitorio e ciò che non si vede ed è eterno (il Corpo di Cristo). Vedi per questo il discorso sul culto nella lettera agli Ebrei: il tabernacolo manufatto e quello no ecc.» (note omiletiche di Monteveglio).

7 Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».

La domanda è duplice, ma può essere espressa come unica: quale sarà il segno che annuncia la fine del Tempio. Con segno «s’intende ciò da cui è possibile riconoscere l’imminenza dell’evento specificamente indicato» (Rengstorf).

8 Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!

Rispose: Badate di non lasciarvi ingannare o sedurre. La seduzione è il pericolo più grave per il discepolo, infatti il Cristo lo isola dal resto degli uomini, che subiscono questa seduzione. Sono i falsi cristi e i falsi profeti gli artefici di essa e la manifestano attraverso segni e prodigi come già annuncia il Deuteronomio (13,2-6).

Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io” e “il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Il segno è Lui, Gesù, che dichiara di se stesso: Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine (Ap 22,13).

All’unico segno si contrappongono i molti che vogliono usurpare la sua potenza (il Nome) e ripetono le sue parole nelle quali Egli si rivela (Sono Io). Gesù annuncia il compimento del tempo (il tempo è vicino oppure: si è avvicinato cfr. Mc 1,15: il regno di Dio si è avvicinato) ed esige la sequela. Più che cercare dei segni (cfr. 1Cor 1,22) i discepoli devono restare saldi nella fede in Lui.

9 Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Il secolo presente è sconvolto dalle guerre e dalle rivoluzioni nel suo svolgersi storico e coloro che le vivono sono terrorizzati.

I discepoli sanno che questo è l’inizio dei dolori del parto (cfr. Mc 13,8) cui succederanno i cieli nuovi e la terra nuova.

Per questo aggiunge: Perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine.

10 Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11 e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Poi diceva loro, il discorso è ripreso e approfondito.

La fine di Gerusalemme sarà caratterizzata da segni premonitori, che riguardano i popoli, la creazione terrestre e quella celeste. In tal modo Gerusalemme diviene tipo del mondo: scardinata la pietra di questa creazione tutto l’edificio crolla per lasciare il posto alla pietra disprezzata dai costruttori che è diventata pietra angolare.

Tutto questo provoca lo sconvolgimento della pace umana: si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno.

La stessa natura è sconvolta. Nella guerra contro Gog e Magòg in Ezechiele è scritto: In quel giorno ci sarà un gran terremoto nella terra d’Israele (38,19). Nel libro di Geremia si annuncia spesso la carestia come segno dell’imminente fine di Gerusalemme.

Vi saranno fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Questi segni celesti iniziano con la morte del Signore: il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra (23,44). Inoltre, mentre è squarciato il velo del santuario terrestre è pure squarciato il velo di quello celeste, la carne del Signore. Infatti il vero e unico segno è la carne martoriata del Signore. Questo martirio continua nei suoi discepoli e opera il giudizio divino.

12 Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi come stavano facendo in quel momento con Lui (20,19) e come è attestato negli Atti (4,3; 5,18; 12,1; 21,27). Questo è un gesto sacrificale; è il gesto di Abramo su Isacco (Gn 22,12); è il primo gesto di chi adocchia la vittima ed è l’ultimo di chi sacrifica.

I discepoli subiscono questa persecuzione non solo da parte d’Israele (sinagoghe), ma anche delle Genti (re e governatori). In questo «vi potrebbe essere un accenno oltre che al processo di Gesù, all’esperienza personale dei primi cristiani (At 16,19ss; 17,6ss; 18,12ss; ecc.; cfr. inoltre 1Cor 15,32)» (Rengstorf). L’unità tra il Cristo e i suoi discepoli rivela perché questa persecuzione è a causa del suo Nome.

13 Avrete allora occasione di dare testimonianza.

Di fare cioè la vostra professione di fede come dice l’Apostolo del Signore, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato (1Tm 6,13). C’è chi sottolinea l’aspetto missionario della testimonianza nella persecuzione (At 11,19). «La persecuzione sarà un’occasione per testimoniare il Vangelo» (Rossé, o.c., p. 799).

14 Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15 io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Viene descritto il processo, quello della testimonianza.

Egli ripete il comando che ha fatto in 12,11: Mettetevi dunque in mente questa espressione richiama fortemente l’attenzione a quanto sta per dire: di non preparare prima la vostra difesa perché non è un processo che si basi su persuasivi discorsi di sapienza umana (cfr. 1Cor 2,4), ma è la testimonianza di Gesù, cioè lo Spirito di profezia (Ap 19,10). Come infatti a Mosè (Es 4,11), così ai discepoli il Cristo dà parola e sapienza cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. In loro si manifesta il giudizio divino che confonde e svergogna quanti si infuriano contro di Lui (Is 45,16). Se la testimonianza appare come giudizio su coloro che rifiutano la Parola, essa è annuncio di salvezza per coloro che l’accolgono. Nessuno può fare resistenza alla Parola, come documenta il libro degli Atti.

16 Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; 17 sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

Sono parole molto dure già preparate precedentemente da Gesù. Vedi 12,51-53.

18 Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

È l’annuncio della risurrezione come è detto in 2Mac 7,22-23.

19 Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Perseveranza o pazienza è la capacità di perseverare nella tribolazione in virtù della speranza che ci fa contemplare il Regno operante in mezzo a noi e in virtù dell’amore che è stato effuso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo (cfr. Rm 5,1-5).

Note

«Riguardo al Tempio: vi è una contrapposizione tra ciò che si vede, che è transitorio (ciò che vedete) e ciò che non si vede, che è eterno (il corpo del Cristo): vedi per questo il discorso sul culto della lettera agli Ebrei: il tabernacolo manufatto e quello no ecc.

Un’altra cosa: il Tempio non finisce per vecchiaia ma in modo violento, mentre è al culmine del suo splendore (vedi discorso di elogio del Tempio). Nel discorso che Gesù fa a coloro che glielo elogiano mi sembra di avvertire un ammonimento contro una nostalgia di queste realtà forse presenti nella prima comunità. Riguardo alla seconda parte (8-11): c’è la descrizione del tempo che noi viviamo: tempo caratterizzato dal pericolo delle seduzioni (8); seduzioni è che molti ripetono il discorso di Gesù: Sono io – il tempo è vicino – venite dietro di me: questo annuncio è accaduto una volta per sempre: l’io è solo l’io del Cristo. Il kairòs è solo il suo. Lui è l’unico Maestro. Non stupirsi di guerre e sconvolgimenti perché sono cose normali. Quindi: la seduzione (il seduttore, il Satana che scimmiotta il Cristo) e le guerre e gli sconvolgimenti. 

  1. 10-11: sono incerto sulla interpretazione di questi versetti: non sembra ancora l’ultimissimo piano: il testo è tormentato per il sovrapporsi come è noto delle due prospettive: il segno che marca la fine è il segno del Figlio dell’Uomo. L’incertezza è se questi segni sono quelli di cui parla al v. 25.

Vi è un linguaggio impersonale che sembra indicare una divisione del mondo in due, da una parte i discepoli e dall’altra tutti; sinagoghe e re, indicazione molto chiara dell’universalità della persecuzione: sia ebrei che gentili sono accomunati e nello stesso tempo indica l’universalità della salvezza. Mi fa impressione in questo testo la presenza del Cristo vivente e operante: a causa del mio nome 12.17: il vero oggetto della persecuzione è il Cristo, come è il Cristo che rende testimonianza e che è testimoniato.

15 (io vi do bocca e sapienza); è Lui che chiude questo dramma con il suo manifestarsi 27; tutti gli Atti sono un lungo  commento a questa pericope.

  1. io, sarò io che: il dono della sapienza è riservato solo a Dio Sap 9,4.10 quindi è uno dei tanti modi in cui Gesù si autoproclama.
  2. di voi, distinzione molto interessante perché indica che tutta la comunità è perseguitata, solo l’uccisione tocca alcuni.

18s. è molto in parallelo con 9,24; 17,33: si guadagna la vita nel perderla in questo modo (d. U. Neri, omelia dialogata, Gerico, 11.12. 1972).

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Preghiamo il Padre misericordioso che faccia risplendere su tutti gli uomini il sole di giustizia, Gesù Cristo nostro Signore.

Diciamo insieme:

Esaudisci, o Signore, le nostre preghiere

  • La luce del tuo Cristo, che irradia dal volto della chiesa su tutti gli uomini, dissipi le tenebre dell’errore e del male e faccia risplendere la vita e la verità, noi ti preghiamo.
  • Concedi ai discepoli del tuo Cristo lo Spirito di fortezza perché mai vengano meno nella loro fiduciosa attesa del giorno del Signore, noi ti preghiamo.
  • Perché tutti gli uomini possano condurre una vita semplice e tranquilla in cui dedicarsi al lavoro con le proprie mani, alla famiglia e al costruire la pace tra gli uomini, noi ti preghiamo.
  • Perché i figli d’Israele possano adorare il Padre in spirito e verità nell’unico nuovo tempio non costruito da mani d’uomo, noi ti preghiamo.
  • Perché attendiamo tutti l’attuarsi della beata speranza con la venuta del tuo Cristo, al quale appartengono il regno e la gloria, noi ti preghiamo.

O Dio, principio e fine di tutte le cose, che raduni tutta l’umanità nel tempio vivo del tuo Figlio, fa’ che attraverso le vicende, lieti e tristi, di questo mondo, teniamo fissa la speranza del tuo regno, certi che nella nostra pazienza possederemo la vita. Per Cristo nostro Signore. Amen