DOMENICA XXV – C –  P. Giuseppe Bellia

Poveri e affamati, schiacciati

da pesante piede, impietoso,

di chi morde feste e riposo,

perché celermente passino.

Il frumento sta nei granai,

lacrime invisibili di sangue,

di operai la cui fame grida

a sordidi pensieri insaziati.

Pesi falsi, il danaro cresce,

beni venduti sino allo scarto,

fame che ghigni alle vittime,

sperpero, grido d’immondizia!

Quando, o Signore? Quando?

«O figli della luce siate saggi

– grida la Sapienza – in cielo

fatevi amici sin da questa terra».

PRIMA LETTURA                                              Am 8,4-7

Dal libro del profeta Amos

Questa pericope (8,4-10) è un duro rimprovero a coloro che opprimono i poveri nella compravendita. Essa dapprima descrive la condotta degli iniqui (4-6) e poi la grave sventura che li colpirà (7-10).

4 «Ascoltate questo,

voi che calpestate il povero

e sterminate gli umili del paese,

Ascoltate questo, è la prima azione da compiere nei confronti della Parola che il Signore rivolge tramite i suoi profeti. È facile per il potente calpestare il povero, cioè gettarlo a terra fino a che la polvere salga sul suo capo (cfr. 2,7) e porre il suo piede sulla sua testa in segno di assoluto dominio e per far sentire al povero che è un verme.

Ridotti a polvere, gli umili del paese (lett.:della terra) – coloro che vivono «sotto la soglia della povertà» – sono sterminati, cioè muoiono per mancanza di ciò che è necessario per la vita e senza divenire sazi di giorni, come è detto dei padri.

5 voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio

e si potrà vendere il grano?

E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,

diminuendo l’efa e aumentando il siclo

e usando bilance false,

Il novilunio era considerata una festa molto importante nella quale si sospendeva ogni attività in modo ancora più rigoroso che nel sabato.

Questi commercianti senza scrupolo avvertono le feste come un peso anziché come un motivo di gioia e di riposo. Essi non vedono l’ora che le feste passino per potere vendere il grano e smerciare il frumento. Tutta la loro attenzione è in questo, come diminuire le misure, aumentare il siclo e usare bilance false.

Questo è condannato dalla Legge: Non avrai nel tuo sacco due pesi diversi, uno grande e uno piccolo. Non avrai in casa due tipi di efa, una grande e una piccola. Terrai un peso completo e giusto, terrai un’efa completa e giusta, perché tu possa aver lunga vita nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti (Dt 25,13-15). Le bilance false sono contrapposte a quelle giuste, come è scritto: Avrete bilance giuste, pesi giusti, efa giusto, hin giusto. Io sono il Signore, vostro Dio, che vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto (Lv 19,36).

6 per comprare con denaro gli indigenti

e il povero per un paio di sandali?

Venderemo anche lo scarto del grano”».

È questo uno dei quattro gravi peccati d’Israele (cfr. 2,6); là è detto comprare il giusto, qui invece comprare gli indigenti. Essi li comprano quando non solo non operano con giustizia ma corrompono i giudici perché diano sentenze a loro favore contro i poveri, che fanno ricorso a causa delle ingiustizie subite. Non solo, ma essi ricomprano con il prezzo assai modesto, che serve per comprare un paio di sandali. Ai giudici costa talmente poco dare sentenze ingiuste che è sufficiente ricevere quanto è il costo di un paio di sandali. I giudici sono tutti così corrotti che fanno sconti sulle loro sentenze per avere più clienti.

Per i commercianti risulta quindi tutto molto facile, la strada è talmente appianata che essi possono vendere come grano buono lo scarto.

Potrebbe pure accadere che questi mercanti tengono il grano buono per i loro clienti ricchi e riservano a prezzi alti lo scarto per i poveri, che non hanno nessun potere nei loro confronti.

7 Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:

«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».

Il giuramento del Signore sigilla il suo decreto. Egli giura per il vanto di Giacobbe. Forse è una formula di giuramento; si giura per ciò in cui Giacobbe si vanta perché lo ritiene incrollabile; ora se Giacobbe giura per il Signore come suo vanto, proprio questi giura per se stesso contro questi commercianti iniqui. Che Egli non dimentichi mai le loro opere, significa che vendicherà i poveri oppressi.

La parola divina vuol colpire la brama ansiosa e senza riposo di chi vuol arricchire senza limiti.

Il testo fa comprendere il significato delle feste: oltre che dare onore a Dio, esse creano il riposo non solo fisico ma anche spirituale ponendo così un limite al ritmo affannoso del lavoro.

Il tempo è concepito dall’avaro come continua possibilità d’investire, mentre esso è dato secondo il ritmo della settimana iniziale della creazione.

Violare questo ritmo è cadere nel giudizio di Dio, che non solo si manifesta con una sentenza specifica ma anche con la ribellione della creazione alla violenza dell’uomo.

SALMO RESPONSORIALE                                 Sal 112

R/.       Benedetto il Signore che rialza il povero.

Lodate, servi del Signore,

lodate il nome del Signore.

Sia benedetto il nome del Signore,

da ora e per sempre.                R/.

Su tutte le genti eccelso è il Signore,

più alta dei cieli è la sua gloria.

Chi è come il Signore, nostro Dio,

che siede nell’alto

e si china a guardare

sui cieli e sulla terra?               R/.

Solleva dalla polvere il debole,

dall’immondizia rialza il povero,

per farlo sedere tra i prìncipi,

tra i prìncipi del suo popolo.                  R/.

SECONDA LETTURA                                       1 Tm 2,1-8

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Timòteo

Figlio mio, 1 raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini,

Questa parola apostolica è il fondamento di quella che noi chiamiamo «La preghiera universale». Essa è il compito primario (prima di tutto) e fondamentale della Chiesa, che si unisce al Cristo, l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, in quanto essa ne è il Corpo e recepisce in se stessa il suo amore per gli uomini e lo condivide secondo il suo comando.

2 per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio.

La preghiera si rivolge a Dio all’interno dell’umanità per i re e per tutti quelli che stanno al potere. Questa preghiera è forza spirituale sulle autorità perché esse esercitino il potere ricevuto da Dio a servizio di tutti gli uomini.

Chi prega deve aver fede in quello che chiede; la preghiera non è desiderio ma è attuazione di quello che si chiede perché essa partecipa della natura della Parola.

Sta alle autorità pubbliche acquistare quella sapienza, che li rende capaci di governare le nazioni sulle quali hanno avuto il mandato da Dio, tramite la designazione popolare, in modo tale da non esser dominati dalla brama di potenza, ricchezza e gloria e trascinare i loro popoli in avventure assai pericolose.

Difatti lo scopo della preghiera è designato dall’apostolo con queste parole: perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Nell’ideale apostolico, caratterizzato nelle lettere pastorali dalla «pietà» vi è la vita calma e tranquilla, il cui ritmo è appunto segnato da quell’armonia, che è espressa nel concetto di «pietà». Il ritmo dell’esistenza, non attraversato dai traumi delle guerre, delle ingiuste persecuzioni al bel Nome di Cristo, ma segnato dalla calma, dai ritmi tranquilli e dignitosi, è l’ambiente che l’apostolo auspica dalle autorità per potersi dedicare a Dio. Sembra qui respirare il clima sereno della «filosofia», cioè di quel pensare che giunge al vertice supremo nel pensiero di Dio e della propria esistenza immortale, espressa nel termine anima.

3 Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, 4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.

Dio è chiamato il nostro salvatore. La salvezza da noi ricevuta si esprime nella preghiera universale, che abbraccia tutti gli uomini perché la Chiesa non può avere limiti. Essa è tutta tesa ad attuare la volontà salvifica di Dio, come subito aggiunge.

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.

Essi devono passare dall’apparenza alla realtà, dall’opinione alla verità, dal mondo dall’immediato a quello eterno. Questo passaggio è operato solo dall’annuncio. La verità emerge dalla Parola di Dio come evidenza spirituale, che si contrappone all’evidenza fenomenica, che non può esaurire la ricerca della mente, soprattutto quando vi è l’illuminazione della rivelazione, che si fa fede nel credente, che ascolta e conosce.

La volontà di Dio, nel momento in cui diviene preghiera della Chiesa, si fa capacità di annunciare e di operare segni (cfr. At 4,29-30: «Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola. Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù»).

Solo nella preghiera la Chiesa diviene capace di affrontare l’impossibile nella fede nel possibile di Dio.

5 Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù,

Il Dio unico è il principio della professione di fede, su cui renderci saldi. In Lui e in rapporto a Lui vi è l’unico mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù. Nel massimo di unicità vi è il massimo di universalità, l’Uomo Cristo Gesù, che si pone tra Dio e tutti gli uomini; quindi Egli si colloca là dove nessuno può essere.

In questo suo spazio Egli colloca la sua Chiesa, che essendo una deve accogliere in sé tutti gli uomini nella sua preghiera in cui si fa visibile la mediazione del Cristo.

che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti,

Gesù è riscatto (cfr. Mc 10,45). Il suo amore sacrificale ottiene dal Padre la salvezza per tutti gli uomini, il suo essere uomo espande beneficamente la salvezza in tutti.

Questa è la testimonianza che è nella Chiesa e si effonde attraverso l’annuncio.

Gesù ha dato questa testimonianza nei tempo stabiliti dal Padre. In Lui e nella sua testimonianza si unificano l’umanità e la storia del mondo.

7 e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.

In questo progetto di salvezza, fondamentale è la predicazione apostolica che non si rivolge solo alla Chiesa. Paolo è maestro delle Genti.

Per questo l’Apostolo vuole che la Chiesa preghi per tutti gli uomini. La preghiera accompagna e corrobora il ministero apostolico che è dare testimonianza nello Spirito della redenzione avvenuta mediante l’Uomo Cristo Gesù, che ha in sé la forza di unificare tutte le Genti.

8 Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

Dopo aver presentato la necessità della preghiera universale ora l’Apostolo ne esprime le condizioni per gli uomini e per le donne.

Le mani alzate devono esser sante e pure. Esse lo sono se il cuore non ha in sé colleracontesa.

Caratteristiche della preghiera cristiana: in ogni luogo, in ogni momento (cfr. Ef 6,18), incessantemente (1Ts 5,17). Come è continua la volontà di salvezza di tutti gli uomini, così continua deve essere la preghiera per loro.

CANTO AL VANGELO                                       2Cor 8,9

R/.       Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,

perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                        Lc 16,1-13

 Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, 1 Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

Diceva [anche] ai discepoli, prima, con le parabole della misericordia Gesù ha parlato ai farisei e agli scribi, ora con la parabola dell’amministratore infedele si rivolge ai discepoli. Gesù li invita a porre l’attenzione sul momento presente: è imminente la resa dei conti.

Cogliamo ora alcuni elementi della parabola prima di passare alla sua interpretazione. Utilizziamo lo studio di Jeremias.

Sperperare i suoi averi cfr. 15,13: il figlio sperpera ogni suo avere. Elemento in comune tra le due parabole che le unisce e crea una continuità. Vi è un tempo precedente in cui il figlio e l’amministratore sperperano e vi è un tempo che ambedue agiscono cogliendo la situazione critica.

2 Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.

3 L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.

Disse tra sé = egli riflette (il semitico non ha un vocabolo che indichi il pensare, riflettere, ponderare).

Mendicare, mi vergogno, in questa condizione si rivelerebbe maggiormente il fatto che il padrone gli ha tolto l’amministrazione (cfr. Sir 40,28).

4 So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Su questa frase fa perno la spiegazione: vi accolgano nelle tende eterne (9). L’idea geniale dell’amministratore è quella di fare suoi i debitori del suo padrone, di creare in loro un obbligo nei suoi confronti, sfruttando ancora le ricchezze del suo padrone.

5 Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”.

I debitori del suo padrone, sono affittuari, i quali debbono versare una data parte del reddito della loro terra come fitto e grossisti che hanno ottenuto forniture contro titoli di debito.

 Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”.

Cento barili d’olio. Un barile (lett.: bath è uguale a hl. 3,65. Cento barili corrispondono al provento di 146 olivi (1 olivo comporta 120 Kg di olive ossia 1.25 di olio). Il debito è di 1.000 danari.

Subito, indica l’urgenza che ha il fattore.

Cinquanta, quindi 500 danari.

7 Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.

Cento misure di grano. Misure lett.: Kor (= 364 hl) di frumento sono 275 quintali e corrispondono al reddito di 42 ettari per una somma di 2.500 danari.

Ottanta, cioè il valore di 500 danari.

8 Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto (lett.: Il Signore lodò l’economo dell’iniquità). La BC traducendo padrone accetta un’interpretazione del termine greco che è messa in discussione: è il padrone di cui parla la parabola o è il Signore Gesù?

«Il termine greco «signore» usato in forma assoluta designa in alcuni passi Dio, diversamente (eccetto che in 12,37.42b; 14,33) indica sempre – ben 18 volte – Gesù» (Jeremias).

Se accettiamo questa ipotesi è Gesù che loda il fattore dell’iniquità (trad.: disonesto).

Non lo loda prendendo in considerazione il suo comportamento disonesto ma perché aveva agito con scaltrezza (lett.: con prudenza).

Aveva capito la sua situazione e aveva usato i mezzi a sua disposizione finché aveva tempo.

La prudenza infatti è quella virtù che ci fa cogliere la natura del tempo presente e ci fa agire in esso con sapienza. Questo fattore, che appartiene ai figli di questo mondo, rende vera l’affermazione che i figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari: (lett.: verso la loro generazione) sono più scaltri (lett.: più prudenti) dei figli della luce, sanno approfittare tra di loro delle varie occasioni e non se le fanno sfuggire più di quanto facciano i figli della luce. Lodando infatti un figlio di questo mondo, il Signore vuole attirare lo sguardo dei suoi discepoli, chiamati figli della luce, sull’intelligenza e l’abilità con cui il fattore ha agito perché anch’essi facciano altrettanto nel tempo ormai breve che rimane.

9 Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

Ebbene, io vi dico, ecco il consiglio che dà il Signore, sul modo come approfittare di questo tempo, fatevi degli amici con la ricchezza disonesta (trad.: il mammona dell’iniquità). Questa espressione è propria della lingua di Gesù, l’aramaico, e significa «possesso acquisito in maniera ingiusta» (Hauck).

Chi sono questi amici? I poveri per i quali Cristo costruisce le tende eterne nelle quali accolgono coloro che qui elargiscono loro i beni (Teofilatto); le opere di bene come dice la tradizione ebraica: Come mai l’elemosina e le opere di carità sono un grande intercessore? (Jeremias).

Perché quando questa verrà a mancare, quando ci sarà il giudizio, essi vi accolgano nelle dimore (lett.: tende) eterne. L’espressione tende eterne indica la Dimora divina che abiterà con gli uomini (cfr. Ap 21,3: ecco la tenda di Dio con gli uomini).

10 Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

Gesù continua il discorso sull’uso attuale dei beni citando un proverbio: chi è fedele in cose di poco conto (lett.: nel minimo), è fedele anche in cose importanti (lett.: nel molto). Con il termine «minimo» Gesù intende il mammona d’iniquità che richiama una fedele amministrazione e non una iniqua come è quella, seppure scaltra, dei figli di questo mondo. Il molto è la misura buona, pigiata, scossa e traboccante (6,38), sono quindi i beni spirituali. Si potrebbe anche percepire nel poco l’economia della Legge e nel molto quella dell’Evangelo.

Fedele si contrappone a iniquo cioè a chi è infedele e disonesto nell’amministrazione dei beni affidatigli.

11 Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

Quella vera, di cui la ricchezza di qui è ombra, infatti le realtà terrene sono ombra di quelle future.

12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

E se non siete stati fedeli nella ricchezza (lett.: in una cosa) altrui, è così chiamata perché non ci appartiene come dice l’Apostolo: Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via (1Tm 6,7), chi vi darà la vostra, a noi intrinseca come bene e come partecipazione alla natura divina.

13 Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

L’argomentazione, iniziata con una massima proverbiale (chi è fedele nel minimo ...) e una serie di domande che pongono l’uomo di fronte alla realtà priva di illusioni, si conclude con una sentenza che pone l’aut aut.

Nessun servitore può servire due padroni; servire implica un rapporto stretto di dipendenza totale e cultuale per cui o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro e in tal modo non si cammina nelle vie del Signore ma si zoppica come dice il profeta Elia al popolo: Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece è Baal, seguite lui! (1Re 18,21). Perciò non potete servire Dio e la ricchezza (lett.: mamonà).

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Carissimi, innalziamo suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità.

Ascolta, Padre, la nostra preghiera.

  • Perché nella Chiesa i poveri possano essere consolati, fasciati i cuori affranti e i potenti siano esortati all’umiltà e alla giustizia, preghiamo.
  • Perché i discepoli di Gesù, in quanto figli della luce, siano più saggi dei figli di questo mondo e diano testimonianza dei beni celesti, preghiamo.
  • Perché il Cristo sia l’unico e vero tesoro di coloro che tutto hanno abbandonato per seguirlo, preghiamo.
  • Perché anche nelle gravi tribolazioni non si spenga mai la speranza nelle promesse divine, preghiamo.
  • Perché sia piena di sapienza la nostra attesa per ottenere come frutto del nostro impegno, conoscere te Signore Gesù, fonte della vita, noi ti preghiamo

O Padre, che ci chiami ad amarti e servirti come unico Signore, abbi pietà della nostra condizione umana; salvaci dalla cupidigia delle ricchezze, e fa’ che alzando al cielo mani libere e pure, ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.