Domenica XIV – C – Giuseppe Bellia

Evangelo, pace e spada!

Tu penetri nell’intimo nostro:

croce che sigilli la carne.

Pace, soffio dello Spirito,

dalle labbra del Signore

su volti anelanti alla luce.

Gerusalemme madre lieta!

I tuoi figli tutti a te vengono,

assemblea santa di Dio.

Correte voi che annunciate,

prorompete in canti di gioia,

dite: Ecco, il Signore viene.

Silenziosa e stupita attesa

inonda tutta la creazione:

è l’ultimo istante del tempo.

Erompe inatteso un grido!

Lo Spirito a tutto dà vita,

nuova l’umanità risorge.

PRIMA LETTURA                                            Is 66,10-14c

 

Dal libro del profeta Isaìa

Il brano proposto fa parte di una pericope più ampia (5-14) che ha come tema la consolazione di Gerusalemme e la sua gioia. Noi leggiamo l’ultima parte, quella riguardante la gioia.

10 Rallegratevi con Gerusalemme,

esultate per essa tutti voi che l’amate.

Sfavillate con essa di gioia

tutti voi che per essa eravate (lett.: siete) in lutto.

Amare Gerusalemme significa affliggersi per la sua sorte. Il Signore comanda di cessare il lutto e il pianto perché è giunta per Gerusalemme la salvezza. Il Signore vuole che quanti amano Gerusalemme annuncino profeticamente con la loro gioia che le sorti della città sono cambiate.

La speranza quindi è la virtù teologale della profezia perché questa non ha fondamento su quanto sta accadendo, che potrebbe essere esattamente il contrario. In essa paradossalmente risiede la gioia che nasce dalla contemplazione anticipata data dalla Parola di Dio. La speranza pertanto è afferrare il tempo nella sua pienezza senza lasciarsi sconvolgere dagli avvenimenti esterni; questi infatti accadono perché sappiamo trarre vanto dalle tribolazioni e tutto possiamo contemplare nell’amore di Dio, che è stato effuso nei nostri cuori. Afferrare il tempo nella sua essenza, che è lo stesso disegno di Dio, è vederlo incessantemente ricapitolato in Cristo, soprattutto nel suo mistero pasquale, centro e cuore propulsore di tutta la realtà sia visibile che invisibile.

Ogni uomo, che crede nella Parola di Dio, spera nelle sue promesse e quindi recepisce in sé la gioia perché il Signore nutre pensieri di pace e non di afflizione.

Per questo la redenzione è vicina.

La redenzione di Gerusalemme è una delle tematiche fondamentali nell’annuncio della salvezza operata dal Signore tramite il suo Messia (cfr. Lc 2,38: Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme).

Gerusalemme è toccata per prima dalla redenzione operata dal Signore Gesù: in lei infatti si compie il Sacrificio. Ma in questo diviene segno della redenzione di tutti i popoli e di tutti gli uomini. E come luogo, dove la redenzione si è compiuta, Gerusalemme diviene segno della Chiesa nella quale tutti i popoli trovano le sorgenti incessanti della salvezza, come altrove è scritto: Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza (Is 12,3).

11 Così sarete allattati e vi sazierete

al seno delle sue consolazioni;

succhierete e vi delizierete

al petto della sua gloria.

Grande sarà l’abbondanza dei doni dati a Gerusalemme al punto da sfamare la fame dei suoi figli che si sentiranno avvolti dalla tenerezza di Gerusalemme, come i piccoli da quella della propria madre e si sentiranno tranquilli perché non dovranno più subire nessun genere di privazioni.

La Chiesa consola i suoi figli nutrendoli con il suo latte. Come il bimbo, appena preso il latte, non piange più, ma si addormenta sereno tra le braccia della madre, così chi si nutre della Parola di Dio, che è data nella Chiesa, diviene tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre (Sal 131,2) e come un bimbo svezzato è l’anima sua (cfr. ivi) perché è ivi scritto: Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze (ivi,1).

La Parola è abbondante (cfr 1Pt 2,1-3: Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore).

Il nutrimento della Parola di Dio diviene pane spezzato nell’amore del Cristo verso di noi e nostro verso coloro che sono nella miseria.

Anche l’abbondanza dei beni necessari alla vita scaturisce dal gesto del Signore di spezzare il pane che si fa amore nel cuore e nelle opere dei discepoli.

Deporre il lutto e proclamare la gioia è già vedere i cieli nuovi e la terra nuova e invitare gli uomini a sperare contro l’evidenza immediata dei fatti.

12 Perché così dice il Signore:

«Ecco, io farò scorrere verso di essa,

come un fiume, la pace;

come un torrente in piena, la gloria delle genti.

Voi sarete allattati e portati in braccio,

e sulle ginocchia sarete accarezzati.

La pace. La pace nella Scrittura è pienezza di ricchezza e di felicità operata dalla benedizione divina. Questa è infatti la sorgente di ogni bene sia fisico che spirituale. Che la pace sia raffigurata a un fiume, è questa un’immagine ben comprensibile in una terra in cui l’acqua è scarsa. Questa pace è dovuta alla gloria delle genti.

Come il fiume e un torrente in piena hanno acqua continua così quanto costituisce motivo di gloria per le genti affluisce continuamente in Gerusalemme al punto da esserne sommersa, come lo è il mare dalle acque dei fiumi.

Essa diviene il centro di tutta l’attività dei popoli; tutto a lei arriva e tutto passa attraverso di essa.

Gerusalemme come centro di tutta l’umanità annuncia l’universalità della Chiesa nella quale convergono tutti i popoli con la loro gloria. Di quale gloria parla il testo? Quello di cui i popoli si gloriano come sapere, cultura, arte, sapienza nel vivere tutto confluisce verso la Chiesa. L’Evangelo, predicato in seno alle  nazioni, si fa luce di rivelazione, che fa germogliare i semi sparsi dallo Spirito santo in tutte le genti e li porta a maturazione. Per questo la Chiesa è bene che sia presente in tutti popoli come la chioccia, che scalda e fa schiudere alla luce quanto vi è in ogni popolo di predisposizione alla grazia evangelica.

Così l’Evangelo porta frutti nell’impatto con i popoli creando in seno ai quei popoli liturgia, spiritualità e teologia consoni a quella cultura, secondo quello che lo Spirito dà di operare. In tal modo l’unica Chiesa appare avvolta in abito dorato, variamente adornata (Sal 44,9 LXX).

Contemplando ancora il mistero, il testo ci annuncia: Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati.

Il profeta ci mostra la tenerezza materna di Dio, che si effonde sui figli di Gerusalemme, che sono suoi figli. Così avviene nella Chiesa: la rigenerazione dall’acqua e dallo Spirito ci porta in questo rapporto tenerissimo espresso nell’essere portati in braccio e nell’essere accarezzati da Dio.

Così commenta santa Teresa di Gesù Bambino: «Per sapere, o mio Dio, quello che voi fareste al piccolissimo che rispondesse al vostro appello, ho continuato le mie ricerche, ed ecco ciò che ho trovato: Come una madre carezza il suo bimbo, così vi consolerò, vi porterò sul mio cuore, e vi terrò sulle mie ginocchia!. Ah, mai parole più tenere, più armoniose hanno allietato l’anima mia, l’ascensore che deve innalzarmi fino al Cielo sono le vostre braccia, Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più» (MA, 271).

13 Come una madre consola un figlio,

così io vi consolerò;

a Gerusalemme sarete consolati.

Dio si esprime con linguaggio materno. Nelle consolazioni di Gerusalemme vi sono quelle divine.

Allo stesso modo accade nella Chiesa. In essa si esprime la tenerezza materna di Dio. La Chiesa, nel suo crescere ben ordinata in Cristo per essere tempio santo nel Signore (cfr. Ef 2,21), esercita il dono della consolazione verso tutti i suoi figli che devono passare attraverso la grande tribolazione ed accoglie nella gloria coloro che già vi sono passati (cfr. Ap 7,14-15: Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro).

14 Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,

le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.

La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».

Ora i figli di Dio ascoltano le profezie, un giorno vedranno e la gioia, che già ora la Parola comunica, giungerà alla pienezza.

Quelle ossa che si sono rinsecchite nella tribolazione e nella morte (cfr. Ez 37,2: mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. Pr 17,22: Un cuore lieto fa bene al corpo, uno spirito abbattuto inaridisce le ossa), rifioriscono ora nell’abbondanza dei beni divini; vi è anche un implicito riferimento alla risurrezione.

Così diverrà noto il giudizio di Dio operato dalla mano del Signore, che non agirà più dietro gli avvenimenti ma in modo manifesto: La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi, ma si sdegnerà contro i suoi nemici.

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 65

R/.       Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,

cantate la gloria del suo nome,

dategli gloria con la lode.

Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!».          R/.

«A te si prostri tutta la terra,

a te canti inni, canti al tuo nome».

Venite e vedete le opere di Dio,

terribile nel suo agire sugli uomini.                   R/.

Egli cambiò il mare in terraferma;

passarono a piedi il fiume:

per questo in lui esultiamo di gioia.

Con la sua forza domina in eterno.        R/.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,

e narrerò quanto per me ha fatto.

Sia benedetto Dio,

che non ha respinto la mia preghiera,

non mi ha negato la sua misericordia.   R/.

SECONDA LETTURA                                      Gal 6,14-18

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, 14 quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

A coloro che vogliono sottomettere i Galati alla circoncisione e gloriarsi nella loro carne, l’apostolo contrappone il suo unico ed esclusivo gloriarsi nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Nel momento in cui noi ci siamo imbattuti nella croce di Gesù e l’abbiamo scelta entrando nella sua dimensione esistenziale e nel suo valore salvifico, noi non possiamo più scegliere altro in cui poterci vantare. Tutto infatti ci porta verso la croce.

Nella croce, come luogo in cui Gesù si è immolato, è avvenuta una duplice operazione: il mondo è stato crocifisso per l’apostolo e questi lo è stato per il mondo.

La crocifissione del mondo non è altro che il suo essere svuotato di ogni forza e presa sugli uomini. La croce, abbracciando tutte le dimensioni cosmiche (altezza, lunghezza, larghezza e profondità), lo ha afferrato e contenuto nella sua dimensione crocifiggendolo; quindi lo ha svuotato di ogni dominio esercitato dal principe di questo mondo e dalle potenze a lui assoggettate. Privati del loro potere, costoro non possono più nulla su coloro che sono di Cristo perché in Lui essi sono crocifissi al mondo.

La condizione di crocifissione, operata in noi dal battesimo, si fa esistenziale quando – secondo il comando del Signore – rinneghiamo noi stessi e dentro l’orizzonte della nostra vita ci carichiamo della croce, quale essa a noi si presenta. In essa avviene un processo contrario a quello mondano: la nostra vita passa attraverso la nostra morte volontaria, che ci porta a scomparire agli occhi degli altri fino a diventare un granellino di sabbia di Gesù (cfr. s. Teresina, Atto di consacrazione).

Finché in noi qualcosa vive per noi, tutto in noi vive per il mondo.

«La persecuzione viene da tutte le parti, [da chi] è invidioso dell’opera di Dio. Chi non vuole essere perseguitato non si attenga a questo canone. La persecuzione degli uomini è sempre certo guidata dal nemico; chi si attiene alla Croce esce dalla città: è respinto, non è accolto. Il gloriarsi della Croce significa tirarsi addosso la persecuzione. Ogni momento in cui intervenga un compiacimento di sé ci si sottrae alla Croce. L’unico riposo che è dato è quello di chinare il capo sulla Croce. Non fare bella figura possiamo ricordare ciò che ci è detto riguardo alla vanità. 14 il mondo è stato crocifisso per me. S Ignazio: «il mio eros (amore terreno) è stato crocifisso per cui non ha più fuoco per la materia (Rm)»; s. Teresina supplica che tutto per Lui diventi amarezza. Io sono stato crocifisso per il mondo: 1) il mondo non ha più presa su di me. Io sono morto e chi è morto è giustificato (è assolto dal debito). 2) assieme con il Cristo è crocifisso per il mondo, il suo rapporto con il mondo non è più di schiavitù ma di redenzione» (d. U. Neri, appunti di omelia, 2.5.1977).

15 Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.

L’evento della croce annulla le due categorie teologiche dell’A.T.: Israele (circoncisione) e le Genti (non circoncisione, lett.: prepuzio). Infatti questa divisione è basata sulla carne e ad essa è subentrato l’essere nuova creatura. Questa nuova condizione unifica Israele e le Genti nell’unica Chiesa.

La nuova creatura ha origine dalla croce di Cristo ed è proprio in forza di essa che in noi e attraverso di noi progredisce il Regno di Dio, che ha la forza di sconfiggere tutti i nemici del Cristo, sottoponendoli allo sgabello dei suoi piedi, fino a sottomettere l’ultimo, il più terribile, che è la morte (cfr. 1Cor 15,26). La creazione nuova quindi avrà il suo manifestarsi finale al momento della risurrezione.

16 E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.

Questa è la norma da seguire, che reca pace e misericordia a tutto l’Israele di Dio, cioè a Israele secondo la carne e alle Genti innestate sulla radice santa dei Padri (cfr. Rm 11,17).

17 D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.

La croce di Cristo non lascia indenne chi è in rapporto con essa; infatti imprime su di lui i segni dell’appartenenza a Cristo crocifisso; essa lo marchia con un sigillo indelebile. Questo è il segno di appartenenza a Cristo e nello stesso tempo, per Paolo, è il segno dell’autenticità apostolica.

Al segno della circoncisione nella carne si contrappongono le stigmate di Cristo nel corpo.

Questa è la vera circoncisione del cristiano, che, anziché renderlo membro del popolo dell’antica alleanza, lo rende partecipe del nuovo popolo, l’Israele di Dio.

18 La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

La benedizione invoca la grazia. Questa scaturisce dal Signore nostro Gesù Cristo, come è scritto nel prologo di Giovanni: la grazia e la verità furono fatte mediante Gesù Cristo (Gv 1,17). Non c’è grazia fuori di Lui, come non c’è lo Spirito prima della sua risurrezione (cfr. Gv 7,39). La grazia è posta nello spirito di quanti ascoltano. Essendo posta nel loro spirito e quindi nella loro intelligenza e volontà, l’apostolo invita i suoi fratelli ad accogliere questo dono per essere liberi da ogni fascino che le pratiche legali possono esercitare sul loro animo al punto tale da assoggettarli agli elementi del mondo (cfr. Col 2,8.20).

Amen. «corrisponde a quello che conclude preghiere, dossologie e benedizioni, ed è quindi un segno del significato e dell’uso liturgico delle lettere» (Schlier).

CANTO AL VANGELO                                   Col 3,15a.16a

R/.       Alleluia, alleluia.

La pace di Cristo regni nei vostri cuori;

la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                   Lc 10,1-12.17-20

 

 Dal vangelo secondo Luca

Il viaggio verso Gerusalemme acquista il carattere messianico anche dall’invio dei settanta discepoli ai quali il Signore dà delle norme precise che riflettono la sua signoria nel fatto che ad essi viene provveduto il necessario e la sua umiliazione sulla Croce nel fatto che i discepoli sono agnelli in mezzo a lupi.

1 In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Designò (il verbo greco così tradotto significa anche: eleggere, nominare, conferire una carica, proclamare) «viene quindi dalla sfera politica, così che l’insediamento dei settanta discepoli appare come un atto pubblico e giuridico» (Schlier).

settanta [due] discepoli. Alcuni testi antichi hanno settanta altri settantadue.

Se accettiamo la cifra di settantadue si può dire che vi è un riferimento esplicito al V.T. a Es 24,1 e Nm 11,16 dove si parla di settanta anziani che divengono settantadue con Mosè e Aronne. In questo modo Gesù appare come il Signore e non come un nuovo Mosè, infatti egli è fuori dal computo e li invia. Come i Dodici rappresentano le dodici tribù d’Israele, così i settantadue sono anch’essi alla base del nuovo popolo. C’è continuità tra A. e N.T.

A due a due. Molte sono le ragioni per cui li manda a due a due:

per la testimonianza come è detto in Dt 19,15 citato da Gesù in Gv 8,17: la testimonianza di due uomini è vera;

perché la preghiera di due è efficace (cfr. Mt 18,19ss). Essi vanno ed egli ordina loro di pregare perché il padrone della messe mandi operai alla sua messe: in questo si accordano come sono concordi nell’annuncio;

per un aiuto reciproco conforme a Qo 4,9ss: meglio essere in due che uno solo … (Cornelio a Lapide);

perché l’annuncio sia confermato dall’amore fraterno: «non si può avere amore in meno di due» (S. Gregorio).

Davanti a sé (lett.: Davanti al suo volto): vedi 9,51; è quel volto, che Gesù ha indurito, per salire a Gerusalemme.

2 Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!

Nell’immagine della messe il Signore dice quale sia la situazione attuale. Nell’A.T. la messe è immagine del giudizio finale che Dio tiene sulle nazioni (cfr. Gl 4,1ss.; Is 27,11). Nel N.T. è immagine e similitudine dell’opera escatologica di Dio (Mt 13,30.39; Mc 4,29; Ap 14,15); quest’ora decisiva è considerata imminente (Mc 9, 37ss. e qui) (Hauck).

L’urgenza della mietitura ha come contrasto drammatico il fatto che gli operai sono pochi. E quindi vi è necessità che gli operai stessi preghino il padrone della messe, il Padre. Dalla sua volontà dipende l’invio per cui Gesù non può mandarne di più. Solo la preghiera può tutto.

3 Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi;

Nell’immagine del lupo e dell’agnello è espressa la condizione dei discepoli e quindi del Maestro.

Fa loro pregustare quel calice della Passione che Egli stesso, l’Agnello di Dio, sta per bere. Questo rapporto lo si coglie anche nella tradizione rabbinica: «Adriano disse a Rabbi Jehoshua (circa 90 d.C.): “C’è davvero qualcosa di grande nella pecora (Israele) che continua a sopravvivere tra settanta lupi (i popoli)”. Ed egli rispose: “Grande è il pastore che la salva e la custodisce e i lupi di fronte ad essa abbatte”.».

Quindi sono agnelli tra lupi ma custoditi dal Cristo loro pastore (cfr. Is 53,7: era come agnello condotto al macello), che per loro combatte e li strappa dalle fauci del leone.

 

4 non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

 

Perché si affidino completamente a Lui, ordina: non portate borsa, né sacca, né sandali (9,3: né bastone, né bisaccia, né pane, né due tuniche per ciascuno).

Borsa, è quella per il danaro. (Cfr. Mt 10,9: non procuratevi oro, né argento, né monete di rame nelle vostre cinture). «In entrambi i casi viene imposta la totale rinuncia a quella somma più o meno cospicua di danaro che ogni viaggiatore suole portare con sé per ogni evenienza» (Rengstorf).

La totale spoliazione dei beni necessari è indice della fede nell’Evangelo che sa provvedere agli annunciatori quanto è necessario. Questo stile di vita vuole testimoniare il «discorso della pianura» (Lc 6,20-49): nella loro persona e nel loro tenore di vita si può leggere la scelta preferenziale dei poveri, la pace, l’amore per i nemici. È questa la testimonianza, che danno a Gesù.

Il saluto. Lungo la strada a nessuno è dato il saluto perché non sia impedita la missione (Vedi 2Re 4,29). Esso va fatto solo nella casa. Il saluto è quello usuale: pace a questa casa. Questa pace è vista come energia e potenza che fa pensare allo Spirito Santo perché si posa sul figlio della pace, altrimenti ritorna ai discepoli che ne possono disporre in altra maniera. «Secondo Is 52,7 e Na 2,1 è proprio compito dei messaggeri degli ultimi tempi annunciare a Israele la pace e dunque l’inizio del tempo della salvezza» (P. Hoffmann cit. in Rossè p. 378).

5 In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6 Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.

Scenderà (lett.: riposerà): Cfr. Nm 11,25ss; Is 11,2; 1Pt 4,14 (riferito allo Spirito).

«Il saluto è quindi una potenza con cui il discepolo diffonde la benedizione, e il suo ritiro ha valore di maledizione. La potenza dipende dalla Parola e sicuramente dal gesto che l’accompagna» (Windisch).

7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

La casa del figlio della pace diventa la base per l’evangelizzazione di quella città e luogo. Essa diventa pure la casa che li nutre perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Attorno alla casa si enuclea quindi la Chiesa. Questo sarà pure il modo di evangelizzare dopo la Pentecoste.

8 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9 guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.

Dalla casa l’attenzione si sposta alla città.

Questi sono i momenti dell’evangelizzazione: mangiare ciò che è presso di loro, curare i malati, dire: È vicino a voi il regno di Dio. Il Signore sottolinea l’azione del mangiare perché è comunione. «Gesù libera i suoi apostoli dalla preoccupazione di dover osservare se quanto è loro offerto è conforme alle prescrizioni riguardanti i cibi (cfr. 11,39). Tutto ciò che è offerto secondo la volontà di Gesù è puro perché è santificato da Lui (cfr. At 10,9ss; 1Cor 10,27; Col 2,16ss;)» (Rengstorf).

Curare i malati è segno della presenza del Messia (vedi 7, 21-23).

Si è avvicinato a voi il Regno di Dio. L’annuncio tocca personalmente con la presenza di chi è stato inviato.

10 Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11 “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 12 Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Di fronte alle città, che rifiutano, i discepoli compiono gli stessi gesti degli apostoli (9,5) e dicono: Sappiate però che il regno di Dio è vicino. Non dicono: a voi, infatti il Regno per loro non viene come salvezza ma come condanna.

Scuotere la polvere 9,5.

Sòdoma. Sap 10,7: quella polvere scossa dai discepoli è più grave del fuoco che ha reso Sodoma terra desolata fumante.

17 I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

I settantadue tornano con gioia: è la gioia per la liberazione dal giogo dell’antico tiranno.

18 Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.

Vedevo Satana. Il Satana è colui che accusa gli eletti davanti a Dio giorno e notte (cfr. Ap 12,10; Gb 1,7-12). Riguardo pure ai discepoli «Satana chiede di disporre di essi per vagliarli come il grano (22-31). Lo scopo di questo vaglio è di svelare le deficienze di ciascun discepolo di modo che Satana lo possa accusare; a questa accusa si contrappone l’intercessione di Gesù» (Foerster). L’espressione cadere dal cielo significa quindi essere destituito da questo potere di accusatore. Nei Padri troviamo varie interpretazioni:

Nazianzeno, Basilio, Cirillo: il Satana in quel momento è spogliato di quella gloria che aveva nel mondo prima della venuta di Cristo: prima di Cristo era venerato come dio, ora invece è caduto dal cielo cioè dalla sua gloria.

Girolamo, Ambrogio, Cipriano, Gregorio, Crisostomo, Beda, Bernardo: si riferisce alla prima caduta quando ebbe invidia del Verbo, che è nel seno del Padre, e volle farsi uguale a Dio.

Come una folgore, vi è un riferimento a Is 14,12: Come sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora?

19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.

Vi ho dato il potere di camminare (lett: calpestare). Calpestare richiama Gn 3,15: il seme della donna calpesterà il capo del serpente antico. In quanto Figlio dell’uomo, Gesù comunica questo potere a ogni nato di donna che crede in Lui.

Serpenti e scorpioni. Is 14,29: dalla radice del serpe uscirà una vipera; 27,1: il Signore punirà … il Leviathan, serpente guizzante, il Leviathan, serpente tortuoso. Mt 23,33: serpenti, razza di vipere; Ap 9,19: le loro code sono simili a serpenti; 12,8: il grande drago, il serpente antico; 9,3: fu dato loro il potere pari a quello degli scorpioni della terra.

Nell’immagine dei serpenti e degli scorpioni è espressa tutta la potenza del nemico. Beda coglie in questo la differenza: i serpenti in quanto colpiscono col dente indicano un’invidia aperta, gli scorpioni invece colpendo con la coda indicano l’invidia nascosta.

20 Non rallegratevi però perché i demòni (lett.: gli spiriti) si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Dicendo spiriti (trad.: demoni) indica la loro natura.

I vostri nomi sono scritti nei cieli, donde il satana è caduto. Secondo S. Bernardo i discepoli sostituiscono in cielo gli angeli ribelli. Nei cieli, significa il libro della vita (Is 4,3; Fil 4,3; Ap 3,5; 20,11ss.).

Rispetto al Regno di Dio, che sta per iniziare, il più grande risultato che si può ottenere sulla terra in forza dell’autorità di Gesù è molto meno di ciò che Gesù dona a coloro che gli appartengono (Rengstorf).

Ù

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. In pace preghiamo il Signore

Pietà di noi, Signore.

  • Per la pace che viene dall’alto e per la salvezza di tutti gli uomini, preghiamo il Signore.

  • Per la pace di tutti i popoli, per l’unità delle sante Chiese di Dio, preghiamo il Signore.

  • Per il nostro vescovo N, per i presbiteri, i diaconi e tutti i ministri, preghiamo il Signore.

  • Per la salubrità dell’aria, per l’abbondanza dei frutti della terra, per tempi di pace, preghiamo il Signore.

  • Per coloro che sono in viaggio, per i malati, i sofferenti, gli oppressi e per tutti i bimbi sottomessi a schiavitù e sfruttamento, preghiamo il Signore.

O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all’annunzio del tuo regno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.