Riformare la Vita Consacrata e la Missione:

Essere radicali nella profezia – Una lettura de-costruttiva”

Assemblea dell’USG (25-27 maggio del 2016) (Heinz Kulüke SVD)

Quando abbiamo avuto più bisogno di voi, eravate lì per noi, ed eravate uniti a noi.”

Osservazioni preliminari

La prima parte di questa conferenza spiega la terminologia e lo sfondo filosofico e teologico. La seconda parte è un’applicazione che conduce a una lettura de-costruttiva della vita religiosa e della missione.

Nella mente di colui che si accinge a fare queste riflessioni c’è un modello di pensiero che per semplificare chiameremo “lettura de-costruttiva”. Questo modello sarà applicato all’Immagine di Dio, alla Vita Religiosa e alla Missione. La tesi è che il contributo dei religiosi al rinnovamento della Chiesa dipenderà dal rinnovamento della nostra immagine di Dio, della nostra vita e della nostra missione.

Una difficoltà da segnalare fin dal principio è trovare il linguaggio adeguato. Il linguaggio che si utilizza nelle diverse forme della vita consacrata può essere tanto vario quanto lo sono i carismi. I termini: vita consacrata o vita religiosa si useranno indistintamente; come pure sono interscambiabili i diversi termini per indicare la missione: opere, impegno apostolico o ministero apostolico, o i termini congregazione, società, ordine religioso o istituto religioso. Lo stesso dicasi quando si parla di “rinnovamento.” Altri preferiscono il termine riforma (dare una nuova forma alla Chiesa) o decostruzione (cercare una nuova struttura).

E’ possibile che il lettore/la lettrice non trovi il suo linguaggio preferito e che debba superare il linguaggio del testo per trovare stimoli alle sue riflessioni critiche.

La maggior parte degli esempi di vita religiosa e missione qui esposti derivano dal contesto della Congregazione di colui che scrive, ma probabilmente sono applicabili anche ad altre Congregazioni.

1. Introduzione

L’ “Anno della Vita Consacrata” è terminato a febbraio scorso 2016, ma non la ricerca di come rinnovare la vita religiosa e la missione. I religiosi sono invitati di continuo a ritornare alle loro radici. Il rinnovamento della vita religiosa ad intra (all’interno della Congregazione) avrà un impatto sul rinnovamento della missione ad extra (l’opera di una Congregazione). Ambedue i rinnovamenti possono contribuire al rinnovamento della Chiesa.

Con Papa Francesco, a cinquant’anni dal Vaticano II, è iniziato un altro processo di rinnovamento della Chiesa. “In cosa esattamente i religiosi possono contribuire a questo rinnovamento?” e dati i numerosi impegni da svolgere “Quali dovrebbero essere le priorità?” Gettando lo sguardo oltre la Chiesa, e nel constatare la necessità di cambiare il mondo in generale, possiamo chiederci “Noi religiosi, come vi possiamo contribuire?”

Sicuramente possiamo offrire un contributo significativo per cambiare la Chiesa e il mondo. E questo contributo si rispecchia nelle nostre numerose comunità religiose, case di formazione, centri di spiritualità, parrocchie, istituzioni educative, centri di ricerca, mezzi di comunicazioni tradizionali e reti di media sociali, ospedali, centri di salute e di riabilitazione, le nostre ONG ed altre entità che ogni giorno sono a servizio di milioni di persone e particolarmente a servizio dei poveri.

Molte istituzioni civili e religiose si sono tristemente rese conto di non riuscire più a servire in modo efficace ciò e coloro per cui erano state create. E’ inevitabile operare dei cambiamenti per essere di nuovo significativi per la gente in generale e in particolare per le persone vulnerabili e coloro che vivono ai margini.

La crisi che si avverte in molti settori della società è una crisi istituzionale che incide su tutto ciò che è istituzionalizzato, ma tutte le crisi sono anche un’opportunità che invita coloro che hanno la mente aperta a cercare nuove soluzioni. La questione è come cambiare, rinnovare, riformare o decostruire ciò che è stato sistematizzato e istituzionalizzato.

2. Considerazioni filosofiche e teologiche – Implicazioni pratiche (Diapositiva 1)

Mi limito a presentare alcune considerazioni basiche che, se ben applicate, possono aiutare a guardare Dio, la vita religiosa e la missione in modo diverso. (Questo è il contenuto di un breve power point che spiega fondamentalmente il testo a continuazione).

2.1 Considerazioni filosofiche – Alla ricerca di un metodo più vicino alla Verità

La ricerca della Verità – Un prerequisito per il rinnovamento e la riforma

Le nostre azioni si basano su giudizi che a loro volta si basano su interpretazioni. Siamo invitati a rimanere aperti a tutta la verità (il contesto generale ancora da rivelare o palese, manifesto). (Diapositiva 2)

Dobbiamo riformare o decostruire ciò che abbiamo interpretato, formato, concettualizzato, costruito e in seguito sistematizzato e istituzionalizzato, quando e lì dove è diventato una minaccia per la vita. E ciò è applicabile sia alle istituzioni civili che alla Chiesa, alla vita religiosa e alla missione. Tutta la verità è semplicemente maggiore di ciò che siamo in grado di cogliere nelle forme e nei costrutti. (Diagnosi di un medico; L’immagine di Dio: Onnipotente e Buono)

Dalla riduzione e costruzione alla decostruzione Utilizzando una terminologia diversa per spiegare la stessa cosa, si può dire che ciò che cogliamo in concetti è necessariamente una riduzione che diventa la base per la costruzione che a sua volta ha bisogno di essere de-costruita per essere più vicina alla realtà, offrendo una visione migliore, più vicina alla verità. (Diapositiva 3)

L’uso del dialogo ci permette di ampliare la nostra visione e il nostro orizzonte. Secondo il proprio punto di vista, ogni persona ha un orizzonte specifico e limitato. Per cercare di capire meglio l’altra persona è necessario entrare nel suo orizzonte (mettersi nei suoi panni) per vedere ciò che vede. (Abitanti di baraccopoli, vittime della tratta, rifugiati, migranti, i confratelli di culture diverse, di generazioni diverse.) Dialogare significa ampliare l’orizzonte delle persone coinvolte; apportare la prospettiva più ampia di un’interpretazione più vicina alla verità. (Diapositive 4 & 5)

Una condizione essenziale per un vero dialogo è imparare a fare “buone” domande, domande cui non è possibile rispondere con un semplice “sì” o “no”; buone domande che aprono possibilità e che le mantengono aperte; “le buone domande generano interesse” (Gadamer) (Dialogo con Papa Francesco/La curia).

Una base stabile, sicura o fissa, con un orizzonte chiuso Una base stabile conduce verso un orizzonte chiuso che come visto prima può espandersi utilizzando il dialogo che conduce verso un orizzonte ampliato, anche se ancora chiuso. Tutti gli orizzonti chiusi offrono solo scelte interpretative limitate. (Intervento suicida) (Vita religiosa e missione)

Il “non fondo” il “senza fondo” (abisso) con un orizzonte aperto E’ possibile considerare un’altra possibilità per espandere l’orizzonte, e cioè la possibilità di non avere una base, dell’abisso. (Un-ground – Eckhart: La Divinità – Il Dio oltre Dio) (Situazioni limite – Jaspers) (Radicalità – Profezia) (riscoprire il mistero soggiacente (μυειν). (Diapositiva 6)

Verità raggiunta grazie a decisioni maggioritarie: Una lettura de-costruttiva – Una decisione maggioritaria non garantisce il raggiungimento della verità. Una persona (o un gruppo) con un punto di vista diverso, (che va oltre il suo proprio orizzonte) – “der verrückte Mensch”) può avere un punto di vista privilegiato che permette di vedere il quadro generale, la verità. (Il profeta) (Diapositiva 7)

Un metodo più vicino alla Verità: la fenomenologia ermeneutica – Rimanere aperti a ciò che diventa manifesto, palese (rivelato) – La fenomenologia ermeneutica e la sua formula “Lasciare vedere da se stesso ciò che si manifesta, così come si manifesta (apophainestai ta phainomena) è il metodo di Heidegger per avvicinarsi il più possibile alla verità. Questo concetto si applica nella seconda parte di questa conferenza e sarà spiegato con l’aiuto di esempi. (Diapositiva 8)

Gli esseri umani possono diventare vittime delle loro strutture. Le strutture più difficili da decostruire sono quelle che abbiamo nella nostra mente.” [“Se fosse possibile ricostruire la mente, la ricostruzione del paese andrebbe molto più in fretta” (un giovane in Liberia). (E aggiunge) “Perdonare è possibile, dimenticare no”.

2.2 Considerazioni teologiche – Decostruire l’immagine di Dio

Il rinnovamento della vita religiosa forse deve cominciare rivedendo l’immagine di Dio. Un passo essenziale lungo il cammino di qualsiasi rinnovamento potrebbe essere un’immagine di Dio rinnovata e decostruita. Nella Bibbia il compito di iniziare questo processo spetta al profeta.

Immagini di Dio nella Bibbia – Evitare gli “Antropoformismi”

L’unico nome possibile Mosè disse a Dio, “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro, ‘Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi,’ ma mi diranno, ‘Come si chiama?’ e io cosa dirò loro?” E Dio rispose, “Io sono colui che sono.” … “Questo è il mio nome per sempre; Questo è il nome con cui sarò ricordato di generazione in generazione.” (Es 3,1-8a, 13-15) Dio è/esiste (Diapositiva 9)

Il Dio che si nasconde – “Ora-qui” e “In nessun luogo” (Diapositiva 10)

Veramente, tu sei un Dio che si nasconde” (Isaia 45,15)

Ma se vado in avanti, egli non c’è, se vado indietro, non lo sento – a sinistra lo cerco e non lo scorgo, mi volgo a destra e non lo vedo. Eppure conosce ogni passo che faccio!” (Giobbe 23,8-10a)

Il Dio preoccupato per i poveri e per gli emarginati (Diapositiva 11)

“… sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo… rimandare liberi gli oppressi, cancellare i debiti… dividere il pane con gli affamati, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo … (Isaia 58,6-7)

Tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati.” (Giuditta 9,11)

Immagini di Dio nella Tradizione (Diapositiva 12)

Trovare Dio consiste nel cercarlo incessantemente” (San Gregorio di Nissa)

Dove ho trovato la verità, là ho trovato il mio Dio che è Verità assoluta” (Sant’Agostino)

Sapendo che c’è molto di più da conoscere su Dio rispetto a quanto possiamo cogliere nei concetti/immagini. (San Tommaso d’Aquino)

Il “Dio con noi” diventa “Il Dio dentro di noi” (I Mistici) –“Divinità” secondo Eckhart (Dio oltre Dio)

Gesù Cristo – Il volto di Dio – Lo Spirito del Vangelo (Diapositiva 13 & 14)

Chi sono io secondo la gente?” … ”Ma voi chi dite che io sia?” (Luca 9,18-20) “Egli è l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,12-30). Gesù decostruisce l’immagine che i suoi contemporanei avevano di Dio. Fino ad oggi, questo è il compito del profeta.

Sarebbe necessario illustrare maggiormente la decostruzione che Gesù fa dell’immagine di Dio, con riferimento per esempio alle parabole (il figlio prodigo, la pecorella smarrita, la moneta perduta, gli operai invitati a lavorare nella vigna, etc.) e le azioni concrete di Gesù (per esempio, mangiare con i peccatori e gli emarginati, sanare le persone malate il Sabato, etc.).

Per essere evangelizzatori autentici occorre anche sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla vita della gente, fino al punto di scoprire che ciò diventa fonte di una gioia superiore. La missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo.. …” (Papa Francesco, EG 268)

Implicazione per il culto, la vita religiosa e la missione (Diapositiva 15)

Smettete di presentare offerte inutili…soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova.” (Isaia 1,13-17)

Ricostruire l’immagine di Dio – “Il nome di Dio è compassione”

Nell’“Anno della Misericordia” un’immagine rinnovata di Dio dovrebbe includere questa caratteristica del Signore. Papa Francesco scrive: “La misericordia è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza. (Misericordiae Vultus, 10)

3. Riformare la Vita Consacrata e la Missione: Essere radicali nella profezia – Una lettura de-costruttiva (Applicando le considerazioni filosofiche e teologiche di cui sopra).

Cosa deve cambiare nella vita personale e comunitaria di noi religiosi per essere testimoni più autentici dell’amore, della compassione, della sollecitudine di Dio nel mondo di oggi con tutte le sue ingiustizie, sofferenze, dolori come pure con le sue speranze e gioie? Come può un rinnovamento ad intra aiutarci a spronare il nostro impegno missionario ad extra a livello personale e comunitario? Come trovare un altro stimolo nel nostro impegno di servizio in particolare verso i poveri e per affrontare i bisogni di un ambiente che soffre? I laici come possono condividere questo compito e missione delle nostre Congregazioni religiose? Considerando i diversi carismi delle Congregazioni religiose, la vita religiosa profetica e la missione come possono contribuire al rinnovamento della Chiesa?

3.1 Vita consacrata – Ad intra

Per rispondere alle domande di cui sopra sarebbe necessario affrontare diversi problemi che emergono. Per questione di tempo, mi limito a riflettere solo su alcuni che si strutturano attorno a cinque aspetti della vita religiosa: Formazione, Spiritualità, Comunità, Leadership e Finanze. Possibilmente, nel corso del nostro dialogo e discussione ne sorgeranno altri.

3.1.1 Formazione – Prepararsi per servire il Popolo di Dio

La formazione sarà il primo tema che affronteremo, poiché qualsiasi rinnovamento della vita religiosa che voglia contribuire al rinnovamento della Chiesa avrà a che fare con la formazione e la riforma. E’ necessario determinare la dimensione profetica della formazione ed anche il motivo giusto per cambiare ciò che deve essere cambiato. Le cose non cambiano solo perché una persona in autorità ordina i cambiamenti.

Formazione Iniziale

Spesso, dopo la visita alle nostre province, sorge la domanda: “I nostri confratelli sono sufficientemente preparati per rispondere alle esigenze della missione attuale?“ Durante alcune recenti visite, i confratelli dell’Asia e dell’Africa hanno fornito le risposte seguenti o simili: La formazione accademica nei seminari è buona; ma negli anni del seminario sarebbe bene qualcosa di più pratico. Molti confratelli più giovani vorrebbero fare di più per i poveri la cui presenza è più che ovvia in molti luoghi dove lavoriamo, ma dovrebbero anche imparare come farlo.

I poveri, nostri formatori

I poveri possono svolgere un ruolo importante nei nostri programmi di formazione iniziale e continua. Sarebbe anche bene chiederci quanto tempo i nostri formatori passano tra i poveri.

Se il lavoro con i poveri è la nostra priorità e ai nostri formandi questa priorità interessa poco o non possono essere formati per rispondere a questa priorità, non sarebbe meglio rimandarli a casa loro e fare la stessa cosa con i formatori?

La necessità di una formazione più ampia

Seguendo le norme della formazione del clero, i programmi di formazione per i nostri candidati al sacerdozio sono già pieni, ma noi che siamo religiosi missionari dovremmo sapere qualcosa di più e non limitarci solo ad amministrare i sacramenti.

Se vogliamo metterci a servizio è necessario anche pensare agli aspetti politici, sociali ed economici, e non solo alla dimensione religiosa. Specialmente durante gli anni della formazione, è necessario ampliare l’orizzonte dei confratelli per includere riflessioni critiche sulle cause della povertà. Come indicava uno dei nostri nuovi missionari in America meridionale: “Mi hanno insegnato a predicare, a celebrare la messa e ad amministrare gli altri sacramenti, ciò di cui le persone hanno veramente bisogno è molto diverso: hanno bisogno di acqua, di cibo, di servizi sanitari, di educazione. Solamente se mi preoccupo di queste necessità della gente posso parlare di Dio con senso e celebrare veramente i sacramenti.” “Alle persone con lo stomaco vuoto è possibile predicare solo se anche tu hai lo stomaco vuoto,” parole con cui un vescovo asiatico di un paese in via di sviluppo concluse il suo intervento durante il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione.

Oltre ai programmi di formazione standard, di gestione del personale, dei principi di una buona leadership, sarebbe anche opportuno che i religiosi conoscessero gli elementi fondamentali di alcuni temi importanti quali, per esempio: organizzazione della comunità, problemi di salute e nutrizione, contabilità basica, domanda e gestione di un progetto, manutenzione dell’infrastruttura e guida e accompagnamento psicologico.

La formazione dei fratelli

Il numero dei candidati fratelli è diminuito costantemente nel corso degli anni, e non abbiamo trovato il modo di fermare questo calo. Quindi, la cosa più importante è la buona formazione dei candidati fratelli. Ci sono diversi campi, e sono in aumento, in cui i fratelli possono contribuire con le Congregazioni e con la Chiesa in generale. Il buon esempio di un confratello realizzato farà sorgere vocazioni. E’ quindi importante che i fratelli abbiano la possibilità di lavorare con la gente e non semplicemente all’interno delle strutture delle congregazioni religiose.

Preoccupazioni particolari nell’ambito della formazione

E’ necessario alludere ad alcune preoccupazioni particolari che richiedono un dialogo continuo tra leader, formatori, formandi e confratelli interessati. Una di esse è il numero di formandi che diminuisce rapidamente in alcune province; la sana integrazione della sessualità dei nostri candidati come uomini celibi; l’età piuttosto avanzata di alcuni dei nostri formandi; la scelta e la preparazione di formatori qualificati; l’uso responsabile di Internet; (In alcune province i confratelli hanno bisogno di molto più tempo per apprendere la lingua e per il processo di inculturazione).

Una parte importante della nostra formazione iniziale, e poi particolarmente della nostra formazione continua, dovrebbe affrontare le diverse forme di abusi ad intra e ad extra. Inoltre, è importante non chiudere gli occhi dinanzi alla realtà e chiamare i problemi seri con il loro nome, in modo che “comincino ad esistere” e possano essere affrontati come è dovuto.

Formazione continua

I leader devono considerare seriamente la formazione continua dei confratelli e richiedere alle rispettive commissioni di formazione di considerare il programma di formazione continua come una parte importante della loro agenda. Sappiamo che dobbiamo imparare lungo tutta la vita e che solamente religiosi colti possono contribuire al rinnovamento della Chiesa e della società.

La formazione (iniziale e continua) può essere un’occasione per promuovere un atteggiamento profetico mediante una presa di coscienza e trasformazione costanti. Dobbiamo renderci conto che i modi di capire e di vivere sono diversi. Ma la formazione ci offre la possibilità di ricordarci che anche Gesù era contro-culturale e criticava alcuni aspetti della sua propria cultura. Non dovremmo trasformare “la mia cultura” in un idolo. La formazione iniziale è una buona occasione per de-costruire la superiorità culturale e i pregiudizi etnici.

Domande per la riflessione (Queste e le domande che seguono alla fine delle sezioni, sono poste allo scopo di approfondire la riflessione non necessariamente e solo nel corso dell’Assemblea dell’USG): Come possiamo trovare e selezionare i candidati idonei ai nostri programmi di formazione delle nostre Congregazioni? Come immaginiamo la formazione iniziale dei nostri futuri religiosi? Come scegliere e preparare al meglio i nostri formatori? Cosa è necessario per migliorare i programmi di formazione continua delle nostre Congregazioni, nel mondo intero?

3.1.2 Rinnovamento spirituale – Vivere con una domanda “Dio, cosa vuole che facciamo?”

Questa domanda richiede tempo di ascolto e di preghiera, personale e comunitario; tempo per la contemplazione in una vita spesso molto piena di cose da fare. La domanda non si presta a risposte facili; ci spingerà continuamente a cercare risposte sempre nuove e importanti per il nostro tempo e il contesto culturale; risposte basate sulla nostra Tradizione (la Sua storia) e comunque diverse secondo le generazioni e i gruppi di età nei diversi continenti attorno al globo. Dovremo imparare ad essere aperti alle risposte che ascolteremo e che saranno spesso molto diverse da ciò che possiamo attenderci e chiedere nella preghiera. Forse dobbiamo cambiare la nostra immagine di Dio.

Alcuni gruppi religiosi ed anche laici sono riusciti a trovare “forme inculturate” e adatte alla loro vita di preghiera e alle celebrazioni liturgiche. Altri devono percorrere ancora un lungo cammino per rendere attraenti e significative per i loro membri e per altri la preghiera e la loro vita spirituale. La domanda aperta è: “Dio, come vuole che preghiamo e celebriamo la nostra fede nei diversi contesti culturali dove stiamo vivendo e lavorando?” E’ ovvio che la risposta non è unica. Formulare di nuovo la domande può essere l’inizio di un dialogo che è assai necessario. Le comunità internazionali e interculturali dovranno avere una varietà di modi di pregare e celebrare la loro fede. Spesso c’è bisogno di più creatività e di più flessibilità. La nostra spiritualità e la nostra vita di preghiera devono saper accogliere sempre la sfida che il mondo/la vita lancia loro, e che è lì fuori dalla nostre frontiere e muri. E’ una chiamata a crescere sempre più vicino al Dio Trino e allo stesso tempo più vicino alla gente e al mondo. Una dimensione senza l’altra conduce a una visione riduzionista della spiritualità. (CD 27)

Domande per la riflessione: Come possiamo pregare e celebrare l’Eucaristia insieme nelle nostre comunità internazionali/interculturali dando un senso a ciò che facciamo? Come rendere più interculturali la nostra preghiera e le nostre celebrazioni liturgiche? In questo contesto, come possono contribuire i confratelli dei vari paesi e culture? O cosa possono offrirci i partner locali nello svolgimento della missione? I nostri confratelli in comunità internazionali/interculturali cosa possono fare personalmente per alimentare la loro fede e vita spirituale?

3.1.3 Comunità – “Vicinanza alla gente” (Inter Gentes)

In molte comunità religiose, una delle grandi sfide, probabilmente, è incontrare il giusto equilibrio tra azione e contemplazione, tra comunità e vita individuale e impegno. Una volta una persona disse: “Troppa comunità fa delle persone straordinarie persone comuni ”; e potremmo aggiungere, “Poca comunità, per non dire il non viverla in assoluto, renderà la vita religiosa insensata.”

Comunità internazionale e interculturale

Le comunità internazionali e interculturali in molti paesi possono essere una testimonianza viva dell’universalità della Chiesa e della nostra fede cristiana. Il nostro vivere e lavorare insieme in queste comunità, per molti di noi, è diventato qualcosa di normale e parte della nostra vita quotidiana. Per altri al di fuori delle nostre comunità si tratta di un aspetto particolare e fa tutta la differenza nel nostro modo di vivere e di lavorare.

Sappiamo che questo stile di vita e di missione è la nostra grande ricchezza, ma allo stesso tempo suppone molte sfide. Richiede una preparazione e una formazione particolari. Alcuni pensieri a caso possono essere sufficienti per animare il dialogo nelle nostre comunità.

Destinare confratelli internazionali giovani a province che invecchiano richiede accompagnamento e preparazione. Dobbiamo chiederci se lo facciamo sufficientemente o no. Inoltre, vivere in comunità interculturali, richiede particolari abilità: “Possiamo veramente leggere la mente e il volto dei confratelli?” “Non tutti coloro che sorridono sono felici.” La comunicazione interculturale è una sfida unica. “Perché non dici ciò che pensi?” E poi ci sono i problemi linguistici: “Non volevo dire questo, ma l’hai detto.” Un’altra sfida: Internet e il cellulare: “Le persona ‘lontana’ è più importante della persona ‘vicina’” e soddisfa il mio bisogno di vita comunitaria.

I confratelli internazionali hanno abitudini di lavoro diverse e concetti diversi riguardo al tempo: “Ciò che puoi fare oggi puoi farlo anche domani.” Hanno valori differenti: per alcune culture la prima comunità sarà sempre la famiglia, e poi gli amici/per esempio tra i migranti e in terzo luogo solamente si trova la comunità religiosa.

La vita in contesti interculturali esige imparare ad aver fiducia: “Senza una fiducia di base non c’è comunità.” Ciò significa che aver fiducia nei confratelli in generale, nei leader, è una condizione non-negoziabile per vivere in una comunità religiosa missionaria. I confratelli come possono apprendere questo di nuovo?

La mancanza di stima verso i nostro confratelli e il loro lavoro aggiunge tensioni nelle nostre comunità. Molto spesso i religiosi dimenticano di essere grati per la presenza e il lavoro dei loro compagni religiosi.

L’interculturalità, una scusa per le comunità disfunzionali – Il vero problema non è sempre l’interculturalità e il contesto internazionale, ma le personalità che rendono la vita difficile, e a volte impossibile, nelle nostre comunità.

Confratelli “respons-abili”

In quale misura i nostri confratelli e le nostre comunità sono “capaci” di “rispondere” ai bisogni della Chiesa e del mondo in generale? In quale misura si sono assunti responsabilità per loro, per gli altri e per la Chiesa? (Häring)

Tutte le Congregazioni, tutte le comunità potrebbero chiedersi : considerando i doni che Dio ci ha dato, le risorse che abbiamo in comunità, possiamo assumerci una maggiore responsabilità verso la gente in generale e in particolare verso coloro che sono poveri e bisognosi? (Rifugiati) Possiamo assumerci una maggiore responsabilità per proteggere e riabilitare l’ambiente?

La cura dei poveri, una preoccupazione comune

Una comunità ha bisogno di un impegno comune e questo può essere la sollecitudine e la cura per i poveri. Questo impegno comune può aiutare a formare una comunità religiosa e a darle vita. Una domanda per i nostri leader potrebbe essere come fare per coinvolgere i nostri confratelli, ‘dislocati’ (Papa Francesco) e come aiutarli a uscire fuori dai loro ambiti sicuri? Sarà importante guidare attraverso l’esempio. La vita di comunità non può ridursi a una vita di preghiera, ma dovrà necessariamente includere diverse forme di vita e di lavoro insieme.

Confratelli anziani

Varie Congregazioni hanno trovato un piano preciso per dare significato all’ultima fase dei confratelli anziani. Affidano una nuova (missione) ai confratelli che sono trasferiti in case di riposo. Si tratta dell’impegno dell’apostolato della preghiera e ciò vuol dire che agli anziani viene chiesto di pregare per le missioni dove sono stati, per i seminaristi e le case di formazione e per altre importanti cause che loro pensano di poter accompagnare con le loro preghiere, in modo speciale.

Morte e lutto

I confratelli e le comunità hanno anche bisogno di tempo per vivere il lutto e non possono ritornare al “lavoro come sempre” quando un confratello muore. Come ebbe modo di dire un religioso“Non possiamo semplicemente seppellire un confratello al mattino e il pomeriggio ritornare al lavoro.” Raccontare storie su un fratello deceduto può aiutare coloro che sentono il dolore della perdita. E’ un modo per mantenere viva la memoria del fratello deceduto. – Un incontro con la morte è un invito a sforzarsi per conoscere un confratello già durante la sua vita. Un religioso si esprimeva così “Durante il funerale, e precisamente durante l’omelia, ho conosciuto il confratello con cui ho vissuto insieme per oltre 20 anni.”

I confratelli feriti e i confratelli in crisi hanno bisogno di cure particolari. I nostri leader e sopratutto tutti i confratelli, ciascuno secondo le sue capacità, devono assumersi questa responsabilità. Non sempre siamo il Samaritano, ma a volte noi abbiamo bisogno del Samaritano.

Comunità allargata – Laici: Famiglia e amici – Il contesto generale

I fratelli più felici che ho incontrato sono quelli più vicini alla gente… Molti confratelli sopravvivono nella missione perché hanno imparato a innamorarsi della gente …” – La vita e la missione hanno “un volto sempre più laico e multiculturale.” I laici sono una benedizione speciale per la Chiesa e per le nostre Congregazioni.

Domande per la riflessione: Di cosa hanno bisogno i confratelli di diverse parti del mondo e di diverse culture per sentirsi a loro agio nelle nostre comunità? Le nostre comunità internazionali e interculturali come possono testimoniare l’universalità della nostra fede? Le nostre preoccupazioni comuni, come per esempio la cura dei poveri e altri ministeri comuni, come possono aiutarci a rinnovare la comunità e a formarla? Cosa si può fare per affrontare sinceramente le differenze e i conflitti nelle nostre comunità? Quali sono i problemi relativi agli abusi che è necessario nominare ed affrontare nelle nostre comunità? Come possiamo assistere al meglio i nostri confratelli feriti e i confratelli in crisi? Come provvedere adeguatamente ai nostri confratelli anziani, malati e moribondi? Quali aspettative avete riguardo alla vostra comunità? Cosa pensate che la comunità attende da voi? In quale misura siete in grado e disposti a contribuire al rinnovamento della vostra comunità?

3.1.4 Leadership al servizio

Nel mondo molte persone soffrono a causa di governi corrotti e incapaci. Noi sappiamo che sarebbe fatale se nella vita religiosa imitassimo ciò che non va bene nelle società civili. La ricerca di leader religiosi qualificati e giusti a tutti i livelli e che siano disposti a servire deve essere accompagnata da un processo di discernimento che si svolge in un clima di preghiera.

Quando si parla di ‘servizio’ nell’ambito della leadership un elemento importante da sottolineare è quello della leadership partecipativa (CD 32), che vuol dire coinvolgere altri in (a) tutti i livelli nel prendere decisioni, contare sul loro appoggio e la loro competenza, e sviluppare canali di comunicazione che siano efficienti.

Identificare e preparare i leader

Una questione di capitale importanza e ancora aperta è come trovare e come cominciare a formare buoni leader, e soprattutto in un contesto internazionale e interculturale. Sarebbe opportuno farlo fin dagli anni della formazione o solamente più tardi?

Una domanda importante, in particolare per le nostre province europee in fase di invecchiamento: “Come preparare i nostri confratelli non-europei ad assumere posizioni di leadership in Europa?” ed anche “Come preparare i nostri confratelli europei ad avere leader non europei?”

Leadership in un contesto internazionale/interculturale

Come spesso sperimentiamo, la scelta di leader in comunità internazionali/interculturali può seguire diverse regole determinate dal rispetto per l’età, “un debito di gratitudine,” preferenze culturali o interessi personali o di gruppi.

Per esempio, per alcune culture il confronto è difficile: “Il valore più importante non è la verità, ma l’armonia.” Orbene, nel corso di una presa di decisione invece di giungere a un chiaro “sì” o “no,” è possibile mettersi d’accordo su una terza possibilità, cioè “decidere di non decidere.” Spesso le decisioni vengono posposte. Ed inoltre, anche il “salvare la faccia” può svolgere un ruolo importante, che può voler dire coprire gli errori che sono stati fatti e che potrebbero insegnare qualcosa a tutte le persone coinvolte, se fossero valutati opportunamente. E in alcune culture, nel caso di un conflitto, i confratelli perdonano ma non dimenticano. E in diverse culture un’altra caratteristica è ‘l’intermediario’; il contatto diretto con le persone è sostituito da una persona “intermediaria” (tramite) che trasmette il messaggio.

Il virus “NSPF”

Un persona mi disse “Cerca di cambiare qualcosa nelle comunità tradizionali e saprai cos’è questo virus”. “Non Si PFare” (NSPF) è una risposta assai frequente a nuove iniziative e allo stesso tempo particolarmente frustrante sopratutto per membri più giovani e leader di comunità religiose. Cambiare qualcosa nelle comunità religiose spesso vuol dire cambiare le persone con tutta la sofferenza e i conflitti che ciò suppone.

Migliorare le comunicazioni

Durante le visite, sorprende a volte la conoscenza limitata che i confratelli hanno dell’insieme della Congregazione e perfino delle comunità vicine o dei confratelli della loro stessa comunità. Ed è un compito costante documentare e comunicare il nostro lavoro in modo più semplice e professionale. Ma non basta solo informare. Una domanda importante da porsi è: “Come motivare i nostri confratelli in modo che guardino al di là del loro orizzonte?” Sappiamo che leggere e pensare al di fuori dagli schemi può aiutare molto ad andare avanti.

Competenza dei laici

Per rendere più professionale la gestione delle Congregazioni religiose sarà necessario sempre più consultare e delegare funzioni a laici competenti. Sono ancora troppi i confratelli e i leader che preferiscono affidare compiti a confratelli incompetenti e non a laici che sono competenti. Spesso vale la pena ascoltare la voce profetica delle donne.

Domande su cui riflettere: Cosa vi aspettate dall’equipe di governo della vostra provincia, del vostro distretto e della vostra comunità? Cosa pensate che loro si aspettino da voi? In che modo siete disposti a contribuire (la comunità, personalmente) per sostenere le vostre rispettive equipe di governo? Come potete rispondere ai bisogni che la vostra Congregazione ha nell’ambito del governo? Cosa si può fare con confratelli che non sono disposti a cooperare con le equipe di governo nei vari livelli della Congregazione? Come possiamo scegliere e preparare nel modo migliore i leader a svolgere il loro lavoro? Come possiamo pianificare la successione dei nostri leader? Come possiamo coinvolgere maggiormente i partner laici nelle funzioni di governo delle nostre istituzioni e nella gestione delle province?

3.1.5 Finanze e infrastrutture

Uno dei temi da affrontare con urgenza e più onestamente nella Chiesa e nelle Congregazioni religiosi è quello delle finanze. E questo non solo perché l’assottigliarsi delle finanze è stata una costante negli anni, ma anche per il modo in cui i leader, gli economi, le comunità e i singoli gestiscono e maneggiano le finanze. Le regole sono chiare, sono specificate nelle nostre Costituzioni, nei manuali o in altri documenti, ma la realtà è molto spesso diversa. Il contesto internazionale e interculturale presenta delle sfide particolari.

Anche la Congregazione, e non solo i singoli confratelli dovrebbero fare il voto di povertà. Spesso i membri vivono una vita semplice, ma le strutture in cui vivono, e che non vogliono cambiare in nessun modo, costano una fortuna. Per molti confratelli potrebbe essere un’esperienza sconvolgente dividere il preventivo comunitario annuale per il numero dei membri della comunità. Le strutture più costose sono quelle che i religiosi hanno nella loro testa.

Sfide finanziarie: cura dei malati e degli anziani

Numero di benefattori in calo

Aumento delle spese di viaggio

Aiuto economico ai parenti

Nuove missioni

Commenti su altre preoccupazioni economiche

Taglio delle spese/stile di vita più semplice

Progresso nell’autosufficienza

Preventivi ben fatti

Rendimento di conti fatto in modo regolare e completo

Contratto con i vescovi

Aumento delle spese – diversi motivi

Formazione

Uno degli investimenti migliori per il nostro futuro è l’educazione dei nostri membri. I programmi per la formazione iniziale e continua stanno diventando ogni anno sempre più cari, e allo stesso tempo molte Congregazioni sono decise a non sacrificare la qualità della nostra educazione quando ci si prepara per una missione. I programmi devono essere riveduti e aggiornati in modo che rispondano alle circostanze e ai tempi che cambiano.

Nuove missioni

Ogni anno le Chiese locali, attraverso i vescovi, chiedono alle Congregazioni di essere aiutate con l’invio di missionari. Tutti noi sappiamo ciò che questo suppone in termini di costi, ma sappiamo anche che l’aver assunto maggiori responsabilità in particolare verso i poveri è diventata in molti modi una benedizione. Fin dall’inizio, sarebbe bene incoraggiare un sostegno locale. Non si tratta di impressionare la gente con infrastrutture, ma con il Vangelo (Papa Francesco).

Il costo dell’internazionalità

Sono considerevoli le implicazioni finanziarie della nostra internazionalità riguardo alle spese di viaggio, i visti, l’apprendimento della lingua e altro per preparare i nostri confratelli. Quanta più internazionalità possiamo permetterci?

Cura dei confratelli malati e anziani

Una preoccupazione costante, sopratutto nei paesi dove mancano o sono insufficienti i piani per la pensione e l’assistenza sanitaria, è la cura dei confratelli malati e anziani. “Siamo sufficientemente preparati per occuparci come è dovuto dei nostri confratelli malati e anziani?” (Testamento biologico)

Aiuto ai parenti bisognosi

Diversi confratelli si occupano di generare fondi per sopperire ai bisogni delle loro famiglie e dei loro parenti. Tra le altre, bisogna porsi le seguenti domande: “Fino a che punto la Congregazione può farsi carico di questa assistenza?” “Cosa bisogna fare per operare in modo trasparente senza mettere a disagio i confratelli e i loro parenti bisognosi?”

Come aumentare il reddito

Il numero dei benefattori è in netta diminuzione e rappresenta una preoccupazione costante in molti paesi. Questo calo richiederà di intensificare localmente l’animazione della missione, la trasparenza nella destinazione delle donazioni, la raccolta di fondi portata avanti in modo creativo e professionale e la ricerca di modi nuovi per accedere ai fondi.

Contratto con i vescovi

Nel passato, molte Congregazioni sono state molte generose con i vescovi. Molte chiese, intere diocesi, e diverse infrastrutture sono state costruite con fondi raccolti dai confratelli. Alcuni vescovi ce ne sono grati; altri hanno dimenticato facilmente ed esitano a sostenere la Congregazione firmando contratti che impegnano il vescovo in questo senso.

Alla fine non è la diocesi e nemmeno la Chiesa ad occuparsi di finanziare la formazione dei nostri membri attivi o le necessità dei nostri confratelli malati e anziani, e sarà la Congregazione a doverlo fare. Ciò richiede, tra l’altro, contratti giusti con le rispettive diocesi dove stiamo lavorando e a volte un cambio di atteggiamento e di mentalità da parte dei nostri confratelli.

La non consegna del reddito e conti privati –

Tutti i confratelli sanno che ciò viola il nostro voto di povertà e le nostre Costituzioni. Uno dei compiti dei leader sarà quindi riguadagnarsi la fiducia dei confratelli. E i confratelli dovranno avere la certezza che, in caso di necessità, l’amministrazione della Società sarà presente per aiutare anche con le finanze.

Solidariètà a livello di provincia, di zona e di Società

Alcune province che hanno ricevuto sussidi/aiuti dall’amministrazione centrale per molti decenni sono diventate finanziariamente autosufficienti ed hanno cominciato a condividere. Altre province, d’altro canto, che hanno generosamente condiviso la loro eccedenza durante molti anni e finanziato la missione della congregazione nel mondo intero hanno ora meno fondi che molto spesso sono necessari, per esempio, per assistere i loro membri più anziani.

E’ necessario continuare a vivere la solidarietà nella Congregazione, nella zona, nelle province e nelle comunità. Le province auto-sufficienti in tutte le zone, dovranno condividere le loro risorse finanziarie con il resto della Congregazione. Probabilmente, uno degli investimenti migliori che le Congregazioni hanno in questo momento è quello dei giovani confratelli nei centri di formazione in Asia e in Africa.

Gestione delle proprietà e dei fondi

E’ necessario gestire e utilizzare in modo più efficiente molte proprietà che le Congregazioni hanno e preoccupa molto come farlo più professionalmente e in modo da dare i migliori risultati. Le province/congregazioni potrebbero sicuramente imparare a vicenda, scambiandosi idee e le migliore pratiche. Per iniziare questo scambio e continuarlo sarebbe necessaria l’esistenza di un foro nei diversi livelli amministrativi delle congregazioni ed anche lavorare più insieme a laici competenti.

Un elemento essenziale che dovrebbe caratterizzare una buona amministrazione provinciale è, indubbiamente, la pianificazione e la preparazione di futuri economi.

La collaborazione con le Organizzazioni non Governative e Governative

Ciò supporrebbe che i nostri confratelli imparino gli elementi fondamentali di come gestire il ciclo del progetto durante la formazione iniziale e in particolare i programmi di formazione continua. Significa imparare a pianificare i progetti insieme alla gente e ai partner in missione, concettualizzare i progetti, scriverne le proposte, renderli professionalmente operativi, usare i fondi in modo trasparente, valutare e documentare questi progetti secondo gli standard delle diverse entità che li sponsorizzano, governi inclusi.

Domande su cui riflettere: Cosa vi aspettate dall’equipe generale della vostra Congregazione in materia di finanze? Cosa vi aspettate dai vostri economi provinciali/di comunità? Cosa bisogna fare nelle vostre province per rendere operative le regole delle Costituzioni in materia di finanze e di trasparenza finanziaria? Quali sono le sfide maggiori che la vostra Congregazione ha in materia di finanze in questo momento? Le equipe generali, cosa possono fare per ottenere o per riguadagnare la fiducia dei confratelli in materia di finanze? Cosa si può fare nella vostra Congregazione per raggiungere l’auto-sufficienza finanziaria? Cosa potete fare nelle vostre rispettive province per raccogliere fondi per la vostra missione locale? Le vostre province come possono contribuire a coprire le necessità della missione della Congregazione nel mondo? In quale misura i comitati finanziari, con esperti laici, possono aiutarvi a gestire le finanze della vostra Congregazione?

3.2 Missione Ad extra – “Agire nel Suo Nome”

Una grande religiosa missionaria del nostro tempo, Madre Teresa di Calcutta, ci ricorda che noi missionari non lavoriamo per ‘qualcosa’, per ricevere una buona ricompensa o per essere considerati ‘bravi’, ma lavoriamo per ‘qualcuno’. Madre Teresa ci sfida a “dare un’opportunità a Dio.” La Fede nel Signore non può essere separata da azioni compiute nel Suo nome e quindi una vita religiosa rinnovata condurrà inevitabilmente a rinnovare l’impegno nei confronti della Sua missione.

Le due liste – “Il bicchiere mezzo pieno e il bicchiere mezzo vuoto”

Nel mondo intero avvengono tante cose molte buone grazie alle Congregazioni religiose. Il mondo è senza dubbio un luogo migliore per il buon lavoro svolto dai religiosi.

A volte durante le visite sarebbe opportuno invitare i confratelli a scrivere due liste: una con tutte le cose buone che sono state fatte o in via di compimento nelle province/Congregazione e poi anche, con totale onestà, parlare delle sfide che è necessario affrontare con maggiore urgenza. Ed è evidente che in un’altissima percentuale nella maggior parte delle province/Congregazioni la lista di ciò che facciamo bene è molto più lunga di quella dei problemi che devono essere affrontati. Uno sguardo positivo al “bicchiere mezzo pieno,” può condurre alla giusta motivazione di fare ancora di più nel Suo nome.

3.2.1 La missione intesa come un dialogo profetico

Da oltre vent’anni la nostra Congregazione ha scelto di parlare di Missione intesa come un dialogo profetico. All’inizio molti dei nostri membri avevano difficoltà a capire questo termine. Sostenevano che i profeti non dialogano, ma semplicemente dicono ciò che Dio vuole che facciano.

Di quali caratteristiche i profeti hanno bisogno oggi? “I profeti sono coloro che avvertono il dolore della gente,” qualcuno ha detto. O ancora, osserva qualcun altro: “I profeti non hanno tutte le risposte, ma hanno il coraggio di sollevare le questioni essenziali. Sfidano la gente e le persone responsabili della loro miseria e sofferenza.”

Nella vita religiosa missionaria la profezia è essenziale. E Papa Francesco scrive: “La profezia fa rumore, chiasso, qualcuno dice ‘casino’. Ma in realtà il suo carisma è quello di essere lievito: la profezia annuncia lo spirito del Vangelo.”

E altrove il Papa dice: “Il profeta riceve da Dio la capacità di scrutare la storia nella quale vive e di interpretare gli avvenimenti: è come una sentinella che veglia durante la notte e sa quando arriva l’aurora (cfr Is 21,11-12). Conosce Dio e conosce gli uomini e le donne suoi fratelli e sorelle. È capace di discernimento e anche di denunciare il male del peccato e le ingiustizie, perché è libero, non deve rispondere ad altri padroni se non a Dio, non ha altri interessi che quelli di Dio. Il profeta sta abitualmente dalla parte dei poveri e degli indifesi, perché sa che Dio stesso è dalla loro parte...” (LETTERA APOSTOLICA A TUTTI I CONSACRATI, II, 2)

Un’esperienza comune a tutti coloro che vogliono introdurre cambiamenti necessari è sicuramente la difficoltà di essere un profeta nella propria terra. E forse, a volte, dobbiamo cambiare strada, educare prima gli altri e poi lasciare che educhino i nostri propri membri. (Seminario su interculturalità e vita interculturale)

3.2.2 I partner nel dialogo

Il dialogo richiede partner che abbiano orizzonti diversi. Secondo il loro carisma i religiosi hanno scelto i loro partner preferiti per dialogare, sperando di condividere, ma anche di imparare per mezzo del dialogo. Tra loro ci sono credenti e coloro che sono alla ricerca della fede, poveri, potenti e ricchi, persone di varie culture, cristiani e seguaci di altre tradizioni religiose. Le caratteristiche di questo dialogo variano e dipendono dall’unicità e dal carisma di ogni singola congregazione religiosa.

3.2.3 Focalizzare la Missione

Considerando i numerosi compiti che abbiamo da svolgere, forse noi religiosi dobbiamo focalizzare la nostra missione e disporre, di conseguenza, del nostro personale e delle nostre finanze, compito difficile da svolgere, ma parte importante per qualsiasi rinnovamento.

E’ ovvio che la famiglia è la gioventù hanno bisogno di un’attenzione e di una cura particolari. Forse è possibile considerare, tra molti altri compiti importanti, i seguenti: prima e nuova evangelizzazione, dialogo ecumenico e interreligioso, promozione di una cultura di vita, educazione e ricerca, comunità indigene ed etniche, migrazione e rifugiati, riconciliazione e costruzione della pace, giustizia sociale e sradicamento della povertà e l’integrità della creazione.

4. Vita religiosa e missione nel più ampio contesto della Chiesa

Collaborazione inter-congregazionale

Con il calo numerico dei religiosi e per una maggiore efficienza, nel futuro, sarà più che mai importante lavorare insieme con altre congregazioni religiose. Le Unioni dei Superiori e delle Superiore Generali (USG/UISG) ne sono un buon esempio. Altri campi di collaborazione sono SEDOS, AEFJN e Solidarietà con il Sud-Sudan o le Organizzazioni dei Superiori e delle Superiore Maggiori in diverse province del mondo, in Scuole e Università, ONG a Nuova York, il Servizio Gesuita a Rifugiati (JRS) e la collaborazione nell’ambito dei programmi di formazione delle nostre Congregazioni nel mondo. Riconosciamo che questa collaborazione è importante e che ci sono molte cose che non potremmo fare se non collaborassimo. In contesti internazionali e interculturali la collaborazione si rende ancora più importante.

Collaborazioni con le Congregazioni Vaticane – I profeti sono benvenuti?

Per una sempre maggiore efficienza è da auspicare che anche in questo ambito sia possibile un dialogo maggiore, considerando tutti i principi di base del dialogo autentico che conduce ad ampliare l’orizzonte delle parti coinvolte a pari condizioni. Porsi domande a vicenda, sarà un segno di vero interesse e di una possibile crescita.

Dialogando nel Gruppo dei 16 e nel Gruppo dei 18 con le varie Congregazioni Vaticane, noi possiamo iniziare a chiarire le nostre aspettative e gli obiettivi della nostra collaborazione in posizione di parità per la stessa Chiesa e lo stesso Signore.

Partner laici nella missione

Sapendo che il 99,87% di tutti i fedeli sono “laici”, è ovvio che hanno bisogno di svolgere un ruolo sempre più importante nella nostra Chiesa e nel lavoro delle Congregazioni religiose.

Comunicazione – Continua ad essere una sfida

Come comunicare il progresso e il bene che è presente nella vita religiosa e nella missione e che sostiene il rinnovamento della Chiesa e del mondo ?

5. Conclusione senza fine

Questa presentazione ha cercato di procedere a una lettura de-costruttiva della vita religiosa e della missione. I cambiamenti sono inevitabili per la gente in generale e in particolare per coloro che sono vulnerabili e ai margini. Il contributo dei religiosi al rinnovamento della Chiesa dipenderà dal rinnovamento della loro immagine di Dio, della loro vita e della loro missione. Un metodo “più vicino alla verità” rivela alcuni elementi essenziali che hanno bisogno di rinnovamento nella vita religiosa e nella missione e che hanno a che vedere con la formazione, la spiritualità, la leadership e il modo in cui gestiamo le nostre finanze. La vita religiosa è chiamata ad entrare in una dinamica profetica di essere e agire, e a svilupparla, così che sia in grado di scrutare il mondo e la società dal punto di vista del Vangelo, offrire anche speranza e proporre nuovi modi per superare la crisi attuale che la società nel suo insieme e la Chiesa stanno soffrendo.

Recentemente un confratello cui era stato diagnosticato il morbo di Parkinson mi disse: “Ho avuto bisogno di un certo tempo per rendermi conto che posso fare solo una cosa, devo imparare ad amare e servire Dio all’interno di questo nuovo contesto.” I contesti della vita religiosa e della missione, come anche quelli della Chiesa, stanno cambiando e richiedono rinnovamento. Ma rimane saldo l’invito di Dio ad imparare ad amarLo e servirLo in questo nuovo contesto.

Spesso i risultati delle buone azioni si avvertono solo anni dopo. Molti di noi ricorderanno il terribile uragano Katrina che colpì il sud degli Stati Uniti undici anni fa. Nel corso della celebrazione in ricordo dei defunti tenutasi l’anno scorso in una delle chiese cattoliche a Bay St. Louis, una donna si alzò in piedi e con le lacrime agli occhi raccontò che molte famiglie hanno perso i loro cari e molte avevano vissuto ore di agonia alla ricerca disperata di parenti e amici. Oltre alla perdita di vite umane, aggiunse la donna, in questione di minuti molte famiglie avevano perso tutto ciò per cui avevano lavorato e che avevano costruito tutta la vita. La donna, una donna semplice, ricordò anche i temi difficili del dopo uragano cercando di ricostruire la propria vita. “Ma in tutta questa miseria c’è stato un segno di speranza”, concluse. E indicando i religiosi e le religiose presenti aggiunse, “Quando abbiamo avuto più bisogno di voi, eravate lì per noi, ed eravate uniti a noi. ”

Qualsiasi rinnovamento della Chiesa e della vita religiosa può fissarsi questo obiettivo: rendere presente la presenza di Dio tra il Suo popolo; essere lì per la gente ed essere uniti a loro quando hanno più bisogno di noi.