Una CASA ci vuole

La storia di una comunità di consacrati è sinergia fra le risorse di chi la compone e la forza di Dio. Oppure non è. È prendere sul serio la libertà donata ad ognuno di andare oltre se stessi e seminare la storia personale e comunitaria nella preghiera, nel riconoscersi e apprezzarsi reciprocamente… 

Strada facendo…

Affaccendati e insoddisfatti, sempre dappertutto e raramente a casa. Anche i consacrati. Nel tempo scorrono le storie personali di tutti – oggi forse più accidentate che mai – fra grovigli di
paure e un nodo di desideri; fra estesi deserti e, qua e là, alcune oasi.

Nel nostro occidente si fa fatica a tenere il passo fra compiti e doveri; quando poi non sopraggiungono quelle preoccupazioni che sono più schiavizzanti delle stesse occupazioni perché riempiono tempo e spazio prima ancora di esserci. Ci si occupa di tante cose e ci si trova a chiedersi: ma davvero quello che faccio, che sono, è significativo per qualcuno? … Succede facilmente di non sentirsi per nulla certi che farebbe qualche differenza se non si facesse niente. E quando tale dubbio entra nel cuore, è facile che risentimento e depressione si insedino nella piccola ‘casa’ della propria vita. Forse ci si sentirà usati e si comincerà a lamentarsi fino ad ammalarsi di quella malattia che oggi è fra le più diffuse: il vittimismo. Insieme crescerà allora anche la paura di … stare tranquilli. L’inquietudine in cui si vive in realtà agita al punto che spesso non si conosce più il tepore di una CASA, dove ospitare se stessi e chiunque varchi la soglia del proprio umano abbraccio.

Il consiglio radicale di Gesù: “Non affannatevi dunque!”

“Una sola cosa è necessaria” (Lc 10, 42), egli dice, additando l’obiettivo di una vita nuova. Ma come passare dalle molte alla sola cosa necessaria? Le esigenze che la vita quotidiana presenta ad ognuno sono così reali, immediate e urgenti che una vita nello Spirito sembra essere aldilà delle capacità umane. Come districarsi nel labirinto di pensieri, sentimenti, emozioni che tanto condizionano le scelte e la vita? Immersi nel ‘rumore’ dentro e fuori di sé, la sensazione dominante è di non poter fare altro che accettare la vita per … quello che è. E questa inclinazione alla rassegnazione impedisce di muoversi attivamente a cercare ‘cieli nuovi e terra nuova. Il Signore Gesù invece esorta e indica l’unica via giusta: “Non preoccupatevi troppo… Cercate prima il Regno di Dio!”. Lungo tale percorso certamente si può fare esperienza che tutte le cose, via via, cominciano ad assumere un significato nuovo.

Ospitare se stessi…In partenza, sempre secondo l’esperienza, almeno due sono i passi specifici imprescindibili per “cercare il Regno”.

– Uno è imparare a scegliere la SOLITUDINE – quella sana – che “ti fa ascoltare l’anima e spegnere le luci finte” e che nello stesso tempo pone la persona di fronte ai propri conflitti interiori, mentre la tentazione continua è di ‘scappare’. Scegliere un tempo di solitudine ogni giorno e rimanervi fedeli richiede una disciplina difficile. Non è né spontaneo, né facile tenervi fede, anche perché la nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita, che forse ci si rende poco conto del suo bisogno. Anche per questo va ben programmata, cominciando con il rimanere ogni giorno per alcuni minuti alla presenza di Dio: a mani vuote, senza tante cose da esibire o da salvaguardare, vulnerabili e inutili… E con le parole della Scrittura al centro, cominciare a desiderare questo strano tempo d’inutilità. Semplicemente lasciarsi guardare dal Signore e imparare a riconoscere e ascoltare il sussurro della Sua voce.

… e scoprire come va il mondo di Dio

Sulla strada degli uomini c’è oggi un discutere che non vuole imparare, ma solo giustificarsi e condannare e questa è ipocrisia. Stando così le cose, il primo compito di ognuno è proprio quello di ri-scoprire se stessi come cristiani della via (At 9,2). Cristiani che vanno, e inventano strade che portano gli uni verso gli altri e, insieme, verso Dio, il Dio degli itinerari mai conclusi (E. Ronchi). Per tale via – strada facendo appunto – il pregare, da soli e insieme, diventa come respirare la Vita che conduce sulla via della comunione.

– Secondo passo quindi è la disciplina della COMUNIONE che aiuta a rimanere insieme in silenzio guidati dalle parole della Scrittura. Il cuore può essere in disordine e in tal caso acceca la coscienza. Si tratta allora di tenerla pulita prima ancora di seguirla. Insieme nel silenzio prestare attenzione al Signore che chiama all’unità e a conoscersi reciprocamente come persone amate dallo stesso Dio in modo intimo ed unico. Sarà allora più facile sforzarsi di stare con tutti gli altri in modo nuovo, vedendoli non come persone alle quali aggrapparsi quando si ha paura, ma come compagni di vita, insieme ai quali fare nuovo spazio al Dio della Vita. Amare ognuno con la Sua libertà e con il Suo amore forte e critico. E sulla via di Dio essere capaci, se l’amore lo richiede, di rimanere soli, rifiutati e crocifissi.

Nella vita comune si è finestre aperte che offrono l’una all’altra scorci nuovi sul mistero della presenza di Dio nella vita. Quando si appoggia la propria fede non ai soli pensieri, ma all’incontro con Cristo, senza rifiutare il duro della croce, allora si scopre davvero come va il mondo di Dio. La porta della propria CASA così rimane aperta e nel cuore mette radici il Suo coraggio ed è il miracolo della gratuità nelle relazioni. E Dio – che cerca ognuno e assedia i dubbi del cuore – entra nella sua creatura e vi trova CASA.

Luciagnese Cedrone