Nello stile della bellezza

Congregazione per gli Istituti di vita consacrata
e le Società di vita apostolica

La pedagogia della bellezza

Lungo i secoli, senza sosta la vita consacrata è stata in ricerca sulle orme della bellezza, custode vigile e feconda della sua sacralità, rielaborandone la visione, creando opere che hanno espresso la fede e la mistica della luce nell’architettura e nelle arti dell’ingegno e della scienza, nelle arti figurative, letterarie, musicali alla ricerca di nuove epifanie della Bellezza. [1]
La riflessione contemporanea spesso in bilico tra spiritualizzazione della natura ed estetizzazione del sentire ha finito per trascurare il valore conoscitivo e formativo del bello, il suo significato di verità, confinandolo in un’ambigua zona d’ombra o relegandolo nell’effimero. Occorre ricucire il nesso vitale con il significato antico e sempre nuovo della bellezza quale luogo visibile e sensibile dell’infinito mistero dell’Invisibile. Abitare questo luogo della distanza è come attingere alla sorgente della bellezza. Se l’esistenza non è resa partecipe in qualche modo di questo mistero, la bellezza resta di fatto inattingibile, si perde nel vuoto del non senso e nel vuoto di ogni significato. [2] Ma più dolorosamente noi ne restiamo privi. Papa Francesco, al tempo cardinale di Buenos Aires, nel testo La bellezza educherà il mondo, [3] suggerisce la pedagogia della bellezza, istanza formativa in cui la persona umana è guardata come portatrice dell’eterno chiamata a un processo di vita che fiorisce nel rispetto e nell’ascolto, nell’integrazione di pensiero, emozione, sentimenti chiamati a integrarsi nella maturità.
Si apre la necessità di una duplice via di formazione dell‘ethos umano: «La vera conoscenza è essere colpiti dal dardo della bellezza che ferisce l’uomo, essere toccati dalla realtà, dalla personale presenza di Cristo stesso come egli dice. L’essere colpiti e conquistati attraverso la bellezza di Cristo è conoscenza più reale e profonda della mera deduzione razionale. Dobbiamo favorire l’incontro dell’uomo con la bellezza della fede. L’incontro con la Bellezza può diventare il colpo di dardo che ferisce l’anima e in questo modo le apre gli occhi, tanto che ora l’anima, a partire dall’esperienza, ha dei criteri di giudizio ed è anche in grado di valutare correttamente gli argomenti». [4]
La bellezza vera ed eterna raggiunge l’uomo interiore per via di quelli che si possono chiamare i « sensi» spirituali, di cui Agostino parla in analogia ai sensi del corpo: «Che cosa amo quando amo Te? […] Amo in un certo senso la luce, il suono, il profumo, il cibo, l’amplesso quando amo il mio Dio; luce, suono, profumo, cibo, amplesso del mio uomo interiore, dove rifulge all’anima mia una luce che non ha limiti di spazio, un suono che non svanisce nel tempo, un profumo che il vento non disperde, un gusto che la voracità non nausea, un amplesso che la sazietà non scioglie. Tutto questo amo quando amo il mio Dio». [5]

Nel nostro cammino di cristiani e consacrati abbiamo bisogno di riconoscere le tracce della Bellezza, una via verso il Trascendente, verso il Mistero ultimo, verso Dio, proprio per la sua caratteristica di aprire e allargare gli orizzonti della coscienza umana, di rimandarla oltre se stessa, di affacciarla sull’abisso dell’Infinito. Siamo chiamati a percorrere la via pulchritudinis, che costituisce un percorso artistico, estetico, e un itinerario di fede, di ricerca teologica. [6]
Benedetto XVI sentiva nella grande musica una realtà di livello teologico e una risposta di fede, come ha più volte espresso a commento dei concerti cui assisteva: «Chi ha ascoltato questo sa che la fede è vera». [7] La bellezza espressa nella genialità musicale veniva interpretata come propedeutica alla fede: «In quella musica era percepibile una forza talmente straordinaria di Realtà presente da rendersi conto, non più attraverso deduzioni, bensì attraverso l’urto del cuore, che ciò non poteva avere origine dal nulla, ma poteva nascere solo grazie alla forza della Verità che si attualizza nell’ispirazione del compositore». [8] Forse è per questo che i grandi mistici – la letteratura poetica e musicale ne dà ragione – amavano comporre poesie e cantici, per esprimere qualcosa del divino cui avevano accesso, nei segreti incontri dell’anima.
Accanto alla musica altresì si pongono l’arte poetica e narrativa, quella figurativa come possibili cammini propedeutici alla contemplazione: dalle pagine letterarie alle icone, alle miniature; dagli affreschi ai dipinti, alle sculture. Tutto «per una via interiore, una via del superamento di sé e quindi, in questa purificazione dello sguardo, che è una purificazione del cuore, ci rivela la Bellezza, o almeno un raggio di essa. Proprio così essa ci pone in rapporto con la forza della verità». [9]
Nella Evangelii gaudium Papa Francesco sottolinea il legame tra verità, bontà e bellezza: è necessario «recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto». [10]

Siamo invitati pertanto ad un cammino armonioso che sappia fondere il vero, il bene, il bello, là dove talora appare che il dovere, come etica malintesa, prenda il sopravvento.
La nuova cultura digitale e le nuove risorse comunicative lanciano una ulteriore sfida, enfatizzando il linguaggio dell’immagine come flusso continuo senza possibilità di meditazione, senza meta e spesso senza gerarchia di valori. Coltivare uno sguardo presente, riflessivo, che vada oltre il veduto e la bulimia dei contatti immateriali, è sfida urgente che può introdurci al Mistero e a testimoniarlo. Siamo invitati a percorrere cammini formativi che ci temprino a leggere dentro le cose, a percorrere la strada dell’anima lungo la quale si compie il rimando dalle forme della bellezza penultima all’armonia della Bellezza suprema. Realizzeremo così «l’opera d’arte nascosta che è la storia d’amore di ciascuno con il Dio vivente e con i fratelli, nella gioia e nella fatica di seguire Gesù Cristo nella quotidianità dell’esistenza». [11]

La pedagogia del pensiero

Formare dunque al gusto del profondo, al cammino interiore è imprescindibile. La formazione è un cammino impegnativo e fecondo, mai esaurito. Una necessità che si spegne con la morte.
Le persone consacrate sono chiamate ad esercitarsi nel « pensiero aperto»: il confronto con le culture e i valori di cui siamo portatori allena la nostra vita ad accogliere le diversità e a leggere in esse i segni di Dio. La sapienza intelligente e amorosa della contemplazione allena a una visione che sa valutare, ospitare, riferire ogni realtà all’Amore.
Nell’enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI scrive: «Paolo VI aveva visto con chiarezza che tra le cause del sottosviluppo c’è una mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado di operare una sintesi orientativa, per la quale si richiede “una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali”». [12] E rimarca: «L’amore nella verità – caritas in veritate – è una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione. Il rischio del nostro tempo è che all’interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze». [13] Papa Francesco ritorna su questa necessità vitale, nel suo colloquio con i Superiori generali degli Istituti religiosi maschili, il 29 novembre 2013, riferendosi alla sfida lanciata alla vita consacrata dalla complessità: «Per capire ci dobbiamo scollocare, vedere la realtà da più punti di vista differenti. Dobbiamo abituarci a pensare». [14]
Si invita ad un’attenzione continua in vista di creare un ambiente quotidiano, fraterno e comunitario, primo luogo di formazione in cui sia favorita la crescita di una pedagogia del pensiero.

In questa azione concorre in modo determinante il servizio d’autorità. La formazione costante richiede in chi anima gli istituti e le comunità uno sguardo teso, in primo luogo, alla persona consacrata, per volgerla verso l’attitudine sapienziale di vita; per allenarla alla cultura dell’umano da condurre a pienezza cristiana; per permetterle l’esercizio della riflessione valoriale; per aiutarla a custodire la sacralità dell’essere, affinché non si spenda in eccesso secondo i valori dell’efficienza e dell’utilità; per evitare che trasformi il sapere cristiano in una costellazione di diaconie e di competenze tecniche. Chi serve in autorità incoraggia e accompagna la persona consacrata nella ricerca dei fondamenti metafisici della condizione umana – laddove il Verbo fa risplendere la sua Luce –, affinché: « Sotto l’azione dello Spirito vengono difesi con tenacia i tempi di orazione, di silenzio, di solitudine e si implora dall’Alto con insistenza il dono della sapienza nella fatica di ogni giorno (cf. Sap 9,10)». [15]
Per sollecitare e favorire tale dinamica formativa non è sufficiente un gesto sporadico; qualche decisione o scelta operativa. Si tratta di avviare e sostenere una dinamica permanente che abbia rapporto e incidenza sull’intera vita comunitaria e personale. Per questo motivo è necessario mettere a fuoco, e adottare, uno stile di vita che dia forma ad un ambiente il cui clima abituale favorisca lo sguardo sapienziale, attento, amoroso alla vita e alle persone. Sguardo volto a scoprire e a vivere le opportunità di crescita umana e spirituale, sguardo che induca a creare pensiero nuovo, programmi utili, pedagogie mirate. Diventa necessario permettere e agevolare la lettura d’introspezione fatta di autoriflessione e di confronto esistenziale.

Sollecitare uno sguardo contemplativo significa altresì sollecitare la persona consacrata affinché con riflessione opportuna si appropri dell’identità profonda, leggendo e narrando la propria esistenza come storia ‘buona’, pensiero positivo, relazione di salvezza, esperienza umana ricapitolata in Cristo Gesù: « L’io è percepibile attraverso l’interpretazione delle tracce che lascia nel mondo». [16]
La nostra storia personale unita a quella di chi condivide con noi il cammino in fraternità; i semina Verbi, posti a dimora oggi nel mondo, sono traccia di Dio da rileggere insieme; grazia di cui essere consapevoli; seme da portare a germinazione come pensiero nuovo dello Spirito per noi, per procedere nel cammino. Papa Francesco rivolgendosi alla comunità degli scrittori de La Civiltà Cattolica invitava a riscoprire questa pedagogia: «Il vostro compito è di raccogliere ed esprimere le attese, i desideri, le gioie e i drammi del nostro tempo, e di offrire gli elementi per una lettura della realtà alla luce del Vangelo. Le grandi domande spirituali oggi sono più vive che mai, ma c’è bisogno che qualcuno le interpreti e le capisca. Con intelligenza umile e aperta “cercate e trovate Dio in tutte le cose”, come scriveva Sant’Ignazio. Dio è all’opera nella vita di ogni uomo e nella cultura: lo Spirito soffia dove vuole. Cercate di scoprire ciò che Dio ha operato e come proseguirà la sua opera. […] E per cercare Dio in tutte le cose, in tutti i campi del sapere, dell’arte, della scienza, della vita politica, sociale ed economica sono necessari studio, sensibilità, esperienza». [17]
Coltivare il pensiero, formare il giudizio, allenare alla sapienza dello sguardo e alla finezza dei sentimenti, nello stile di Cristo (Gal 4, 19), sono cammini propedeutici alla missione. [18]

NOTE

1 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera agli artisti (4 aprile 1999).
2 Cf. N. BERDJAEV, Il senso della creazione, Jaca Book, Milano 1994, 300 ss.
3 J.M. BERGOGLIO – FRANCESCO, La bellezza educherà il mondo, EMI, Bologna 2014.
4 J. RATZINGER, La corrispondenza del cuore nell’incontro con la Bellezza, in 30 Giorni, n. 9, settembre 2002, 87.
5 Sant’AGOSTINO, Confessioni, X, 6, 8.
6 Cf. BENEDETTO XVI, Discorso agli artisti in Cappella Sistina, Città del Vaticano (21 novembre 2009).
7 J. RATZINGER, La corrispondenza del cuore nell’incontro con la Bellezza, in 30 Giorni, n. 9, settembre 2002, 89.
8 Ivi.
9 Ivi.
10 FRANCESCO, Es. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 167.
11 Benedetto XVI, Discorso agli Officiali del Pontificio Consiglio della cultura, Città del Vaticano (15 giugno 2007).
12 BENEDETTO XVI, Let. Enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 31.
13 Ivi, 9.
14 A. SPADARO, “Svegliate il mondo!”. Colloquio di Papa Francesco con i Superiori Generali, in La Civiltà Cattolica, 165 (2014/I), 6.
15 GIOVANNI PAOLO II, Es. Ap. post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 71.
16 P. RICOEUR, Il tempo raccontato, Jaca Book, Milano 1998, 376.
17 FRANCESCO, Discorso alla comunità degli scrittori de “La Civiltà Cattolica”, Città del Vaticano (14 giugno 2013).
18 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Es. Ap. post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 103. 

(da: Contemplate. Ai consacrati e alle consacrate sulle tracce della Bellezza, LEV 2015, pp.108-117)