ASCENSIONE DEL SIGNORE – C

 

Glorioso sei uscito dal sepolcro,

vincitore dagli abissi della terra

ed ora la nube ti rende invisibile

allo sguardo dei discepoli tutti.

Sali, o Re, al Padre tuo e nostro

per riempire del tuo splendore

i cieli e ogni creatura spirituale,

scintillante di santa luce gioiosa.

O Signore, che tutto a te attiri

con vincoli soavi e forti d’amore,

riempi la mente e il cuore nostri

con la sobria ebbrezza dello Spirito.

I tuoi occhi, ardenti di fuoco divino,

ci penetrino del santo tuo timore;

la tua mano potente custodisca

l’umile tuo gregge dai lupi rapaci.

Signore Gesù, pace, amore e gioia,

riempi di nuovo vigore la tua Chiesa,

perché cammini sicura tra i popoli,

spargendo il seme della tua Parola.

PRIMA LETTURA                                              At 1,1-11

Dagli Atti degli Apostoli

1,1 Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi

«Di tutto quello, in che modo può aver detto tutto? Non è questo che egli afferma; egli afferma solamente che egli ha parlato di tutto; ciò significa che egli ne ha parlato in modo sommario e generale; si potrebbe inoltre intendere con ciò che egli ha detto tutto ciò che importava dire» (S. Giovanni Crisostomo, om. 1,1-2).

Fece e insegnò Sintesi dell’Evangelo: premette il fare perché l’insegnamento di Gesù scaturisce dalla sua sapienza fondata nell’obbedienza. Cfr. Eb 5,7-10: nei giorni della sua vita terrena. L’obbedienza a Gesù c’introduce nella sua stessa sapienza e da qui scaturisce l’insegnamento.

2 fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.

«Per mezzo dello Spirito Santo significa che donò loro dei precetti spirituali e che nulla avevano di attinente alla natura umana» (S. Giovanni Crisostomo, om. 1,3).

Lo Spirito genera l’incessante rapporto tra il Signore e la Chiesa. Nel testo greco lo Spirito Santo sta in posizione mediana tra i comandamenti e gli apostoli a indicare che Egli collega incessantemente gli uni agli altri. Egli dona ai discepoli i comandamenti del loro Signore e li introduce nella pienezza della conoscenza, conducendoli progressivamente a tutta la verità (cfr. Gv 16,13).

Consegnando lo Spirito, Gesù è assunto in cielo. La sua missione è compiuta.

3 Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.

Durante quaranta giorni «non di continuo ma “di quando in quando”, come già nota lo Scoliaste, secondo Crisostomo» (G. Schneider, o.c., n. 37, p. 265).

«In Act non si parla della venuta del Regno; quindi, considerando anche 1,6s., Gesù non diede istruzioni sulla venuta del Regno, ma sulla sua natura» (G. Schneider, o.c., n. 38, p. 266).

«Numerosi dettagli dei vv. 1-3 fanno apparire fondata l’ipotesi che Luca si volga contro la pretesa (accampata da cerchie gnosticizzanti) di poter rendere pubblica una tradizione su Gesù finora rimasta segreta. L’affermazione che lo scritto evangelico, riporta la totalità di quello che Gesù ha fatto e insegnato (v. 1), il fatto che il proemio, culmini negli «apostoli» come trasmettitori autentici, il riferimento al loro indottrinamento nuovo, postpasquale, ad opera del Risorto, durante i 40 giorni fino all’ascensione (vv. 2 s)» (G. Schneider, o.c., p. 267).

Si mostrò (lett.: si presentò, verbo dell’offerta, vedi Lc 2,23). «Gesù viene presentato al Tempio dove è la Gloria, qui Gesù nella Gloria si presenta e si offre ai suoi. Lui il glorioso si offre ai suoi come fu offerto da Giuseppe e Maria. Come fu offerto a quella Gloria in umiliazione e sacrificio così ora offre ai suoi quella Gloria che ha presso il Padre» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, 1979)

Vivo (lett.: Vivente) è attributo divino. «È il Vivente di una vita totalmente nuova: Non si offre vivente nella sua vita precedente, ma nella sua vita gloriosa che l’umanità sua possiede» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, 1979)..

Parlando perché è la Sapienza. «È inutile che vogliate sapere che cosa Gesù ha detto sul Regno di Dio perché è scritto; ma il fatto nuovo è che le trasmetteva con potenza per la sua umanità che è nella gloria. Non è interessante che cosa ha detto ma come. Dobbiamo lasciarci penetrare da questa grazia noi vasi di coccio» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, 1979).

Mangia con loro perché è uomo e dà testimonianza della verità della sua risurrezione.

4 Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me:

Gerusalemme è il luogo finale della presenza terrena del Cristo (il luogo del suo esodo, come è detto in Lc 9,31) ed è la città in cui avviene la discesa dello Spirito e l’inizio dell’evangelizzazione in tutta la terra.

«Lo Spirito è chiamato promessa; tutte le promesse sono ricapitolate in questa unica promessa che rende la Chiesa capace di muoversi e di raggiungere tutta la pienezza» (sr M. Gallo, appunti di omelia, Monteveglio, 10.4.1972).

«Gerusalemme è il luogo dove si radunano le genti. Per questo il ma qui non ci sta: non respinge la domanda, la corregge. Non dice tempo ma tempi, ci sono vari tempi o meglio ci sono più tempi critici, punti di intervento del Padre che sono nel suo potere. La Chiesa non deve scrutare questi tempi, ma annunciare il Cristo; il Regno d’Israele è già iniziato (vedi Domenica delle Palme: Benedetto il Regno del nostro padre David che viene). Il Regno di Gesù passa nel Mistero Pasquale: è sulla scia di questi avvenimenti che gli Apostoli pongono la domanda ed è in questa prospettiva che Gesù corregge la domanda» (Note di sr Maria Gallo, 1972).

5 Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».

Il battesimo di Giovanni era con acqua. Gesù lo ricorda non tanto per contrapporre due economie (l’acqua e lo Spirito), quanto per ricordare il suo battesimo, come inizio della sua missione. Su Lui solo in quel battesimo, amministrato da Giovanni, è sceso lo Spirito, tra non molti giorni lo Spirito scenderà su tutti i discepoli dando inizio alla missione della Chiesa.

6 Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?».

Riflette una cerchia più ampia di quella degli apostoli.

Venutisi a trovare insieme, è un verbo che indica l’essere Chiesa: si viene con qualcuno per qualche cosa. È il verbo che indica gli Apostoli: Mattia è scelto tra coloro che sono venuti insieme per tutto il tempo del ministero del Signore Gesù e sono testimoni della Risurrezione (1,21s). Si conviene, ci si raduna per ascoltare la Parola: e sedutici rivolgevamo la parola alle donne colà riunite. (16,13; cfr. At 28,17).

Nota: il verbo è usato frequentemente in 1Cor 11 (17. 18. 20. 33. 34) per indicare la missione ecclesiale.

Gli domandarono: questa ultima domanda, che viene fatta al Signore da parte dei discepoli, nasce dal fatto che Gesù ha promesso come imminente la venuta dello Spirito. Essa è in rapporto a quella che i discepoli fecero a Gesù dopo la Trasfigurazione: «Perché dicono gli scribi che deve venire prima Elia?» (Mt 17,10); Gesù risponde: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa» (ivi,11). Ma la ricostituzione avviene dopo le sofferenze del Messia. Per questo, vedendolo risorto, i discepoli gli pongono la domanda.

«Signore, con la sua risurrezione Gesù è costituito Signore e tale lo riconoscono i discepoli.

Forse che in questo tempo – dicono i convenuti – ricostituirai il Regno per Israele?». Il tempo per la regalità d’Israele resta ancora nascosto. Esso si manifesterà dopo che la pienezza delle Genti sarà entrata (cfr. Rm 11,25).

Il regno per Israele?: in Lc è scritto (19,11) dopo l’episodio di Zaccheo: Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. E racconta la parabola delle mine. È alla luce di questa parabola che va visto il periodo che la Chiesa vive attualmente.

«Mi pare che nei v. 6 e 7 si commenti tutto il mistero d’Israele. Può darsi che gli Apostoli facciano una domanda in rapporto al Regno di David, ma lo Spirito si muove in zone più profonde. Gli Apostoli hanno capito che l’economia dello Spirito passa per Gerusalemme: qui è il luogo dove si riunifica il popolo e inizia il Regno: vedi i profeti. Gerusalemme è il luogo dove si radunano le genti» (Sr M. Gallo, appunti di omelia, Monteveglio, 10.4.1972).

7 Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere,

Tempi e momenti Dn 2,21; Sap 8,8; 1Ts 5,1. Essi sono stabiliti in base al potere del Padre. È Lui che stabilisce i tempi e i loro contenuti. A noi sta di adeguarci con un’azione corrispondente, senza avere la pretesa di anticipare tempi che ancora non esistono. L’operare efficacemente in rapporto ai tempi e ai momenti prepara e può anticipare il tempo successivo, non per una logica interna alle cose ma per l’intervento divino. Ciò che è vecchio non può rinascere, quindi i tempi non cambiano per una loro intrinseca forza, ma per l’azione dello Spirito.

Vi sono tempi e tempi opportuni la cui conoscenza è nel Padre: tra questi vi è il tempo della ricostituzione del Regno per Israele. La nostra conoscenza non sonda il mistero del tempo. La gnosi, che tenta questo, si fa ribelle e nemica di Dio. Questo si può collegare con il rifiuto da parte d’Israele del Cristo! È scritto infatti in Dt 29,28: Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli, sempre, perché pratichiamo tutte le parole di questa legge. La conoscenza dei tempi e dei tempi opportuni appartiene al Signore, solo quando Egli ce li rivela, appartiene anche a noi.

«Palamas: tempi e momenti: sono le infinite manifestazioni dello Spirito» (Sr M. Gallo, appunti di omelia, Monteveglio, 10.4.1972).

8 ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».

Si contrappone a tutto il discorso precedente sulla ricostituzione del Regno per Israele e sulla fine e apre il tempo della Chiesa, rivelandone la missione.

Riceverete lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere (Gv 14,17). E lo Spirito venendo e rendendosi presente nella Chiesa, glorifica il Cristo perché prenderà del suo e ce lo annuncerà (cfr. Gv 16,14). Dice: riceverete, perché ancora Egli non è stato esaltato alla destra del Padre come è scritto: Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo, che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire (2,33).

La promessa diviene forza per dare testimonianza al Cristo da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra. Lo Spirito darà agli annunciatori una tale forza da essere in grado di superare ogni barriera che divide tra loro i popoli e d’immettere in ogni nazione la verità evangelica. Le parole di Gesù si basano su Is 49,6 LXX (Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra) citato in At 13,47 come fondamento della missione apostolica verso le Genti.

9 Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi.

Fu elevato in alto dalla potenza del Padre davanti ai discepoli, mentre lo guardavano, perché ne dessero testimonianza.

Una nube, la stessa della Trasfigurazione (cfr. Lc 9,34-35), indica che Gesù entra in modo definitivo nella sua gloria divina.

10 Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Gesù se ne va, cioè continua il suo cammino, non più verso Gerusalemme (cfr. Lc 9,51.53.57), ma verso il cielo.

L’apparizione dei due uomini in bianche vesti (cfr. Ap 19,14) è in ordine alla testimonianza. Come essi hanno testimoniato alle donne al sepolcro (Lc 24,4), così ora danno testimonianza al Cristo, che continua il suo cammino verso la gloria del Padre.

Come è andato così Gesù verrà; ma ora i discepoli, chiamati uomini di Galilea, devono anch’essi mettersi in cammino e annunciare a tutti l’Evangelo. Non è tempo di porsi la domanda quando ritornerà ma questo è il tempo di dare a tutti il lieto annunzio.

«Questo passo c’invita a stare vicino al Signore. Quando Lui se ne va, stanno con lo sguardo fisso che suscita l’assicurazione del ritorno. Se stiamo con lo sguardo fisso, Lui ritorna per le molteplicità e possibilità dei tempi» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Monteveglio, 10.4.1972).

Note

«L’Ascensione non è un trasferimento di luogo ma è l’inabissarsi di Gesù con la sua umanità nel seno del Padre e non possiamo contattare Lui e il Padre se non entrando in noi stessi non per un processo intimista ma per scoperta d’intima adesione del nostro essere mediante la fede alle parole che Gesù asceso al cielo tornerà» (D. G. Dossetti, appunti di omelia, Ascensione 23.5.1974).

L’essere nel Padre con la sua umanità glorificata e datrice dello Spirito fa essere Gesù presente e inabitante in ogni credente e quindi compie in noi quelle operazioni di trasfigurazione del nostro misero corpo per renderlo conforme al corpo della sua gloria in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose (Fil 3,21).

L’ascensione quindi non è un allontanarsi ma è un rendersi presente ai suoi e quindi a tutta l’umanità e a tutta la creazione come il Signore che compie il suo cammino di distruzione del potere della morte e di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo (Eb 2,14).

La progressiva e definitiva distruzione della morte porterà al manifestarsi glorioso del Cristo.

La festa dell’Ascensione più che assenza è presenza e così la percepisce il cristiano che vive nella comunione con il suo Maestro e Signore.

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 46

R/.  Ascende il Signore tra canti di gioia.

Oppure:

R/.  Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!

Acclamate Dio con grida di gioia,

perché terribile è il Signore, l’Altissimo,

grande re su tutta la terra.        R/.

Ascende Dio tra le acclamazioni,

il Signore al suono di tromba.

Cantate inni a Dio, cantate inni,

cantate inni al nostro re, cantate inni.               R/.

Perché Dio è re di tutta la terra,

cantate inni con arte.

Dio regna sulle genti,

Dio siede sul suo trono santo.              R/.

SECONDA LETTURA                               Eb 9,24-28; 10,19-23

Dalla lettera agli Ebrei

9:24 Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore.

Con la sua morte, Cristo è entrato nel cielo stesso. Egli ha oltrepassato il confine stabilito da Dio tra il mondo in cui noi siamo collocati e il mondo di Dio. Egli è andato oltre anche allo spazio spirituale, in cui noi uomini possiamo entrare con il nostro spirito, ed è comparso al cospetto di Dio, togliendo il velo di separazione tra noi e Dio, perché Egli è vivo e intercede in nostro favore.

Il santuario terreno ha in sé il limite di essere fatto da mani d’uomo e di essere modello di quello celeste per cui non può avere in sé nessuna capacità di perfezione e neppure di accesso al cielo.

La sua morte sulla croce, scandalo e stoltezza, segna questo passaggio dal santuario terreno a quello celeste. Segno ne è il velo del tempio squarciato.

25 E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: 26 in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.

La dimensione terrena del santuario di Gerusalemme, non essendo perfetta, richiedeva il rinnovarsi dei sacrifici di espiazione soprattutto quello solenne del giorno dell’espiazione, in cui il sommo sacerdote entrava nel Santo dei santi. Se il sacrificio del Cristo fosse stato imperfetto, Egli avrebbe dovuto immolarsi molte volte fin dalla fondazione del mondo, essendo il supremo riferimento di ogni sacrificio, compiuto nelle varie generazioni.

Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso.

La ripetizione degli antichi sacrifici era dovuta anche alla natura del tempo. Essa era imperfetta, dominata dall’attesa e quindi dall’imperfezione dei sacrifici e del culto, che erano solo figura e non la realtà stessa. Ora invece è giunta la pienezza dei tempi (lett.: dei secoli). Quando il Cristo appare, nel disegno del Padre è la pienezza di tutti i secoli, cioè le ere precedenti si rapportano a questa come alla loro consumazione e perfezione. In questa trovano il loro significato e il loro stesso giudizio. Questo giudizio consiste nell’annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. Sacrificando se stesso, Gesù toglie al peccato la sua intima forza e la sua capacità di dominare su di noi. Se noi vogliamo, il peccato non ha più potere su di noi perché il sacrificio di Gesù lo ha svuotato di forza.

Qui sta la prova dell’efficacia del suo sacrificio e del fatto che Gesù è entrato nel santuario celeste. Quelli che sono in Lui sentono in sé quest’energia della sua grazia, che li rende capaci di annientare in se stessi la forza dominatrice del peccato. Si spezza infatti il rapporto con la morte e con colui che ne è il principe. Questo avviene relazionandosi al suo sacrificio mediante la fede.

27 E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, 28 così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

La trama della vita umana consiste nel fatto che gli uomini muoiano una volta sola e dopo la morte ci sarà il giudizio. Gesù ha seguito questo itinerario perché la sua morte aveva forza sacrificale ed espiatrice.

Nel giudizio invece Egli è il giudice e la sua stessa apparizione sarà il giudizio.

10:19 Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, 20 via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne,

Noi tutti, e non più solo il sommo sacerdote della stirpe di Aronne, possiamo entrare nel santuario con piena libertà perché nessuna delle creature terrestri e celesti ce ne può sbarrare la via. Aspersi dal sangue di Cristo, noi procediamo verso quegli spazi spirituali, che ci erano proibiti e verso i quali sempre l’animo umano tende con tutte le sue forze.

Il sangue di Cristo, versato per noi, produce in noi quella interiore illuminazione in forza della quale noi possiamo procedere nella via nuova e vivente, che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne. Questa è la via della sua Croce, che non solo è per noi redenzione, ma anche esempio. Camminiamo in essa quando siamo nei sacramenti della carne del Signore e in essi progrediamo nella conoscenza verso la pienezza della verità. In questi sacramenti, nei quali si rivela e si attua il mistero della Pasqua del Signore, noi camminiamo attraverso le realtà visibili entrando in rapporto con quelle invisibili. Il passaggio dal mondo visibile a quello invisibile è dato dalla carne «squarciata» del Cristo, cioè per noi data.

I filosofi hanno pensato che il pensiero avesse in sé la forza di superare il confine del mondo visibile. Così Platone pone il mondo delle idee, nella sua immutabilità e capacità di proiettare la sua ombra in quello terreno e visibile. Dal momento che i filosofi non conoscono la storia, essi pensano che la situazione attuale dell’uomo sia quella di sempre, legata alla natura eterna e immutabile. In tal modo si crea un mondo spirituale e ideale in cui le idee sono i prototipi passionali, dei quali c’innamoriamo e desideriamo con ira folle.

21 e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.

Il nostro sacerdote unico e grande sta nella casa di Dio. Nel nostro cammino noi siamo protetti e nella meta siamo garantiti da colui che ci accoglie e ci riconosce come suoi. Il cammino interiore, che è nei sacramenti della Pasqua di Gesù, si conclude con l’arrivo a Lui nell’atto supremo del suo sacerdozio nei nostri confronti, cioè nel redimerci e accoglierci nella sua casa, nella dimora per noi preparata fin dall’eternità.

Il testo apostolico pone alcune condizioni: il cuore sincero, privo di doppiezza e d’ipocrisia; la pienezza della fede, cioè il rapporto con Lui pieno e non parziale: l’adesione a Gesù deve essere totale, i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Quello che è avvenuto una volta per sempre nel battesimo, deve essere rinnovato ogni giorno. L’energia battesimale, che si trasforma in noi in acqua spirituale, ci porta a purificarci nell’intimo nostro da ogni scelta cattiva e a tenere puro il corpo da ogni azione che lo contamina.

23 Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

In questo tempo terreno lo Scritto ci esorta a mantenere senza vacillare la professione della nostra speranza. La fede implica la speranza nei beni promessi e quindi non solo dobbiamo sperare ma anche professare pubblicamente la nostra speranza nelle promesse a noi fatte da Dio, che è fedele. Bisogna tener saldo il nostro pensiero in Dio senza venir meno di fronte alle prove. La fedeltà di Dio è la nostra forza nelle tribolazioni come lo è stato per Gesù.

CANTO AL VANGELO                                   Mt 28,19a.20b

R/.       Alleluia, alleluia.

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore,

ecco, io sono con voi tutti i giorni,

fino alla fine del mondo.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                       Lc 24,46-53

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, 46 Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno,

Questo è il contenuto della fede, «fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono per cui per fede noi sappiamo …» (Eb 11,3). Tutte le Scritture si ricapitolano in questo enunciato, che ne è la chiave, per averne l’intelligenza secondo lo Spirito Santo e non secondo la semplicità della lettera.

Tutto quindi nella Scrittura annuncia, nell’intelligenza che è data dalla fede, il Cristo nella sua passione e nella sua glorificazione.

47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.

Questo è il secondo enunciato che deriva dal precedente. Infatti senza la fede nel Cristo sofferente e risorto, non si dà la remissione dei peccati e neppure la conversione. Essa ora coinvolge non più solo Israele ma anche tutte le Genti. L’itinerario essenziale dell’Evangelo è quello di portare alla conversione e quindi ad accogliere in Gesù la remissione dei peccati.

Gerusalemme, come è il luogo in cui termina la presenza visibile del Signore così è il luogo dove inizia la presenza visibile della Chiesa e quindi l’inizio dell’evangelizzazione e della vita nuova nello Spirito.

48 Di questo voi siete testimoni.

Sono testimoni di questi avvenimenti riguardanti il Cristo come compimento delle Scritture e danno pure testimonianza che il Cristo risorto li ha guariti dalla loro incredulità e ha dato loro il potere di risanare tutti nell’annuncio della conversione e nella remissione dei peccati.

49 Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

Colui che il Padre mio ha promesso (lett.: la promessa del Padre mio) … potenza dall’alto così è chiamato lo Spirito. Egli è promessa, come ha già detto in Atti, ed è potenza dall’alto. Lo Spirito è la veste che copre gli Apostoli, è potenza dall’alto di fronte alla quale nessuno può resistere. Dalle profondità salgono i ragionamenti nel cuore, dall’alto scende la potenza dello Spirito.

50 Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.

Poi li condusse fuori verso Betania, là donde aveva iniziato il suo ingresso messianico (19,29), e alzate le mani, li benedisse, è il sommo ed eterno sacerdote della nuova alleanza che conclude la liturgia sacrificale e pasquale con questa benedizione (cfr. Lv 9,22: Aronne benedice il popolo; Sir 50,22s.: benedizione del sommo sacerdote Simone). Mentre li benedice entra in modo definitivo nel santuario celeste (cfr. seconda lettura: Eb 9,24: Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, allo scopo di presentarsi ora al cospetto di Dio in nostro favore). Egli quindi è nel cielo come colui che sempre ci benedice. Questa benedizione è la perenne effusione dello Spirito.

Ed essi si prostrarono davanti a lui; 53 poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Ed essi, si prostrarono davanti a lui, non sono più timorosi e dubbiosi ma, illuminati dalla fede, divengono la comunità dei poveri del Signore, che è caratterizzata dalla gioia grande e dalla lode divina.

Il distacco del Signore non dà tristezza ma al contrario sono pieni di gioia perché ricolmi già dello zelo nel propagare l’evangelo della pace (cfr. Ef 6,15).

Nel Tempio è iniziato l’Evangelo e nel Tempio termina, ma è solo un momento in attesa della Pentecoste per far vedere in questi discepoli ripieni di gioia e di lode il vero Israele che attende l’adempimento della promessa.

PREGHIERA DEI FEDELI

Al Padre, che fa sedere il Cristo alla sua destra, s’innalzi ora la nostra preghiera.

Ascolta, o Padre, la preghiera dei tuoi figli

  • Perché la Chiesta, rivestita di forza che viene dall’alto, non tema la potenza del satana e della morte, ma annunci con coraggio il vangelo di pace, preghiamo.

  • Perché la grazia dello Spirito Santo si rinnovi nel cuore di ogni discepolo e lo renda testimone intrepido del santo Evangelo, preghiamo.

  • Perché quanti siamo risorti con Cristo, cerchiamo le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; e c’immergiamo sempre di più in Lui inabissato nel seno del Padre, preghiamo.

  • Perché nei cuori dei poveri s’infonda la speranza della redenzione e della distruzione delle forze di male che li tengono schiavi dell’ingiustizia e dell’oppressione, preghiamo.

O Padre, che hai risuscitato il tuo Figlio dai morti e lo hai fatto sedere alla tua destra nei cieli, illumina i nostri occhi interiori perché possiamo comprendere a quale speranza ci hai chiamati e quale tesoro di gloria racchiude la nostra eredità fra i santi.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.