La profezia della vita religiosa oggi.

Spunti per una riflessione in fieri.

 

Alberto Toutin sscc.

“Dall’ideale della radicalità all’esercizio della profezia”. Mi sembra chiaro che dobbiamo interrogarci-comme suggeriva Bruno nel su testo- su cosa vuol dire oggi profetismo e ciò appunto come una messa in pratica, un attuare, un esercizio che caratterizzerebbe la vita religiosa. In ogni caso, questo lavoro di chiarificazione implicherebbe una doppia esigenza.

A monte come religiose, religiosi di mettersi in gioco nell’ascolto della voce del Dio rivelatosi in e da Gesù. Una voce che si rivolge per primo a noi, sia comme quella di un sottile silenzio, sia come un volto ammutolito o rivoltato dall’ingiustizia, dalla guerra, sia anche come un voce corale invocata di diverse maniere dalle religioni. Mi sembra che su quest’ultimo punto- sul piano interreligioso- l’invocazione del nome di Dio a volte giustificatrice della violenza, richiede un risoluto impegno intelletuale per purificarla, compresa l’invocazione cristiana di Dio, e per liberarne il potenziale critico di ognuna di esse, in merito a tutt’altra invocazione bestemmiatrice di Dio o distruttrice dell’umano. Insomma, un lavoro di vasto respiro per gettare le basi concettuali che vanno rispettate nel comandamento del non pronunciare invano il nome di Dio. Per avviarsi su questa strada più che mai è importante ravvivare la dimensione contemplativa della vita religiosa, soprattutto mediante l’ascolto della Parola di Dio-Lectio Divina– in un dialogo attento agli avvenimenti del presente per discernere i sussurri di Dio che vi risuonano. Al riguardo mi sembra suggestiva l’immagine che propone Christoph Theobald per l’insieme della Chiesa Cattolica nel tempo presente, a sapere una “Chiesa rabdomante” per esprimere il suo impegno di cercare Dio non come una presenza che si impianterebbe dall’esterno ma come quella che si trova ormai nascota e operante come le falde freatiche acquerifere che occorre scoprire e far emergere. Questo vuol dire che per quanto riguarda alla Chiesa e alla vita religiosa devano essere estraversa invece di autoreferenziale e che l’annuncio del Vangelo sia un dialogo con le sfide delle diverse culture, sapendo che prima di quest’annuncio “è gia preceduto dalla presenza discreta di Dio nel cuore della gente e del mondo[1].”

E a valle, una lucidezza per situarsi nel presente. La vita religiosa sarebbe profetica nella misura in cui verrebe proposta como un percorso esistenziale d’incontro con Dio che faccia presa sull’ambiguo divenire e che sia alle prese appunto con le difficoltà per orientarsi nel presente. A questo punto mi sembra importante,da un lato, evitare di ridurre le pressanti chiamate di Francesco di “chiesa in uscita” e di “andare verso le periferie” ad uno slogan incantatore che a furia di ripeterlo, addirittura coralmente nella vita religiosa, ci faccia credere che ci siamo davvero spostati. In realtà queste chiamate diventate slogan non farebbero altro effetto che quello di un calmante per gestire la perplessità – perchè non sappiamo dove andare- o per non affrontare le paure- perchè non vogliamo uscire a nessuna parte. Dall’altro, per non svicolare rispetto alle exigenze dell’essere in uscita, mi sembra importante riascoltare sine glossa ed insieme le Beatitudine (Lc 6,20-26 // Mt 5, 1-11) e la parabola del Giudizio finale (Mt 25, 31-46). Il Vangelo di Gesú si mostrerebbe allora come una fonte alla quale si può attingere una stranea felicità che consiste appunto nel situarsi del lato del povero di chi ha fame, di chi piange ed è perseguitato e, al tempo stesso, nell’adoperarsi concretamente per il servizio dei bisognosi. Nell’attuare queste parole, la vita religiosa scoprirà per se stessa la forza profetica –sanatrice, capovolgente- del Vangelo e ne scaturirà la sua eventuale portata anticipatrice – proleptica- “hic et nunc” di ciò che avverrà.

Dopo aver chiarito ciò che significa oggi la profezia per la vita religiosa bisognerebbe tradurla in una sapienza. La vita religiosa sarebbe quella forma di vita secondo il Vangelo che fa permanentemente l’esercizio di tradurre la profezia in una sapienza orientatrice[2] ed, io aggiungerei, trasformatrice dell’esistenza umana. Questo implicherebbe

  1. Discernere ed assecondare l’azione dello Spirito di Gesù all’interno della Chiesa Cattolica e perfino al di là di essa. Sapendo che per noi il criterio principale per riconoscere l’azione dello Spirito è la prassi di Gesù. A questo punto faccio mie le parole di Bruno Secondin:

“Lo Spirito innalza e plasma non genericamente, ma modella secondo l’archetipo Gesù di Nazaret. Non può pertanto che essere un sapiente lavoro di accordatura tra tradizione e nuovo inizio: radicati nell’esistenza di quotidianità e di anonimato, come Gesù, della borgata di Nazaret, per apprendere senza fretta e senza alibi il valore kairologico del vivere umano-che è compagnia, vicinanza, ferialità, cibo e corpo, affetti e ferite, agonie, morti e nascite.[3]

  1. Testimoniare della belleza dell’incontro con Gesù.

La vita religiosa intesa alla luce della sequela Christi è chiamata a raccontare nonchè a testimoniare di un encontro con una persona, con Gesù. Come l’esprime in modo pungente Francesco l’incontro con Gesù non accade una volta per tutte ma è il frutto di una ricerca costante di una preghiera all’erta ad una visita o piuttosto frutto di un lasciarsi (ri)trovare da Gesù in una “intimità itinerante” (EG 23). Da qui scaturiranno magari lo slancio e la creatività per tradurre questo incontro in una testimonianza, in una vita come un racconto operante e leggibile e perchè non dirlo coinvolgente per gli altri, in un contesto peraltro segnato dalla pluralità interculturale e interreligiosa che pone, oltre il fatto di essere questo incontro una buona novella di per sé, delle esigenze comunicative insormontabili: “ Abitando in un società plurale, non solo nei confronti dei non credenti, ma anche verso quanti appartengono ad altre religioni, non ci viene chiesta una presenza integralista, ma comunicativa ed empatica. Una presenza dello stesso stilo evangelico di Gesù. Rendere ragione con convinzione amorosa di ciò che si crede e si spera[4]”.

Insomma, la nostra riflessione sulla profezia della vita religiosa che deriva dalla vita secondo lo Spirito, seguendo Gesù sarebbe quanto mai una buona novella se provassimo a tradurla in una sapienza orientatrice, in una forma di vita attratente, gioiosa secondo il Vangelo. Ad esempio, i voti sarebbero un cantiere interessante da lavorare insieme-come commissione- in questa prospettiva. In quest’impostazione la vita religiosa scoprirebbe in modo inedito la profezia che rappresenta il Vangelo e la proporrebbe ad altri come modi di essere umani desiderabili e gravidi “di profezia feriale e di tenerezza” capaci d’abbracciare gli impegni dei contemporanei anche avendo la VR per certi versi un potenziale contro-culturale, capaci di sfidare persino altri modi di essere umani soprattutto nei confronti di quelli autodestruttori o devastatori del creato.

[1] Intervista di Lorenzo Fazzini a Christoph Theobald “Theobald e il Vangelo della nuova fratellanza” in Avvenire, 27 aprile 2016 cf. http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/THEOBALD-.aspx

[2] «Io credo che la spiritualità possa avere delle chances per il futuro se saprà meglio tipicizzarsi come una sapienza orientatrice, e non come un armamentario ascetico e angoscioso o un glossario misterioso per gli stati alterati di coscienza.» Bruno Secondin, Inquieti desideri di Spiritualità. Esperienze, linguaggi, stile. Edizione Dehoniane, Bologna 2012,58

[3] Alessandro Barban e Gianni di Santo, Il vento soffia dove vuole. Confessioni di un monaco Rubettino (Catholica, 11), Catanzaro 2014, 32.