La radicalità della profezia

Per un ripensamento della teologia della vita consacrata

 

 

  1. La prospettiva di un ripensamento della teologia della vita religiosa a partire dalla radicalità della profezia è feconda: rende giustizia agli altri carismi e ministeri, anch’essi chiamati alla radicalità, evita di mettere sulle spalle della vita consacrata un peso che essa di fatto e di principio non è in grado di portare: quello della esemplarità rispetto ad altre vocazioni meno esemplari.

È una prospettiva che rende giustizia alle altre forme di vita cristiana e rende vivibile, sostenibile, la sequela del Signore Gesù nella forma consacrata.

Ogni vocazione è chiamata alla radicalità. La forma che la vita consacrata è chiamata ad assumere è quella della profezia: deve essere radicale nella profezia.

  1. La provocazione di Papa Francesco (“non la radicalità ma la profezia”) offre la chiave per un ripensamento della teologia della vita consacrata portando a termine l’ecclesiologia del Vaticano II, che fa scaturire tutti i carismi e ministeri ecclesiali dal battesimo e di conseguenza li pone in rapporto di uguale dignità e di complementarietà: l’atto di fede in Gesù Signore, genera una pluralità di forme di vita cristiana. Ognuna di queste forme è chiamata a vivere tutta la grazia del vangelo, ma ognuna sottolinea un aspetto a favore di tutti gli altri. È molto di più quello che unisce le diverse forme di vita cristiana di quello che le differenzia, ma ogni differenza esprime l’inesauribilità della grazia: nessuna forma esaurisce il dono di Dio.

  1. La professione di fede del Credo cristiano è trinitaria: professiamo l’iniziativa gratuita dell’amore di Dio Padre, che si è attuata nella vita, morte e risurrezione del Figlio fatto umano, e resta a tutti disponibile attraverso l’azione dello Spirito. È in questa prospettiva critologica e trinitaria che dobbiamo fondare i differenti carismi e ministeri: essi sono confessione della Trinità.

In breve: la Chiesa, che nasce dall’economia trinitaria, sottolinea le diverse dimensioni della grazia di Dio: l’iniziativa del Padre, la concretezza e la fecondità storica dell’incarnazione del Figlio, l’eccedenza d’inesauribilità dei doni dello Spirito.

In questa prospettiva, non è difficile riconoscere che in senso generale

– il ministero di presidenza sottolinea l’iniziativa; è la sottolineatura portata avanti da chi presiede nella comunità, ai vari livelli (Dio ti precede)

– l’esperienza del cristiano-laico sottolinea la forza dell’incarnazione (il fatto che Dio è per questo mondo e per questa storia in Gesù : tramite Gesù il Padre è vicino a noi);

– la vita consacrata nelle sue molte e varie configurazioni sottolinea la pluriforme grazia dello Spirito Santo.

  1. Una rivisitazione storica delle varie forme di vita consacrata conferma la validità di porre la vita consacrata come espressione di profezia intesa come testimonianza dell’eccedenza della grazia dello Spirito. La forma monastica con la profezia della “fuga mundi” (come scarto a favore e non come rifiuto) e della fraternitas (il vangelo permette di vivere insieme da fratelli e sorelle in una società strutturata sulla disuguaglianza cives-liberi-schiavi); la minoritas e l’itineranza di Francesco e Domenico (la rinuncia alla competizione sociale e la disponibilità del vangelo a tutti nel loro dialetto e nella loro vita concreta); la pietas delle congregazioni moderne (mentre il progresso scientifico e tecnico, iniziato nel 1500, è a favore di pochi e crea sacche di povertà, scarti sociali, il vita consacrata si impegna a far giungere a tutti in nome del vangelo la promozione sociale, in particolare la cura del corpo e l’educazione); infine le nuove forme di vita consacrata attuali, che mettono in risalto un’altra dimensione della profezia in una cultura globalizzata: quella della fraternità universale, cioè della possibilità di essere insieme persone di genere diverso, di confessione cristiana diversa, di religione diversa, credenti e non credenti, come anticipo profetico di quello che sarà il regno di Dio quando anche le differenti religioni, compresa quella cristiana, avranno terminato la loro funzione storica.

In sintesi: la storia della vc conferma che essa ogni volta viene suscitata e risuscitata per mostrare che Dio è più generoso di quello che storicamente riusciamo ad attuare, che Dio ha un di più da offrire. La vc è chiamata a indicare lo scarto tra ciò che è in atto e ciò che la generosità dello Spirito rende possibile. La sua natura è dunque questa: essere profezia e configurarsi come spazio che rende vivibile e testimonia quello che è davanti a noi come dono e come responsabilità. È quello che abbiamo chiamato la natura profetica ed escatologica della vc.

  1. Porre la v.c. in questa prospettiva permette di metterla in correlazione con gli altri carismi e ministeri e giustifica meglio le sue differenze interne: essa manifesta le differenti sfumature della profezia come multiforme promessa della grazia dello Spirito per tutti.

  1. Con questa chiave (la radicalità della profezia) possiamo ripensare ogni aspetto della vita consacrata: la consacrazione, i voti, la vita comunitaria, la missione, l’esercizio in essa dell’autorità, l’utilizzo delle proprie risorse umane e economiche). È un cantiere di riformulazione estremamente fecondo.

  1. In questo cantiere merita una cura particolare ripensare in chiave di profezia la vita religiosa dei fratelli, sia negli ordini e congregazioni clericali, che in quelli esclusivamente laicali. Il recente documento della Congregazione sui Fratelli rilancia la questione. Questo documento, insieme a molti pregi, mostra però anche il limite di una debolezza della teologia della vita consacrata e l’imbarazzo a tentare di definire cosa specifica un religioso fratello o sorella. I fratelli e le sorelle pagano un deficit di cultura teologica, perché storicamente preclusi e precluse dalla formazione teologica. Proprio la chiave della profezia può meglio dare ragione di come essi sono una espressione fondamentale (e non funzionale) della vc e come all’interno di essa esprimono una profezia: essi sono una profezia all’interno di una vita religiosa in se stessa tutta profetica.

  1. Infine un ripensamento della vc in questa chiave della profezia fa comprendere che essa è chiamata alla profezia della debolezza e non a quella della perfezione, come tutta la storia della vc documenta. Questa profezia della debolezza è comprensibile e vivibile da tutti, una profezia ecosostenibile, come testimonianza non della propria forza ma della misericordia di Dio.