VENERDÌ SANTO

«Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”. […] Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”. […] Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo Spirito». (Gv 19,5.14.30)

«La croce parla. E proclama che quel Gesù che proviene da Nazareth è il re dei Giudei. Dagli inizi fino alla fine, da Nazareth (“Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”: Gv 1,46) fino alla croce (e alla dimensione di ignominia che essa comportava) la vicenda di Gesù narra il realizzarsi della volontà di Dio e il manifestarsi della sua gloria in modi e forme che spiazzano la razionalità e la sapienza mondane e religiose. È lo scandalo dell’incarnazione, del Verbo fatto carne. Ed è lo scandalo della croce, del Messia crocifisso». (COMUNITÀ DI BOSE, Eucaristia e Parola A, 102)

«Consegnò infatti la sua anima nelle mani del Padre affinché anche noi, abbracciando la via da lui inaugurata e per mezzo di essa, avessimo una chiara speranza credendo fermamente e pensando che, dopo aver subito la morte del corpo, saremo nelle mani di Dio e in una condizione molto migliore di quella in cui vivevamo nella carne. Per questo il sapiente Paolo ci scrive che è meglio morire ed essere con Cristo (cfr. Fil 1,23)». (CIRILLO DI ALESSANDRIA, Commento al vangelo di Giovanni, 19,30)

L’ATTESA DEL RISVEGLIO

La Via.

La Verità.

La Vita.

Appese

ad un legno.

Silenzio

che genera

notte.

Notte

che genera

silenzi.

E urla il sangue.

Voce di porpora

che gocciola

dalla nudità di Dio.

La mia tunica

strappata

tra risa e blasfemie.

Le mie membra

strappate

da morsi di follia.

Padre,

mi hai forse abbandonato?

Mi hai forse consegnato

a questo nugolo

di tenebre e tormenti?

Silenzio

che genera

notte.

Notte

che genera

silenzi.

Il mio capo

che cede

i suoi nervi.

Vedo la terra

e poche ombre

di umanità sofferente.

Una madre

che sviscera

un nuovo assenso.

Un discepolo

e amico

che ascolta il mio cuore

nel suo.

E donne

che innalzano

incenso di tenerezza.

Un’ultima lacrima

mi si stacca

dagli occhi

e raggiunge le crepe

di questa piccola comunità.

Lo sguardo

si perde nei ricordi

del Cielo

e della Terra.

Non è più notte.

E non è più silenzio.

Il canto sommesso

del Padre

mi culla

nell’immensa pienezza.

Esala lo Spirito,

futura primizia.

E in un vuoto di tempo

l’attesa del Risveglio.