DOMENICA III – C

Assemblea santa e regale,

corri verso il tuo Signore,

Egli viene e ti raduna

sui sentieri del regno suo. .

Ascolta la sua Parola viva,

è canto d’amore per noi,

sua vigna fertile e amata,

irrigata e potata con cura.

Vieni e contempla il Cristo

che apre il Rotolo e legge;

escono parole di grazia,

che sanano i cuori feriti.

Gesù, buon samaritano,

risana l’intimo del cuore.

Lieto annuncio ai poveri,

è l’anno colmo di grazia.

Eravamo gregge disperso,

e tu sei venuto a radunarci.

Siamo in te, Signore, uniti

come le membra al corpo.

Lavati nel puro lavacro,

risplende il sacro crisma,

in bianche vesti alla mensa,

viviamo concordi nell’Uno.

PRIMA LETTURA                                       Ne 8,2-4a.5-6.8-10

Dal libro di Neemia

2 In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.

In quei giorni, quelli del ritorno dall’esilio. Questa è l’assemblea che dà inizio al popolo del dopo esilio. Essa si richiama al Sinai. Il centro di essa è infatti la Legge.

Tutti formano l’assemblea convocata per ascoltare la Legge. Essi sono coloro che hanno capacità d’intendere, hanno cioè l’intelligenza dell’ascolto. Questa precisazione sta al termine di un lungo cammino che va dalla durezza del cuore all’amarezza dell’esilio e quindi giunge alla conversione, che è intelligenza nell’ascoltare la Parola di Dio.

Il popolo nelle sue varie categorie, compresi gli stranieri e i piccoli, è unificato da questo: ascoltare la legge del Signore e capirla. Il principio di unità sta quindi nella Parola di Dio e nella relazione che con essa s’instaura.

3 Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge.

Si legge in modo solenne e pubblico dallo spuntar della luce fino al culmine di essa, il mezzogiorno, in un solenne silenzio pieno di ascolto da parte di tutto il popolo.

Questo ascolto è l’atto costitutivo del popolo del dopo esilio, che d’ora in poi si caratterizzerà come popolo dell’ascolto della Parola espressa nella Legge e nei Profeti.

La Parola non si esprime più attraverso la parola viva dei profeti ma attraverso la proclamazione solenne degli Scritti. Alla fase della rivelazione orale succede ora quella della proclamazione solenne nell’assemblea. Benché scritta, la Parola non perde la sua forza; essa resta sempre viva e penetrante più di una spada a doppio taglio (cfr. Eb 4,12).

La prima misura della conversione consiste nella capacità di ascolto; chi comincia ad ascoltare esperimenta che il suo cuore non è più indurito dalla pigrizia o da altre forze passionali.

4 Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.

e accanto a lui stavano, a destra Mattitia, Sema, Anaià, Uria, Chelkia e Maaseia; a sinistra Pedaià, Misaele, Malchia, Casum, Casbaddana, Zaccaria e Mesullàm.

Anziché il re, ora sulla tribuna sta lo scriba con la Legge. Il popolo ritorna sotto la signoria di Dio.

« È importante e significativo che si nominino tutte le persone presenti: è l’inizio della storia, atto di un’infinita solennità» (d. U. Neri, appunti di omelia, 1974).

5 Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi.

L’apertura del libro è vista da tutti e crea silenzio e rispetto perché è l’inizio della rivelazione divina tramite la proclamazione della sua Legge. Il popolo infatti si alza in piedi e sta in silenzio pronto all’ascolto.

L’apertura del libro è infatti paragonata all’apertura della bocca: Dio apre la sua bocca in mezzo al suo popolo ogni volta che si apre il libro sacro per leggere la sua Parola (cfr. Mt 5,1: e avendo aperta la sua bocca li ammaestrava dicendo).

6 Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.

La lettura è preceduta dalla benedizione e dall’adorazione.

La Parola è accolta quindi con un animo pieno di lode e di totale sottomissione a Dio, espressa nell’assenso dell’amen (ripetuto a indicare l’assenso pieno).

Il libro della Legge è circondato con lo stesso onore che si dà a Dio. È Lui che si adora e si ascolta quando si aprono le Scritture.

7 Giosuè, Banì, Serebìa, Iamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maaseia, Kelità, Azaria, Iozabàd, Canàn, Pelaià, leviti, spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi.

Sono elencati a perenne memoriale i leviti che si sono affaticati nel servizio della Parola spiegando al popolo la Parola perché essa giunga al loro orecchio ed entri nel loro cuore. In segno di rispetto – come noi facciamo nell’ascolto dell’Evangelo – il popolo sta in piedi, pronto ad obbedire alla legge del suo Dio.

8 Essi [i levìti] leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.

Ora ci dice in che modo procedevano nella lettura. Lo scopo infatti è che tutti comprendano quello che si legge. La fede nella Parola deve essere accompagnata da una chiara proclamazione e intelligenza di essa da parte di tutti.

«C’è anche il passaggio della mediazione: coloro che gridano e coloro che ascoltano. È decisivo questo; non è un caso o perché non si sapesse più l’ebraico; è il risuonare della Parola dall’uno all’altro, dall’Esodo sin qui» (d. U. Neri, appunti di omelia, 1974).

9 Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.

La santità del giorno impedisce il pianto, che scaturisce dal popolo. Infatti tutti comprendono di non aver eseguito quanto la Legge prescrive. La Parola è il nostro avversario che ci accusa (cfr. Mt 5,25). Principio di conversione è accettare questa accusa che si tramuta subito in consolazione nel perdono di Dio.

10 Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Il governatore proibisce il digiuno come segno penitenziale perché è giorno di festa (è il capodanno); e la conversione, provocata dall’ascolto e dalla comprensione della Legge, porta alla condivisione con i poveri. Nessuno deve esser escluso dalla gioia, che il Signore ha comunicato al suo popolo rinnovando con lui l’alleanza del Sinai.

Infatti nel Signore stesso c’è gioia traboccante e questa gioia si comunica a tutti (perché la gioia del Signore è la vostra forza); essendo giorno di gioia perché è la sua festa, la sua gioia è la vostra forza in quanto vi sostiene come figli, che il Padre ama e vuole nella sua gioia. L’esilio è infatti cessato ed è bene iniziare il nuovo anno nella gioia, che proviene dall’aver compreso la Legge e dal fare quanto essa prescrive.

Nota

Questo testo pone la base dell’omelia come prolungamento dell’ascolto:

«In linea di principio l’omelia non dovrebbe mai essere una contemplazione estetico/letteraria, o filosofica, o linguistica, o storica del testo. L’omelia ha uno scopo preciso, pratico, che si articola in quattro momenti, come vediamo, appunto nell’assemblea di Esdra:

  1. a) comprendere, e far comprendere la Parola,
  2. b) in modo, che i cuori siano compunti e piangano il proprio peccato,
  3. c) offrire infine la gioia del Signore come consolazione efficace e medicina risolutiva al pianto impotente dell’uomo. Poi, a conclusione di tutto:
  4. d) proporre quel. fare la Parola (cf. Es 24,7: faremo ed ascolteremo), che è il fine di tutto e che è qualcosa di assai più semplice e insieme radicale dell’esecuzione esterna di un ordine. Si tratta di un agire nuovo, trasfigurato dall’energia della Parola, come si vede nel testo di Neemia. La Parola muove il popolo, che l’ha ricevuta nell’obbedienza della fede, in un’intima, gioiosa, concorde ed esuberante adesione al pensiero e alla volontà di Dio.

L’omelia dunque è un’istruzione, un vero e proprio, magistero, che, a partire dalla Parola, finisce coll’abbracciare tutti gli ambiti dell’esistenza presente, ma in tensione verso le speranze eterne»

(Sr. M. Gallo, Da Sete del Dio vivente, omelie rabbiniche su Isaia, p. 28-29).

Il passaggio tra l’esilio e il ritorno alla terra dei padri avviene con questo atto solenne della lettura della Parola di Dio, che provoca il pianto proprio perché la Parola è il supremo giudice.

Quando si ascolta e ci si sente accusati vuol dire che si è capito quello che si ascolta, altrimenti è in atto in noi un processo di strumentalizzazione che toglie alla Parola la sua forza di penetrare e di operare il discernimento.

È importante pertanto esaminare se stessi per vedere che cosa in noi ostacoli il pianto quando ascoltiamo la proclamazione della Parola di Dio. L’indurimento del nostro cuore è infatti l’impenetrabilità di noi stessi all’ascolto..

Se uno ogni giorno vuole ascoltare veramente la Parola di Dio, molto presto sentirà sgorgare dai suoi occhi il pianto e l’ineffabile beatitudine di coloro che sono afflitti.

L’afflizione secondo Dio è uno stato interiore che purifica le nostre facoltà spirituali e ci dà la lucidità della visione interiore.

SALMO RESPONSORIALE                                 Sal 18

R/.       Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

La legge del Signore è perfetta,

rinfranca l’anima;

la testimonianza del Signore è stabile,

rende saggio il semplice.         R/.

I precetti del Signore sono retti,

fanno gioire il cuore;

il comando del Signore è limpido,

illumina gli occhi.         R/.

Il timore del Signore è puro,

rimane per sempre;

i giudizi del Signore sono fedeli,

sono tutti giusti.           R/.

Ti siano gradite le parole della mia bocca;

davanti a te i pensieri del mio cuore,

Signore, mia roccia e mio redentore.              R/.

SECONDA LETTURA                                    1 Cor 12,12-31

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, 12 come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo.

Il Cristo è come il corpo: è uno con molte membra. Vedi Gv 15: è una sola vera vite con molti tralci.

Il movimento proprio del Cristo è dall’uno al molteplice, dal molteplice all’uno nell’armonia del tutto.

13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Quest’unità, attuatasi nel battesimo, è opera dell’unico Spirito, nel quale perdono di significato le divisioni fondate sull’elezione (Giudei e Greci) e la separazione in classi sociali (schiavi e liberi.

La motivazione di questo superamento è che tutti abbiamo bevuto l’unico Spirito. Questi è battesimo e bevanda nella sottostante immagine dell’acqua. Il luogo dell’immersione è il corpo, nel quale noi occupiamo il posto che ci spetta in quanto membra.

Lo Spirito è paragonato all’acqua sia in Paolo che in Giovanni. Come l’acqua penetra e ristora entrando nelle intime strutture del corpo, così lo Spirito entra nel corpo di Cristo e lo struttura secondo il disegno del Padre.

Essere immersi (battezzati) nello Spirito e bere lo Spirito è entrare nella dimensione dello Spirito, è acquistare la conoscenza secondo lo Spirito.

Queste operazioni dello Spirito sono legate alla Carne del Cristo, che ora si fa presente nei segni sacramentali, soprattutto nell’Eucaristia.

Se il battesimo è chiaramente ricordato mediante l’essere battezzati nello Spirito, potremmo riferire all’Eucaristia il fatto di bere lo Spirito

L’acqua spirituale, in cui siamo immersi, è lo Spirito nel corpo di Cristo: è Lui l’energia unificante, che mediante il Battesimo ci fa un solo corpo togliendo ogni divisione. Bere lo Spirito, significa che nell’Eucaristia, mentre comunichiamo al Corpo e al Sangue di Cristo, ci dissetiamo alla roccia spirituale con l’acqua viva dello Spirito. Da Cristo glorificato, nella sua presenza sacramentale, beviamo lo Spirito.

14 E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15 Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. 16 E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. 17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?

Le membra non si possono escludere a vicenda ed identificarsi col corpo in modo esclusivo. Così nessuno può identificarsi con la Chiesa ed escludere gli altri. Al v. 17 l’Apostolo passa dal singolo membro alla funzione di esso per sottolinearne la necessità.

Bisogna pertanto evitare sia l’escludere se stessi come escludere altri dalla comunione e dall’unità della Chiesa. Nessuna delle categorie, che formano le singole realtà della Chiesa, può escludere le altre. Ciascuno e ciascuna, secondo il suo proprio, deve sentire lo stretto rapporto con gli altri, nell’unità inscindibile dell’unico corpo. È importante recepire l’unità come dato di fatto e comprendere come l’operazione di scissione appartiene solo al Padre, che è il vignaiolo (cfr. Gv 15,1-2).

Nell’atto stesso, in cui lo Spirito ci colloca nel corpo di Cristo, ci qualifica come membra determinate nel corpo, con funzioni uniche e insostituibili, che per la loro intima natura si armonizzano al tutto e a ciascuno. Si tratta pertanto di scoprire qual è il nostro proprio nel corpo di Cristo per l’edificazione dell’intero corpo.

18 Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto.

Come egli ha voluto. Come le singole membra del corpo sono state plasmate da Dio, che così le ha volute, così accade nel corpo di Cristo, che è la Chiesa. Dal momento che la ragione non sta nell’uomo ma in Dio, i vari doni fatti alle singole membra dipendono da Dio e non dall’uomo. Tutti sono necessari e appartengono in ugual misura all’unico corpo e sono amministrati dall’unico Spirito secondo il volre di Dio e il volere di ciascun membro.

19 Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20 Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo.

Bisogna sempre tener presente l’unità e la differenziazione in modo tale che l’unità non elimini la caratteristica delle singole membra e queste non si ritengano talmente autonome da agire come se fossero separate dall’intero corpo. Infatti un recepire come se vi fosse separazione porta a non recepire la reciproca interdipendenza, che tende all’unità nell’armonia del tutto.

21 Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi».

Come nel corpo nessun membro può far a meno dell’altro, così è nella chiesa, corpo di Cristo. I singoli membri di essa sono necessari gli uni agli altri per la comune edificazione e per un supplire gli uni alle debolezze degli altri, come subito dice.

22 Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; 23 e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24 mentre quelle decenti non ne hanno bisogno.

L’apostolo distingue nel corpo varie membra: le più deboli (22), le meno onorevoli (23), le indecorose (23), le decenti (24). Questo elenco si riferisce all’attuale condizione del nostro corpo, fatto di terra e non ancora rivestito del corpo celeste, come insegna altrove l’apostolo: Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli (2Cor 5,1). Come lo è per il nostro corpo, così lo è per la Chiesa; in essa vi sono membra forti e deboli, per cui si richiede questa complementarità stabilita da Dio. Quando la Chiesa sarà tutta glorificata allora tutto sarà riempito della gloria di Dio e risplenderà solo l’agape. Per questo, come dice immediatamente dopo, anche ora nella Chiesa deve risplendere l’agape tra i singoli membri perché solo l’amore è la pienezza della comunione ed è quanto relaziona gli uni agli altri in ciò che manca.

Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25 perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre.

Ha disposto. Il verbo greco indica una stretta connessione tra le membra, quale tra gli uomini può essere il vincolo dell’amicizia. Questa stretta connessione fa in modo che le membra prive di onore lo ricevano dall’armonia dell’intero corpo, in modo tale che non vi sia divisione tra le singole membra. Il discorso si sta aprendo sempre più all’agape, perché è questa l’energia che tiene compatte le membra della Chiesa tra loro e fa in modo che le une abbiano cura delle altre. Là dove invece non vi è l’agape subentra la divisione e l’esclusione.

26 Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.

La stretta connessione e la simpatia delle membra tra loro, data dall’agape che dal Padre si riversa nel Cristo e da Lui, simile a unzione profumata, si espande su tutto il corpo, fa in modo che i membri della Chiesa vivano gli uni le situazioni degli altri perché quello che di uno è di tutti. Questa legge è stabilita dallo stesso Spirito Santo per cui la Chiesa non può non essere così e nessuno può renderla diversa. Le divisioni pertanto, pur essendo gravi, non possono toccare la natura della Chiesa e il rapporto d’agape che s’instaura tra le singole membra. Chi vive l’amore, vive l’unità.

27 Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.

L’essere un determinato membro con doni, che caratterizzano, scaturiscono dall’Uno e tornano all’Uno, Cristo.

Il processo di unione con Gesù giunge all’unità con Lui e porta ad una comunione con tutti i membri del Corpo di Cristo fino al desiderio di possedere la bellezza e la grazia di ciascuno di essi.

Ognuno secondo la propria parte, sue membra, membra parziali si contrappone a totale cioè a tutto il corpo: un singolo membro non esaurisce l’intero corpo; siamo membra compartecipi all’unico corpo di Cristo.

La bibbia vulgata : membra [unite] al membro. S. Tommaso interpreta «membra unite al membro principale, cioè Cristo. S. Anselmo commenta: «membra di Cristo per il ministero di un altro membro che è Paolo, mediante il quale siete uniti al Capo che è Cristo». la bibbia siriaca traduce «nel vostro luogo», ciascuno è membro in un posto determinato della Chiesa.

28 Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue.

Li ha posti. corrisponde il v. 18. Come Dio ha posto nel corpo le membra, come ha voluto, così ha posto nel corpo di Cristo le membra secondo un ordine da lui stabilito.

Primo: gli apostoli. Hanno un rapporto diretto con Gesù e sono da Lui inviati: oltre i dodici sono chiamati apostoli: Paolo, Barnaba (cfr 1Cor 9,5s), Giacomo, fratello di Gesù e i due compatrioti Giunia e Andronico (Rm 16,7).

Secondo: i profeti. Nell’elenco vengono subito dopo gli apostoli (cfr. Ef 2,20; 3,5; 4,11; Ap 18,20); con essi costituiscono il fondamento della Chiesa (Ef 2 ,20). L’Apocalisse sviluppa molto il discorso dei profeti e del loro ruolo. Sono intermediari della rivelazione divina.

Terzo: i maestri. Maestro «è colui cui compete l’istruzione generale della comunità, che si svolge precisamente in forma di spiegazione didascalica dell’Evangelo apostolico o della tradizione apostolica, oppure di esegesi dell’A.T.» (Schlier).

I miracoli o le potenze: «Indica le opere potenti che stornano i demoni e abbattano il loro regno» (Grundmann).

Il dono di asssistere o i soccorsi: «È la carità al servizio della comunità» (Delling).

Il governare cioè fare da timoniere. Immagine della Chiesa come barca che è guidata nelle onde e nella tempesta.

29 Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? 30 Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Con queste domande, la cui risposta è evidente, l’apostolo vuol far notare come in ciascuna persona non risiedono tutti i carismi perché il tutto risiede nell’unità del tutto nell’unico Capo e Signore.

Ma qui il discorso non termina, perché non ci può essere rassegnazione per il cristiano e tanto meno chiusura nel proprio dono e nel proprio servizio. L’apertura non è data dal possedere tutti i doni ed essere capaci di mille attività, la vera apertura è l’amore.

Questo comprende la piccola Teresa di Gesù Bambino:

I capitoli XII e XIII della prima epistola ai Corinzi mi caddero sotto gli occhi. Lessi, nel primo, che tutti non possono essere apostoli, profeti, dottori, ecc.; che la Chiesa è composta di diverse membra, e che l’occhio non potrebbe essere al tempo stesso anche la mano. La risposta era chiara, ma non colmava il mio desiderio, non mi dava la pace. Come Maddalena chinandosi sempre sulla tomba vuota finì per trovare ciò che cercava, così, abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, m’innalzai tanto in alto, che riuscii a raggiungere il mio scopo. Senza scoraggiarmi, continuai la lettura, e trovai sollievo in questa frase: «Cercate con ardore i doni più perfetti, ma vi mostrerò una via ancor più perfetta». E l’Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l’Amore. La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio.

Finalmente avevo trovato il riposo. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti. La Carità mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l’organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d’amore. Capii che l’amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l’amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… Capii che l’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’amore!

Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l’avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l’amore. Così, sarò tutto… e il mio sogno sarà attuato! (Autobiografia, 253-254).

CANTO AL VANGELO                                               Lc 4,18

R/.       Alleluia, alleluia.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                  Lc 1,1-4; 4,14-21

Dal Vangelo secondo Luca

1.1 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola,

Il testo presenta la concatenazione della trasmissione: i testimoni oculari, i molti che hanno ascoltato i testimoni e hanno steso scritti frammentari e infine Luca che raccoglie e ordina il materiale e ne fa un racconto completo e ordinato.

Gli avvenimenti che si sono compiuti.. Questi avvenimenti sono compimento delle profezie e di quanto è annunciato nell’AT. «Il Vangelo è infatti l’adempimento traboccante del disegno di Dio al di là del quale non è più possibile nessuna pienezza»(d. G. Dossetti, appunti di omelia, 1972).

Questa pienezza traboccante continua ancora oggi e l’evangelo risuona perché anche noi sappiamo coglierla e leggerla negli avvenimenti che stanno accadendo.

Furono testimoni oculari: videro il Verbo in Gesù (Origene) e divennero ministri del Verbo nell’Evangelo, perché il Verbo di Dio fatto Carne è presente tra noi nell’Evangelo. Ascoltando l’Evangelo conosciamo Gesù Uomo-Dio, Verbo-Carne. Coloro che con i propri occhi hanno visto Gesù ci trasmettono la loro stessa fede cioè il loro modo di vedere Gesù, nell’Evangelo. «Dicendo videro significa la conoscenza e la dottrina, e dicendo divennero ministri ci fa conoscere che hanno compiuto le opere» (Origene).

3 così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, 4 in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Luca fa una ricerca accurata aderendo con tutta la sua fede alla Parola trasmessa dai testimoni e investigando con cura sul suo significato. Negli avvenimenti, che sono pienezza, egli legge e invita a leggere la storia della Chiesa e il suo cammino tra i popoli.

Il vangelo è una lettura che di sua natura si attua nell’oggi e solo il credente che indaga con cura può cogliere la presenza negli avvenimenti che stanno accadendo.

Questa parola è rivolta personalmente a chi porta il nome di Teofilo, cioè è amante di Dio e ne ricerca la volontà e il rivelarsi del suo disegno in Cristo presente nell’oggi.

Solidità (lett.: esattezza, sicurezza), questa nasce dopo l’esame approfondito dei fatti seguendo la lettura dell’Evangelo.

Quindi la lettura di questo Evangelo ha come scopo di portare a quell’intima certezza, che consolida la catechesi già precedentemente ricevuta.

Inoltre questa esattezza è frutto di un esame attento di tutte le Scritture lette con cura e con umiltà. Il disegno di Dio, il suo pensiero entrano in noi se diamo sempre più spazio alla lettura di tutta la Scrittura. È una scelta o lasciarsi penetrare dalla Scrittura oppure dominare questa con il nostro pensiero.

Il vangelo quindi richiede la lettura attenta di tutte le Scritture. Gesù è creduto non solo in forza dell’evangelo e del nuovo testamento ma anche dell’antico. Se non c’è questo, la nostra lettura non diviene certa e solida.

4.14 In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

L’evangelo rivela la presenza dello Spirito in Gesù. L’oggi è iniziato con la rivelazione dello Spirito e la voce del Padre al Giordano e continua a riversare la sua sovrabbondante ricchezza nella missione di Gesù. Egli è quindi l’unto (mi ha consacrato con l’unzione) cioè il Cristo. Nella stessa potenza Gesù opera guarigioni (5,17: E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni): da Lui infatti esce questa potenza che sana tutti (6,19). Nello Spirito si manifesta come il Messia dei poveri perciò Gesù, sempre nello Spirito Santo, esulta perché l’Evangelo è rivelato ai piccoli (10,21).

La sinagoga è luogo dell’insegnamento di Gesù per indicare la continuità e l’adempimento.

16 Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

L’Evangelo descrive con ricchezza di particolari i vari riti della lettura per sottolineare come Gesù si sia sottomesso alla Legge per darle compimento e come egli circondi la Scrittura di grande venerazione. Qui a Nazaret Gesù è stato allevato nella fede d’Israele, egli è assiduo frequentatore della sinagoga. Là dove egli più volte si è recato con la sua famiglia nelle vesti del figlio del carpentiere, ora egli fa emergere dalle stesse Scritture la sua missione già rivelata al Giordano dopo il battesimo suo e di tutto il popolo.

17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

Isaia è il libro molto letto soprattutto per la sua consolazione. È molto presente in Lc e sulle labbra di Gesù.

Aprì il rotolo e trovò il passo: «Gesù apre la Scrittura e la legge: la Scrittura attende di essere aperta da lui; essa era ancora chiusa e Cristo l’apre e dice: oggi. Gesù la legge e leggendola l’adempie ai nostri orecchi. Aprendo il libro rivela il Mistero e ce lo comunica» (d. U. Neri, appunti di omelia dialogata, Gerico, 21.7.1972).

Questo avviene anche oggi perché è Lui che parla quando nella Chiesa si leggono le Scritture (cfr SC 7).

18 «Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi

19 e proclamare l’anno di grazia del Signore».

La profezia parla della sua consacrazione già avvenuta al battesimo (18a); della sua missione che si sta compiendo (18b-19a) e che è rivolta ai poveri (prigionieri, ciechi, oppressi); del tempo attuale (l’oggi), che è l’anno di grazia (19a).

La liberazione operata da Gesù riguarda i poveri cui si riferiranno pure le beatitudini. Essi sono prigionieri delle potenze spirituali non solo nel mondo presente ma anche in quello futuro (cfr. 1Pt 3,18-20: E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè), coloro che non vedono le meraviglie da lui operate, gli oppressi dalla tirannia del satana. E infine il Messia proclama l’anno in cui Dio fa grazia nel suo Cristo.

20 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21 Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Gesù, in quanto maestro, si siede, come fa sulla montagna (cfr. Mt 5,1). La scena richiama il Giordano: come dopo il battesimo, il popolo vede lo Spirito e ode la dichiarazione paterna, così ora tutti sono fissi su di lui. È lo stesso silenzio di attesa della rivelazione che Gesù sta per fare. Là, si è udita la voce paterna, qui si ode quella del Figlio.

Questa è la sua prima omelia, la prima parola dell’Evangelo (cominciò). Esso è l’attuazione della Scrittura (oggi), che si adempie nella Parola dell’Evangelo. Adempiersi significa che non si riferisce più ad un futuro, ma è Parola che riempie il presente (oggi). Essendo Parola, è necessario quindi ascoltarla perché operi in modo efficace. L’Evangelo include pertanto la fede.

È da rilevare che in Marco il primo annuncio di Gesù parla del tempo compiuto mentre in Luca si annuncia che la Scrittura è compiuta. Marco fa vedere come gli eventi sono giunti a compimento e quindi l’Evangelo è annunziato, in Luca l’Evangelo si rivela come l’adempimento delle Scritture e quindi come oggi.

Nota

«In questa linea vanno visti i segni che accompagnano la Parola. Il segno è prima di tutto di carità liberante che riconcilia con Dio. Ci sono tante cose che fanno impressione in questo testo: Gesù apre la Scrittura e legge: la Scrittura attende di essere aperta da Lui, era ancora chiusa e Cristo l’apre e dice: oggi. Gesù la legge e leggendola l’adempie ai nostri orecchi. Aprendo il Libro svela il Mistero e ce lo comunica. In ogni nostro scambio della Parola è sempre il Signore che si serve di noi per realizzare la sua Parola. Mi pare quindi che non si possa tacere la Parola, come dice il salmo: Non ho tenuto chiuse le labbra. Vi è tutta una dimensione di grazia che si rivela e si comunica nello scambio della Parola»  (d. U. Neri, appunti di omelia, Gerico, 21.7.1972)

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Accolga ora il Signore la nostra preghiera, che a Lui eleviamo nella speranza di essere un cuore solo e un’anima sola.

Preghiamo insieme e diciamo:

Accogli o Signore la nostra preghiera.

  • Dona alle nostre assemblee, convocate nel tuo Nome, di ascoltare con fede la tua Parola perché sia sempre principio di conversione e di vita nuova, noi ti preghiamo.
  • Apri gli occhi dei discepoli del tuo Cristo e illuminali con l’Evangelo perché vedano nell’oggi la tua presenza e sappiano accoglierla con sincerità di cuore, noi ti preghiamo.
  • Dona la pace convertendo il cuore dei potenti verso i deboli e i poveri, che attendono la loro redenzione dal tuo Cristo, noi ti preghiamo.
  • Guarda questa tua famiglia, radunata nel tuo Nome, perché il raggio della verità ne illumini la mente e ne scaldi il cuore rendendo operose nel bene le sue mani, noi ti preghiamo.
  1. O Padre, tu hai mandato il Cristo, re e profeta, ad annunziare ai poveri il lieto messaggio del tuo regno, fa che la sua parola, che oggi risuona nella Chiesa, ci edifichi in un corpo solo e ci renda strumento di liberazione e di salvezza.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.