BATTESIMO DEL SIGNORE – C –

 

Scorre lento il Giordano,

sulle cui rive sta il popolo:

tutto è silenzio d’attesa

davanti al profeta di Dio.

Suonano remote profezie,

messaggi di consolazione:

la redenzione è vicina!

Dio ha prescelto l’Agnello.

Da monte a monte fa eco

l’annuncio: Ecco il Signore!

Corrono lievi i messaggeri

a Sion: Regna il tuo Dio!

Nel seno puro dell’acqua,

immerge tutto il suo corpo:

sobbalzano stupiti gl’inferi,

gli angeli cantano in coro.

Vibrante di vita scende

come colomba lo Spirito,

veste del nuovo Adamo,

e fa nuovo tutto il creato.

Dai cieli la voce del Padre

risuona di gioia sul Figlio,

eterna nel nostro tempo,

canto della Triade santa.

PRIMA LETTURA                                          Is 40,1-5.9-11

Dal libro del profeta Isaìa

1 «Consolate, consolate il mio popolo –

dice il vostro Dio.

Non si dice chi ha questo compito. L’azione deve essere intensa. Il comando è infatti ripetuto.

Dicendo il mio popolo, il Signore afferma che già si è riconciliato con lui, come altrove dice esprimendosi nel rapporto sponsale. Inoltre l’espressione «il mio popolo, il vostro Dio» Sono i termini tipici dell’alleanza che si rinnova e, secondo la profezia di Gr 31, diviene eterna. Cfr. Zc 13,9: Farò passare questo terzo per il fuoco e lo purificherò come si purifica l’argento; lo proverò come si prova l’oro. Invocherà il mio nome e io l’ascolterò; dirò: «Questo è il mio popolo». Esso dirà: «Il Signore è il mio Dio».

2 Parlate al cuore di Gerusalemme

e gridatele che la sua tribolazione è compiuta

la sua colpa è scontata,

perché ha ricevuto dalla mano del Signore

il doppio per tutti i suoi peccati».

Parlate al cuore di Gerusalemme, l’espressione parlare al cuore è lo stesso che consolare (cfr. Gn 50,21: Così li consolò e parlò al loro cuore). Là nel cuore dove il popolo, personificato da Gerusalemme, ha sofferto strettezza e angoscia, là deve scendere la parola della consolazione.

e gridatele è un proclama solenne.

che la sua tribolazione è compiuta, cioè i giorni, in cui dev’essere nella tribolazione, sono giunti al compimento. Vi è un tempo per tutto: il tempo della tribolazione e il tempo della redenzione e quindi della consolazione.

la sua colpa è stata scontata, secondo quanto comanda la Legge (Lv 26,42).

il doppio è la punizione tipica del ladro (cfr. Es 22,2-3: Il ladro dovrà dare l’indennizzo: se non avrà di che pagare, sarà venduto in compenso dell’oggetto rubato. Se si trova ancora in vita e in suo possesso ciò che è stato rubato, si tratti di bue, di asino o di montone, restituirà il doppio).

3 Una voce grida:

«Nel deserto preparate la via al Signore,

spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.

Nel deserto che separa Babilonia da Gerusalemme, preparate la via al Signore perché il Signore è con il suo popolo e come pastore lo riconduce alla sua terra.

Con la redenzione si rinnovano i prodigi dell’Esodo, la via amara dell’esilio si trasforma nella via piena di gioia del ritorno. In questo linguaggio simbolico si nasconde la situazione della nostra vita. Il cammino compiuto nell’amarezza a causa del peccato e della sua espiazione si trasforma con la conversione e la redenzione in un cammino di gioia sotto la guida del Signore come buon pastore.

4 Ogni valle sia innalzata,

ogni monte e ogni colle siano abbassati;

il terreno accidentato si trasformi in piano

e quello scosceso in vallata.

Tutto diviene piano e di facile cammino. Nessuno potrà più porre ostacolo al cammino del popolo verso la sua terra.

Allo stesso modo nel profondo movimento dei popoli verso la salvezza tutto si trasforma in un luogo sereno e pianeggiante a indicare la vittoria del Cristo su quanti ostacolano l’affermarsi dell’Evangelo in seno ai popoli, come subito dice. Con il Cristo è iniziato il cammino del ritorno e quindi dello scioglimento di tutte le situazioni amare e di grave ingiustizia e di sconvolgimento della stessa creazione. Tutto ritorna alla sua origine per giungere alla sua pienezza in Cristo. Nulla va perduto nell’azione redentrice del Cristo.

5 Allora si rivelerà la gloria del Signore

e tutti gli uomini insieme la vedranno,

perché la bocca del Signore ha parlato».

Questo esodo dei redenti sarà manifesto a tutti gli uomini perché sarà la rivelazione della gloria del Signore, cioè del compimento della redenzione dove cesserà il gemito della creazione, il nostro gemito e quello dello stesso Spirito che intercede con gemiti inesprimibili (cfr. Rm 8). Il futuro non è tanto da immaginare quanto da credere nell’ascolto della Parola del Signore.

9 Sali su un alto monte,

tu che annunci liete notizie a Sion!

Alza la tua voce con forza,

tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.

Alza la voce, non temere;

annuncia alle città di Giuda:

«Ecco il vostro Dio!

Questa è la quarta voce (9-11). Essa vede già Gerusalemme e le grida l’immediata venuta del Signore con tutto il popolo che sta per entrare in Sion. Chi annuncia a Gerusalemme è una donna (nella traduzione italiana non si coglie il femminile) oppure sono cori di donne come vediamo nei momento della vittoria del Signore. Così in Es 15,20 Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un timpano: dietro a lei uscirono le donne con i timpani, formando cori di danze. Le donne precedono il Signore alla testa del popolo per annunciare a Gerusalemme il lieto annunzio e alla guida di esse vi è colei che reca liete notizie in Sion. Essa alza forte la voce e le altre donne in coro le rispondono come è scritto: Il Signore annunzia una notizia, le messaggere di vittoria sono grande schiera (Sal 67,12).

Il profeta comanda al coro delle donne mediante colei che le guida di alzare la voce e di non temere più la presenza dell’oppressore perché questi ha perso la sua forza alla presenza del Signore: Ecco il vostro Dio. La donna ne indica la presenza alla guida del popolo che sale dalla sua schiavitù verso Gerusalemme. Lei per prima lo vede e lo annuncia. La Scrittura fa trasparire nella lettera il mistero della pienezza del tempo quando Dio mandò il suo Figlio nato da Donna, nato sotto la legge (Gal 4,4).

10 Ecco, il Signore Dio viene con potenza,

il suo braccio esercita il dominio.

Ecco, egli ha con sé il premio

e la sua ricompensa lo precede.

La messaggera di Sion ora dice in modo dettagliato quanto ha espresso in precedenza. Il Signore Dio viene con potenza, che Egli ha manifestato nello sconfiggere i suoi nemici e nella redenzione del suo popolo. Il Signore ha operato la salvezza con il suo braccio e ora Egli detiene il dominio sui suoi nemici, mentre per i suoi Egli ha con sé il premo, li ricompensa per le fatiche e le umiliazioni che hanno subito e la sua ricompensa lo precede, come è scritto: «Per questo sta scritto: Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini» (Ef 4,8); e altrove: avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo (Col 2,15).

11 Come un pastore egli fa pascolare il gregge

e con il suo braccio lo raduna;

porta gli agnellini sul petto

e conduce dolcemente le pecore madri».

Come per i suoi nemici il Signore è il vincitore che li abbatte e trionfa su di loro così per il suo popolo Egli è il pastore che li guida con forza e con dolcezza; con quel braccio con cui ha sconfitto i suoi nemici il Signore ora raduna il suo gregge, che era disperso, e lo conduce al pascolo e per non perdere gli agnellini li porta sul petto e conduce dolcemente le pecore madri cioè le aiuta nel cammino.

Note

Quale significato ha il fatto che Gerusalemme ha pagato perfettamente il suo debito con il Signore, anzi, simile a un ladro, ha restituito il doppio?

La Legge conserva tutto il suo rigore, non può essere annullata, essa è infatti spirituale ed è espressione della giustizia divina.

Solo il Signore dichiara quando il tempo giunge a compimento e comanda di consolare. È Lui solo quindi che, per imperscrutabile disegno e decreto, stabilisce la cessazione del tempo dell’espiazione e l’inizio di quello della consolazione.

L’inizio di questo tempo è l’Evangelo che annuncia il tempo compiuto, il regno che si è avvicinato e quindi invita alla conversione e a credere al Vangelo, come è scritto in Marco.

Il rovesciamento della situazione è in rapporto alla presenza del Signore nella duplice veste di guerriero vittorioso che sconfigge i suoi nemici e in quella di pastore che conduce il suo popolo.

Questi tratti sono pure presenti nel NT: la vittoria del Cristo sui nemici dell’uomo e il suo essere pastore del suo popolo da Lui redento.

SALMO RESPONSORIALE                                Sal 103

R/.  Benedici il Signore, anima mia.

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!

Sei rivestito di maestà e di splendore,

avvolto di luce come di un manto,

tu che distendi i cieli come una tenda.            R/.

Costruisci sulle acque le tue alte dimore,

fai delle nubi il tuo carro,

cammini sulle ali del vento,

fai dei venti i tuoi messaggeri

e dei fulmini i tuoi ministri.                   R/.

Quante sono le tue opere, Signore!

Le hai fatte tutte con saggezza;

la terra è piena delle tue creature.

Ecco il mare spazioso e vasto:

là rettili e pesci senza numero,

animali piccoli e grandi.                       R/.

Tutti da te aspettano

che tu dia loro cibo a tempo opportuno.

Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;

apri la tua mano, si saziano di beni.               R/.

Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;

togli loro il respiro: muoiono,

e ritornano nella loro polvere.

Mandi il tuo spirito, sono creati,

e rinnovi la faccia della terra.              R/.

SECONDA LETTURA                                  Tt 2,11-14; 3,4-7

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito

Figlio mio, 11 è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini

È apparsa infatti, il testo si collega al precedente e ne dà la motivazione: tutti coloro che sono nella Chiesa sono chiamati a vivere così perché è apparsa la grazia di Dio (Girolamo).

È apparsa, come è detto: per illuminare quelli che sono nella tenebra e nell’ombra di morte (Lc 1,79) e altrove: il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce (Mt 4,16)

La grazia di Dio è apparsa in Cristo, pieno di grazia e di verità (Gv 1,14), e quindi è apportatrice di salvezza perché Gesù è il nostro salvatore, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

Gesù è ora presente in mezzo a noi nella sua grazia che dona salvezza. Egli si fa presente a tutti gli uomini perché è la luce che illumina ogni uomo (Gv 1,9). Ognuno, secondo il suo proprio è illuminato dalla luce del Verbo e incontra la grazia del Cristo.

e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà,

C’insegna, quello che, nell’A.T. è compito della Legge, nel N.T. lo è della grazia: la Legge forma dall’esterno, la grazia educa e istruisce dall’interno, per questo è chiamata salvatrice. In essa opera lo Spirito Santo. Chi è nella grazia di Dio è avvolto e penetrato dallo Spirito Santo, che lo istruisce, lo ammonisce e lo consola.

A rinnegare, come c’insegna il Signore: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24).

L’empietà è l’idolatria, che c’impedisce di credere in Dio; è la durezza di cuore di chi non Lo vuole riconoscere e accogliere; è la caparbietà nel ribellarsi alla sua legge e nella durezza di pensiero e di azione con tutte le creature..

I desideri mondani sono elencati in 1Gv 2,16: La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita. Questi sono la molla dell’agire secondo il mondo e quindi del ribellarsi a Dio e del fare violenza alle sue creature.

sobriamente verso noi stessi

giustamente verso gli altri

piamente verso Dio (s. Bernardo).

13 nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Essa è pure grazia che ci fa attendere la manifestazione del Signore.

La beata speranza, è la beatitudine sperata. La speranza infatti è ora nell’attesa e giunge al suo compimento nella beatitudine.

Così preghiamo durante l’Eucaristia: nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.

La beata speranza ha come oggetto la manifestazione della gloria (ora si manifesta la grazia) del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Egli si manifesta come il grande Dio, il Dio degli dei, davanti al quale si prostrano tutte le potenze spirituali, come è scritto: e lo adorino tutti gli dei (Sal 96,7).

Per noi Egli è il salvatore, per cui lo attendiamo con gioia.

14 Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Questa beata speranza è in noi perché Cristo ha dato se stesso per noi; Egli ci ha tanto amato che ha dato se stesso, come Egli dice: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).

Egli consegnò se stesso accettando liberamente la volontà del Padre per noi (cfr Gv 3,16).

per riscattarci dalla schiavitù del peccato, della morte e del diavolo.

da ogni iniquità, ciò che è contrario alla Legge: infatti non potevamo osservare la Legge a causa delle nostre passioni, della legge del peccato, che è nelle nostre membra (cfr. Rm 7,23).

un popolo puro che gli appartenga, cioè eletto cfr. Es 19,15: caratteristica dell’alleanza.

pieno di zelo, bramoso di fare le opere buone (cfr. v. 7).

3:4 Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,

e il suo amore per gli uomini,

In questo inno vi un’attribuzione del titolo di salvatore sia a Dio che a Gesù Cristo.

Dio è salvatore manifestando la sua bontà e il suo amore per gli uomini. Egli va oltre la sua stessa giustizia, che lo porterebbe a condannarci e si manifesta con segni di bontà e di amore verso di noi perché Egli vuole tutti salvi e non vuole che alcuno perisca (cfr. 1Tm 2,4).

5 egli ci ha salvati,

non per opere giuste da noi compiute,

ma per la sua misericordia,

con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,

Per salvarci Dio non si è basato sulle eventuali opere di giustizia da noi fatte ma ci ha salvati secondo la sua misericordia mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo.

Il lavacro della rigenerazione e la costante azione di rinnovamento costituiscono la nostra salvezza.

«Per ciascuno di noi c’è qualcosa di simmetrico a quello che è per tutti l’incarnazione: cioè il nostro lavacro di palingenesi e di rinnovamento nello Spirito Santo. Come l’iniziativa di Dio, rispetto a tutto il mondo, sta nell’incarnazione, così l’iniziativa di Dio rispetto a ciascuno di noi sta nel battesimo, il lavacro che ci rigenera. […]

È nel battesimo che Iddio ci attira, che opera la nostra nuova generazione, senza rapporto con quello che noi possiamo avere fatto prima nella generazione secondo la carne» (G. Dossetti, o.c., p. 48).

6 che Dio ha effuso su di noi in abbondanza

per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,

Questa abbondante effusione dello Spirito non può passare inosservata, deve essere da noi recepita e sentita. È necessario tuttavia precisare dove lo Spirito è accolto in noi ed è accolto precisamente dal nostro spirito.

7 affinché, giustificati per la sua grazia,

diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

Afferrati dalla sua grazia, noi non sentiamo più la tensione tra quello che dobbiamo fare e quello che possiamo perché il nostro operare è credere in Gesù (cfr. Gv 6,29: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato»).

Ora la fede è la stessa energia dello Spirito Santo riversata in noi abbondantemente.

«Se, invece, ci sentiamo esuberantemente lavati, rigenerati dallo Spirito Santo e travolti da questo fiume, non abbiamo più da fare opere, perché, quando una piena ci prende, ci porta; e noi non abbiamo altro che da lasciarci prendere dalla corrente di questo fiume di Spirito Santo» (G. Dossetti, o.c., p. 49).

CANTO AL VANGELO                                     Cf Lc 3, 16

R/.       Alleluia, alleluia.

Viene colui che è più forte di me, disse Giovanni;

egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                  Lc 3,15-16.21-22

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, 15 poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,

Poiché il popolo era in attesa. La venuta del Cristo era attesa dal popolo dell’Antica Alleanza. Giovanni ha reso più forte questa attesa con la sua predicazione che ha raggiunto tutti e ha radunato Israele disperso in un solo popolo. Ma ora l’attesa è finita, non bisogna attendere nessun altro (cfr. 7,18-23).

Inizierà, però, un’altra attesa, nel tempo in cui il servo dovrà stare attento perché il padrone giungerà in un giorno in cui non attende e in un’ora che non sa (12,46). È il tempo dell’attesa della venuta del giorno di Dio (2Pt 3,12), il momento in cui alla comunità cristiana è chiesto di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace (2Pt 3,14). L’annuncio evangelico tiene desta in noi l’attesa del Signore.

Se non fosse lui il Cristo: Non viene il Cristo dalla casa di Davide? È forse presente la tradizione del messia di stirpe sacerdotale?

16 Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

L’acqua appartiene ancora a questa creazione. Giovani battezza ancora stando dentro all’antica economia della legge. Gesù appartiene a un’altra realtà che Giovanni esprime con il dichiararsi indegno a compiere nei suoi confronti persino i servizi più umili quali quelli di uno schiavo. Infatti il battesimo del Cristo appartiene alla nuova creazione perché ha come principio lo Spirito Santo e il fuoco. Lo Spirito appare come fuoco nella Pentecoste (At 2,3): qui il fuoco è legato alla Parola (come lingue di fuoco). Lo Spirito è legato all’acqua nel battesimo cristiano (Gv 3). Lo Spirito è il vero autore del battesimo: nell’acqua purifica e con il fuoco dà la forza della Parola e della testimonianza.

[Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella.

Ma il tetrarca Erode, biasimato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le scelleratezze che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione.]

21 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera,

Ed ecco (lett.: avvenne): questa formula d’introduzione serve nel corpo del vangelo a distinguere le grandi unità letterarie.

Tutto il popolo veniva battezzato: con il battesimo di Gesù la missione del Battista è terminata: ormai tutto il popolo è stato preparato per accogliere il ministero di Gesù; è quello stesso popolo in attesa di cui si parla al versetto 15.

Gesù, ricevuto anche lui il battesimo. Gesù è confuso ai peccatori, come l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo (Gv 1,29): «il battesimo di Gesù nel Giordano annunzia e prepara il suo battesimo nella morte (Lc 12,50). Due battesimi aprono e chiudono l’ufficio pubblico di Gesù» (F. Amiot). L’assenza del Battista mette in luce come la sua missione sia conclusa: tutto il popolo è con Gesù, pronto ad ascoltarlo, dopo averne accolto la manifestazione.

Stava in preghiera: questo elemento della preghiera di Gesù è tipico di Luca: infatti non viene riportato nella narrazione del battesimo né da Marco né da Matteo. Importantissima è la preghiera del Signore: nel Vangelo di Luca più volte si parla di Gesù che prega (5,16; 9,18) specialmente nei momenti forti come il battesimo (3,21), la scelta degli apostoli (6,12), la trasfigurazione (9,28-29), tanto che il Signore dice una parabola sulla necessità di pregare sempre (18,1-8) e dopo aver lui stesso pregato insegna ai discepoli come pregare (11,1-5; cfr. anche 18,9-14).

Qui la preghiera di Gesù apre i cieli e non questi cieli come fece Elia che li chiuse e li aprì per donare la pioggia, ma quelli nuovi dai quali scende lo Spirito, come subito dice.

Egli prega e la sua preghiera attraversa le nubi (Eccl 35,16-24) e fa scendere su di Lui lo Spirito perché squarcia i cieli e si ode la voce del Padre che lo rivela ad Israele che, essendo stato purificato, può ascoltare questa testimonianza.

il cielo si aprì 22 e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Il cielo si aprì. Nella Scrittura è sempre il preludio a una manifestazione divina (cfr. Is 63,19b; Ez 1,1).

La teologia ebraica concepisce la storia salvifica in due momenti: l’allontanamento della Shekinah (= la Presenza di Dio tra gli uomini) e il suo ritornare con il Messia: l’aprirsi dei cieli ristabilisce la comunione tra Dio e l’uomo (d. U. Neri) e rivela il Messia che, pur essendo concepito dallo Spirito perché Figlio di Dio, viene ora consacrato dando inizio alla sua missione. Il testo che sta nel sottofondo è Is 61,1sg che Gesù citerà nella sinagoga di Nazaret.

Lo Spirito Santo in forma corporea. Nel racconto del battesimo, rispetto a Mt e a Mc, Luca aggiunge che lo Spirito discese in forma corporea: in questa variante si manifesta la volontà di Luca di mostrare il fatto non solo come oggetto della percezione di Gesù (così fanno Mt e Mc) ma anche di rimarcare l’oggettività di questa discesa dello Spirito. Più che il simbolo della colomba, l’evangelo sottolinea in questo luogo l’aspetto corporeo, il fatto cioè che lo Spirito diviene a tutti visibile. Lo stesso dicasi quando sottolinea le manifestazioni visibili avvenute nel giorno di Pentecoste quali le fiamme, il rombo e il vento (At 2,2-3) (cfr. Schweizer GLNT e Rengstorf).

E venne una voce dal cielo: La teofania culmina nella voce: Dio dichiara Gesù il suo Figlio. All’inizio dell’Evangelo, che Gesù proclama, stanno la manifestazione visibile dello Spirito e la voce del Padre, che tutto il popolo vede e ode, ottenendo risposta riguardo alla sua domanda su Giovanni (3,15). Questa teofania, dando inizio al ministero pubblico di Gesù, lo caratterizza come rivelazione in lui del Padre e come effusione dello Spirito sui credenti. La rivelazione procede verso la sua piena manifestazione che avverrà sulla croce e nella rivelazione che ha nella trasfigurazione il suo momento intermedio.

«Distinguiamo il momento del battesimo e gli avvenimenti successivi: il cielo che si apre, lo Spirito, la Voce. Tutti e tre hanno una chiara portata escatologica: si ha una svolta decisiva nella storia della salvezza. Questo è importante e decisivo se no non usciamo dalla costruzione immaginativa del battesimo. I fatti hanno un valore teologico e non «miracoloso» nel senso che si dà comunemente al termine. Questi tre fatti vogliono sottolineare che inizia il tempo della fine.

I cieli si aprono (Is 63,19: Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti.). Si squarcia il velario, il muro di separazione tra Dio e l’uomo. Gregorio di Nazianzo dice: «salendo dall’acqua porta in alto il cosmo». Quei cieli che rappresentavano per l’uomo l’oggetto dei suoi desideri si aprono.

La discesa dello Spirito è un fatto escatologico. Lo Spirito non era più presente. Lo Spirito si era estinto, era cessata la profezia. Il fatto che lo Spirito discenda su Gesù è nuovissimo ed eccezionale tale da indicare che inizia la fine.

La voce del Padre.La frase che il Padre pronuncia congiunge diversi testi: Sal 2 e Is 42. È la riposta a Giovanni: il Cristo verrà con lo Spirito e con il fuoco. La risposta del Padre è giudizio sì ma con mitezza: non spezza la canna incrinata. Tutto questo è importante: noi ci troviamo di fronte a un segno che può essere colto solo dalla fede, per questo è oggetto di testimonianza. Non è segno facile perché è il segno del Servo sofferente, del Crocifisso. Il Battesimo è segreto e palese negli evangelisti: è segreto per chi non ha fede ed è palese per chi è credente» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme 13.1.1980)

«Il battesimo di Gesù pone a ciascuno di noi una domanda e un invito. Invito a sentirci coinvolti da questo sacrificio che il battesimo adombra: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10,38). Chiede di seguirlo. «Siete disposti a venire dietro di me? Per venire dietro di me accettate il mio calice e il mio battesimo in quel che riguarda il compimento della volontà del Padre»; solo così avremo parte ai cieli nuovi che Gesù inaugura con il suo battesimo» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme, 13.1.1980).

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Immersi nella grazia del Battesimo e resi in tutto fratelli del Cristo, eleviamo con filiale la fiducia la nostra preghiera al Padre:

Padre, fonte della vita, ascoltaci!

  • Perché la professione di fede iniziata con il battesimo porti tutti i credenti sempre più nel cuore del Vangelo, creduto, amato e testimoniato,
  • Perché il dono dello Spirito conduca tutti i discepoli di Gesù a seguirlo nel dono totale della propria vita, accettando il suo calice e il suo battesimo come compimento della volontà del Padre,
  • Perché tutti i popoli siano immersi nelle acque del battesimo e l’adesione al Vangelo dia inizio ai nuovi cieli e alla nuova terra, preghiamo.
  • Per i figli che tu dai al mondo e alla tua chiesa, perché rinati nel battesimo possano presto ascoltare, comprendere e vivere il tuo vangelo, preghiamo
  1. Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, dona ai tuoi figli di ascoltare sempre la tua voce perché seguendo il tuo Figlio diventiamo testimoni luminosi della tua gloria.

Per Cristo nostro Signore.

Amen

LODE A DIO