SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

 

1L È giunta la pienezza dei tempi,

un segno grande appare in cielo:

in doglie grida la Partoriente.

Gioisci, o Donna, Vergine pura,

ti è nato il Bimbo sotto la Legge,

il Primogenito di molti fratelli.

2L Gioisci, per Te la gioia risplende;
Gioisci, per Te il dolore s’estingue.
Gioisci, salvezza d’Adamo caduto;
Gioisci, riscatto del pianto di Eva.
Gioisci, Tu vetta sublime ad umano intelletto;
Gioisci, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Gioisci, in Te fu elevato il trono del Re;
Gioisci, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Gioisci, o stella che il Sole precorri;
Gioisci, o grembo del Dio che s’incarna.
Gioisci, per Te si rinnova il creato;
Gioisci, per Te il Creatore è bambino.
T Gioisci, Sposa illibata! .[Akatistos della Madre di Dio]

1L Il suo Nome è benedizione,

myron versato, che a sé trae

tutti coloro che inebria di Dio.

Il suo Evangelo effonde vita

su volti abbuiati dalla morte

e accarezzati ora dallo Spirito.

2L Gesù, forza invincibile:
Gesù, bontà infinita.
Gesù, bellezza splendente:
Gesù, amore indicibile.
Gesù, Figlio del Dio vivo:
Gesù santo, pietà di me peccatore.
Gesù giusto, ascolta me, concepito nell’iniquità.
Gesù puro, lava me nato nei peccati.
Gesù Maestro, istruisci me, dissoluto.
Gesù luce, illumina me, ottenebrato.
Gesù Signore, purifica me, uomo corrotto.
Gesù misericordioso, rialza me, che sono caduto. [vediAkatistos di Gesù]

  1. Gesù, Figlio di Dio, pietà di me.

1L Vieni o Spirito Creatore.

primavera di redenzione,

rugiada di luce mattutina,

soffia, o Austro, su deserti

di polveri senza più vita

e tutto sarà un giardino.

Vieni, vieni, grido dei cuori,

anelito al Padre delle luci,

riposo e armonia del tutto.

2L Vieni, dolce luce, che rischiara l’oscuro mio cuore

Vieni, o spazio che circonda il mio essere e in sé lo racchiude.

Vieni, dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio.

Vieni, eterna Vita, raggio che irrompe nella notte dell’anima, che mai si è conosciuta.

Vieni, pienezza e forza con cui l’Agnello sciolse il sigillo dell’eterno decreto divino.

Vieni, o Artefice, che costruisci il duomo eterno che s’innalza dalla terra al cielo.

Vieni, Tu che creasti il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo,

come mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda.

Vieni e chìnati sulla più bella opera della tua creazione,

in cui vi è il tuo splendore e la pura bellezza di tutti gli esseri,

la Vergine, tua immacolata sposa.

Vieni, dolce canto dell’amore e del santo timore

che eternamente risuona attorno al trono della Trinità

e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri. [ispirata a s. Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein]

  1. Vieni o Spirito Santo, eterna gioia!

PRIMA LETTURA                                            Nm 6,22-27

Dal libro dei Numeri

22 Il Signore parlò a Mosè e disse: 23 «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:

La benedizione crea un rapporto tra Dio e colui che viene benedetto. Qui essa ha come centro il Nome del Signore ripetuto tre volte. Questa benedizione pone quindi il Nome rivelato sui figli d’Israele «in modo che questi vivano nella forza direttiva e santificante del Nome» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, 1.1.1972).

La benedizione ha pertanto una forza intrinseca, che è legata all’elezione (cfr. Nm 22,12: Dio disse a Balaam: «Tu non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perché esso è benedetto»). Essa non è pertanto annullata perché è costitutiva del popolo di Dio ed è la ragion d’essere della Chiesa, come c’insegna l’apostolo Paolo: Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede (Gal 3,13-14).

24 Ti benedica il Signore

e ti custodisca.

La ricchezza del Nome divino è a noi comunicata attraverso la benedizione. In Dt 28,3-6 è indicato l’ambito della benedizione: Sarai benedetto nella città e benedetto nella campagna. Benedetto sarà il frutto del tuo seno, il frutto del tuo suolo e il frutto del tuo bestiame; benedetti i parti delle tue vacche e i nati delle tue pecore. Benedette saranno la tua cesta e la tua madia. Sarai benedetto quando entri e benedetto quando esci. Il Signore lascerà sconfiggere davanti a te i tuoi nemici, che insorgeranno contro di te: per una sola via verranno contro di te e per sette vie fuggiranno davanti a te. Il Signore ordinerà alla benedizione di essere con te nei tuoi granai e in tutto ciò a cui metterai mano; ti benedirà nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti. La benedizione avvolge tutta la persona e tutta l’esistenza. In essa si esprime la pienezza della pace. Essere benedetti quindi equivale a trovare grazia presso Dio.

In essa siamo protetti e custoditi come la pupilla dei suoi occhi (cfr. Dt 32,10). Infatti più volte il Signore è paragonato alla roccia di riparo e alla grande Aquila, che porta i suoi nati sulle ali o alla chioccia che li difende sotto le sue ali. Tutto esprime la profonda tenerezza di Dio e la commozione di chi si sente protetto da Lui. Per tutti i passi valga il seguente tratto dal Sal 18, 2-3: Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

25 Il Signore faccia risplendere per te il suo volto

e ti faccia grazia.

Il Signore faccia risplendere per te il suo volto, chi invoca il suo Nome rende luminoso il volto di Dio su di sé come un figlio nei confronti del proprio padre. «Rialzaci, Signore, nostro Dio, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. (Sal 80,4.8.20) questa invocazione è molto bella perché noi siamo dei bimbi sempre in terra» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, 1.1.1973).

E ti faccia grazia cioè abbia di te compassione nella sua tenerezza e ti visiti con la redenzione del Figlio suo.

26 Il Signore rivolga a te il suo volto

e ti conceda pace”.

Il Signore rivolga su di te il suo volto lett.: innalzi su di te il suo volto. È il contrario di nascondere adirato il suo volto (cfr. Dt 31,17: In quel giorno, la mia ira si accenderà contro di lui; io li abbandonerò, nasconderò loro il volto e saranno divorati).

E ti conceda pace. La pace sta al vertice della benedizione come è scritto: Il Signore darà forza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace (Sal 28,11). Essa è quindi elargita da Dio come benedizione e in quanto benedetti gli uomini possono vivere nella pace ed esserne operatori. La pace è annunciata a Betlemme dagli angeli ed è attuata da Gesù sulla Croce, come insegna l’Apostolo: Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia (Ef 2,14),

27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

I sacerdoti sono coloro che conoscono il Nome del Signore e che quindi hanno in sé il potere di porre il Nome su coloro che benedicono e il Nome è garanzia di presenza, protezione e comunione. Gesù, il cui nome è esaltato al di sopra di ogni altro nome (Fil 2,9), compie le stesse funzioni del nome divino soprattutto come garante del bene supremo che è il dono dello Spirito Santo (cfr. Gv 14,26: Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto).

«Il verbo porre si trova in Gn 2,8 per la prima volta: Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l’uomo che aveva plasmato. Quando il Signore pone il nome sopra di noi ci riporta di nuovo nella condizione dell’Eden nella forza e innocenza e gioia. Questo avviene soprattutto nell’Eucaristia; quando poi noi lo benediciamo non facciamo altro che aumentare questo flusso di vita che ci è dato nella comunione con l’Unigenito come è detto in Gal» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico, 1.1.1973).

Note

 

Come i comandamenti designano il confine tra il bene e il male, così la benedizione copre l’area del bene. È nella benedizione quindi colui che osserva la Legge del Signore.

Purtroppo tutti sono corrotti, fanno cose abominevoli: nessuno più agisce bene (Sal 13,1). Tutti quindi sono sotto la maledizione perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Rm 3,23).

Noi siamo ricollocati nella benedizione solo per Gesù nel quale è stata annullata la nostra maledizione e siamo stati trasferiti nella benedizione.

Posti in essa e quindi nel Nome del Signore, noi partiamo da una situazione di grazia così sovrabbondante da essere già collocati nei cieli, in Cristo, come c’insegna l’Apostolo: Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo (Ef 1,3).

Noi recepiamo quindi la benedizione anche come situazione interiore nella quale sono annullate quelle energie distruttive (espresse nel peccato e nella morte) che tentano di assorbirci contrapponendo alla fermezza della fede lo stato interiore di angoscia e quindi di disperazione.

La benedizione non è quindi un vanto o un privilegio ma è uno stato, che, se recepito, riempie di gratitudine e di lode coloro che sono benedetti.

Per questo l’Apostolo conosce sia la benedizione discensionale (da Dio a noi) che ascensionale (da noi a Dio).

SALMO RESPONSORIALE                                 Sal 66

R/.       Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,

su di noi faccia splendere il suo volto;

perché si conosca sulla terra la tua via,

la tua salvezza fra tutte le genti.         R/.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,

perché tu giudichi i popoli con rettitudine,

governi le nazioni sulla terra.              R/.

Ti lodino i popoli, o Dio,

ti lodino i popoli tutti.

Ci benedica Dio e lo temano

tutti i confini della terra.           R/.

SECONDA LETTURA                                        Gal 4,4-7

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, 4 quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge,

 

Quando il tempo, nel suo fisico scandirsi, giunse alla sua pienezza, cioè a quel termine, che Dio gli aveva stabilito e aveva nascosto dentro le parole oscure della profezia, allora Egli mandò il suo Figlio. Il Figlio stesso era fin allora nascosto nel seno del Padre, nell’arcano disegno, che non fu rivelato ai profeti, ma solo nel Figlio fu rivelato in questi ultimi tempi.

Ma perché solo la fede in Dio scoprisse il Figlio ed Egli rimanesse nascosto a quanti non vollero accogliere e neppure credere in Lui, questi nacque da donna e nacque sotto la legge. Nascosto dalla sua generazione umana e dalla legge agli occhi degli uomini, Gesù operò all’interno della stirpe umana e della situazione di maledizione creata dalla legge.

5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.

Collocatosi all’interno della legge, il Figlio riscattò dalla legge quanti questa teneva oppressi sotto il suo giogo e sotto la maledizione. Non solo li riscattò ma li fece figli adottivi. L’adozione è una reale partecipazione alla natura divina in modo tale che nella nostra natura noi recepiamo l’energia dello Spirito Santo, come subito dice.

6 E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre!

Nell’intimo nostro, nel proprio di noi stessi, come persona, capacità di scelta e di libertà, in una parola nel cuore, Dio mandò lo Spirito del suo Figlio. Per noi è solo questione di lasciare agire lo Spirito Santo, che ci porta al grido da lui ispirato verso il Padre: Abbà! Padre! La crescita spirituale consiste nel far tacere ogni voce e lasciare che lo Spirito gridi. Il silenzio è assenza di parola da noi pronunciata per udire quella dello Spirito e unirsi ad essa in un unico grido di amore al Padre assieme a tutta l’assemblea dei redenti, la Chiesa.

7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Da questa operazione di Dio e dalla presenza dello Spirito deriva a ciascuno di noi il fatto di essere figli ed eredi. Tutto questo avviene per l’azione del Padre che opera in noi mediante lo Spirito.

Note

Nella nascita del Figlio nato da donna, nato sotto la legge avviene un passaggio radicale: il Nome non è più sopra di noi ma è dentro di noi, in virtù dello Spirito Santo. Il nome è quello stesso che il Figlio pronuncia: Abbà, Padre. Tutto questo è compiuto dallo Spirito.

La nostra eredità non è quindi la terra d’Israele ma quella patria alla quale Egli ci attira e dove ha preparato per noi delle dimore.

CANTO AL VANGELO                                       Eb 1,1-2

R/.       Alleluia, alleluia.

Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi

Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;

ultimamente, in questi giorni,

ha parlato a noi per mezzo del Figlio.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                       Lc 2,16-21

Dal vangelo secondo Luca

16 In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia.

Senza indugio. Dopo aver accolto la parola non indugiano e quindi trovano il Cristo come avviene pure ai Magi. Se l’attesa di Lui è stata lunga, sofferta e paziente, non più così deve essere la ricerca quando Egli viene.

17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

Riferirono, [lett.: fecero conoscere]. L’Evangelo si dilata e viene in tal modo trasmesso. Tutta la pericope è incentrata sull’annuncio dell’Evangelo, della grande gioia che scaturisce dalla nascita regale del Cristo.

L’Evangelo, trasmesso dagli angeli, è accolto dai pastori e da loro annunciato davanti al Bimbo. In tutti provoca stupore (18) e infine termina nel cuore di Maria dove trova il suo riposo, infatti Maria da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore (19). Maria diviene il modello di come vada accolto l’Evangelo. Meditando tutte queste cose, le metteva a confronto le une con le altre e sentiva in esse l’adempimento delle parole profetiche. In tal modo Maria è beata perché ha creduto e perché medita la Legge del Signore giorno e notte (cfr. Sal 1,2). In questo ella diviene modello di ogni discepolo nell’accogliere la Parola di Dio, meditarla e metterla in pratica.

20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

I pastori se ne tornarono al loro gregge. La fede nel Messia conosciuto non li toglie dal loro lavoro, ma li impegna a conservarla e a testimoniarla dove si trovano.

Glorificando e lodando Dio come avevano imparato dagli angeli.

21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Con la circoncisione Gesù viene inserito nel popolo di Dio come dice l’Apostolo: Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli (Gal 4,4s).

Riceve quel nome che è stato rivelato dall’Angelo e inserendosi con questo nome, inizia a operare la salvezza. Con questo rito la sua divinità e la verginità della madre vengono nascosti sotto la paternità legale di Giuseppe.

Il centro di questo versetto è il nome di Gesù e si parla della circoncisione in rapporto al nome. È importante che il nome sia legato alla circoncisione. Come la nascita a Betlemme lo rivela figlio di Davide così la circoncisione lo rivela figlio di Abramo: Libro della generazione di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo (Mt 1,1), come è detto d’Isacco (cfr. Gn 21,4). Che rapporto c’è tra la circoncisione d’Isacco e quella di Gesù? La circoncisione del Signore porta a compimento quella di Isacco: di questi è detto: aveva otto giorni, di Gesù: quando furono compiuti gli otto giorni. Ciò che sembra importante sottolineare è il sangue versato da Isacco, da ogni bimbo d’Israele e dal Signore stesso. La circoncisione è il segno, nella carne, del patto tra Dio e Abramo: e ogni patto è suggellato nel sangue. Il sangue versato dal Signore, nella circoncisione, porta a compimento il patto di Abramo. Inoltre, come il sangue versato da Isacco preannunciava il suo sacrificio sul Moria, così il sangue versato dal Signore preannuncia il suo sacrificio sul Calvario. In quello stesso tempo circa erano stati circoncisi anche i santi Innocenti.

La legislazione della circoncisione è contenuta in Lv 12,1-4: il testo unisce intimamente la circoncisione del bimbo con la purificazione della madre. Al v. 4 è detto: Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Colpisce questo sangue sparso nella maternità soprattutto se pensiamo a quello della Vergine. Infatti la sua purificazione dal sangue coincide con l’offerta del suo Primogenito (vedi Lv 12, 6-8 e Lc 2,22-24).

Note

«Inizio dell’omelia: Lc 2,16-21; riunisce due sezioni. I pastori vanno e riscontrano che quanto è annunciato, è vero. Viene sottolineato l’aspetto umilmente umano del Figlio di Dio; però in questo nulla i pastori riconoscono il Figlio di Dio. E divengono talmente servi della Parola che annunciano non solo meraviglie ma comunicano lo stesso trasporto che li ha presi. Maria, percepisce e ne viene presa e custodisce queste cose e le riscontra nel suo cuore. Non basta che lo Spirito si posi su di noi ma occorre custodire lo Spirito e confrontarlo con la Scrittura che non fa altro che comunicarlo sempre più.

  1. Gesù viene circonciso. Il nome è Gesù. La benedizione è comunicata dalla presenza di Gesù nel seno dell’umanità: Lui è la grande benedizione ed è il Nome posto sui figli di Dio.

Oggi celebriamo la Maternità di Maria. Questa maternità gloriosa, strumento di salvezza, non possiamo disgiungerla dall’Incarnazione, dalla Circoncisione e dal Nome. Entrando in contatto con questa maternità, iniziamo a essere partecipi della benedizione in Gesù».

Conclusione dell’omelia: «I vari elementi in parte richiamati ci chiarificano il mistero del nostro nascere in Lui in quanto Lui si fa presente: nasce, cresce, raggiunge la sua pienezza in ciascuno di noi e in tutto il suo popolo perché noi possiamo essere per Lui e in Lui figli di Dio come Lui. Questa rinascita per la deificazione avviene nella misura in cui il Padre manda in ognuno di noi il Figlio e lo Spirito Santo. Manda la pienezza dell’essere di Gesù: carne, sangue, anima, Spirito. Tutto questo è legato alla comprensione del battesimo, che invera la circoncisione, cui Gesù si è assoggettato. Il mistero della sua natività, dell’adorazione dei pastori, di Maria, della circoncisione, del Nome è legato fin dal principio a un segno di sangue. Qual è il punto di vincente tra la devozione imperfetta con Maria e il vero rapporto con lei? È accettare che la rinascita avvenga attraverso il sangue. Maria più ci è madre e più siamo figli non può e non vuole dispensarci, da un rapporto di sangue. Questo non l’ha fatto con Gesù e, non può farlo con noi perché custodisce nel cuore tutto il disegno di Dio. Tanto più è intimo il rapporto con Dio, Maria non si frappone al disegno di Dio, ma ci aiuta a realizzarlo. Ci accompagna e ci ottiene lo spirito della fortezza per realizzare il disegno di Dio. A Maria dobbiamo chiedere che non ci eviti il martirio, ma che ci conforti a sostenerlo. Questo lo fa non solo nei confronti di ciascuno ma in rapporto alla Chiesa: non evita alla Chiesa il martirio ma ottiene alla Chiesa la Pentecoste dove lo Spirito ci è dato perché possiamo testimoniare il nome di Gesù. Maria assistendo gli Apostoli non ottiene che siano tolti dal martirio ma che siano segnati dal fuoco dello Spirito. Non ha evitato al Cristo la morte ma lo ha consolato con la sua presenza».

(d. G. Dossetti, appunti di omelia, 1.1.1972).

(NB questi sono appunti tratti allora durante l’omelia. Chi volesse leggere il testo integrale di questa omelia può trovarlo in G. Dossetti, Omelie del tempo di Natale, ed. Paoline, pg. 67-76).

PREGHIERA DEI FEDELI  (SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO)

Con l’animo pieno di trepidazione, ma fiduciosi nella protezione della Madre di Dio, innalziamo al Padre la nostra filiale e unanime preghiera.

Accogli, o Padre, le preghiere dei tuoi figli.

  • Perché ovunque nella Chiesa fioriscano scuole di preghiera e di ascolto della Parola di Dio. Accanto a Maria, nel silenzio della meditazione, ogni uomo si apra alla comprensione della volontà del Padre, preghiamo.
  • Perché ogni bimbo e bimba abbia la sua famiglia in cui possa sentire nel calore umano dei suoi il tenero abbraccio di Dio,
  • Perché cessino la menzogna e la violenza, la superbia dei forti contro i deboli e ogni forma d’invidia e di odio, inizio di ogni male e di ogni miseria, preghiamo.
  • Dona, Padre, sollievo ai più deboli e ai più piccoli, perché il loro tenue respiro si rafforzi in un grido di gioia,
  • Perché siano riscattate le lacrime di ogni donna e i suoi gemiti siano doglie di parto per una nuova umanità in nuovi cieli e nuova terra, preghiamo.
  • Perché nel nuovo anno appaiano i segni della redenzione nel cessare delle guerre e dell’odio e in rapporti di vera solidarietà tra tutti i popoli, preghiamo.
  • Manda, o Padre, il tuo Cristo e il suo Evangelo di pace sia accolto da tutti gli uomini, noi ti preghiamo.

O Dio, principio e fine di tutto il creato, accogli dalle mani di Maria, vergine e madre, le preghiere filiali del tuo popolo; infondi in noi lo Spirito Santo perché nella concordia dell’amore e della pace, si elevi un’unica lode e un unico canto da tutti i tuoi figli sparsi in ogni popolo.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.